Note: a quanti pensano che scherzare oggi sul Santo Padre sia di cattivo gusto, rimando a questa notizia. Spesso il cattivo gusto nelle nostre fantasie viene superato dal cattivo gusto della realtà.
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SiFossiFoco
paréa mota... unn'era (anonimo toscano)
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roba vecchia
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Aghenor
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lunedì, 28 febbraio 2005
[ACCIPRESS] Roma, 28.02.05. Saranno venduti all’asta i bigliettini del Papa Giovanni Paolo II scritti dopo il delicato intervento di tracheotomia al Policlinico Gemelli di Roma. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza. Intanto è guerra tra i produttori di penne: dal giorno dell’operazione il Papa ha ricevuto in omaggio 9.846 penne a sfera, ben 3.425 penne stilografiche e un numero imprecisato di penne d’oca. Per i produttori di strumenti di scrittura, l’attuale stato del pontefice, potrebbe trasformarsi in un miracolo. Sono oltre cento milioni, infatti, i devoti che potrebbero orientare i propri acquisti secondo le preferenze del Capo della Chiesa. Le indiscrezioni dell’ultim’ora già parlano di una nuova stilografica, in oro e lapislazzulo, denominata totus tuus, in preparazione da una nota casa americana. Per evitare strumentalizzazioni a fini commerciali ha intanto preso posizione il cardinale Francis George, Arcivescovo di Chicago, che scalpita affinché si provveda già oggi a una rapida sostituzione del Pontefice con uno che scriva un po’ meno.Note: a quanti pensano che scherzare oggi sul Santo Padre sia di cattivo gusto, rimando a questa notizia. Spesso il cattivo gusto nelle nostre fantasie viene superato dal cattivo gusto della realtà. domenica, 27 febbraio 2005
La notte gli era senza luna, ma calda, ed io, dopo lungo camminare nì bosco fattosi troppo scuro, m'ero seduto ai piedi d'un castagno cavo, ad aspettare ì giorno. La natura attorno a mene la ribolliva tutta, e io un po' preoccupato pe' i tanti rumorini strani attorno, quasi m'aspettavo (e ì cuore pareva mancammi quarche colpo) che dall'incavo di tronco uscissero quelle tre o quattro streghe che mi danzassero l'urtimo sabba. Invece ciò non fu.Nì tremore d'una solitudine che mai avevo provato prima, pensai alla morte, ma essendo io vivissimo, finii co' ì pensare ai mi' morti... Quanti ce ne avevo? Solo tra i morti troppo giovani ce n'erano una schiera: ì bambino troppo gracilino che si faceva l'elementari assieme, ì ragazzo sollevatore di pesi che si faceva insieme le medie, quello dell'oratorio che una sera di nebbia una macchina si portò via mentre tornava a casa in bicicletta, quello che morì d'una revolverata che a lui non era nemmeno dedicata, e quella ragazzina (di cui lo ammetto ero tanto innamorato) che se la portò via una siringa da insulina con dentro della roba calda. Poi pensavo ai morti di mezz'età, e anco di quelli c'era un bell'elenco: incidenti, malattie, chissà cos'altro. E poi, infine, i morti vecchi e vecchissimi: quelli che forse della vita s'eran di già belle e stancati... forse... chissà. Pensavo insomma a tutti questi morticini, giovani e vecchi e mezzani, e mi sentivo una cosa dentro che mai troverò parola per esprimere. Perché la cosa gli era solida forse, e le parole le ho sempre sentite come liquide e d'una sostanza diversa. Fu allora che vidi la vecchia dì bosco. S'avanzava co ì lungo bastone, nella larga gonnèlla, come se la cercasse funghi: ma funghi, di quella stagione, un ce n'era. La vecchia, arquanto scocciata, mi sgridò: basta - mi disse - un lo sai che a pensar troppo ai morti un gli si dà pace? venerdì, 25 febbraio 2005
Ci hanno sigle stranissime: docup, leader, debol-uomén e chissà che diavolo d'artro. Sono gli euro, milioni di euro, che ogni anno cascano a pioggia pe' aiutare chi ha idee e tessere di partito nella tasca e ce le ha in kit: idea + tessera coordinata. Sono i cosiddetti finanziamenti a fondo perduto ai quali anche te tu puoi accedere... lo sapevi?Hai un'idea e una tessera di partito? Sei un soggetto debole? Ovvero sei donna con idea e tessera di partito, disoccupato con idea e tessera di partito, associazione non a fini di lucro con idee e tessere di partito? Ecco sei a un passo da prendere parecchi soldi pe' potella finarmente realizzare quella tu' idea un po' matta, rientrando finarmente nì piano d'ammortamento sugli investimenti pe' la tessera dì partito. E la tu' idea? Che si fa, la si racconta? Hai chiesto (e t'hanno dato) 450.000 euro pe' fare la noleggiatrice di cammelli a Firenze. Gli è l'idea dì secolo, con tutti i turisti che ci sono, ti ci vorranno almeno una trentina di cammelli, tanto che i giapponesi potranno muoversi in carovana, tra Prada e Ferragamo, sulla via de' Tornabuoni. Artro che visitare le dune nello squallore de' deserti! La commissione europea t'ha dato parere favorevole perché ì cammello aiuta l'integrazione tràlle curture. La regione ha messo ì timbro perché ì cammello puole essere strategico pe' un turismo più arternativo. Provincia e comune plaudono all'ideona, se non artro perché gli è ecologica: ì gas che esce da ì cammello gli è particolare e non particolato. Perinsino la Fallaci, fiorentina di niùiòrche, esprime l'intima soddisfazione di poter scrivere un artro capriccio sulla vergogna di questi scandalosi cammelli che insozzeranno le strade indove passeggiònno (ma non a braccetto) Lorenzo de' Medici e Argònne Sifossifoco. E ì mondo intero, questo porco mondo tutt'intero, si riempirà di foto e cartoline indove, tra le gobbe dì cammello in primo piano, svetterànno sullo sfondo di Giotto ì campanile e dì Brunellesco la còppola. giovedì, 24 febbraio 2005
