martedì, 30 novembre 2004
 In vetta a uno scaffale ci avevo una vecchia Bibbia, che nella frenetica ricerca d'un antico tomo che mi serve pe' domattina, s'è sbilanciata e m'ha corpito di piatto giusto nì mezzo della fronte, a mo' (vista la scrittura sacra mi sembra ì caso di dirlo) di benedizione. Un po' stordito, sbilenco su una seggiola sbilenca, ho visto, segno dì destino, che ì librone, sdraiato su ì tappeto di mohair, spaparanzava una certa pagina. Che fosse ì messaggio dì divino alle tante domande che a ognuno di noi fanno l'autoscontro nì cervello? Inforcando l'occhiale elegante mi sono avvicinato: gli era la lettera a' Corinzi e c'era scritto ...Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti....
Ora se ne potrebbe anco fare una questione lungagnosa, e passacci una serata davanti a ì caminetto o una vita in una cella monastica... ma una cosa la si può dire anco di gètto: maremma maiala!
lunedì, 29 novembre 2004
 Italiani: popolo di poeti, santi e navigatori. Eh sì, ragazzi, ì mondo dei broggher italiani che vanno per la maggiore, gli è fatto di gente che mette la scrittura a ì primo posto nella vita, oppure che ne farebbe volentieri ì proprio mestiere. La discussione inizia dalla PlacidaSignora, che scrittrice lo è di professione (con all'attivo quarche besteseller) e poi giù giù in un crescendo di broggher ognuno con le su cose da dire, ognuno con la su ricetta sullo scrivere: scrivere su ì brogghe, scrivere su i giornali, scrivere i libri che poi si comprano in libreria, oppure un si trovano in libreria ma si possono comprare dall'autore o dall'editore o da ì tipografo. La discussione gli era già stata affrontata artre vorte, ma a rèndella particolarmente potente c'è stata questa nuova operazione dell'Einaudi, che dopo ì successo de' Cannibali, ì mezzo successo de' Disertori, s'appresta a ì quarto di successo con I notturni. Come in tutti gli artri casi einaudiani precedenti si pésca (nì senso letterale dì termine) dalla rete Internet. Gran parte de' Cannibali sortivano fòri dai primi siti di letteratura amatoriale, poi si pescò nella scrittura meridionalista di cui quarcuno fece un gran discutere nelle meiling list per gli adepti, oggi si pesca dai broggher. Niente di nuovo sotto ì sole, se non ì fatto che chi scrive in Internet (ovvero si esprime attraverso questo mezzo che un costa nulla e che lascia non poche libertà espressive, per chi ce l'ha) gli ha una grande voglia di emergere. E, per chi ha avuto la pazienza di leggere finora, qui scatta lo straordinario: la Loredana Lipperini (giornalista di Repubbrica, curatrice della raccòrta dei broggher) apre anco lei un brogghe, se non artro pe' coerenza... un brogghe naturarmente dedicato a ì mondo dei libri (in particolare di un libro) e in senso più elastico ìmmondo (anche scritto attaccato può andar bene) della letteratura. A questo punto l'osservazione gli è d'obbligo: cinquecento e passa commenti, disseminati in diversi post, molti dei quali sinceramente intelligenti, arcuni dei quali fatti solo per farsi notare, soprattutto dalla Lipperini (decisamente la più estranea a quella brogosfèra spontanea che ancora si vuol far credere)... indove, come teneramente si fa notare anco qui, si rasènta, probabirmente perché in qualche caso la si risporvera, l'urtima tesina dì ginnasio.
In tutto questo discutere a me son tornate in mente arcune pagine dei diari di Nathaniel Hawthorne scritte attorno a ì 1850. Tempi in cui la scrittura gli era l'unica forma di spettacolo e di intrattenimento veramente popolare, riviste in cui si scriveva di tutto (cose anco parecchio brutte e poco letterarie) ma che gli erano lettissime (naturarmente per chi sapeva leggere)... insomma ancora una vòrta nulla di novo sotto ì sole... c'è un monte di gente che vòle scrivere, un monte di gente che ambisce ad essere letta, un monte di gente che utilizza i mezzi che ci sono (Internet, oggi) pe' cercare di fassi notare dai lettori e probabirmente anche da quarche editore... una cosa piuttosto facile per quelli bravi. La qual cosa mi fa venire in mente che i blog più letti (quelli che fanno vedere le tette proprie o artrui a parte) sono oggi scritti da broggher che con la scrittura ci hanno un rapporto profondo, ì più delle vorte professionale. Segno forse, per quanti vorrebbero ma non possono, che gli è più ì caso di fàssi santi, o di restare navigatori. E io che stasera ci avrei bisogno d'un trombaio urgente pe' un rubinetto che gocciola un riesco a trovàllo neanche a piangere!
domenica, 28 novembre 2004
Ci son questi ragazzi dì cannocchiale che si sono 'nventati un concorso (nova eh?).
