giovedì, 31 marzo 2005
Finarmente Terri Schiavo un c’è più.
Non per lei, poveretta, giacché gli ero tra quelli che, visto che quattrini e possibilità un mancavano, l’avrei tutto sommato lasciata vivere anco pe’ due o tre secoli in attesa che la si risvegliasse da ì coma vegetativo o la medicina dì futuro la trovasse una soluzione. Quanto per noi, invece, che ci siamo sorbiti tutti i giorni lo scempio della natura e della bestialità umana che s’è scapricciato attorno a ìssù caso: lo stacca e riattacca de’ tubi, l’etica umana, l’accanimento terapeutico, i presidenti, i pensatori, i magistrati, l’internazionalità di tutto l’apparato scènico (e forse scèmico), insìno ai giornalisti che ci hanno fatto vedere pe’ tutto ì mese questo spezzone di fìrm indove la buonanima faceva questo ghigno (un si sa se sorriso o smorfia) a quarcuno che gli arreggeva ì capo.
Finarmente ora basta.
Grazie Terri Schiavo, riposa in pace. Ì tu caso rimarrà d’esempio. M’ha fatto capire che nì mondo a ammazzare de’ poeri cristiani innocenti (nelle guerre a esempio) in nome delle democrazie, delle economie e delle religioni, gli è spesso questione d’un soffio. E quanti predicano ì diritto d’ammazzare pe’ legittima difesa anco chi ti ruba la macchina o ì Rolex? Una punturina a te, magari pe’ fatti fare un trapasso con la giusta acqua e ì giusto alimento nì corpo… forse co’ un certo sollievo pélla tu’ psiche che nessuno capiva, quello no. Neanche una pallottola (quante se ne sprecano ogni giorno nì mondo), neanche una bomba intelligente!
Vien quasi da pensare che gli è una vera fortuna che tu sia morta di stènti dopo questi – non so per te, ma per me lunghissimi tredici giorni – altrimenti ci poteva essere ì rischio che con codesto attaccamento alla vita (o alla morte chissà) che tu avevi, quarche tribunale ti condannasse alla sedia elettrica.
martedì, 29 marzo 2005
Oltre lo sbarramento di gabbiette con l’animale in mostra nel mediazoo; prodotto indesiderato dell’abbondanza industriale di opinioni prêt-a-penser; qualcosa, qualcuno, si muove.
Sono i pària del consenso di buonsenso, schiavi mai liberati dal peccato originale del pensiero critico, spaesati della simbiosi omogeneizzante appena spezzata o forse nata morta, poveretta.
Che tu li veda o no, fa poca differenza. La vera differenza è che ci sono anche per te. Inferiori, numericamente. Quelli che non potrebbero essere ovunque e che, appunto per questo, non incontri quasi mai.
Dovresti imparare a riconoscerli, non si sa mai, che tu possa proprio oggi avvertire il bisogno di farti due passi nell’altrove. Essi potrebbero cambiarti, un giorno, l’immaginetta simpatica che solo per abitudine credi di vedere nel tuo specchio dalle troppe bràme.
Inferiori, numericamente. Come i fiori all’alpe. Non per le vétte, che non rappresentano mai una condizione, ma per i vènti aspri e il terreno rude. Inclini per niente al vacuo chiacchiericcio e ai profumi dei troppi fiori di serra, esercitano loro malgrado il severo esercizio della rinuncia, del distacco e dell’impegno.
[in mirroring anche su Roquentin]
venerdì, 25 marzo 2005
I' segreto gli è concentràssi sull'ipotalamo: la parte dì sistema nervoso che agisce sulla sensazione di benessere. Come si fa? Gli è sempricissimo!
Occorre anzitutto fare una distinzione tra l'ipotalamo de' maschi e quello delle femmine. Si sa infatti che la sensazione di benessere cambia di parecchio tra l'omo e la donna. Se sei donna l'ipotalamo dovresti avéccelo nascosto da qualche parte. Se sei un omo l'ipotalamo ti dovrebbe essere abbastanza evidente.