All'inizio c'erano i pianoforti a coda, poi vennero i tempi dì caviale beluga e gli orologi raketa, infine furono i tebolbùk e ì cashmir tuplài. Ora la vera differenza la si fa sulla tavola, con la scurtura da tavola!Sulla tavola, di norma, ci si puole appoggiare di tutto: dalla posta appena arrivata alle amate natiche della vostra metà (quest'urtime possibilmente senza usare le mani). Ma ci si puole anco appoggiare la tovaglia, i piatti, i bicchieri, e la scurtura da tavola. I' tutto, democraticamente, secondo ì vostro ràngo. Niente rango, vòr dire niente scurtura; parecchio ràngo vorrà dire parecchia e complessa scurtura. L'opera naturarmente un va mangiata, ma solo ammirata o meditata. I' su pregio gli è fatto pe' durare una vòrta sola, quindi fa relativamente poca differenza che la sia brutta o bella, l'importante gli è che la sia appunto una scurtùra: un momento materializzato di tensione emotiva, un atto poetico che si fa materiale, l'attimo fuggente rimasto pietrificato nella mente e nella mano dell'artista. Alle urtime tre cene indove sono stato invitato ho ammirato scurture da tavola fatte di cera d'api con striature di péce, di cartapesta e foglia d'oro, e perinsino di sale grosso integrale co' un che d'anilìna e còlla epossidica. E per tre vorte son rimasto meravigliato enormemente, riflettendo su quanto siano scicchissime e di ràngo le scurture da tavola. Eppure io, che nella mi' vita, come ebbe a dirmi una vòrta tal Brunello alle Caldìne, gli ho mangiato anche ì fòco, rimuginavo su indove io avessi già veduta la scicchissima usanza della scurtura da tavola, senza sapémmi raccapezzàre in dentro la memoria. Poi ecco che s'affaccia ì barlume: quella scurtura anni Settanta, alla festa dì matrimonio d'Antonio e Rosaria... una scurtura che gli era in reartà un trittico e che fu scoperta con grande e sonoro plauso de' convitati, e fàtta d'un treciòlo bello grosso e du' pomodori insalatari appaiati. mercoledì, 23 febbraio 2005
[ANZA] ASCOLI PICENO. Andrà in onda dal prossimo 10 aprile, ogni giorno alle 14.45 su radiotres, un nuovo format dedicato alla promozione delle case editrici. Il progetto, dall'ambizioso nome di "voodo lettrario", è stato presentato questa mattina a Civitanova Marche al termine della SIGLA, settimana internazionale giochi di lingua ambiziosi durante il convegno "dal sapore al sapere", organizzato dall'apt e dalla provincia sotto l'alto patrocinio della residenza del consiglio. Condurrà in studio il mago Do Nascimiento, affiancato da ospiti d'eccezione. Si tratta, ha dichiarato il direttore di produzione del format, di una significativa evoluzione rispetto ai cluster culturali mono e multitarget. Il voodo letterario trasforma radicalmente ogni anacronistico concetto di letteratura grazie a un must di divulgazione mirato ad eliminare definitivamente il libro come l'ultimo ostacolo a un dialogo sempre più diretto tra lettori e case editrici cosponsor. Durante la trasmissione, inoltre, un famoso personaggio del mondo dello sport e dello spettacolo si trasformerà a sorpresa in paziente per sottoporsi ad una esclusiva seduta di agopuntura letterario. Non mancheranno infine sorprese semantiche, quali i PeeJay, i nuovi guru dell'urinoterapia in ambito letterario.
martedì, 22 febbraio 2005
Mentre compone ì numero, la ragazza mastica la ciringomma... ciomp... ciomp... ciomp... Pronto Soccorso Ingratitudineee, dice la voce ... ciomp... ciomp... Posso esserle utileee? ... ciomp... ciomp... è uno stronzo, un bastardo... ciomp... ciomp.... lei è tra i nostri abbonatiiii? ... ciomp... ciomp... non si doveva permettere, io che ho fatto tutto per lui... ciomp... ciomp click! La ragazza masticante ricompone ì numero. Pronto Soccorso Ingratidutineee, dice la voce ... ciomp... ciomp... in fondo cosa chiedevo?... ciomp... ciomp... ... ciomp... ciomp... mastica la ragazza dall'altro capo del filo dopo aver consultato il manuale delle procedure. ... ciomp... ciomp... ... ciomp... ciomp... ,prosegue l'esperta l'operatrice. lunedì, 21 febbraio 2005
Firenze. Piazza San Marco. Pomeriggio. La giovane zingara chiede l'elemosina agitando una ciotola di plastica rossa.«Per favore signore… per favore» «Per favore signora… per favore» «No» «Un c'ho nulla» «Va' via! Va' a lavorare» Le risposte, più o meno sgarbate, le son tutte negative. La giovane zingara avrà forse tredici anni. Ci ha di già i seni, e folti peli su ì pezzo di gamba che dall'orlo dei carzini di lana si tuffa sotto una gonna plissettata unta e larga, color ocra. Però si vede che l'è ancora una bambina, anche se l' è insistente e arrogante. All'ennesimo rifiuto la bambina sputa addosso a ì tizio che le aveva risposto brusco. Si vede chiaramente la traiettoria della saliva che dalla bocca della ragazzina si dirige precisissimamente, rimanendovici colànte, sulla giacca a vento dello sgarbato signore, che unn'ha ì tempo d'una quarsiasi reazione. Tutti gli hanno visto la scena. Nessuno dice nulla. La zingarina, intanto, gli è già oltre. «Per favore signora… per favore» «Per favore signore… per favore» E ì suono delle monetine nella ciotola si diffonde per tutto il marciapiede, spezzato appena da un po' di vento. venerdì, 18 febbraio 2005
[adnskronos] VERBANIA 18 FEB '05 17:23:36 Drogati dai blog? Vi è impossibile controllare l'impulso a cliccare sempre su commenti, shinystat e aggiornamenti? Vi farà piacere sapere che non è a causa della vostra debolezza, ma dei messaggi subliminali che si nascondono nei template di quasi tutti i blog, o diari online che stanno invadendo la rete. Lo hanno scoperto questa mattina gli esperti del nucleo antisubliminale della GdF di Verbania. Immediatamente scattate centinaia di denunce che coinvolgono le più importanti piattaforme web e alcuni tra i blogger più gettonati della rete. I messaggi subliminali sfruttano una falla dei server che interagisce con la retina dell'utente Internet attraverso il lampeggiare dei monitor e che sarebbe in grado di creare disturbi della personalità alterando i comportamenti. A differenza di quanto accade nel cinema o in TV, l'esposizione ai messaggi subliminali via blog è paragonabile per potenza all'ipnosi. "E' sufficiente scattare rapide foto digitali in sequenza al monitor mentre navigate sui vostri blog preferiti - annuncia il Tenente Colonnello Francesco Amadori, dirigente del nucleo investigativo antisubliminali - per distinguere nettamente e ad occhio nudo i messaggi subliminali". Tra questi vi sono chiari inviti all'acquisto di libri altrimenti invendibili, e messaggi volti a boicottare il posto di lavoro e di automortificazione della propria vita reale. Attraverso i blog, ormai unica fonte d'informazione per almeno dodici milioni di italiani, è in atto un tentativo di controllo anche di matrice culturale, che rischia di ribaltare il concetto di buonsenso, di vergogna e di percezione del reale, a favore di non meglio identificati destabilizzatori di chiara matrice ideologica. Contemporaneamente alla formalizzazione dei primi avvisi di garanzia, si stanno già preparando le prime interrogazioni parlamentari.
