mercoledì, 25 febbraio 2004
Gli ero a ripulire co' ì bruschino le vasche pe' mi ranocchi (che tra un po' si svegliano e un c'è più verso di tenelli fermi) quando mi chiama su ì cellulare Elido Strazzi, ì patrònne della StrazziEditore... Oh Ulisse - mi fa - c'ho da condurre un'operazione editoriale 'nteressante e ho bisogno di tene in veste di critico come la terra gli ha bisogno dì concio, c'ho da lanciare ì novo bestesellerre di Sambuco G.: du' colpi di fava prima di girammi da quell'artra parte. Goloso di que' dugento euro che si possano guadagnare a scrivere una recensione (come la chiamano certuni pe' nascondessi dietro un dito) ho immantinentemente letto le ventiquattro pagine dì libro e scrittane la pubbricità che qui, in carce, riporto 'ntegrarmente. *** Comemmài lo spazio gli è sfinito? La c'è una generazione di scrittori che negli urtimi anni gli ha incominciato a tematizzare una dimensione, quella della fava, certo non nuova all'immaginario letterario; ma oggi gli è come se si fosse deciso d'affrontare la narrazione stessa con la fava (nulla conta, naturarmente, che la sia per definizione 'mpossibile). Come dice Sambuco G alla su' moglie dopo avegli dato du' colpi “te un mi rompe' gli zibidei, che tu lo sai a vorte l'istinto gli è più veloce dì pensiero e magari ti tiro du sberle primancora di chiamatti troiona!". Fortunatamente, ciò “non accàde”; ma le rêveries del personaggio di Sambuco - quarantenne grigioamaro ì cui lavoro un lo soddisfa e la cui situazione economica s'è fatta merdosa pevvìa di quarche ammortizzatore sociale arrugginito - si iscrivano affòrza, da ora in poi, in questa storia della figurazione malinconica d'un incipiente euroliberismo eco-nomico o ego-nomico. Quando l'occhio arriva a questa pagina ì lettore scoprirà finarmente che genere di mostro può generare anche un solo spermatozoo, e ogni vorta gli si stringe tutto ì rattrappibile: reazione pavloviana che fa difficile spiegare cosa la ci sia di tanto struggente (per dirla con lo stesso Sambuco: Madonna come passa ì tempo, mi sembra ieri che mi son svegliato stamattina). C'è la solitudine, certo; la fredda e 'nsieme pungente abolizione della felicità, e della stessa aspirazione alla felicità, che ogni vorta che si dànno que' du' colpi, ci accolliamo. Ma ì punto gli è anco un artro: ì dato strutturale (certo, anche le emozioni la c'hanno la su bella struttura; solo che è straordinariamente complessa, e quindi 'mpossibile da schematizzare). L'omo Sambuco si trova quindi diviso, stritolato quasi, dalla vaga possibilità di dagliene anche tre o forse quattro di colpi, oppure rinunciare e dibandonarsi a ì sonno bruto di plotinica memoria. Ma pensare quella tormentata e silenziosa attesa un puole che richiamare all'arternativa onanistica sempre presente nell'immaginifico e sempre più spesso anco nì reale (e se ne guarda bene l'autore e financo ì critico sottoscritto) che lascia immaginare ì percorrere 'nsensatamente di corsa lunghissime distanze su' ì tapis roulant in una consumata, ma ancora non finita e mai compiuta, esistenza intiera. Tegumento fragile e effimero, acerba membrana che percorre, senza moversi, l'universale impero dì Nulla.
martedì, 24 febbraio 2004
Qui c'era la foto d'un cazzo e d'un cazzone! (l'ho levata perché cominciava a dammi parecchio noia)
venerdì, 20 febbraio 2004
Fin dalla notte dei tempi l'omo ha vissuto più che artro con gli animali, e dagli animali ha imparato parecchio di quello che sa. Poi, con l'aumento della densità della popolazione, l'omo s'è ritrovato a vivere in mezzo a quegli artri omini e gli è nata la confidenza. Un tempo la confidenza un la si dava alle persone. Si poteva avere confidenza co' un mestiere, co' un argomento oppure con un'arte. Invece oggidì la confidenza gli è doventata propria delle persone: basta che tu ti metta un paio di scarpe uguali a un artro, una marca di sigarette, una camicia, una tessera sindacale o di partito, un ristorante che tu frequenti, una canale televisivo che tu guardi, un brogghe, e financo un ospedale ed ecco che scatta la confidenza. Se poi per caso tu conosci quarche persona in comune (icché nì mì vivere gli è raro ma non compretamente 'mpossibile come vorrei) ecco che scatta l'eccesso di confidenza. Icché intendo dire, però, unn'è la semprice questione di dassi dì tu o dì lei. Né che io mi senta tanto diverso dagli artri, anzi son piuttosto quegli artri che mi sembrano parecchio diversi. Ma gli è che questa gente un s'avvicina a te per fatti un discorso compiuto o pe' chiarire un quarche concetto... insomma nella confidenza un c'è nessuna volontà d'una relazione vera. Nì prendere confidenza loro ti fanno sempricemente un verso, e poi aspettano la tu' reazione. Credo che questo dipenda dall'avere imparato, dai medesimi animali di cui sopra, anco ì senso della diffidenza. Nella mi' modesta e spartana vita n'ho viste tante di persone che fanno versi (in tutti i sensi) e non mi sono mai garbate. C'è chi ti fa l'occhiolino, chi ti dà una pacca sulla spalla, chi senza dirti nulla ti dice un noi intendendo con que' noi un numero sempre parecchio piccolo e disperatamente dispari. Arcuni poi, ma questo dopende dalla loro autostima, quando si sentono in confidenza ed emettono un verso, sembra addirittura che ti facciano un piacere. Una vorta che servivo la Patria come bersagliere e passai la notte con un generale di corpo d'armata, questi fece una scorreggia e mi guardò. Lui gli era convinto d'ave' fatto quel gesto di confidenza che elevava anco me a issù rango, 'nvece a me mi toccò a annusalla!
