SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
Gente che gli è passata di qui:
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giovedì, 28 aprile 2005
Ogni tanto capita anc'ammé di andare all'estero. Oggi, per esempio, sono andato a Pistoia. Pistoia non ce l'ha l'aeroporto, e nemmeno ì porto. In questa maniera ti tocca arrivàcci via terra, e a Pistoia di terra ce n'è tanta: tutta lavorata. Pistoia, in effetti, è una città terrena.
Dalla terra di Pistoia nascono i pistoiesi. I pistoiesi si vede alla prima occhiata che son pistoiesi, anco se a vedélli da lontano potrebbe essere facile sbagliarsi. Un pistoiese da lontano tu potresti anco scambiallo pe' un pisano, pe' un livornese, pe' un lucchese o un aretino. Forse anco pe' un senese o un grossetano, ma mai - assolutamente mai - pe' un pratese o un fiorentino, che tu li riconosci subito anco da lontano.
A Pistoia ci sono òmini e donne, come in ogni altro posto: a Pistoia però le donne son parecchio più belle degli òmini, almeno alla vista d'un viaggiatore come me.
mercoledì, 27 aprile 2005


Ogni cultura del fare ha i suoi bèi prodotti: ottime scatolette, quando rimangono chiuse.
martedì, 26 aprile 2005
A vorte, la sera, postaperitivo, m'intrattengo a chiacchiera con Rotondo ì camionista: un bizzarro intracomunitario di stanza a Firenze sin da ì '56.
- Oh Ulisso - mi dice in slèng - te che tu sai scrìvero e che un tu sei un impecilleschtupide, che m'aiutereshti a scrìvero una lettera a Tremonto?
- Come no, Rotondo - e acchiappato un tovagliolino dì barre metto mano alla stilografica - détta! - gli fo, e questo gli è ì risurtato...

Care minishtre Tremonto,
mi pare a me, che songo un motèsto camionishto nàrfabbeto, ma co' ì cervèlle a poshto e tanto lavoratoro e anch senza tropp crìlli per la teshta, che te tu c'intènta pocho [ndr: nota di Rotondo] t'ell'economia e tella politiche.
La quistione ta risolvere unn'è meritionàla, ma settentrionàla! Tunque ventiamoci Milano. Milano, che ci so' stato quan'ero ciovanòtto, gli è bèlla cròssa e ci ha un vàloro altissimo che a qualcuno ci può interessare. A Milano ci stanno tre o quattre linee tella metropolitano, ci sta la Rinascènto, ci sta la stampa che conta e ci stanno puro le televisioni. Se i solti ti Milano non abbashtano, ci possiamo puro attaccaro (come fanno all'art-tiscaunt a tre per tue) anco a MilanoTue e MilanoTre. A Milano tue ci è pure il pisciòne che tiene tutte quelle televisioni e la squàtra di fùtbòl! Co' questi prototti si fanni i sòlti, mica co' ì meritione.
Io tirèi, anco se un capishco niente e sònco uno povero camionishta (ma c'ho tue figli all'università) che ci potrèbbe essere quarcuno 'nteressato a una pèlla città come Milano. E se proprio non se la vogliona acquistàro, allora l'unica cosa ti meritionàle che venterèi è la mafia, oppuro la camorra... fai te!
Determinatamènte voshtro

