martedì, 31 agosto 2004
Signora Cocaina
gli ero a naso all'insù ad ammirare la cappella de' pazzi che c'è in Borgo Pinti, quando all'improvviso sento una voce alle mi spalle:
«ha visto che bellezza? La sembra proprio ì paradiso!»
Lei gli è una vecchietta secca e smunta come un dito mignolo, ma c'ha un occhio brillante che promette spettacolo.
«E che paradisi!!! Io la ci son stata sa? Io ci vo e ci torno quando mi pare sa? La me ne intendo io di paradisi!»
«Oh signora, ma ì paradiso gli è uno...» m'azzardo a dìlle, ma lei tosto m'interrompe.
«O icché la capisce lei? Dicché la parla? Io 'ntendevo i paradisi artificiali... di quelli ce n'è diversi»
«Eh sì, signora, ce n'è diversi sì. O icché l'ha letto Baudelaire anco lei?»
«La un mi parli inglese, via. Io conosco i paradisi perché piglio la cocaina!»
«La cocainaaa?»
«Certo la cocaina. Icché la crede lei? Che siccome sono anziana... la crede forse che la possan prendere artro che i capitani d'industria? Artro che i nobili? Artro che i maschi? ... Ovvia giù, mi dica icché la crede, lei!»
«Signora, io credo che la cocaina... un le faccia tanto bene»
«Eccolo, ì moralista! Fa bene eccome! Ne piglio sino a tre cucchiai ì giorno io... e lo vede come sto?»
«Eh lo vedo»
«Ma icché la vede lei? Unn'ho timore d'offendilla perché la mi sembra uno che capisce... ma lei un vede nulla! Lei guarda ì paradiso lassù, ma un lo vede. Io di paradisi ce ne ho tre: uno in salotto, uno sulla terrazza e uno dentro la lavapànni. Senza contare quelli che ci son nei cassétti.»
«Oh bèlla, e come fa?»
«Gli è semplice: un cucchiaio cormo di cocaina la mattina nì caffellàtte! ... ci vòle un po' a giràlla sa? Ma pòi...»
«Ma poi?»
«E poi mi sento leggèra... la mi dovrebbe vedere come corro... ieri a salire e scendere da Fiesole c'ho messo ghieci minuti. Che la vede questa gamba?»
«Sì la vedo, icché la c'ha?»
«Niente la c'ha. Ma io con questa gamba vedo ì paradiso. E pensare che prima vedeo le stelle! Ogni pomeriggio. Quando sciòrgo una bella cucchiaiata di cocaina nì bicchierino d'aleatico.... che lo vede questo braccio?»
«Sì lo vedo, icché la c'ha?»
«Niente la c'ha. La mi vedesse a stirare o a stendere i panni... ma no come un'indemoniata, la badi bene... queste braccia mi dànzano!»
«Un lo metto in dubbio... e ì terzo cucchiaio?»
«Quello la sera a cena, in verso le cinque e mezza, lo metto a ì posto dì formaggio nella minestrina... a vòrte nì semolino... m'aiuta a andare a ì gabinetto sa?»
«Ma indove la trova tutta questa cocaina, signora? E a quanto gliela mettono?»
«La trovo 'mparadiso, e a me la dànno gratisse, la un creda che succeda a tutti sa?»
giovedì, 26 agosto 2004
Pensiero Immobiliare
Credo d'aver vissuto fino ad oggi in almeno una cinquantina di case. Case belle, anche bellissime a volte, e altre volte anche brutte: case tecniche o semplicemente provvisorie. Per un anno, infine, ho abitato anche nella piccola suite di un albergo. In ognuna di queste case ho vissuto cose belle e brutte, divertenti e noiosette, come succede in tutte le case. Eppure, a volte, mi sorprende la nostalgia di qualche casa dove ho abitato. E mi succede nei modi più strani: adesso, per esempio, sta arrivando il temporale. Il primo temporale consistente di fine agosto, quello che segna la fine dell'estate. Nella mia casa precedente, in coincidenza del primo temporale consistente di fine agosto, la caldaia si rifiutava di dare acqua calda. E' stata una costante per cinque lunghi e meravigliosi anni. Ora sta arrivando il temporale ed io son preso dalla curiosità e dalla nostalgia per una caldaia così sensibile e che non vedrò mai più. Chissà cosa significa?
mercoledì, 25 agosto 2004
[*-*]
;o)
§:o]
... e tu, di che faccina sei?