Sulla sinistra della pagina c'è un pannello pe' votare una serie di brogghe, sulla destra c'è una serie di link ai blog che garbano a loro. Ormai ì concorso è quasi finito, e ì vincitore gli è già stato individuato (un sono io, mannaggia) ma io stasera unn'avevo una sega nulla da scrivere...
mercoledì, 24 novembre 2004
 Ero ragazzo, e da ragazzi icché contava veramente e ci divertiva più d'ogni artra cosa gli era mangiare. Così, di sabato o di domenica, ci si infilava in sei o sette in una vecchia bianchina scappottabile e da ì piano si saliva in verso Porretta Terme. Lì, tra ì paese termale e Castelluccio, c'era un posto indove due anziani (erano anziani già così tanto allora, che ora un c'ho ì coraggio di pensarci) facevano le piadine fritte nello strutto, accompagnate da salame e stracchino e vinellino cabernet, di quelli che oggi un bruciore di stomaco un ce lo risparmierebbe nessuno. Si mangiava cinque o anche sette di queste crescentine a testa, si vuotavano vassoi di roba e bottiglie su bottiglie. Ci s'imbriacava, insomma. Non proprio da sdraiassi in terra, ma belli allegri. E nell'allegria nascevano storie. L'oste, un tipo simpatico cui la vita aveva tolto la giovane figlia in giovane età, si soffermava spesso a ì tavolo con noi. E quando ci si aveva (ognuno pe' ì motivo a lui più congeniale) l'occhio che cominciava a fassi lucido, si finiva in interminabili racconti e discussioni: su ì presente e su ì futuro, mai su ì passato. Gli eran quelli i tempi in cui l'America ci aveva Ford come presidente e si accingeva a ì consueto massacro de' tacchini. E noi proprio la settimana prima, in occasione d'una visita d'americani alla nostra scuola, s'era preparato uno striscione con sopra scritto no yankee, tornatevene da papà Ford, e c'era sembrato chissàcché. I' vecchio ci raccontò la storia d'un contadino che portava a ì padrone du' tacchini pe' ì pranzo. Ci raccontò che la strada da percorrere gli era lunga e che i tacchini, legati da una cordicella, la percorsero becchettandosi e litigando di continuo. Ci raccontò delle infinite sfumature delle riflessioni dì contadino, l'unico tra i tre che sapesse in quì momento quale fosse ì destino de' tacchini.
Questa semprice istoria, antecendente l'aver conosciuto artre storie di tacchini raccontate da Shakespeare, da Victor Hugo, da Gotthold Ephraim Lessing e da quant'artri, m'è rimasta in mente più di tutte, e me n'aricordo sempre, ad ogni vigilia dì tacchino day.
martedì, 23 novembre 2004
 Oggi riflettevo su ì PIL: prodotto interno lordo. Non che dentro di me un vi siano anco pensieri e sentimenti puliti, ma si sa, certe cose contan poco ai fini dell'economia. Oggi gli è ì PIL a contare veramente... E, meno male che gli è un prodotto interno, perché se la fosse esterno un sarebbe mica tanto sempatico.
E un cominciamo a dire poi che c'è chi ce l'ha più lordo e chi ce l'ha meno lordo, perché se ne può fare una questione di quantità (ognuno la sua, questo è certo) ma la lordura, quella no, un puole essere messa in dubbio.
Pe' carcolare ì PIL si deve possedere una bilancia, preferibirmente in bagno, anche se economisti assai insigni preferiscano chiamallo gabinetto. Ci si pesa prima e dopo la seduta di gabinetto e si fa la sottrazione (di solito a due cifre, ma a vorte anco a tre). I' risurtato gli è ì vostro prodotto interno lordo. Misurasselo una vorta sola però un basta... pe' addentrarsi ai misteri dell'economia si deve fallo tutti i giorni (anco più vorte a ì giorno se vu siete dei produttori forti o vi ci mandano spesso) e poi fare le medie: settimanali, mensili, annuali e ponderate.
Fare la media ponderata dì prodotto interno lordo unn'è difficile, perché nei gabinetti dell'economia come in quelli della vita di tutti i giorni, quando ci si siede, si è parecchio portati sia alla produzione, sia alla ponderazione. Tenere arta la media dì prodotto lordo gli è un principio sano, segno d'un sistema che funziona e d'una economia forte. Avere invece medie bassìne, ortre a un chiaro sintomo d'una forte economia (in tutti e sei i sensi) potrebbe portare financo alla pazzia. Gli è per questo che di solito in ogni farmacia e nelle erboristerie, si trovano rimedi assai efficaci pe' aumentare ì prodotto interno lordo di ognuno di noi.