Rintracciata codesta parte così fondamentale dì tu' corpo, si procede di solito con vigorosi e insistenti massaggi, pe' risvegliàllo meglio che si puole, questo sonnecchiante ipotalamo.
Ti accorgerai subito di stare già un po' meglio, ma l'ideale sarebbe fare applicazioni tre o quattro volte al dì, secondo i gusti... ma anco un paio di volte alla settimana a parecchi gli farebbe bene lo stesso. Se poi l'applicazione te la fa quarcuno dì sesso opposto a ì tuo, gli è financo meglio.
Se durante queste applicazioni ti dovesse capitare di provare una sensazione più d'orgasmo che di benessere, allora vuol dire che la parte dì corpo che tu hai individuato unn'è l'ipotalamo. Già che ci sei, ormai finisci icché tu stai facendo e ricomincia a cercàllo.
giovedì, 24 marzo 2005
[ACCIPICCHIAPRESS] Con l'introduzione delle terga alterne, finalmente, si può stare fino a ì 50% più tranquilli. La decisione è stata presa oggi da ì consiglio de' ministri, in seguito ai ripetuti sforamenti dì limite massimo consentito di turgori nelle terga. Una misura straordinaria per alleviare le tribolazioni di quanti cominciavano ad avvertirlo sempre di più tutti i giorni. Coscienti, soprattutto in questa fase pre-elettorale, di quanto questa italian way of life and politics stia seriamente ponendo in sovraffaticamento le terga più deboli, e cercando quindi di porre un argine di sollievo per le terga più esposte.
Le terga alterne permetteranno un uso più sostenibile dì didiètro dei nostri cittadini-clienti - ha dichiarato ì premier - è però necessario uno sforzo di comprensione da parte di ognuno: quando si avverte un certo turgore alle terga è inutile tergiversare. Entro il 2006, come previsto dal contratto, si procederà gradualmente ad una definitiva rottamazione.
martedì, 22 marzo 2005
Puole capitare che, durante un viaggio che dura qualche giorno, ti succeda di passare più tempo in solitudine di quanto ti aspettassi. Puole capitare che te ì viaggio tu l'abbia progettato senza pc, senza bluetooth connection, senza televisione, senza radio, senza aipòdde, senza nulla di nulla di quello che tu fai tutti i santi giorni.
Nì silenzio delle stanze e della notte, della campagna e dì buio tutto attorno, con un unico sottofondo di un can che abbaia alla luna, tu cominci allora a pensare a ì cervello e a cosa ci puoi fare pe' passare ì tempo in compagnia.
Scopro così che grazie a un pochino di musica che ho studiato e sonàto in giovine età, posso in totale autonomia e senza pile suonammi un intero stabat mater di Pergolesi (un'ottava sopra ad esse' precisi), le due messe da requiem di Cherubini, così come pure l'intero cd Amuse to death di Roger Waters, e un decinaio di artre musiche mischiate tra jazz, tanghi, seguidille e canzoni d'avanspettacolo.
Scopro che posso giocare una partita a scacchi quasi intera senza avere una scacchiera davanti, e che posso giocàlla con Kasparov o Fisher o anche co' ì ragazzo russo che ogni tanto mi sfida nì bar indove vò di solito a prendere l'aperitivo.
Scopro di avere una discreta collezione di firm in dvd, arcuni dei quali in lingua originale con sottotitoli in italiano. Dvd, beninteso, che posso rivedere in quarsiasi momento senza pagare arcuna tariffa di noleggio e senza dover cambiare le pile a quarche macchina, inserire card magnetiche o attaccare la presa della corrente.
Scopro di non essere messo male nemmeno co' ì teatro: senza avere ì dono di viaggiare con ì solo ausilio di pensiero, posso assistere indifferentemente a spettacoli alla Scala, alla Pergola, Alla Fenice, a ì Massimo e a ì Bellini e perinsino a ì Metastasio e a ì Manzoni. E posso farlo nì momento stesso che m'interessa. Figurati che ho assistito a ì barbiere di Siviglia, recitato da burattini e con orchestra e cantanti veri di sottofondo, in un monolocale posto ai piedi d'una montagna.