sabato, 21 agosto 2004
Quando ho lanciato l’idea di sostenere conversazioni per eméille durante l’agosto, unn’immaginavo che tante persone mi chiedessero consigli su quello che gli anglosassoni chiamano ì laifstàille: ovvero ì bel vivere che fa scìcche. Diciamo subito che a me la parola tendenza tende a stammi parecchio sugli zibidèi, e che margrado a quarcuno possa essere pàrso, un sono uno che s’intende di costume. Io credo che nello stile dell’omo e della donna manchi un ingrediente fondamentale: l’originalità, ì diverso biotòpo… (anco se io son più per la biotòpa). Saper dosare l’originalità con la propria personalità, fa raggiungere quell’equilibrio che per convenzione si chiama raffinatezza. Originalità e conseguente raffinatezza un sono altro che la capacità di percepire nuove utilità partendo da ingredienti antichi, a cui nessuno ha mai pensato prima. Uno di questi ingredienti gli è l’ortica. Nìnnòstro paese l’ortica cresce in abbondanza ed è res nullis, ovvero la si puole raccogliere tutti gràtisse. L’ortica gli è un’ottimo ingrediente per una quantità di ricette culinarie, di olii di bellezza, di tisane, di abbigliamento e d’artro. Unn’è una novità che quarcuno di voi, in volontaria o involontaria fitoalimurgìa, abbia mangiata l’ortica come ripieno di tortelli e ravioloni, oppure assieme a un delicato risotto, oppure tra i più fortunati in prelibatissime torte. Unn’è una novità che quarcun’artro abbia usato uno shampoo o lozioni all’ortica per rendere più brillante la capigliatura. Pochissimi sanno che, a partire da Nabucodonosor, l’ortica gli era l’ingrediente d’una tisana che la leggenda vòle egli stesso usasse pe’ sviluppare intelligenza strategica e capacità critica. Pochi sanno che dalla fibra dell’ortica si ottengano tessuti dalle caratteristiche straordinarie, tessuti fin dai tempi dell’antica Roma, per la loro capacità di tenere ì cardo d’inverno e ì fresco d’estate secondo lo sfruttamento d’un cuscinetto d’aria della fibra tessile nella lavorazione. Quasi nessuno, per fortuna sa, che l’ortica essiccata e fumata gli è estremamente meglio di tante cose che si fumano, la cannabisse o l’ascìsce per esempio. Essa sviluppa ì pensiero logico, rinverdisce certe capacità sensoriali (ci siamo capiti no?) e procura intense vibrazioni nella parte più vibratile della vostra anima. Fàssi ogni tanto una canna con l’ortica secca, dunque, gli è ìmmì consiglio di stile per tutti quelli che me l’hanno richiesto.
un gesto in via d'estinzione
Ci sono cose che co ì progresso spariscano, un c'è nulla da fare. E oggi ì progresso, la modernità, vòle che le donne indossino intimo a perizoma. Pe' carità, un mi fraintendete, ì perizoma secondo chi l'indossa unn'è un indumento che mi dispiace. Peccato però che con l'avvento di questo triangolino, la si vada a perdere quì bel gesto squisitamente femminile (e incommensurabilmente sensuale) che gli era rimettere a posto le mutandine che inevitabilmente s'infilavano tràllemele, lasciandone, immagino fastidiosamente scoperta ora una ora l'altra, segno evidente d'un didietro immaginosamente morbido, allegro, vivace e ben in salute. Vi mancherà anco a voi quì gesto? Mah...
venerdì, 20 agosto 2004
I' trisnonno Vardemaro, che qui tutti voi avete conosciuto come filosofo, gli era anche un fine traduttore da ì cinese. Tra le su' traduzioni più fini vi è anco quella dì libretto rosso di maozzetunghe, da dove si ricava un'ottima ricetta pe' cucinare gli ziti a ì pomodoro: Gli ziti sono la vera pastasciutta dì popolo libero. Essi un sono banali, essi un sono borghesi. Prima di buttalli nell'acqua a bollore vanno presi due a due e spezzati con le dita alla lunghezza che si desidera, e la lunghezza è sempre diversa, come si addice alle esigenze di ogni vero rivoluzionario. Essi vanno conditi di rosso. Si prepari all'uopo una sarsa fine di pomodoro ben passato, co' un lieve sentore d'aglio e un po' di cipolla, ortre a un peperoncino rosso. Si condiscano a cottura urtimata un facendogli mancare una sporverata di pecorino romano ben stagionato (possibirmente di quello unto con olio e aceto e seccato a ì caminetto per un lungo inverno) e buon appetito ai rivoluzionari e non.
giovedì, 19 agosto 2004
Ricorre oggi l'annoversario della sputinicche 5, che fu lanciata nello spazio dall'unione sovietica nì 1960, con equipaggio di due cani e tre topi. Nessuno gli ha mai saputo che fine abbian fatto poi quelle poere bestiole, ma gli è certo che all'epoca le associazioni animaliste un dissero pio...
mercoledì, 18 agosto 2004
E va così, che in certe serate t'avresti voglia d'avere tutti intorno a tene. Tutti, tutti... quelli a cui tu vòi o hai vorsùto bene, quelli che ti son stati su' coglioni e financo quelli che un ci son più anche se meritavano d'èssicci ancora. E allora, nell'impossibilità di radunalli tutti come quella vorta d'inverno che si riempì due arberghi a Palinuro e si fece un rave di quattro giorni tutt'insieme, tu esci a fare due passi e cartadicreditomunìto tu ritorni alla quiete domestica con sei calici da vino, una candela profumata, un libro di scerbanenco comprato alla bancarella, un paio di scarpe da barca, un paio di scarpe eleganti, una bottiglia di vodka absolutte, due bottiglie di grechetto e due d'albizia, un tappeto grande completamente bianco tessuto a mano, una scacchiera di legno anch'essa fatta a mano, una muta di corde da chitarra, due piccoli tartufi di pegna, una saponetta alle mandorle dolci di santa maria novella, e una bottiglia di mister muscolo gel!
martedì, 17 agosto 2004
Ebbi una vorta, con un amico, un curioso colloquio. Parlammo per ore dello spettacolo, e di come entrasse nelle menti. Io, parlando, dicevo che sono i contenuti che entrano nelle menti delle genti. Lui diceva che no, sono certi simboli dell'inaspettato che entrano nelle menti delle genti. E che il simbolo, in quanto tale, risveglia i tempi in cui i nostri avi adoravano vecchie croci o vecchi alberi di noce indove si diceva che una vacca si fosse improvvisamente inginocchiata a pregare. I' simbolo funziona sempre con quei sempriciotti, schiavi delle loro stesse limitate vedute e credenze, che amano sentirsi ganzi a riderne, o sentirsi furbi a osservare co' un po' di ribrezzo, senza capire che in ogni caso, ì simbolo gli è entrato nella loro mente, e che, per sentito dire, un'artra vacca si è già inchinata a ì crocicchio della strada, indove c'era un noce troppo vecchio per fare ancora noci e che presto forse farà i miracoli!
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