mercoledì, 29 ottobre 2003
Tra tutti i libri che ho letto unn’ho ancora trovato quello che mi sarebbe garbato leggere più di tutti: ì libro indove sta scritto, menuto per menuto, tutto icché ti deve succedere nella vita. Perché se è vero che il nostro destino gli è scritto, mpazzisco dalla curiosità di sapere come mai, quasi in fondo alla mi pagina di stamani, io dovevo per forza pestare una merda. Qualcuno di voi potrà pensare: oh Sifossifoco, vien via, falla così lunga pella merda d’un cane! Bene, l’avrei pensato anch’io se un fosse che quella merda gli era la merda più abbondante che la sia mai sortita da ì culo d’un animale, che la puzzasse in un modo ndescrivibile (forse rafforzata, ma non disciolta da ì temporale insistente) e che io proprio stamani avessi deciso di rinnovare delle scarpe parecchio a punta. Già perché su qui cazzo di libro un c’era mica scritto che la dovessi pestare con la suola o con ì tacco… con la punta, c’era scritto, con la punta delle scarpe a punta. Così quell’enorme merda di cane l’ho divisa esattamente nì centro, formando du’ bei riccioli marrone chiaro quasi giallo ocra, che si sono subito sovrapposti in uno schifoso abbraccio a ì nero elegantissimo della scarpa. Normalmente quando tu pesti una merda tu cammini strusciando su ì marciapiede e, aimmeno ì grosso, tu lo levi facendo finta di fare un pochino di ginnastica presciistica lungo ì marciapiede. Nvece io, per quanto mi contorcessi che parevo una ballerina di lepdens, rimanevo sempre con questo ettino di merda su ì sopra della scarpa. Inutile dirlo, m’è toccato a intervenire con le mani, mentre l’odoraccio marcio già mi prendeva alla gola. Sì perché se su ì mì libro c’era scritto che oggi la pestavo, ì libro di cane aveva consigliato un menù a base di pipistrelli morti di vaiolo pell’intera settimana.
lunedì, 27 ottobre 2003
Quando sono assorto, pensieroso, anco un po' stanco o scazzato, vado a fammi un giro nelle mi narici alla ricerca di una bella caccola. Nelle mi narici le caccole stanno come ai funghi nì bosco: lì per lì sembra che un ce ne siano mai, ma a cercare bene... Devo dire anche che le caccole di quegli artri mi fanno schifo un monte, ma le mie caccole mi danno una soddisfazione ncredibile. Le cerco con la punta dell'indice e quando le trovo m'aiuto anco co ì pollice. Che soddisfazione! Mi garbano soprattutto quelle caccole che ancora un si sono formate compretamente, e che c'hanno la testina dura e i didietro morbidino, magari con quì centimetro di filino che caratterizza la vera caccola da collezionisti. Se avessi tempo starei dell'ore a guardalle prima di appallottolalle tra le dita e fanne innocui proiettili. A ì mercato della porziuncola quest'anno mi sono comprato un cannoncino sparacaccole. L'ho pagato du euro, ma gli è stato un'investimento pell'inverno eccezionale. Gli è fatto da ì tronco cavo d'un sambuco, un pistone di canna di bambue e un elastico. Dentro ci metti la caccola bella appallottolata, metti in carica e bum. Se la caccola è abbastanza grossa e frescolina tu la poi appiccicare sulle porte (o sui muri, dipende dalla mira) anco da due o tre metri di distanza. Io poi, un sono come quelli che si levano le caccole e le lasciano appiccicate indove capita, tipo sotto ì bordo dì tavolo a ì ristorante o sotto i seggiolini dì trenitalia, dell'autobusse o dell'aereo. E non sono nemmeno di quelli che dopo averle estratte le guardano vogliosi e poi se le mangiano guardandosi in giro furtivi mentre biascicano con nonscialance. Io le caccole le conservo gelosamente in una vecchia scatolina d'argento. La scatolina le tiene ben umidificate anco per parecchi giorni, in modo tale che se anco sono fuori casa, quando torno ho un bel po' di proiettilini per il mio cannoncino. I' mì sogno sarebbe quello di falle parlare tutte queste caccole e di facci un filme. La caccola protagonista, un'avvenente caccola femmina, se la dovrebbe vedere con un monte di caccole maschio (rinoscibili da ì pelo di naso che rimane incastrato a mo' di spada) in un sacco di scene mozzafiato. Chiunque in questo momento abbia un naso penso che possa capirmi, o no?
