SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
Gente che gli è passata di qui:
*loading*


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami






Get Firefox!
mercoledì, 30 giugno 2004

A vòrte mi capita di pensare ì mondo, come una cosa che non esisteva prima dinnòstro passaggio, che si forma dentro i nostri occhi solo quando si guarda e che subito dopo scompare... artre vòrte, invece, sono quasi sicuro che le cose dì mondo siano lì ad aspettarci tutto ì santo giorno, come piccole trappole per uno... e ì primo ad incappacci, questo pomeriggio, sono stato io!
sifossifoco l'ha detto alle 30/06/2004 00:40 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
lunedì, 28 giugno 2004

Stasera volevo andare a vedere questo festivalle dell'andergraunde all'accademia e invece... nisba! I' festivalle un lo fanno piùe pe' motivi d'ordine pubbrico, dicono. Unn'è giusto tutto questo, a me le trasgressioni e le sperimentazioni artistiche mi garbano un monte (anco quando sono delle immonde cazzate) perchéne mi fanno pensare che esiste ancora della gente viva (anche se magari gli è un vivere co ì bancomat dì babbo e della mamma). I' fermento artistico d'ogni tipo andrebbe cortivato così tanto nella nostra società, da rendello quasi obbrigatorio. Insomma, via, gli andrebbe stimolato tantissimo... e invece certe cose che un sono codificate, che un sono controllate, fanno parecchia paura, tanta da un prendessene la responsabilità. Eppure, pe' avvenimenti di questo tipo, gli è raro che ì pubbrico sorpassi nìccònto le dita di du mani. Così oggi, vietando a questi ragazzacci di far vedere ì loro senso dell'immagine, ì nostro paese gli è più povero.
Un so (perché li avrei conosciuti solo stasera) se a questi ragazzacci gli girino i coglioni... ammé sì però!
sifossifoco l'ha detto alle 28/06/2004 21:10 e te icché tu ne pensi? commenti (6)
lunedì, 21 giugno 2004

e bràca la lumàca macàca
ubriàca di cronaca pastinàca
imbràca la tonaca d'alpàca
e càca e maràca
e finché unn'è plàca bàca
nella falsabràca
fino a riempirne la cloàca
sifossifoco l'ha detto alle 21/06/2004 18:23 e te icché tu ne pensi? commenti (9)
domenica, 20 giugno 2004