Scopro di avere anco a disposizione una discreta biblioteca. Non organizzatissima, ma quanto basta per passare più tempo seduto in portrona a leggere senza avere un libro tra le mani di quanto uno normalmente si aspetti.
Scopro di avere infine una galleria d'immagini degna di flìccre, ben organizzati per tag: holiday, people, sex... e perinsino di avecci posto da quarche parte pe' una sorta d'encicropedia (formato wiki) di storia dell'arte, ortre a diverse garzantine di svariato argomento e diversi immediatamente richiamabili bignamini di roba che potrebbe servire sempre o anco non servire mai.
Quando ci rifletto, penso che pe' tante persone considerate contemporanee, che magari si occupino di informatica, processori, memorie e blog, e che abbiano diversi giga di ram, pe' un parlare delle capacità dell'hard disk, io possa risurtare un'omo dì tutto anormale.
Ma io, sinceramente un ti so dire se son più anormale io o loro.
giovedì, 17 marzo 2005
Madonnina benedetta che càrdo che fa. C'è un bollore a giro che m'è di già toccato a spengere ì bue e l'asinello. Poerini va'. Un po' di sollievo anco a loro. Quest'anno, co' ì gèlo che c'è stato, li avevo dimolto sfiancati a forza di fàlli soffiare. E poi, sai com'è, ci sta che quarche giorno quarcuno mi denunci alla protezione delle bestie, e poi son casini. Poi vaglielo a spiegare che c'è chi le bestie le sfrutta anco peggio di me. Ho saputo per esempio che la settimana scorsa hanno iscoperto dei furboni che co' ì bue ci facevano ì latte, lo yogurth e perinsino la caciòtta.
Oh, ce l'hai presente te mungere ì povero bue? Artro che come diceva quì poeta americo-inglese Thomas C. Elliot: cavare ì miele da ì rapanèllo. Un concetto poi ripreso da un tedesco triste, un certo Arturo Schopenhauer.
Io invece ì bue e l'asinello li ho sempre trattati come due personcine: basta che gli tocchi un po' la coda e loro mi fànno qui cardo amorevole e naturale che tu ci stai quasi da Dio.
Naturarmente ci vòle una certa arte. Perché se la coda tu gliela tiri un po' troppo ci sta che ì bue ti ca'i in mano e l'asino ti affìbbi una bella coppiòla (scarciàta a doppio zòccolo n.d.r.).
E poi io, quando mi rivòrgo a loro, unn'è che lo faccia con tutti quei vezzeggiativi come fanno tanti con le bestie e financo co' bambini: io a ì bue gli dico bello chiaro muuuh e all'asinello hi-ho hi-ho. Eppure unn'è mai successo una vòrta che un ci s'intendésse, anco quando certi discorsi indugiavano su' ì complèsso.
A vòrte nelle notti insonni e nei lunghi inverni, mi fanno un sacco di domande: come mai c'è la cometa? Quando arriva l'oro? Quando la mirra? Comemmài così pochi pastori oggi?
Mi stressano sempre un po' queste mie bestioline. Sicché quando arriva ì càrdo son contento di spèngelle, d'attraversare ì mar rosso (di solito sempre un po' mòsso) e di ricambiare un po' l'aria.
mercoledì, 16 marzo 2005
La peggiore ingenuità per uno che scrive è credere che gli altri leggano e che, almeno quando ti conoscono, leggano con attenzione. Ecco allora un supplemento post, che chiarisce in parte l'argomento qui sotto e ne apre uno nuovo: che evidentemente era più urgente di quanto lo considerassi io.