![]() Ricevo e volentieri concedo questo modesto spazio alla trascrizione originale (fonèmi e fenòmeni) dell'intervento di apertura di Helio Zipèppo (il più grande critico letterario vivente) al Villa Covoni Smilea Literary Forum, in corso in questi giorni, dal titolo: La letteratura popolare nelle collezioni primavera estate 05... Signori e signore crazie assaie télla vostr attenziona. Siame cuì numerosamènte riunite òcci pe' tiscutere ti un finomene che sta traversanto come una miteora il panorama della lettratura montiàle. Queste finòmene si chiame lettratura popolare. Parecch mi chietono: cos'è occi com'è occi la lettratura popolare? Cuàli sono le sue orìccini lettrarie nel tempe antiche? Io riscpond senza incertezz che téfinire occi ì confino tra lettratura popolare e monnezza (ta sempro ì confine è molto labbilo) si teve fare un passe intiètro fino al tempe del paiper. Il mitiche localo romane chi è sctato trampoline di lanc di crantissimi interprete tel fòlko in tutte ì termine e l'acceziona possibboli. Si teve fareh una scorripanda culturalo tra l'escpressiona artistica di personacci del calipro di Lant Puzzanca, Mite Metici (nella foto tue esempi, tatàti 1973), Patty Brava e artre eminènti personalità artistico, vere e propria mattoni miliare della nuova fase culturala di cui noi, occi, siamo figli o anch solo parenti alla strétta. Ci sono arcomènti che occi ritornano prepotendemènte alla discursione superiora e non è o facilo tistinguere tra procressisme culturalo vèro e mercificazio' télla parola istéssa. Che cosa vuole tire: lettratura? Che cosa vuole significaro occi che tutto il mont, tall'appennine alle ant, si esprime sembre tippiù, con la form tella paròla scritt? Ecc l'interrocativo. Un interrocativo che ne apre nu cuofano ti altri: la lettratura può essere musica? La lettratura può essere visiva? La lettratura può essere tove non è? E tove è precisamènto la lettratura? Per rispontere a quest tomànt, care signore e signoro, percorreremo inzieme tutta la càbbala metiatica, tal parassitarie al paraculisme à la marchètt, télla tefinizione istessa popolare e lettraria. Insistènto, per farvele trasìre proprie entro il cervèllo, sulla pibbliocrafìa essenziala, allo stùtio o anch solo all'ascolte. Ne parleranni, assièmo a noi, eminènt personalità del ciornalismo, tella politiche in àmpite localo e tell'etitorìa motèrna, con scorripand sul uèb, site interessant e plòg. giovedì, 17 febbraio 2005
Nì nostro mondo mediatico, si sa, esiste in febbraio una nòva categoria: la trombàta di Sanremo. Un me ne vogliano quelli che c'hanno ì chiodo fisso, né gli etimologi militanti. Dicesi qui trombata nì senso di scartata, e non dalla carta… Regina e Cartier se ne facciano una ragione.Qui si tenterà di fare oggi dì vero giornalismo d'inchiesta. Tale Katya Ogliona, commessa "àlla e dàlla" esse lunga, un metro e quarantasèi d'artezza, quarta misura di poppe e seconda di slìppe, trentotto chili vestita (ma ì guardaroba un pesa più che tre etti, e siamo in inverno), gli è stata trombata alle selezioni péffàre la valletta a Sanremo. Ho creduto dunque di rivorgerle arcune domande, pé meglio chiarire (e forse digerire, o alla junghiana: elaborare) la delusione. Signorina K.Ogliona, come gli è sartàto alla mente che la potesse essere lei la nòva valletta a Sanremo dumilacinque? Io all'inizio non volevo krederci. Un giorno è venuto un grande manager dello spettacolo al supermerkato. Mentre battevo i cetriolini sott'aceto (e i cigliòni) alla cassa, è rimasto inkantato da me. M'ha detto ke somigliavo alla Nicole Kidman. La sera precendente, al pub, un operaio della Magneti Marelli mi trovava particolarmente somigliante a Luana Borgia. Sì, e allora, K. Ogliona? Ho riferito di questa koincidenza al manager. Io non ci avevo pensato mai, ma lui ha detto ke per le modelle è kosì. kambiano aspetto a sekonda del look: oggi la Kidman, domani la Borgia, e poidomani Kate Moss. Mi