Non so perché quella sera,
fossero i troppi profumi del banchetto...
irrequietezza della primavera...
un'indefinita pesantezza
mi gravava sul petto,
un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...
ero stanco, avvilito, di malumore.
Non so perché io non avea mangiato
e pure sentendomi sazio come un re
digiuno ero come un mendico,
chi sa perché?
Non avea preso parte
alle allegre risate
ai parlar consueti
degli amici gai o lieti,
tutto m'era sembrato sconcio,
tutto m'era parso osceno,
non per un senso vano di moralità,
che in me non c'è,
e nessuno si era curato di me,
chi sa...
O la sconcezza era in me...
o c'era l'ultimo avanzo della purità.
M'era, chi sa perché,
sembrata quella sera
terribilmente pesa
la gamba
che la buona vicina di destra
teneva sulla mia
fin dalla minestra.
E in fondo...
non era che una vecchia usanza,
vecchia quanto il mondo.
La vicina di sinistra,
chi sa perché,
non mi aveva assestato che un colpetto
alla fine del pranzo, al caffè,
e ficcatomi in bocca mezzo confetto
s'era voltata in là
quasi volendo dire:
"ci sei anche te, ah!"
Quando tutti si furono alzati,
e si furono sparpagliati
negli angoli, pei vani delle finestre,
sui divani
di qualche romìto salottino
io, non visto, scivolai nel giardino
per prendere un po' d'aria.
E subito mi parve d'essere liberato,
la freschezza dell'aria
irruppe nel mio petto
risolutamente
e il mio petto si sentì sollevato
dalla vaga e ignota pena
dopo i molti profumi della cena.
Bella sera luminosa!
Fresca, di primavera.
Pura e serena.
Milioni di stelle
sembravano sorridere amorose
dal firmamento
quasi un'immane cupola d'argento.
Come mi sentivo contento!
Ampie, robuste piante
dall'ombre generose
sotto voi passeggiare,
sotto la vostra sana protezione
obliare,
ritrovare i nostri pensieri più cari,
sognare casti ideali,
sperare, sperare,
dimenticare tutti i mali del mondo,
degli uomini,
peccati, debolezze, miserie, viltà,
tutte le nefandezze...
tra voi fiori sorridere,
tra i vostri profumi soavi,
angelica carezza di frescura,
esseri puri della natura.
Oh! Com'è bello
sentirsi libero cittadino,
solo,
nel cuore di un giardino.
- zz... zzz...
- che c'è?
- zz... zzz...
- chi è?
M'avvicinai donde veniva il segnale
all'angolo del viale
una rosa voluminosa
si spampanava sulle spalle il décolleté.
- Non dico mica a te.
Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
che son sulla spalliera,
ma non ne vale la pena.
Magri affari stasera,
questi bravi figlioli
non sono in vena.
- Ma tu chi sei? Che fai?
- Bella, sono una rosa
non m'hai ancora veduta?
Sono una rosa e faccio la prostituta.
- Te?...
- Io, sì. Che male c'è?
- Una rosa!
- Una rosa, perché?
All'angolo del viale
aspetto per guadagnarmi il pane,
fo qualcosa di male?
- Oh!
- Che diavolo ti piglia?
Credi che sian migliori
i fiori,
in seno alla famiglia?
Voltati, dietro a te,
lo vedi quel cespuglio
di quattro personcine
due grandi e due bambine?
Due rose e due bocciuoli?
Sono il padre, la madre coi figlioli.
Se la intendono... e bene,
tra fratello e sorella,
il padre se la fa colla figliola,
la madre col figliolo...
Che cara famigliola!
E' ancor miglior partito
farsi pagar l'amore
a ore
che farsi maltrattare
da un porco di marito.
Quell'oca dell'ortensia,
senza nessun costrutto,
si fa finir tutto
da quel coglione
del girasole.
vedi quei due garofani
al canto della strada?
Come sono eleganti!
Campano alle spalle delle loro amanti,
che fanno la puttana,
come me.
- Oh! Oh!
- Oh! Ciel che casi strani,
due garofani ruffiani.
E lo vedi quel giglio,
lì, al ceppo di quel tiglio?
Che arietta ingenua e casta!
Ah! Ah! Lo vedi? E' un pederasta.
- No! No! Non più! Basta.
- Mio caro, e ci posso far qualcosa
io,
se il giglio è pederasta,
se puttana è la rosa?
- Anche voi!
- Che meraviglia!
Lesbica è la vaniglia.
E il narciso, quello specchio di candore
si masturba quando è in petto alle signore.
- Anche voi!
Candidi, azzurri, rosei,
vellutati, profumati fiori...
- E la violacciocca,
fa certi lavoretti con la bocca...
- Nell'ora sì fugace che v'è data...
- E la modestissima violetta, beghina d'ogni fiore?
Fa lunghe processioni di devozione
al Signore,
poi, all'ombra dell'erbetta,
vedessi cosa mostra al ciclamino...
povero lilli,
è la più gran vergogna
corrompere un bambino.
- Misero pasto delle passioni.
Levai la testa al cielo
per trovare un respiro,
mi sembrò dalle stelle pungermi
malefici bisbigli,
e il firmamento mi cadesse addosso,
come coltre di spilli.
Prono, mi gettai sulla terra,
bussando con tutto il corpo affranto:
- Basta! Basta!
Ho paura.
Dio,
abbi pietà dell'ultimo tuo figlio,
aprimi un nascondiglio
fuori della natura!
sifossifoco l'ha detto alle 20/06/2004 22:48 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
sabato, 19 giugno 2004
Tanta gente alla ricerca di se stessa, spesso senza trovàssi mai, nell'immaginare ì contatto con la natura, la vive né più e né meno come una di quelle foto patinate che fànno la fortuna dei rotocalchi. Invece la natura gli è anche e soprattutto fatta di morte e decomposizione, e più questa gli è servaggia e spontanea a se stessa, più questa tragedia interna alle sue creature gli è avvertibile. Una crudertà, senza dubbio, ma anche capace di perpetuare se stessa nello spettacolo della rinascita e della trasformazione che tante religioni pongono alla base dì loro discorso... insomma ì bello della vita, ì paradiso, che si puole raggiungere dopo essere morti. Una cosa su cui si invita a meditare, dacché gli è nato (e morto) l'omo. Ecco, una vacanza in montagna gli è fatta anco di meditazione, ed io a lungo ho meditato su questo povero rospo, che da vivo gli era solo un rospo, e che da morto gli ha avuto ì caso di trasformàssi in un post di Sifossifoco.
sifossifoco l'ha detto alle 19/06/2004 23:26 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
venerdì, 18 giugno 2004
da vecchio anarchico delle bagarre politiche non me ne 'mporta una sega nulla, ma leggete bellino questo poste di giallodivino...
e a tutti quelli che dicano che l'anarchia gli è un'utopia, lasciate che risponda che anche ì vangelo gli è un'utopia, icché unn'impedisce di essere bòni cristiani
sifossifoco l'ha detto alle 18/06/2004 10:38 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
ì grado di civirtà d'una famiglia si puole misurare co' un sistema empirico ma efficace: l'osservazione attenta dello spazzolino dì cesso.
Si fa così: quando si è ospiti in una casa, dopo un po' che si fa conversazione si chiede: posso approfittare un momento del bagno?
a quel punto, sentite le debite raccomandazioni degli ospitanti, si entra finarmente nella stanza più intima della casa. Si chiude la porta a chiave, ci si siede comodamente sulla tazza e, prelevato lo scopino, ci si mette in osservazione. Gli è questo un momento delicato e importante, poiché a ì buon osservatore un puole sfuggire anzitutto l'età dì nostro protagonista, a seconda di quella colorazione permanente che piglia, giallognola o marroncina, nelle setole che furono bianche. Ma, se si è fortunati e pignoli, puole capitare a vorte di rintracciare, 'ncastrati tra le setole, frammenti filamentosi di color verde-marrone, indicatori affidabili di diete ricche di verdure a foglia crude e financo cotte.
E' a questo punto, dopo aver trascorso arcuni minuti in osservazione dello spazzolo in tutti i suoi anfratti più irraggiungibili, che come in tutti gli esperimenti scientifici che dànno reazione e indicatore all'improvviso, si puole misurare ì grado di civirtà della famiglia ospitante: essendosi attardati in bagno in religioso silenzio si possano trovare famiglie civili che aspettano pazienti ì ritorno dalla missione, oppure sentirsi fare l'incivile urlaccio: oh.... che ci sei cascato dentrooooo?
sifossifoco l'ha detto alle 18/06/2004 09:56 e te icché tu ne pensi? commenti (1)
giovedì, 17 giugno 2004
stamani all'addiaccio, seduto su un pancaccio, sulla spalla la mi si posava un colombaccio, con la probabile intenzione di lasciammi un regalaccio.
Va' via uccellaccio! - Gli ho fatto un urlaccio - prima che allunghi ì braccio e ti stritoli codesto cervellaccio da gallinaccio...
E lui:
Sifossifoco un mi guardà con quell'occhiaccio, quello che tu vedi unn'è scacaccio, ma un più modesto dispaccio che ti potrà servire a toglierti dall'impaccio.
E poi mi fa un versaccio e se ne vola via, con l'ali sbatte e alza un polveraccio e poi si va posare su un alberaccio, lì, poco distante, poco più d'un braccio e un avanbraccio da un vecchio palazzaccio.
Io gli fo un gestaccio e poi leggo quì brogliaccio, gli è scritto fitto fitto, come se le parole le fossero uscite da un fine tritaghiaccio... accidentaccio l'era un fogliaccio indove si vendevan cose a un be' prezzaccio... come inizio un m'è parso malaccio.
sifossifoco l'ha detto alle 17/06/2004 09:16 e te icché tu ne pensi? commenti (2)
mercoledì, 16 giugno 2004
a vorte peffàre una vera rivoluzione interiore bisogna ritornare alle origini:
smooooche on de uotaaaaaar
da da daaaaam
da da daaaa daaaam
sifossifoco l'ha detto alle 16/06/2004 09:47 e te icché tu ne pensi? commenti (5)
martedì, 15 giugno 2004