Da ieri, un po' in sordina, e da oggi con grande dispiego di trombe, la blogosfera tutta ha da leggere un nuovo numero di Sacripante. Io ho citato nel post qui sotto sacripante citando Roquentin e BabsiJones (due persone delle quali stimo moltissimo la scrittura) non in relazione a Sacripante, anche se ne parlavano, ma in relazione ad alcune argomentazioni che pure io avevo fatto mie e che loro (non io) vi collegavano. Per quanto possa sembrare strano, sono abituato a citare le persone nel contesto che ho letto e che mi ricordo meglio al momento in cui le cito.
Due lettori distratti rimangono amareggiati dal fatto che io attacchi Sacripante. Mi chiedo perché, dal momento che in Sacripante c'è anche una cosa mia, che ho inviato quando mi è stata chiesta, senza preoccuparmi troppo dei contesti e delle contestazioni. Contesti e contestazioni a cui non sono minimamente interessato né per forma, né per sostanza.
Sacripante è una iniziativa di un gruppo di blogger per trasmettere la scrittura di un gruppo più vasto di blogger. Personalmente vi trovo alcune scritture di una certa qualità e altre (di solito gli editoriali) di poca qualità. La stessa identica cosa che mi succede quando leggo un giornale e una rivista... salto a piè pari lo sport, l'articolo di spalla, l'opinioncina becera e magari trovo che un articolo in quinta pagina è veramente ben scritto. Se infatti, nella teoria di chi vive di seghe mentali, sono i contenuti ad essere importanti, trovo personalmente che anche il contenitore rivesta un ruolo assolutamente superiore. Non so se questo sia criticabile o meno, so però che è sempre stato così: le riviste ottocentesche italiane e quelle dei primi del Novecento americane sono piene di schifezzuole, un terreno di coltura da cui sono nati Melville e Jack London e anche il nostrano e ruspantissimo Salgari.
Ecco io credo che il contenitore è spesso l'artefice del contenuto, e plaudo ad ogni iniziativa in merito. Sì perché in questo rutilante mondo dei blog, trovo personalmente troppo lavoro sull'individualità e troppo poco sulla collettività. Invece per fede d'anarchia (stirneriana, è vero) trovo che l'individualismo sia concetto meno mediocre della individualità e che non possa esserci un sano individualismo senza un lavoro sulla collettività. I commenti, ad esempio, dovrebbero a mio avviso servire quasi solo a questo.
Io personalmente dunque credo che ogni gruppo di "intellettuali" o "che si sentono tali" dovrebbero investire 24,70 euro e un po' di tempo e far nascere dieci, cento, mille Sacripante. Lo credo perché anzitutto dimostrerebbero (con grande vantaggio per una rete sempre più individuocentrica e solitaria) cosa possono proporre, e poi perché sento personalmente un gran bisogno di ritrovare quel terreno di coltura di scritture e suggestioni, dal quale anni addietro sono nati diversi scrittori significativi (per me) nel panorama letterario italiano. Un terreno di coltura che, attraverso l'individualità e i personalismi e le reti relazionali dei blog (e in questo sono d'accordo con Nicoletti e Roquentin) ad opera di scalpitanti arrivisti, marchette antologizzate e antologizzanti e marketer del genio letterario facile, appare oggi completamente inquinato.
Forse è per questo che, invece che risanare e rimandarli a vendere libri porta a porta come facevano prima, è più facile prendersela con le persone e con i loro comportamenti. Così Sacripante non piace, non perché fa schifo (il che sarebbe, come ho detto prima, giustificabile nella forma del contenitore di scritture) ma perché dietro Sacripante si celano due o tre blogger (tra cui Effe Herzog) la cui esistenza non piace né convince. Neanche a me piace Herzog, ne scrissi tempo fa, ne ho spesso parlato con conoscenti comuni, credendo in questo anche di tracciare il confine di un'antipatia bonaria quanto (spero con buon equilibrio di coscienza) reciproca. Però, a dir la verità trovo che inziative come Sacripante appartengano alla cultura del fare, una cultura che non può non trovarmi d'accordo neppure quando le cose potrebbero essere fatte meglio e che prescinde dalle singole persone. E' per questo che con grande piacere, alla richiesta, ho donato una mezz'oretta del mio lavoro di scrittura.