ha subito lusingata e abbiamo preso appuntamento quella sera stessa per provinare un kontratto alla televisione. Per Sanremo, ha detto, visto che lui e Bonolis sono stati allattati dalla stessa balia. Gli ha dovuto andare fino in Liguria quindi, K. Ogliona? No. Non avrei potuto. Stakkavo alle otto. Ci siamo visti alle otto e dieci al parkeggio. Ho dovuto fare il provino in makkina. Lui ha una BMW, ma quella sera l'aveva portata a fare il tagliando. L'officina gli ha dato un veikolo kommerciale Doblò sostitutivo. E come ll'è andato, K. Ogliona, il provino? Pensavo bene. Lui era molto soddisfatto. Mi ha insegnato alkuni dei segreti di base per passare il provino. Ero entusiasta, perké mi ha messo subito a mio agio. Molti test li avevo già fatti con Mirko, il mio raga, che è addetto ai vuoti. Ho avuto una certa diffikoltà con i provini per il secondo canale, ma sono stata superlativa nel primo e agli orali. E poi, K. Ogliona? Lui era molto stanko. Mi ha kiesto il numero di cellulare e mi ha detto di aspettare qualke giorno. Mi ha skattato tante foto con la digitale e ripreso kon la telekamera, ha detto che amici in alte sfere avrebbero apprezzato. Per lui era già kosa fatta. La mattina seguente mi sono licenziata. Lui stesso del resto ha detto ke la mia vita privata sarebbe stata inkonciliabile con il lavoro di valletta. Con un sms ho lasciato Mirko… del resto eravamo già in krisi da sabato skorso. Quando gli ha saputo, K. Ogliona, di essere stata trombata pe' Sanremo? Oggi, quando hanno annunciato di aver scelto una bionda. Io sono mora, tinta rossa… nuance vintage arancio-mogano, come mi dice sempre Saverio il mio hair stylist gay. Adesso sono disperata, mi aiuti. K. Ogliona, cercherò 'ntanto di pubbricare quest'intervista nì mondo dei brogghe. Io sono un omo serio, un me la sento d'illùdetti. Si farà due o tre altri provini e tenterò co' un'intervista alla radio. Poi dopo una decina di provini, si penserà a quarche televisione locale. N'somma, sai, pe' certe brillanti carriere, K. Ogliona, ci vòle parecchia gavetta. mercoledì, 16 febbraio 2005
Che mattacchione che gli è ì vecchio Agesilao, uno degli urtimi buontemponi della su' generazione. Figuratevi, ì su' bisogno di istàre sempre allegro, lo porta a volte a farsi gli scherzi da sé. Ci son dei giorni che si toglie da solo la seggiola da sotto ì sedere, proprio mentre ci si sta sedendo. E lui rotola in terra, poverino. Dapprima corruccia un po' le labbrùcce, ma poi scoppia a ridere e un c'è più verso di fermarlo. La sera s'apparecchia la tavola, pensa te che tipo strambo, e mette la forchetta pe' ì brodo e ì cortello pe' ì riso. A ì tovagliolo ha fatto un buco in mezzo. E come se la ride! Sghignazza, sghignazza per ore Agesilao, e quando ride un gli pesano le su' novanta e passa primavere. Quando si fa gli scherzi da solo proprio si piscia addosso dalle risate. Ma no in senso metaforico: sapessi i pannoloni che riempie! La gente troppo seria un la sopporta Agesilao. Lui che gli ha fatto tre guerre - du' mondiali e una sua - ha capito fin da giovane che un c'è rimedio meglio che una bella risata. Contro i mali suoi, con cui ischerza sempre allegro da mane a sera, e contro i mali dì mondo, che a lui poi tanto mali un gli sembrano. Una vorta (s'era nì quarantatré) per ischerzo, fece sparire un carrarmato tedesco. L'ha raccontata tante vorte quella storia, e poi quando s'è stufato ha chiesto alla memoria che gli facesse lo scherzo di un ricordargliene più. E allora inizia ogni volta a raccontàlla pe' abitudine, ma poi gli viene nì capo come una nebbia, e un si ricorda più di nulla. E ride, ride sempre Agesilao. Ride come un bambino nella culla, lui che da novanta e passa primavere bambino unn'è più. Ride da morire. martedì, 15 febbraio 2005
Entrai nella luccicante agenzia di viaggi ìmmòndo tràvel. Destinazione Sharm El Sheikh, ma non per me, no no: pe' ì piccione appena raccattato innanzi a Santa Maria dì Fiore.