Mi squilla ì cellulare... una voce maschile fin troppo nota
- Ulisse, finarmente mi rimandano a casa sa?
- Oh Saddamme! Quanto tempo... allora sei contento?
- eeeeh, son contento sì, questi tirchioni d'americani m'avean proprio rotto l'araba fenice
- tirchi? Gli americani, ma icché tu dici? Un si sa quant'hanno speso péffàtti la guerra
- Sta zitto Ulisse, un mi fa' ragionare... gli è davanti agli occhi di tutto ìmmondo che hanno risparmiato perinsìno su ì barbiere... ma che ti sembra riconoscenza questa?
- Riconoscenza? E pevvìa dicché?
- Gli è che io son modesto e un lo posso dire...
- ma ammé tu mi poi dì tutto Saddamme, lo sai che t'ènno maturate quelle azioni che tu mi facesti comprare a ì bancodiroma
- bene... fanno comodo... gli è che mi telefonònno quelli di hollywudde e m'ingaggiarono peffàre un fìrme, ma no un colossàl eh, un firme modesto
- e te?
- E io gli dissi di sì... si trattava d'uscire da una buca 'ntèrra e fammi prendere 'ncòllo da un sordato amerihano... una particina minore avevan detto... pé pagare meno sai? Chi disprezza compra!
- E poi?
- E poi tu l'avrai visto anche tene, no? Un solo un m'hanno pagato... ma gli hanno tentato anche di rubammi quelle du' otturazioni d'oro che c'avevo nella bocca...
- Ovvìa Saddamme un ci pensà più... oggi a otto ti rimandano a bagdadde
- Già meno male che c'ho te... gli italiani sono i meglio, l'ho sempre detto io... che hai visto come si son trattati bene que' tre? E loro unn'eran nemmen dittatori... a me invece nemmeno ì barbiere, nemmeno una doccia m'hanno mai fatto fare... hanno risparmiato anche sull'acqua... un vedo l'ora di infillami nella vasca dell'idromassaggio guarda.
sifossifoco l'ha detto alle 15/06/2004 19:45 e te icché tu ne pensi? commenti