Rotondo, ì camionishta (prezzi modici)
domenica, 24 aprile 2005


Ormai gli è più d'un mese che si ragiona di brogghe, di letterature, di intelligenze e della modalità d'esprìmelle. Io personarmente ci ho ì sospetto che un bilanciamento dì ragionamento (e probabirmente anco una serenità e maggior serietà di confronto) debba ormai superare la logica dì singolo blog, delle reti relazionali (fighette o no) e che dall'individualismo di quelli che si sentano più ganzi degli artri si possa andare -ragionevormente - verso un collettivismo libero e aperto alle argomentazioni di ognuno.
Gli è in questo spirito che nasce neuronal, una mailing list aperta a tutti e a tutti gli interventi in tema di libri, letterature e intelligenze.
A neuronal gli hanno già aderito broggher, scrittori, editori, giornalisti, docenti universitari, lurker, aspiranti quarcòsa, rivoluzionari e cani sciòrti... sicché, che tu ti riconosca o no in una di queste categorie, manchi praticamente solo te!
Una delle modalità d'uso della lista sarà anco imprestarsi vicendevormente tante urtime novità librarie (e si sa le novità costano) gentirmente messe a disposizione da critici e giornalisti che le ricevono gratisse dalle case editrici! Un'idea che gli è nata nell'ambito d'una discussione dalla Lipperini e che ha subito acceso gli entusiasmi dei tanti che per seguire le urtime novità un possano rifinìssi lo stipendio in libreria.
Chi vòle iscriversi potrà fàllo su Neuronal (ì servizio gli è di google e integra giméil e gli è leggibile anco via feed rss) e chi gli è alla caccia dì bannerino pe' diffondere la voce lo trova qui.
giovedì, 21 aprile 2005
Il buon Stefano Massaron appartiene a quella categoria di persone che in quarche modo considero meglio di artre. Perché ci hanno quarcosa di speciale e un modo coerente di vivella. L'urtima vorta che ci siam visti eravamo insieme in un buffo studio televisivo di Torino: io vestito come un pirulìno, lui co' un ciuffo di capelli blu cobarto. Il su' nome s'iniziò a sentire quando nacquero i cannibali, poi ha scritto un po' di libri, e ne ha tradotti altri importanti. Da cinque anni un lo sentivo. Mi son chiesto spesso se in ciò ci avessi corpa io, invece eccolo qui, che ci spiega anco ì perché. Bentornato Stefano!
martedì, 19 aprile 2005

[ACCIPICCHIAPRESS] Presi d'assalto nella capitale, ma già si parla di disordini dalle alpi all'Etna, negozi e bancarelle del fumetto. Oggetto del desiderio sono le annate di Sturmtruppen, disegnate dal mitico Bonvi. Il ministro dell'Interno Pisanu, oggi in visita a Livorno, ha appena minacciato di annullare il conclave, ma solo se i casini continueranno. Ferma la risposta dei livornesi: "fai stracaà!". Soddisfatto invece Berlusconi, che ha appena urlato, nell'odierna riunione dei ministri: "Io non mi dimetten!". Delusi tipografi e commercianti di santini: Bonvi non è ancora fuori diritti d'autore.
Si ragiona tanto dell'arte, in tante forme diverse, eppure ad ogni ragionamento c'è quarcosa che un mi soddisfa pienamente. Son tra quelli che hanno avuto la fortuna di incrociare in un periodo della vita un pittore arquanto insolito. Issù babbo, morto in prematura età, gli aveva lasciato una casuccia, che lui prontamente aveva affittato ritirandosi a vivere in soffitta. Con i soldi dell'affitto si mantenne tutta la vita. Certo dipinse anche e scorpì. Ma la sua attività preferita era ì gesto artistico. Egli aveva capito che quel che spesso manca all'arte è il gentil gesto. Semplice, eppure profondissimo. Egli si faceva cucire dal sarto una sorta di tuta da operaio, e quello era tutto il suo abbigliamento. Fumava eternamente e accendeva ogni sigaretta con un fiammifero da cucina, al quale subito dopo l'uso toglieva la capocchia nera per rimetterselo - inerte - in tasca. Quando ritornava alla sua soffita con vista sui tetti, riponeva il fiammifero in un enorme sacco di plastica trasparente, che giorno dopo giorno si faceva scurtura: scurtura in divenire. Lo stesso faceva coi fondi di barattoli di colore che seccavano... li staccava e li lasciava lì... e rimanendo lì come li disponeva lui anche i fondi secchi di colore si facevano scurtura in divenire. In un piccolo tavolinetto, accanto alla finestra, egli riponeva ogni giorno la carta del pane fresco, aggiungendovi a vorte quarche pennellata e a vorte no. E i fogli aumentavano, giorno dopo giorno, divenendo pittura in divenire.
Con il giornale quotidiano, che acquistava tutti i giorni, faceva dei mucchietti lungo la scalinata, anch'essi scurtura in divenire. E, infine, con ì filo metallico sottilissimo realizzava spesso delle ragnatele, che egli stesso chiamava ragnatele, e che entrando in casa sua a vorte ti sfioravano i capelli, a vorte davano fastidio e a vorte no, proprio come le ragnatele. Leggeva, leggeva molto questo artista in divenire anch'egli, leggeva di filosofia e la capiva come sapeva capirla lui: uomo che non consumava e a cui interessava solo vivere la vita come un percorso d'arte in divenire: senza scosse. Se lo interrogavi era capace di parlarti mezz'ora d'Epicuro, come pure d'una pozzanghera in mezzo alla via.
C'è stato un tempo, negli anni '60, in cui le gallerie d'arte lo quotavano arto quest'artista, ma lui non ci pensava affatto e in nessun modo modificava quei su' piccoli gesti quotidiani: ì giornale, i fiammiferi, i fondi di colore, ì fil di ferro a ragnatela, la carta dì pane fresco, una buona lettura, ì mattino, ì pomeriggio e la sera.