Ci fu un'estenuante trattativa, tra me e la signorina, che un voleva intendere ragioni di fammi un prezzo congruo alla vacanza dì piccione. S'arrivò perinsino a chiamare ì direttore d'agenzia, un tipo tutto abbronzato, dicensi cugino 'n terzo grado di Briatore. Si patteggiò pe' una tariffa da bambino, ma cinquestelle, ammiralùsso e vistamàre. I' grande giorno della partenza si fece la conoscenza dì gruppo: impiegati, calliste, ì piccione e l'ex moglie d'un panettiere. Donna tutta d'un pezzo, quest'urtima, e tanto ansiosa di sfilare in monopezzo. Dapprima ci rimasero un po' male quelle gènti. Gli avevan detto, sì, che c'era un ospite speciale, ma pensavano chissacché: un pilota civile, un generale. I' piccione, un po' nervoso, dava poca confidenza. Ma già quando l'aereo (un ciàrter) decollò, la conversazione s'era fatta brillantissima... che tipo ilare, quì piccione, senza ì cellulare. Arrivarono a destinazione. Ognuno nella sua cameretta sciarmérelàxe. Le papaye e i passion fruit su' ì tavolino, e per sveglia la mattina una rosa color arancio in bòccio dell'Olanda e un cioccolatino di Pinerolo. Aprendo la finestra potevi osservare ì mare a ore intere. Le onde altissime, la sabbia bianchissima, vele ecru ton sur ton in abbondanza avanti e 'ndrè, e tutto l'andirivieni di camerieri scurissimi, di bambini furbissimi, di artigiani poverissimi, di animatori simpaticissimi. Un paradiso proprio, che mentre tu ci sei, già ci vorresti ritornare. Anche solo pell'istruttore di sùbbe, dall'occhio languidissimo, che se un fosse tanto scuro e ricciolino lo scambieresti pe' Fiorello. I' piccione, un po' scombussolato da ì fuso orario, si appoggiò alla balaustra e allungò ì collo. Arcuni tra i presenti credettero che intendesse verso la spiaggia volare, invece gli scappava sortanto da cacare. Eguale all'ex moglie dì panettiere, del resto. discréimer: nessun animale è stato trattato troppo male nella realizzazione di questo post. segnalazione: Sifossifoco ininglish penetra nelle arte sfere internazionali: ... But if you want a more interesting answer, try asking that question at http://sifossifoco.splinder grazie a qui, qui e qui artra segnalazione: coup de théâtre d'Ulisse Sifossifoco (in un saggio di balletto) nì prestigioso Salone de' Cinquecento, sotto le palle dì Marzocco, ì prossimo cinque marzo, sintonizzate le televisioni eh? lunedì, 14 febbraio 2005
«Che ce l'hai messo ì pepe?» disse ì comunista alla su moglie che rinvoltolava nì pentolone una brodaglia di cipolla, sedano e acciuga.«Oh da quando tu sei cuoco?» Rispose la signora. «Lo dicevo così, pe' aiutatti. Un vorrei venisse sciàpo ì ragazzino». Poco distante infatti, in una guardiòla da coniglioli, un bambino stava appeso a testa in giù. «Che l'hai pulito perbenino?» chiese, serio, ì comunista «Auuuuff!» lo rimbrottò lei, roteando tutto ì braccio pe' fagli capire quando ì troppo è troppo. In qui mentre sona ì campanello. «Aprite. Polizia!» «Un t'azzardare a fa' nulla» disse la signora comunista, sottovoce. «E te, muta» disse ì comunista, portandosi l'indice a ì naso. La polizia un fece complimenti e sfondò la porta a calci. Sventolando ì mandato di perquisizione, rivortarono tutta la casa. I' comunista e la su moglie si abbracciavano atterriti. Intanto l'acqua quasi bolliva. Da una stanza sbucò un poliziotto co' una manciata di libri gialli. «E questi?» disse ai due, che continuavano a tremare «Vi costeranno una bella denuncia» aggiunse uno co' baffi, che doveva essere ì commissario. I due comunisti stettero zitti. La polizia sequestrò tutti i libri gialli. Per l'inverno, come da decreto, era permesso avere in casa solo libri blu. Prima di andarsene ì commissario si lisciò i baffi e buttò un occhio su ì bambino appeso nello stabbiòlo a testa in giù. Fece una faccia scura. «E quello?» domandò «Gli è la nostra cena!» disse la donna, perentoria. «Sa? Noi comunisti…» disse ì comunista, quasi a scusàssi. I' commissario li zittì co' un'occhiataccia. Ai sensi della legge, senza mandato, un poteva fàcci nulla. Uscì dalla porta assieme ai suoi poliziotti, ma poi riaffacciandosi un istante, nì timore d'esse' stato troppo scortese, come gli avevano financo detto a ì corso d'aggiornamento, disse autoritario: «Buon appetito!». venerdì, 11 febbraio 2005
... e se riproponessi un gentile omaggio alla mai troppo compianta Wanda Pasquini?Una vorta l’ho conosciuho uno scrittore vero, e gli ho chiesto qharche consiglio. Lui mi disse che avrei dovuto diventà tanto bravo da sapé mette le parole nrima e poi d’allenammi co’ dialoghi. Tornaho a casa mi misi a ì computer e buttai giù i mi piccolo esercizio. Eccolo qhi: «Madonnina dì sasso, guarda chi si vede, la sora Cafissi. O icché la ci fa a ì ponte all’asse?» «Credeho la lo sapesse, sono tornata qhi a i ventotto rosso» «Nooo, pensaho la stesse ancora in via de’ Fossi» «Sì ci stavo, prima che sgombrassi. E lei icchè la ci fa? » «Son venuha a trova’ la Palamidessi… tanto pe fa du passi» «Chi? La cognaha dì Forsassi? Quella che faceha la commessa da i Settepassi? » «Sì… come va signora Cafissi? » «O come voi che vada? Come una fessa… son tutta piena d’acciacchi, son proprio una carcassa» «Vergine dì cipresso, la un mi parli di mali perché c’ho ì diavolo addosso «La lo dice a me? O un lo vede che son tutta rinfagottata nì gesso? » «Eh lo vedo… o icché l’è successo? » «Sta zitta… pe un sorpasso» «Pe un sorpasso? O un credeho la guidasse» «Macché… sarà tre mesi che successe. Si stava andando a i’ piazzale con la Mini Morrisse della mi nipote, e quando s’arrivò alla curva degli assi, lì davanti a ì giglio rosso, la fece un sorpasso. Pé l’appunto in qhi momento gli arrivò l’autobusse, che veniha giù a tutto gasse… e ci venne addosso! » «Che sconquasso! » «Io feci un volo e andai a finire in collo a ì benzinaio de distributore dell’Esso, e la mi nipote la ritrovarono a buo ritto su ì greto dì fosso. «Vergine dì cipresso, la potea anche ammazzassi! » «Difatti