sabato, 06 novembre 2004
Poco meno di sessantamila blog, ecco, per chi fosse curioso, quanti ne ha analizzati il maggiordomo cinese. Analizzati è proprio la parola giusta, perché ciò che si vedeva sotto forma di sorrisino, o di frammenti di uno squinternato oroscopo di provincia, era solo la funzione più visibile e fastidiosa (ma solo per uno zerovirgola di agguerritissimi, modesti nell'aspetto e nelle intenzioni). Le altre due erano, nell'ordine: ricercare un insieme di dati verbali sensibili e costruirsi un vocabolario "complesso" della lingua degli scrittori di weblog e dei loro approcci alla comunicazione. Vi era infine una terza funzione: analizzare nel tempo il flusso di reti relazionali possibili attraverso un blog, facendone una serie di proiezioni. Tipo exit poll, per intenderci, ma per certi versi assai più complesse, poiché alle statistiche sono stati applicati modelli anche di relazione umana: attraverso e-mail, centinaia di telefonate e infine anche qualche incontro de visu. Niente di illegale comunque, perché il maggiordomo cinese è un gentiluomo e Ulisse Sifossifoco è uno che all'etica ci tiene: niente raccolta di dati personali, niente di quella roba che di solito interessa agli hacker... anche se Splinder, nonostante i miglioramenti di questi ultimi mesi, rimane la piattaforma più vulnerabile in assoluto tra quelle che vi offrono gratis un blog.
In un anno e mezzo di blog, ogni giorno ho raccolto informazioni precisissime, su questo fenomeno dei weblog, rispondendo alla mia curiosità professionale e a una davvero lunghissima serie di domande statistiche, sociologiche, di marketing relazionale, e via di seguito fino alle più intime umane domande che ognuno di noi può farsi. Un lavoro enorme, in termini di metodo, di energie spese e di ore dedicate.
Cosa me ne faccio? Me le tengo per me, oppure le venderò al miglior offerente, sia esso una testata giornalistica che vuole farne un dossier, a un editore che voglia farne un libro, a un istituto di statistica, a un'azienda orientata al mass market, a un politico che intenda vincere le prossime elezioni. Perché, davvero, il quadro che emerge dall'analisi comprende tutte le sfumature, dall'entusiasmo a un inquietante sconcerto.
giovedì, 04 novembre 2004
 ènno cose da maschi, ma tant'è, bisogna che quarcuno a un certo punto le dica. Vu avete mai sentito parlare della comunicazione co ì corpo?
Ecco, tra i principi basilari di questa comunicazione c'è quello che già ai tempi dell'antica Roma e prima di Gesù si definiva rattatio pallarum, un vero e proprio must maschile, dalla sfere più basse dì sociale a quelle più arte (tanto sempre sfere sono). Un c'è omo sulla terra che a un certo punto un senta ì bisogno dì dàssi quella sistematina palle-pisello-carzoni che ti riconcilia co' ì mondo. E, a ì pari delle impronte digitali, ogni sistematina varia da omo a omo, tanto che gli esperti sànno in base a detta sistematina stabilire non solo la provenienza dell'omo, ma anco ì livello sociocurturale e financo certe sfumature più profonde.
C'è chi se li sistema con leggero scuotimento, come un cuoco alle prese co' una padellata di ròba, con gesto velocissimo: si tratta in genere d'omini di elevato livello sociocurturale, abitanti nelle grandi città, con buone frequentazioni sociali.
C'è chi se li sistema indugiandoci un po', prendendosi persino una porzione di pisello (ndo-cojo-cojo) co' ì cenno d'allungasselo: si tratta di persone di basso profilo curturale, ma arto livello sociale, di solito omini d'affari o semprici affaristi, anch'essi viventi in grandi centri metropolitani e con frequentazioni sociali assai limitate o molto selezionate.
C'è chi si dà la sistematina veloce e assai furtiva: omini di solito di profilo medio, istruzione media tendente allo scarso, limitate vedute sociali e frequentazioni, viventi in provincia o giù di lì.
C'è chi si dà la classica ravanàta, a piena mano, lenta quanto basta e senza indugio arcuno: si tratta di solito di persona di basso o bassissimo profilo sociocurturale, modesta nelle intenzioni e nell'aspetto, vivente in ambiente particolarmente degradato o disgregato sociarménte.
C'è infine chi se li sistema evvìa, senza toccàssi di pisèllo, ma con sicurezza: si tratta di solito di Ulisse Sifossifoco.
martedì, 02 novembre 2004
 Viense prima l'istudio che ì tripudio, diceva ì vecchio adagio cinese.
E a forza di ripetello, anche ì mì famoso maggiordomo cinese se un tu
cai t'avra' i bai (cinesone, per gli amici) se n'è fatta una ragione,
iscrivendosi (decènni fa) alla facortà di pissicologia. Ora ì probrema
che mi si pone gli è che ì cinesone va ormai pélla laurea e gli è in
procinto di redàrre la tesi dall'ambizioso titolo: profilo
pissicologico dì broggher sconosciuto, a partire da ì templeitte, ì
nicche e la palingenetica comparazione di rosafucsia, citazioni
elfiche e manga e artre koglionerìe.
Come potevo rifiutagli una mano pégli aspetti più statistici a lui
cari? Cosicché sappiate che se a ì vostro prossimo post ì cinesone vi
traccia ì profilo pissicologico unn'è colpa dì sottoscritto e icché mi
chiedo, visto che ì poero giovanotto (lo vedete nella foto) gli è
quarche anno fòricorso, che ci intenderà quarcosa?
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