sabato, 25 ottobre 2003
Potrebbe capitare anco a voi. Essere nvitati a un ridinghe di poesia! Un ridinghe, dall'ingrese lèggere (tu ridde), vole dire che uno o più poeti fanno uno spettacolino per farvi entrare nì cervello le loro poesie. L'urtimo ridinghe a cui avevo partecipato gli era dell'attore Paolo Poli che leggeva le poesie di Palazzeschi. Chi conosce Palazzeschi sa bene icché voglio dire, chi un lo conosce lo prego di suicidassi immediatamente co' ì sistema che preferisce. Stavorta, nvece, ì ridinghe gli era fatto direttamente da ì poeta... egli leggeva le sue poesie. Io gli ero già preoccupato, più che artro perché c'ho un cognome da dofendere. La bisnonna Varchiria, la moglie di Valdemaro e filosofa aimmeno quanto lui, diceva spesso: "gli è meglio sta' zitti e facci la figura dello scemo, che aprì bocca e un lasciare dubbio". Nfatti questo poeta, a giudicare da icché dice prima dì ridinghe con della gente che salutava, già mi sembra scemo. Ma decido di un scappare, e fammi dì male a ascoltallo. Finarmente, con lo straordinario pubbrico di du amici, tre cugini, la fidanzata, la mamma, ì babbo e ì carrozziere che gli ha accomodato la macchina la settimana scorsa, ì ridinghe incomincia... e gli è subito uno strazio. I' ragazzo scrive e recita se stesso come se stesse davanti allo specchio ngranditore a strizzassi i brufoli. Sentendogli accozzare parole senza senso e né verso, e nquesto modo svomitacchiare in giro tutto quì poco che ì ragazzo la ci aveva nell'anima, dentro di mene maledivo Ungaretti. Accidenti a lui - dicevo - e a tutti quei professorini delle scuole medie, gnoranti peggio delle capre, che ingannano questi cretini facendo credere che dietro un m'illumino d'immenso ci sia l'occasione per questa poesia senza istudio, una poesia più veloce e facile che togliere ì cappuccio da una penna bicche. E ntanto mi veniva da raschiammi la gola e l'attenzione a poco a poco si spostava dallo sbadiglievole poeta a ì sottoscritto, prima lo sguardo dell'orgogliosa fidanzata, poi della mamma, dì babbo e perinsino dì metarmeccanico. Se unn'avessi avuto tutti questi sguardi addosso, giuro, mi sarei arzato pe' andà via... nvece son rimasto, fino all'urtima poesia. I' poeta la s'era riscardato ben benino (anco per un sentito apprauso dì pubbrico che ho già descritto) e si apprestava a dare la stoccata finale co' un verso che anche ì latrato d'un cane sarebbe stato meglio. I' ragazzo faceva finta di soffrire decramando un bel bzz bzz... la mosca si chiede... dove sono?... Mentre io con un filo di voce d'agonia gli rispondevo: su una merda, vai a studiare!!!
giovedì, 23 ottobre 2003
Eh sì, ì mondo gli è un miscuglio di passioni. Gli omini (io per lo primo) son governati dai sensi: ì senso della giustizia e dell'ingiustizia, ì senso della libertà, dell'etica o della morale... e anco, più terra terra, ì senso della fame, della sete, quello di fassi una sana trombata, o anco di fassi una sgrifagnata d'acciughe sott'olio senza babbo né mamma. Nsomma i sensi gli enno mportanti, gli hanno radici antiche e appartengono anco a ì futuro, sopravvivendo alle persone: noi si nasce, si campa e si more, e i sensi rimangono sempre quelli. Ogni rappresentazione umana la si basa sui sensi pe' acchiappare la gente nì punto più debole: chi guarda biutiful alla televisione, per esempio, se gli avesse letto abbastanza libri, s'accorgerebbe che unn'è poi tanto diverso dai racconti di Melampo della mitologia greca, o perinsino dell'antico e dì novo testamento con tutta quella confusione di figlioli, di sposalizi, di tradimenti e sacrifizii. Le passioni, i sensi, i sentimenti arrivano sempre dritti a ì cuore di chiunque. Perché l'omo senza sentimento unn'è nulla, un significa nulla... l'omo ha bisogno di credere in quarcosa, e credere l'aiuta ad avere cura dei sentimenti vecchi e farne germogliare di nuovi. Gli è per questo che io credo fermissimamente nì glutammato monosodico che conservo, appunto, nella credenza.