dalla fifa che ebbi mi venne anche ì collasso e mi misi a gridare come un ossessa» «Uh, io mi sarei pisciaha addosso. La pò ringraziare ì crocifisso «Eh sì, a parte la frattura di qualche osso la m’è andaha bene… dopo poho m’hanno dimesso» «E la mini morrisse? » «Ah, la la vedesse, la sembraha passaha sotto lo schiacciasassi… e poi la fosse finiha lì. Ci scappò anche la rissa! » «Nooo, la rissa? » «Sihuro. Dopo tutto qhi fracasso, si fece subito la ressa, e un musino con l’aria da smargiasso s’introdusse e disse: io me la rifarei con chi gli dà ì permesso. Altro che Mini Morrisse, le donne stanno bene artro che su ì materasso» «Eh? Madonnina della tosse, o lei ì che la gli disse? » «Un ci vidi più, presi la trusse e gliela scaraventai addosso… lui un fece una mossa, e visto come la s’era messa e fece in un baleno a allontanassi» «L’aveha ragione va… come la voleva fare a unn’arrabbiassi. Progresso? L’era meglio quando si viaggiaha in calesse» «Davvero! Lo dicea anche ì mi poero Ulisse, prima che se n’andasse!» mercoledì, 09 febbraio 2005
Se uno come me, la sera a quest'ora, potesse rivelare la verità... ecco... io direi che ì mondo gli ha bisogno di signore Zhang. Gli è una storia di lunga data, quella di questa signora. Perché fin da' ì tempo della dinastia Sung, nella Cina antica (che i nostri vecchi chiamavano China), alla periferia di Yur Cheng, nì meridione dello Shanzi, c'è un be' tempio dedicato a Kuang Kung. La signora Zhang, gli è la custode di questo posto. Una portinaia molto diversa dalle varie signore Giovanna o MariaPaola che di solito stanno nella guardiola in fondo alle scale e godono dì privilegio della cortesia dei portalettere. La signora Zhang, anche ora che gli è vecchia, passa ogni giorno sotto la statua d'un omo in terracotta policroma con la faccia tutta rossa e una gran barba. Kuang Kung, appunto, che per i cinesi gli è meglio dì nostro Ulisse (de ì quale ho la fortuna di dividenne aìmmeno ì nome), perché rappresenta, oltreché un mito, la fiducia e la fedeltà. Fin da parecchi secoli prima che la signora Zhang nascesse, milioni di cinesi in pellegrinaggio rendevano omaggio a quì tempio, e a icché rappresentava. Poi, dopo un po' che la signora Zhang gli era nata, i ribelli maoisti cinesi vollero chiudere ì tempio. I' caso volle che la signora Zhang vi si barricasse dentro. La signora Zhang vi si barricò dentro non perché non avesse una casa sua, ma perché urtimamente gli era lei che si preoccupava di tenere ì tempio illuminato, ben spazzato, accogliente pe' ogni viandante cinese che intendesse fermàssi a fare una preghiera alla fiducia e alla fedeltà o anche solo a ì mito. Per mesi, i ribelli maoisti, assediarono le alte mura dì tempio, pensando in cuor loro che a un certo punto la signora Zhang avrebbe ceduto almeno per fame. Invece tanta gente di quella povera città di Yur Cheng, ogni notte trovava ì sistema di catapultare oltre ì muro, in verso la signora Zhang, tutto ì necessario pe' nutrirsi. Ad ogni fagottino di cibo che, pe' fedeltà o fiducia, ì cielo le recapitava, la signora Zhang si nutriva un po' ì corpo e un po' lo spirito (cosa che potrebbe accadere anco nella società dei saltainpadèlla di oggi). Sinché, a forza di fiducia e fedeltà, quarcuno un decise di lascialla in pace, la signora Zhang... lei e ì tempio con la statua di uno con la faccia rossa e co' una lunga barba. Avrebbero potuto insistere nì rompegli icché un ci aveva, alla signora Zhang, ma si vede che unn'avevano abbastanza fiducia e fedeltà. Non quanta ne avesse la signora Zhan, almeno. Oggi ì tempio gli è perfettamente conservato. Ci sono i braceri accesi, le vecchie armi di Kuang Kung, giardinetti di bonsai, incensi, padiglioni pe' ì raccoglimento e la preghiera, o anche solo la meditazione. E poi ci son queste du' statue, delle quali una gli è viva. martedì, 08 febbraio 2005
![]() C'ènno persone che quando pensano a quarcosa che sta loro a cuore, s'affidano all'astrologo, a ì padre spirituale, a una "zia" un po' meno spirituale, e financo a ì piccolo libro delle risposte. C'è chi lancia una monetina per fare a testa e croce e c'è, infine, chi gli dà di pendolo, o legge i fondi di caffè. Io mi affido ai cappèlli. I' bello dì cappèllo gli è che ti cambia la testa, e siccome la testa ci ha bisogno delle sue belle illusioni per non mettersi a girare come una trottola, cortìvo l'illusione che a cappèllo diverso corrisponda punto di vista diverso. I' cappèllo da motociclista ti fa veder la vita tutto uno svicola-svicola tra i mille ostacoli, e sempre sulla corsia di sorpasso. I' cappèllo da pompiere te la fa vedere come una continua emergenza e ti solletica ì senso dell'azione immediata. I' cappèllo a ombrellino te la fa immaginare come un percorso buffo e amèno dove c'è sempre un sole che brilla, e sempre sopra di te. I' casco da esploratore te la presenta come lo stupore d'una continua esperienza, dentro e fòri le cervèlla. I'elmetto vichingo te la fa assomigliare a un groviglio di bisogni di ogni tipo, ma soprattutto primari. I' casco da ingegnere te la mostra come una cosa complicata a reggessi, ma tutto sommato solida. I' cappellino da caccia americano te la porge invece come un lungo ma rinfrescante percorso nella natura, e indove ci si ferma un si sa. Non è che indossare questi cappelli dia più, o più esatte risposte dei fondi di caffè o dell'astrologo, ma avere più cappèlli per pensare, a vòrte evita almeno le brutte figure. lunedì, 07 febbraio 2005