http://www.sacripante.it/
http://www.sacripante.it/002/ideefisse/10.asp
http://www.roquentin.net/archivio/da_non_leggere_e_uscito_il_nuovo_sacripante.php
http://www.roquentin.net/archivio/una_cagata_delle_mie_stralcio_da_una_lettera...
http://www.roquentin.net/archivio/sacripante_e_il_mestiere_di_stroncare.php
Ne parlerò un'ultima volta, definitivamente. Lo faccio sulla spinta del post precedente, dopo una citazione di Sergio Maistriello (che non conosco) su InternetPro, dopo aver letto un post di Roquentin (che non conosco, ma mi è simpatico e quasi sempre condivido) che invita a non leggere il nuovo numero di Sacripante riprendendo molte ragioni del mio post a Nicoletti e dopo aver letto in mirror BabsiJones (che pure non conosco, ma mi è simpatica e sempre condivido) sulle diarree verbali di tanti blogger di mezza tacca. E, non ultimo, dopo due giorni di delirio telefonico ed e-mail su blog e scrittura, scritture blogganti e bloggose, aspiranti scritture da carta, ecc. ecc. ecc... quando ho da fare e scrivere altro, perché è scrivendo che metto insieme la colazione con la cena, da sempre.
Ne parlerò senza avere affatto la convinzione che la mia opinione sia importante e tantomeno determinante, figuriamoci.
Scrivere è facile, sin troppo facile. Vi sono ventuno lettere o poco più nell'alfabeto, una serie di regole grammaticali non più difficili delle regole per partecipare a un torneo di briscola, basta avere qualcosa da dire e un po' di garbo per dirlo, che per alcuni è talento e per altri esperienza, mestiere. Tutto qui.
Scrivere è più facile che saper suonare uno strumento, comporre musica o saper dipingere e scolpire. Perché ce lo insegnano fin dalle elementari, non per altro, ed è per questo che ognuno in fondo desidera scrivere, e desidererebbe farlo con tutti gli onori mediatici.
Però c'è un limite, di buongusto e intelligenza: non è corteggiando spudoratamente gli scrittori, gli editor di case editrici e i marginali giornalisti di narrativa che si emerge. In quel modo, con quei corteggiamenti, diventate tanti stupidi soldatini, buoni per comprare il libèrcolo di turno, pronti a prendere acriticamente la parte di quello o di quell'altro e anche a farvi tra voi la guerra, mentre i burattinai che sapientemente (in pubblico e in privato) vi hanno attirato nella rete, sghignazzano alle vostre spalle.
Vi usano, capite? Vi terranno sulla corda per qualche mese, si metteranno le mani nei capelli leggendo il vostro manoscritto, mentre da un lato vi promettono contratti improbabili con editori di grosso calibro e dall'altro vi consiglieranno di leggere questo o quello, di comprare questo o quello, di ignorare o calunniare questo o quello. Dopo mesi, scoprirete che vi hanno presi per il culo... ma, tant'è, un'altra generazione di aspiranti scrittori (convinti di essere più bravi e più unici di voi) sarà pronta a cadere nelle nàsse. Così, quando vi stancate, nemmeno servite più. Perché è aperta un'altra stagione di pesca.
Scrivere è fatica, ragazzi, allenamento duro, disciplina, e la scrittura paga poco e in tempi talmente lunghi che a volte si muore prima. Avete più probabilità di successo (se è proprio quello ciò che desiderate) giocando la schedina ogni settimana, che a leccare il culo a questo o quella: è ben altro il lavoro di lingua necessario.
Ignorateli! Agli occhi di qualche intelligenza ci farete subito una gran bella figura.
Fate che il vostro blog sia frequentato da lettori veri, non dagli amichetti che vi fanno il sorrisino... per quello basta un maggiordomo cinese (che vi prendeva sì per il culo, ma più onestamente).
E non crediate che avere pochi lettori sia sinonimo di poca genialità. Venti accessi al giorno sono già molti, molti di più del pubblico che c'è di solito alle presentazioni dei libri, nelle grandi città. Venti lettori, dico, non venti amichetti che vi commenterebbero anche un ruttino sfuggito per caso.