martedì, 21 ottobre 2003
Un so se vi capita spesso anco a voi, di avé bisogno di quella quiete che un si riesce a trovare da nessuna parte: e più che tu la cerchi e più un ti riesce di trovalla e allora ti subentra all'ansia una certa voglia di scappare, ma scappare un tu puoi, perché quarcosa nì cervello la ti dice: oh grullo, scappare, ma scappare indove? Io ho trovato una soluzione a questo annoso probrema con l'ausilio di una scatola di cartone bella grande. Me ne sono procurata una che aveva contenuto una partita di vestiti d'arta moda, arta ma un po' strettina, comunque di cartone bello spesso e con delle grandi scritte arto-basso-meideintaly-maneggiareconcura. Gli ho fatto delle piccole fessure peffare entrare la luce e dopo, seduto su un morbido tappeto nì mezzo dì salotto, me la sono posta addosso nascondendomi completamente da tutte le viste, anco a quella di me stesso. Dentro la scatola c'era un odorino bono di cartone con appena un retrogusto d'umido e una nota speziata di camionne della upiessedelivery. Dentro la scatola c'era giusto la luce che entrava dalle fessure e disegnava ombre antiche e amiche. Dentro la scatola i rumori gli eran tutti in lontananza, ganzissimi, pevvia che i piccoli rumori gli eran tutti in primo piano e ì casino gli era appena un sottofondo. Dentro la scatola ì respiro la ti doventa una musica e dopo un pochino tu lo poi sentire tutto umidino e caldo che gli è un piacere. Dentro la scatola tu ci potresti stare ghieci minuti o anco un'ora o due e tu c'hai sempre come una sensazione di mamma, di pancia, d'acque che ancora un si son rotte mentre tutto ì resto sì. Dentro la scatola, nell'angusto spazio, tu ti ci poi sentire dentro come in un castello, e se quarcuno se n'accorgesse, tu ci potresti anco aspettare l'ambulanza. Dentro la scatola un fa più nessuna differenza l'essere servo o re... unico errore, maremma maiala, gli è lasciare acceso ì cellulare.
sabato, 18 ottobre 2003
Gli è da un monte di tempo che la gente si è lasciata prendere da un nuovo virusse psicologico collettivo: fare le cose lentamente. Una cazzata che bisognerebbe vergognassi solo a sentilla, figuriamoci a dilla. Eppure, ovunque c'è un po' di spirito arternativo (spirito nì senso alcolico dì termine) tu te la senti ripetere in un'insalata di frasi fatte: elogio della lentezza, fai le cose lentamente, assapora ì gusto delle cose lente, eccetera eccetera. Evidentemente la gente gli è grulla, perché quarcuno ci crede e va a finire che si sforza anche, senza capire di rendessi ridicolo e di fassi, a lungo andare, un profondo male pissicologico. Fare le cose lentamente unn'è possibile, così come unn'è possibile falle velocemente. Pe ogni cosa ci vole esattamente ì tempo che ci vole e questo varia da persona a persona, da maschio a femmina, da omo a animale, da animale a cosa, da cosa a pensiero. Fare le cose lentamente gli è una frase che convince parecchi grullacchiòli non perché significa quarcosa, ma perché c'ha un suono che solletica l'orecchio senza passare da ì cervello. I' tempo d'una pisciata o d'una cahata un pole essere allungato o ristretto solo perché c'è un cretino che ti convince co' ì suono d'una cazzata. E ì mondo gli è pieno di personaggi che ci rimangan male perché, ad esempio una trombata, gli è stata più corta dì previsto. Sì sì, questa fobìa della lentezza gli è una vera epidemia psichica dalle conseguenze disastrose. Anco perché se ad esser lenti siamo noi ci si giustifica con questa spiritualità da mbecilli, se a perdere tempo sono gli artri allora ci si incazza come le berve: provate ad avere un accredito mbanca con un par di mesi di "lentezza" e capite subito icché voglio dire. Quando quarcuno vi dice la frasetta fatta: cerca di fare le cose più lentamente, affrettatevi a sputagli in un occhio o a mandallo a cahare in un baleno.
venerdì, 17 ottobre 2003
Presto, prestissimo, in tutte le librerie: I' manuale di bontònne di Ulisse Sifossifoco, corredato di rifressioni proprie e dei preziosi consigli dì bisnonno Valdemaro Sifossifoco fu Carmine, e dì nonno Alighiero Sifossifoco fu Valdemaro. In attesa dì vistosistampi, ecco un'anticipazione della quarta di copertina: Chi ha orecchie per intendere intenda, questo gli è ì primo manuale che si legge con gli occhi e si capisce solo mettendolo mpratica. La su lettura un richiede nessuno sforzo pe' ì cervello: gli è ì dienneà a dovessi modificare. Diversamente dagli artri manuali questo unn'ha la pretesa d'essere esaustivo, ma di gettare le poche e semprici basi per migliorire le relazioni quando chi vi sta di fronte unn'è uno specchio. Allo stesso tempo, più che aggiungere quarcosa all'educazione di base dì gentile lettore, esso vole sottrarre, nella convinzione che ì novanta per cento della maleducazione di oggi la sia dovuta alla curtura dì troppo. Anzi della somma di due troppo: una piaga che nasce dalla società dell'avere e che sta tentando di trasferire all'umanità quegli stessi "troppo" che caratterizzano gli oggetti, che nì loro progresso tecnologico sono costretti a funzionare sempre troppo e troppo bene.