Di questa giornalista dì manifesto si parla meno che dì 53 che unn'esce a Venezia. Certo, naturarmente ogni organo di stampa ce l'ha in prima pagina e ogni telegiornale gli apre con la notizia, ma leggendo e guardando e ascortando, ci ho personalmente l'impressione che ci sia una certa fretta di passare a ragionare dei sambodromi di Rio de Janeiro. Arcuni di voi diranno: per forza, la Sgrena gli è di sinistra! Ma io un credo che sia solo per quello. M'aricordo icché successe con Baldoni, che pure era di sinistra e di quanti brogghe ancora oggi ci hanno un banner alla memoria di Enzo Bardoni. Icché mi fa pensare che questa Sgrena, a ì di là delle ipocrisie di quelli che se ne devono occupare per forza, la sia un personaggio da mettere subito un po' in ombra, probabirmente anche perché gli è d'una sinistra un po' diversa da quella della Fravia Vento. Mi viene in mente un libro di questa Sgrena, ì primo che ha scritto, s'intitola Kahina contro i califfi, e gli è stato pubbricato nì lontano 1997. Nessuno gli fece una recensione a quì libro, nemmeno ì Manifesto, eppure quì testo (che s'occupava di donne in Algeria) gli era straordinariamente visionario rispetto a ìcché sta succedendo oggi nì mondo arabo, anche alla luce delle sorpresine dì dopo elezioni democratiche. I' libro naturarmente, unn'ha venduto una sega nulla, quindi co' un po' di fortuna (se un l'hanno di già mandato a ì macero), lo si puole trovare ancora. Naturarmente ì sottoscritto, peìqquàle ì medioriente gli è un posto solo geografico, e che (come artri, spero) si sente preso peìccùlo ad ogni notizia che lo riguarda (perché si sa che le notizie son quello che ci dicono e no quello che succede), consiglia a tutti di leggello questo libretto, per una serie di motivi. I' primo motivo gli è che questo libro parla di donne, ed essendo le donne un universo fondamentalmente interessante sotto ogni fondamentalismo (anche in quello che le vuole mangiatrici di omini da calendario e di griffe), gli è giusto che ci si rispecchino loro e con loro noi maschietti... aìmmeno quelli che le donne gl'interessano anche fòri dalla materassa. I' secondo motivo gli è che questo libro rivela un mondo arabo ai più sconosciuto e assai diverso dalle povere testine di minchia, arroganti e kamikaze, che ogni giorno si fa gran fatica a disegnare. Un mondo arabo, un me ne voglia chi s'è appena tatuata una frase della Fallaci sugli avanbracci, che gli è assai connaturato a ì nostro mondo di tutti i giorni. Perché se gli è vero che New York la fondarono pe' du lire gli olandesi, gli è artrettanto vero che noi ci s'ha un po' d'arabo sia nelle nostre città, sia nì corredo genetico... e non perché ci sono gli arabi a' semafori. I' terzo motivo gli è che questa signora Sgrena gli è intellettualmente d'una ispecie che oggi quasi un sembra esistere più. Una ispecie di persone che, per censo e istudi e spessore, unn'hanno nulla da vendere e tantomeno nulla da comprare. Gli è per questo terzo motivo forse, che ì 53 a Venezia, se uscisse, avanzerebbe avanti a lei in scaletta. venerdì, 04 febbraio 2005
Sì, gli è vero, ì modo di vivere le stanze d'una casa s'è assai modificato. Prima della rivoluzione dei blog, in cucina ci si mangiava, nì salotto si riceveva, in camera ci si dormiva e spesso ci si trombava. [risate registrate] Ora che i blog son tutto un uorkinprogress (anzi, nella fonetica di Boston: u[è]rk) in cucina si riceve, in salotto ci si fa i cazzi propri e in camera un ci si tromba quasi più. [risate registrate] Gli è chiaro secondo mene che ci si trovi alle prese co' una formidabile svòrta epocàle. [risate registrate] Eppure, essendo che le svòrte non esistono in quanto tali, ma sortànto come rielaborazione sincrètica di aspetti sociali arcaici, occorrerà per forza che io vi parli di Dioniso. Inteso come dionisismo. [doppie risate registrate] Gli era un martedì grasso dì 1969 (la maggior parte di voi era già nata oppure gli aspettava dì nascere nascosta nelle palle dei padri) quando un certo Jean Brun (a arcuni ì nome ricorderà quello d'un filosofo ad altri uno stilista) individuò nella curtura contemporanea un ritorno deciso a ì dionisismo. [risate registrate] Durante ì novecento, sosteneva, si sono posti sotto ì segno di Dioniso aspètti contrastanti: l'irrazionalismo di Nicce, l'emergere dì nazionalsocialismo (quello coi baffetti alla ciarlicèplin), ma anche la contestazione post sessantotto, gli ìppi, ì femminismo e i ghei [risate registrate] infino agli ecologisti. [risate registrate] In genere, la curtura contemporanea [risate registrate] tende a privilegiare sortanto ì versante negativo dì dio antico in tutte le su' componenti orgiastiche,barbariche, estatiche e financo carnevalesche. I' dionisismo tende allora a identificassi co' una liberazione anarcoide dell’Es, che [risate registrate] a dire ì vero s' è iscopèrta spesso ingenua e illusoria e che pure ha contribuito a ì rinnovamento dì costume e alla trasformazione dell’identità collettiva. [risate registrate] Parecchi studiosi di storia delle religioni gli hanno sottolineato l’ambivalenza profonda dì fenomeno dionisiaco, che gli oscilla sempre tra positivo e negativo: all’estasi distruttiva e anticivilizzatrice delle Menadi, s'affianca la funzione costruttiva dì dio, legata a ì briacaménto consolatorio dì vino, a ì concetto d'energia vitale, insino alla fede nell’immortalità. [risate registrate] Codesta ambivalenza scaturisce quindi da una serie di polarità fondamentali che l’esperienzia dionisiaca continuamente incrìna (nì senso di rompere e non di inclinàre n.d.r.):òmo e donna, vita e morte, gioventù e vecchiaia, luce e ombra, caos e ordine, guerra e pace, verità e finzione, serio e comico, infinito e finito. [risate registrate] S'assiste dunque a la messa in crisi, anco se unn'è domenica, dì principium individuationis dì nicciana memoria, che tanto paréa sicuro, in sino a che l'òmo dì terzo millennio un gli ha scoperto sprinder. [risate registrate] [sigla] discréimer: ai sensi dell'articolo undici della costituzione e future modifiche, ogni ostentazione dì curtura in questo post potrebbe costituire dialogo in pubbrica metafora (o metanarrazione) con "artre" persone... se non si è, non si immagina, e un c'è verso d'intendessi su quali siano tali persone... intuìllo e stàrne fòri gli è raffinato segno di stile. giovedì, 03 febbraio 2005
Ritorna prepotentemente d’attualità questo mio vecchio post...