Sui giornali stanno uscendo un bel po' di attacchi sui blog e sulle allarmanti dinamiche che si stanno creando (soprattutto in relazione alla scrittura). Nessuno vuol male ai blog, figuriamoci, nessuno ne è invidioso, vi assicuro. Alcuni stanno solo lanciando un allarme, perché si sono accorti (ed era l'ora) che quattro o cinque blogger eccellenti (al servizio di case editrici piuttosto scaltre) vi stanno acchiappando uno ad uno nella "loro" rete, truffandovi intellettualmente con l'esca della discussione forbìta ad uso dei grulli che altrimenti non ci sarebbe (e chi l'ha detto?) e approfittando ignobilmente di voi.
Sole24ore, Corriere, Tuttolibri, Il domenicale e altri che usciranno e insisteranno, non commissionerebbero articoli così pungenti se ciò non fosse un pericolo. Per voi, che state abboccando nelle maglie di espertissimi strateghi del micromarketing che illudono duecento imbecilli della claque, mica per loro che tirano milionate di copie che non sono e non saranno in discussione!
Pensateci, per favore e mandate a quel paese chi vi loda per la vostra scrittura, chi si vanta di avere opportunità per voi che non ha, chi vi dice di frequentare ogni sera editori e critici di grido nei salotti e poi a qualsiasi ora del giorno è sempre in Internet a lasciar commenti qui e lì.
Il letterato e lo scrittore del futuro non c'è qui in Internet, oppure ci passa pochi minuti al giorno. In questo momento sta studiando, sta scrivendo in rigoroso e umile silenzio, confrontandosi con gente che Internet non l'ha neppure mai vista. Quelli che ci sono son falliti, o dei millantatori. Cercano la facile gloria che altrove non avrebbero. Figuriamoci se uno che ha studiato sul serio si mette a cianciare con certe vanne marchi della discussione letteraria!
Oppure, ed è questo ad allarmare, le vanne marchi di cui sopra stanno lavorando! E voi, aspiranti qualcosa, siete il loro lavoro!
domenica, 13 marzo 2005
Caro Nicoletti,
grazie di cuore per la prima pagina di Tuttolibri di oggi. Il suo articolo è assai spiritoso e ben scritto (cosa così rara oggigiorno) e sono convinto che non mancherà di fare proseliti nei prossimi giorni. Perché lei se la prende con un modo di fare blog (quello di certe blogstar e delle immancabili claque) che sta sulle scatole a parecchie persone.
Il suo pezzo ne è la fotografia impietosa: i blogfighetti, le blogveline e calendarine, i piramidalismi e i neologismi intelleguali. Ed è anche interessante come questa sua fotografia sia una di quelle immagini da fondale dipinto alle fiere di paese, di quelle con i buchi per inserirci il viso, per l'ilarità dei presenti e per tramandare ai posteri l'autoironia di improbabili damine settecentesche o ballerini di milonghe e seguidille. Sì, perché sostituendo la parola blog al suo (spero profumatamente pagato) esercizio di scrittura, esso può andar bene per qualsiasi altro "luogo" della nostra italietta tutta star oriented: la politica, lo spettacolo, la cultura popolare e persino la gastronomia.
A meno che non fosse nelle sue intenzioni fare giornalismo di denuncia, mi sentirei di moltiplicarle il grazie per tutti quei settori degli umani affànni che si reggono non per i meriti (per quelli pazientiamo ancora cento anni, anche se ne basteranno meno) ma per le reti relazionali.
Perché vede, caro Nicoletti, quando la società praticamente impone alle persone di essere qualcuno, tutti vogliono essere qualcuno, e il mezzo culturalmente più elementare per essere qualcuno è usare il sedere (culo n.d.r.) muovendolo, donandolo, vendendolo o leccandolo, secondo le attitudini.