Ma gli oggetti sono oggetti, volendo si puole dire basta e buttalli via. L'umanità no: un si puole buttalla via. Se allora l'umanità séguita ancora parecchio a comportassi come gli oggetti, va a finire che molte persone potrebbero arrivare un giorno ad essere messe in saldo o promozionate treXdue, e forse perinsino vendute a stocche... nsomma a seguire lo stesso destino delle cose che una vorta usate o quando se ne trovano meglio si buttan via.
Avendoci l'ottimistica presunzione che questo unn'abbia a accadere, ì piano dell'opera gli è fatto in modo semprice e di rapida e futura consurtazione. Un domani, un bisogno, e subito vu potete avere sotto gli occhi ì metodo peffare sempre elegantemente la vostra porca figura.
mercoledì, 15 ottobre 2003
Da quando feci l'incidente come un fesso, in via de' fossi, all'artezza dì benzinaio dell'esso, e mi trovai tutto acciaccato a buo pillonzi su ì greto d'un fosso, e passai diversi mesi tutto nfagottato nì gesso, un pigliavo più l'autobusse. Stasera però ho trovato un metodo diverso di pigliallo: ci son salito sopra senza macchina. Ho timbrato ì mì bigliettino e mi son messo a sedere, contento come un ragazzo sulle giostre. Du giovanotti accanto a mene discutevano animatamente, ripetendo a pappagallo, ma con frasi parecchio elaborate da loro, icché c'è scritto di solito ne' giornali. I du ragazzi, avranno avuto circa un trentinaio d'anni o giù di lì, dovevano venire dalle periferie, aimmeno a considerare dall'attenzione all'eleganza e alle griffes che c'avevano addosso. Trentenni che vanno ancora all'universitae, in attesa che la laurea gliela diano honoris causa.
- Berlusconi gli è un disonesto! - diceva uno
- Secondo mene gli è un disonesto anco Bertinotti. - diceva quell'artro... e così via
- E perché D'Alema? Se fosse onesto...
- Già e come tu la metti co ì sindaco? Un ti sembra un disonesto anco lui?
- Ahh, se gli è pe' codesto, anco questi nogrobal un son miha tanto onesti eh?
- Ehh, tu ha' proprio ragione, un ce n'è più d'onesti a ì mondo
- bah proprio loro, che dovrebbano dare ì buon esempio, sono i più disonesti di tutti
Insomma, io li guardavo e l'ascortavo basito, pevvia che un m'era mai successo di sentì du giovani ragionare di politica tarmente a bischero e con tanta passione.
Certo un dovevano esse delle cime. C'avevano l'occhio spento spento, che parehano le teste vòte di quì detto che diceva "le luci sono accese, ma in casa un c'è nessuno". Ma son rimasto anco più basito quando, all'artezza di piazza San Marco, gli è montato ì controllore e gli ha fatto una bella murta a tutti e due, pevvia che unn'avevano pagato ì biglietto.