domenica, 15 febbraio 2004
Quando a ì cignàle gli pizzica la schiena, se la gratta. Nell'elementarità dì cignàle, un tronco d'arbero bello ruvido gli è di solito sufficiente... se magari un gli basta, s'intrufolerà in quarcosa di spinoso pe' compretare l'opera. Osservando ì cignale, quarche inventore moderno ha 'nventato ì carzascarpe-grattino, quell'inguardabile oggetto dalle doppie estremità: da una parte la mestola pe' ì mocassino e da quell'artra una mano minuscola e un po' artritica che funge da grattino, nì mezzo, a dividere, un bastoncino di bambù di varia lunghezza. L'invenzione gli è una di quelle che gli angrosassoni definirebbero instant. Ovvero: una vorta che hai provato a grattattici ti viene in un istante la voglia di buttalla via. Da queste arguzie si scopre che l'omo gli è sostanziarmente diverso da un cignàle (anco se a vorte un sembrerebbe) perché l'omo ì prurito ce l'ha dentro! E siccome l'omo gli è un animale sociale, anco quando non è punto socievole come ì sottoscritto in quest'urtimi due giorni, la sua socialità gli dà modo di alleviassi ì prurito attraverso gli artri suoi simili... e più simili sono e meglio si confànno. Anco in questo caso la natura ci dà le risposte. Guardate i ciuchi! Essi quando sono in coppia si strofinano assieme l'anche e ciò gli dà parecchio sollievo. Asinus asinum fricat, dicevano i latini. Intendendo dire con fricat, ma in senso più figurato anco pe' gli omini, quando due o più ciuchi ballano 'nsieme questa specie di mambo. Nel suo essere sociale l'omo fa artrettanto in mortéprici situazioni. Io, pe' unn'avere la sgradevole sensazione di fare come ì ciuco, ì mì prurito 'nteriore me lo sono grattato da solo contro le mie stesse spinose sporgenze, e con la stessa foga dì cignàle all'arbero.
venerdì, 13 febbraio 2004
Spesso la si sente dire ì linguaggio dei fiori... sarà mica perché i fiori c'hanno ì pistillo?
lunedì, 09 febbraio 2004
Nell'approssimassi dì giorno di San Valentino mi urge di favvi un discorsino su ì corteggiamento e ì sesso nella vita e nì brogghe. I' corteggiamento e ì sesso, e più ngenerale ì gioco della seduzione gli è da sempre ì motore che manda avanti ì mondo, fin dai tempi di tutte quelle pallosaggini della bibbia che per pagine e pagine insistano su quello che generò quell'artro e quell'arto che generò quell'artro ancora... fin da ì tempo delle mele di Eva, nsomma. Nì gioco della seduzione io personarmente me la son sempre cavata con quella specie di urlo che ogni tanto sento sprigionammisi nella catena dì dìenneà sonnecchiante in ogni fibra di mì corpo. Fin dagli anni settanta, quando ì testosterone mi si manifestava ogni giorno sotto forma d'un brufolo diverso (e un serviva ad artro!) in me avveniva quella modificazione genetica che cercava di supplire con la cortesia, l'attenzione e ì fascino, e in generale con quì pochino d'intelligenza, icché m'era sempre mancato in pettorale e architettura dì corpo e in superiorità dì fisico. E con questa modificazione sempre in atto son passato quasi dì tutto indenne da' tempi delle femministe e dell'amore libero, fiero dì fatto che nimmì piccolo, quarcosina di sanvalentinesco la felicità di cui ha bisogno un sedicenne finiva pe' dammela sempre. Ma oggi mi rendo conto che son rimasto all'antica, arrugginito dalla ruggine dì tempo in cui unn'è più l'omo a dovessi industriare pella conquista d'un amore durevole o d'una trombata alla volé. Oggi questo tempo unn'esiste più. La donna, dismessi certi panni che forse le stavano stretti ma che ammè mi garbavan tanto, ha cominciato a dà l'assarto all'omo lei, soprattutto via internette. E così un passa giorno che unn'arrivi la richiesta d'un appuntamento. Naturarmente unn'avrei nulla ncontrario se questo succedesse dopo avé conosciuto una donna a ì teatro, davanti a un aperitivo, in coda alla banca o all'ufficio postale, o nì mentre distrattamente sfoglio quarche libro vecchio di cent'anni alla libreria antiquaria che son solito frequentare. Sarei certo che quelle profferte d'amore e di sesso m'arrivino da donne che pensano e sentano più o meno icché sento io nella mi vita d'ogni giorno, di quelle che