E ogni blogfighetto con il desiderio di diventare famoso scrittore o giornalista, che trovi scritto (ahi, i refusi) sull'inserto culturale di un giornale blasonato splenn al posto di spleen, ne è in qualche modo legittimato. Ognuno si arrangi come può.
L'intelleguaglianza, per come la intendo io e nella visuale del mio monitor dove l'ho letta per la prima volta, è l'ideona dell'ingenuo preso dalla febbre da palco, uno dei tanti palchi dove, a spese della collettività, qualche nuovo galattico manager della cultura non troppo alto, brizzolato e meridionale, fa salire il cretinetti di turno, per infilarsi in tasca il disavanzo.
Ciò non toglie comunque che i blogfighetti sono pochi per definizione e destinati a scomparire (ahimé inconsapevolmente) per autoasfissia, con buona pace dei molti talent scout che da mane a sera scrivono privatamente ad ogni "bloggante" che abbia azzeccato un tempo verbale con un sostantivo, per complimentarsi disinteressatamente e affettuosamente della sua arte.
Va così, Nicoletti, e non piace a nessuno, ma se lo lasci dire da uno che come lei ha il vànto di scrivere per più o meno generosi committenti, credo che scrivere su un blog oggi debba essere sentito come un dovere da ogni intelligenza. Non certo per la convinzione di dire cose sempre argùte e nuove (che solo un ammalato grave può avere) ma perché convinto che l'Italia di oggi abbia bisogno di un volontariato dei blog. Poco importa se culturalmente evoluto o meno (letteratura e cultura si fanno in luoghi dove la luce del sole batte così raramente nel contemporaneo) l'importante è che ci sia.
Perché nel suo esserci esso può ancora costituire un argine a chi oggi di Internet si sta impadronendo, come si è impossessato a suo tempo di ogni altro media.
Certo, un argine che scomparirà, così come sono scomparse le radio libere e la miriade di piccole case editrici del controsistèma.
E mi creda, per finire, che sarei personalmente disposto fin da subito (se solo fosse in mio potere) a trasformare blogfighetti e intelleguali in tanti suoi stimatissimi e baronàli colleghi, pur di ripulire l'orto e vedervi germogliare (a volte con tanta meraviglia) frutti saporitissimi per soli ventitré lettori. Mi perdoni Guareschi.
Saluti e buon lavoro
Ulisse Sifossifoco
giovedì, 10 marzo 2005
Nì romanzo Le perizie (Mondadori, 1999), lo scrittore americano William Gaddis dice che l’eccentricità e l’originalità son trucchi che la gente di pochissimo talento usa pe’ fare colpo e garbare a altra gente artrettanto priva di talento e pe’ difendessi da chi invece ì talento ce l’ha.
La bizzarria usata come un contagioso foco d’artificio dell’istupidità pe’ lasciare a bocca aperta gli istupidi, sempre alla ricerca dì loro particolare concetto di ganzo: un concetto rumoroso, facile (in quanto già pronto all’uso) e ruffiano. Pe’ un parlare poi dì bisogno dell’istupido di riconoscessi nì ganzo o nella ganza di turno, attraverso quella particolare forma di virus dì collettìvo sociale che gli è l’imitazione.
In questa maniera, a ì pari di bambino da poco parlànte quando impara la parolaccia che fa ridere papà e mammà, oggi ì mondo gli è pieno di gente da ì cranio vacuo che ripète a macchinetta la battuta eccentricovestìta in un coro di manieeere, camerecaffè, lovebags e perinsino emiliifedi. Senza capire che ì modo migliore pe’ fàssi notare gli è sempre essere se stessi: ì filtro dì proprio umano e unico gnégnero.
Stamani a esempio mi è arrivato un fàsse di forzaitalia (gli è evidente che hanno sbagliato numero) eppure la solèrte segretaria me l’ha portato cantando ì nòto motivetto làllàllà, scritto musicato e parolato dagli stessi che scrivano le battute degli eccentricicòmici… a meno che anche te un tu pensi che i comici le battute se le scrivano da soli la sera a casa su ì quadèrno a righe.
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