martedì, 14 ottobre 2003
Quando si dice la potenza dì messaggio! Nquesti giorni ì mì maggiordono cinese ha nviato un monte di commenti a giro pe' sprinder. Prima di dagli ì via m'ero raccomandato di un fare troppo ì ruffiano, di mantenessi piuttosto in una via di mezzo tra l'assurdo, ì giohoso e ì serioso, un po' come penso d'essere io. Nsomma dei commenti che mi rispettassero nello stile e che a un tempo fossero rispettosi dello stile di quanti fanno un brog e c'hanno tarmente fame di commenti che gli basterebbe un ;-))) pe sentissi realizzati. I' maggiordomo cinese, che un sa una parola d'italiano ma ci si intende meglio di tanti che lo parlano anche troppo, ha puntuarmente eseguito. In quattro e quattr'otto ha nviato un migliaio circa di messaggi recuperando l'indirizzo dei broggatori dai poste più aggiornati. Essendo abituato (da ì mì mestiere di battere nterra i ranocchi a mano uno per uno) a farmi delle statistihe ho constatato che:
ì 100% gli è venuto a vedere questo brogghe
ì 20% unn'ha capito una sega dì commento e ha chiesto delucidazioni via commento
ì 10% unn'ha capito una sega dì commento e ha lasciato perdere
ì 25% conosceva di già questo brogghe e ha pensato che fossi ringrullito (più di così un saprei proprio)
ì 5% conosceva di già ì brogghe e hanno tentato di far desistere ì maggiordomo cinese
ì 20% gli è rimasto intrappolato in un giro di schiaffi scambiando ì maggiordomo cinese pe' un rimatore toscano
ì 9,9% essendosi ormai sparsa la voce, gli è venuta su ì brogghe nella speranza d'un commento dì mì maggiordomo cinese e un ce l'hanno fatta
ì 4% mi ha nvitato a colazione e a cena, a mprobabili serate a due, a scrivere anco nì loro brogghe, a fagli da testimone di nozze
ì 6% ha pensato che fare commenti alla cazzo anco loro fosse scicche quanto avere un maggiordomo cinese
lo 0,1% gli è una testa di cazzo che, un potendosela prendere co ì su babbo e la su mamma per quell'unica trombata che hanno fatto, la se l'è presa co ì mì maggiordomo cinese, e ha cominciato però a fare esattamente come lui.
Le considerazioni (mie) son d'uopo. In questo mondo di broggher ognuno gli ha la su piccola presunzione di visibilità, gli dà parecchio fastidio che quarcuno ce n'abbia più di loro (anco senza bisogno d'un maggiordomo cinese), quando quarche maggiordommo cinese fa una cazzatiella pe' dare una boccata di vento a un settore internet che sembra tanto vivo - ma gli è parecchio asfittico - son pronti a copiare anco loro, consumandosi le dita sulla tastiera perché unn'hanno ì maggiordomo cinese. Infine, la statistica che più mi premeva, gli è che ogni mille persone una brutta testa di cazzo la si trova sempre, anzi ho trovato strano che ce ne fosse una sola. Mi rimane la curiosità di capire icché sarebbe successo se ì maggiordomo cinese avesse mandato un migliaio di commenti tipo "guardati allo specchio prima di postare scemenze". Con questo dichiaro chiuso l'esperimento (un giocoso esperimento) e v'avverto che ho licenziato ì maggiordomo cinese, che se ricevete un commento, vi chiamerò per nome uno a uno, e continuerò a dire icché mi pare a chiunque abbia un brogghe pubbrico con la possibilità di lasciare un commento.
lunedì, 13 ottobre 2003
Sono stato in libreria e ho visto che ormai i libri son doventati come i prodotti d'arta moda. Ovunque tu ti giri ci sono best-seller a mucchi che sembra obbrigatorio compralli. Ovunque tu ti giri trovi gli Straricco, gli Ammansiti, gli Sculo, gli Arripotta, oppure i tanti che a avanzatempo dall'essere ntelevisione un giorno sì e un giorno sì, evidentemente scontenti dicché guadagnano, provano a arrotondare anco vendendo quarche libro. Zitto zitto, allora ho pensato di mettere io un po' d'ordine sugli scaffali. Facendo finta di nulla, ho coperto ì mucchio dei libri merce, con artri libri sconosciuti e non pubbricizzati, ma dimolto più belli. Sugli scaffali ad altezza viso, ho sistemato di costola i libri degli editori ricchi e ho messo di piatto avanti a loro i libri di qualità di certi piccoli editori poeri ma belli che fanno ancora co' una certa passione ì loro mestiere. Nì casino della libreria allora ho visto che la gente ha cominciato a sfogliare questi libri artrimenti invisibili con dimolta curiosità... e a compralli. Da un pochino di tempo a questa parte gli è questa la mi piccola forma di protesta contro le murtinazionali dell'editoria, nella speranza che la gente a ì posto di pagare una tassa alle barze di Totti pe' portassi a casa una cazzata, la sia intrigata da ì gusto di scoprire quarche libro un pohinino più ntelligente che potrebbe anche piacegli. Se tutti facessero come mene, la gente che va in libreria si sentirebbe un pohinino meno a ì supermercato ndove a tre per due, ti rifilano praticamente la roba che vogliono loro. Sono convinto nfatti che anco in libreria ci sia un preciso disegno d'appiattimento dei cervelli e, pe difendemmi, leggo i libri in internette, oppure compro solo libri usati (i cui proventi unn'ingrassano nessuno) dalle bancarelle dove ancora tu poi scoprire quarche magnifico scrittore dì tardo Ottocento o anche più recente, capace di intrappolarti nella lettura di una bellissima istoria.
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