Ieri, nì mentre ritornavo a casa dopo la mì giornata d'impegni, pensavo a quanto sarebbe stato bello oggi scrivere un post sulla soddisfazione di fare i buchi nella neve ghiacciata con la pipì. Invece, scaricando la posta e leggendo i messaggi privati, mi sono accorto che per qualche decina di persone io un son più il mio sifossifoco, ma son doventato il loro sifossifoco! Così queste persone, pronte a acclamammi insensatamente come un genio ì lunedì, sono artrettanto pronte a odiarmi artrettanto nsensatamente ì martedì, a sentirsi stanchi per colpa mia ì mercoldì, a un riuscire a dormire la notte pe' un mì post ì giovedì, a un riuscire a trombare a causa di un mì commento ì venerdì, a domenticassi metà della spesa settimanale pe' icché ho scritto ì sabato e a un riuscire a scambiassi un segno di pace alla messa della domenica pe' via che una certa cosa che ho scritto gli puzzava di presunzione. Così m'accorgo che questi amati fratelli e sorelle pendono dalle labbra di questa paginetta, e di me che con assoluta purezza di cuore la scrivo, intendendo dammi responsabilità che non ho sulle loro emozioni. Arcuni mi minacciano di togliere ì link dalla loro paginetta se un cambierò radicalmente personalità, artri mi informano per raccomandata e-meil con ricevuta di ritorno che non mi leggeranno più, artri ancora scrivano un loro personale tomo di seicentomila parole per fammi capire benissimo che gli garba quello che sifossifoco scrive, ma un gli garba che sifossifoco esista. A questi fratelli e sorelle, che evidentemente unn'hanno capito ì bello di fare i buchi nella neve con la pipì, mi sento di dire che non di solo Sifossifoco vive l'omo, ma anche della grazia, dell'eleganza e dell'intelligenza di sapersi obbligare con passione e forza a fare ì buco nella neve non più profondo degli artri, ma più profondo che ti riesce! mercoledì, 02 febbraio 2005
L'essenza di senape si acquista in farmacia. E' un potente veleno. Non sono pochi quelli che si sono sentiti male sul serio, e che sono finiti in ospedale, per averla incautamente maneggiata, toccata o respirata. Eppure, con l'essenza di senape, si fa la mostarda. Dopo lunga preparazione della frutta sceltissima, lasciata macerare in sciroppo dolce, per quattro o cinque giorni, si riempie un contenitore a tenuta ermetica, e ci si infilano al volo undici gocce di essenza di senape per due chili di mostarda. Poi si chiude, si rovescia il vaso, affinché l'essenza di mostarda ascenda il più lentamente possibile nel contenuto, e si deve attendere pazientemente per almeno un mese prima di avere un prodotto commestibile. Se uno poi da questa semprice ricetta, volesse ricamarci sopra quel ventaglio di cose che vanno dalla filosofia all'analogia, troverebbe, studiando le letterature popolari, diverse metafore, nonché metanarrazioni, di come si possa considerare più soddisfacente un chicco di pepe che una montagna d'anguria. Eppure, personalmente, trovo giusto che esista l'anguria quanto il pepe, la frutta e il veleno della senape, che solo in esattissima dose la insaporisce. E' nell'esattezza della dose, in effetti che si distingue lo chef dal parvenu. E se vogliamo proprio spaccare il capello in quattro si può onestamente dire che chef non si nasce. Parvenu, invece, ho l'impressione di sì. martedì, 01 febbraio 2005
C'ènno delle persone (a vario titolo letterate) che viaggiano (in internet, perlopiù o forse soltanto) tenendo nella giacchetta o infilato nella giarrettiera un pettine per càlvi. Tale istrumento, che fin nell'etimologia della locutio un serve a una sega nulla, gli assume una lunga teoria di significati e significanti, indove si tenti l'applicazione alla critica letteraria. Critica che, pe' mancanza di tempo, pazienza e erudizione, trova ì su' sfogo più rapido, e un po' di séguito, occupandosi dei blog, ma non più di quindici.Perché ì pettinatore di calvi, da quando ha scoperto (e solo perché l'ha detto Einaudi) che sui blog si fà (si noti l'accento indove non va) la letteratura moderna (anche nì suffisso Lippe e Lato e Miserere) unn'ha più bisogno di spendere i soldi nelle librerie, magari a comprassi i 159 titoli al giorno pubbricati da 4300 editori che corrispondono a 60.000 addetti con stipendio, di solito bàsso), e spendere ì tempo a leggesseli. I' pettinatore di calvi unn'ha più nemmen la necessità di tirare fòri dallo sgabuzzino quelle brosciure (notare ì contatto etimologico con le briosce che s'inzuppano golosamente nì caffellàtte, asportandone previamente radice e suffisso) buone pe' ì microonde come la lasagna alla besciamella e asparago congelata, in allegato a Repubbrica e Corsera, targate Céline, Sartre, Bucoschi, Tondelli e quant'artro, e carotàlli a mo' di geologi pe' estrapolànne ì pezzettino servente (o forse servìle) a 'ntraprenderne corta disputatio (spesso sputatio e basta). Ecco, a questi maestri dì pettinaggio calvi, va oggi questa questioncina dì pomeriggio. Un po' criptica, anche, perché la comprensione ci ha i suoi bèi criteri di democrazia. Visto che vu' siete culo e camicia con la curtura, perché accontettavvi sempre e solo dì culo? |