co' un'occhiata si capisce di già icché ci si vuol dire. E anco se con quelle tu ci condividi pe un pochinino la lingua, so che quella condivisione mi puole nutrire... anco se in fondo icché tu ti ritrovi a un certo punto in mezzo alle labbra unn'è certo da masticare. Ma sull'internette la questione gli è parecchio diversa. Corteggiassi qui mi dà artro che la sensazione d'una profonda solitudine, d'una finta voglia d'evadere e d'una trasgressione che dopende solo dalla velocità di modemme e della mano che masturba la tastiera. Una trasgressione facile e artrettanto finta, di quelle che quarche omo ancora racconta bevendo un mezzo Chivas Regal in quei barre di paese indove si gioca parecchio a carte. Sarà perché son quasi vecchio, sarà perché sono anche un po' stronzo o solo smaliziato, ma io quando ho voglia d'una femmina spengo ancora ì computer, vo a fammi un giro e faccio finta che mi caschi in terra ì fazzolettino. Fortunatamente quando lo fo, quarcuna che me lo raccatta senza raccontammelo via e-mail la trovo ancora. Di questo ringrazio e festeggio San Valentino ogni vorta che arriva ìssù giorno.
venerdì, 06 febbraio 2004
A dimostrazione di come l'omo - io per lo primo - si sia trovato stupido, gli è ì fatto di non riuscire più a distinguere la differenza tra grano e grano, tra granturco e granturco, tra melanzana e melanzana, tra pesca e pesca, tra acqua e acqua, tra pasta e pasta, tra luce e luce, tra combustibile e combustibile. tra carne e carne, tra libro e libro, tra vestire e vestire, tra pesce e pesce, tra materasso e materasso, tra cuscino e cuscino, tra sedia e sedia, tra albicocca e albicocca, tra cipolle e cipolle, tra mietitrebbia e mietitrebbia, tra gallina e gallina, tra erba e erba, tra sapone e sapone, tra telefano e telefano, tra zanzara e zanzara, tra lampadina e lampadina, tra maiale e maiale, tra carta e carta, tra saldatrice e saldatrice, tra bomba e bomba, tra fucile e fucile, tra soldato e soldato, tra stoffa e stoffa, tra casa e casa, tra Rolex e Rolex... L'omo, dall'anarfabeta a ì supercorto, è stupido pur dandoci una parvenza di perfezione.
giovedì, 05 febbraio 2004
Ragazzi... oggi pomeriggio la festa gli è qui... ma un venite solo per mangiare eh?
martedì, 03 febbraio 2004
Quando ì grullo indica la luna, ì saggio un lo piglia nemmeno in considerazione, l'artro grullo gli guarda la pelata
lunedì, 02 febbraio 2004
Oicché ci avete mai pensato voi alla paura? A me ogni tanto mi capita di pensacci, e più che ci penso di più mi accorgo che la paura gli è una cosa che un ci abbandona mai. Ma siccome io sono un profondone mi voglio soffermare su ì fatto che la paura gli è la cosa più matematica e meno noiosa della vita. Meno noiosa perché le paure cambiano sempre. Più matematica pe via dì fatto che a un certo punto nella vita le paure si arrovesciano disegnando un'ellisse perfetta. Così da bambino tu hai delle paure che sono l'esatto contrario delle paure che tu hai da vecchio. Indove cambia l'ellisse, indove s'interseca, cambia da persona a persona... ma gli è risaputo che a un certo punto della vita ognuno di noi sente di non ave' paura di nulla. Ecco gli è quello ì momento in cui tutte le tue paure di bambino si arrovesciano e doventano paure da vecchio. Se da bambino tu ha' paura dì lupo e dell'orco cattivo, se da bambino tu ha paura dì buio... da vecchio ì lupo doventa un tumore, l'orco la perdita di quarche persona cara, ì buio la malattia che ti costringe all'ospedale. I' trisnonno Vardemaro Sifossifoco fu Carmine, che gli era tanto filosofo, usava dire alle folle: la vita gli è fatta così... oggi ci siamo e domani un ci sei più. Lui si poteva permettere ì gioco di parole perché in cento e otto anni n'aveva viste tante di paure, e di tutti i tipi. E le folle l'ascortavano toccandosi forte gli zebedei. Perché anche le folle, che un conoscano mai le mezze misure e son sempre o troppo paurose o troppo coraggiose, a vorte ritornano tanti singoli individui. E ogni singolo individuo, quando si tocca forte gli zebedei, sa che in fondo le paure vanno e vengano e che a vorte rimangano.
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