Ora si capisce come mai ì titolo Fiat ha perso tanto in borsa in questi giorni!
lunedì, 18 aprile 2005
Tra tutti quanti i pesci parecchio estranei che si sono adattati alle nostre acquàcce: ì caràssio, ì coregone, ì persico trota, e perinsino la carpa (che l'introdussero i romani) a me ì pòero pesce siluro mi fa simpatia. Pensa te che su ì Po gli hanno messo anche una taglia di 26 centesimi a ì chilo e c'è ì permesso d'ammazzàllo come più garba: reti, trappole e perinsino l'elettrostorditore. La gente attorno a Rovigo e Ferrara ci arrotonda lo stipendio con questo pesce siluro, e parecchi arrivano insino dall'estero pe' pescàllo, anco perché un pesce solo puole arrivare a pesare anco un quintalino. A questo pesce siluro, che sarebbe originario della Russia, gli garba così tanto l'Italia che un solo ha invaso ì Po, ma sembra che la si stia spostando anco nell'Arno, nì Tevere e anco più giù, fin negli Abruzzi. Secondo me questo pesce siluro gli è un tipo che arriverà lontano, unn'è da escrudessi che s'adatti perinsino a ì mare.
Questo ingordo pescifero bestione si pappa in un boccone un monte d'artri pesciòtti sempatici come la trota marmorata e ì pigo, ì rodeo amaro e la pseudorasbora. Orte a entrare in confrìtto alimentare con lucci e storioni, facendo strage di cavedani, ciprìnidi e barbi, un disdegna nemmeno la ciccia delle nutrie e di quarche uccello acquatico. E poi - pensa te che buongustaio - gli garbano anco gli anfibi rari come ì pelobate fosco, la rana di Lataste e artre raganelle.

Se sei tra quelli che un gradiscono ì pesce, ma gli garba di più la carne, ho scritto anco un poste su Roquentin.net.
Artre cose 'nteressanti invece vu le leggete su BabsiJones e Hanako Hiro
giovedì, 14 aprile 2005
Ah che soddisfazione! Nell'orchialgìa delle troppe voci bisbiglianti dietro e avanti le quinte, dopo tutta questa orchiepididimìte creante, creativa e creattìva... finarmente gli è arrivato ì momento d'una bella orchidopessìa.
Ci tenevo tanto, sai?
E dopo, come tu potrai facirmente immaginare, sarà tutto diverso: ci ho fiducia - ad esempio - che l'òrchis-idos (da ì greco, mica cazzi) finarmente la smetterà di scambiàmmi ogni volta l'òrco con l'orchìte.

off topic, ma non più di tanto: bellissimo questo post di Marina Wiesendanger che mi fa pensare a un malessere diffuso e comune di cui ogni scrivente potrebbe farsi voce, in tanti settori diversi... probabilmente tutti.
mercoledì, 13 aprile 2005
In tutto ì mazzo delle carte la figura più deprimente gli è la donnina di fiori. Assai meno bella della regina di cuori, meno sciàrmante della donna di picche, e parecchio più volgare della regina a denari (la preferita da certi puttanieri) essa gli è alla continua ricerca dì carico, che crede beffardamente di poter trovare in tanti due di picche.
Povera donnina di fiori, che pena che fai, nel cicaléccio assordante di tutte quelle tue scartìne. Quelle rare volte che ti capita (ma solo a chi con le carte ci vuol giocare, che chi fa sul serio con ben altri mazzi ha da misurarsi)... ti capita - dicevo - di esser te la madama di briscola: io ti vedo oscenamente arrovesciata su ì tavolo, mentre vorresti règgerle tutte quante te, le carte, convinta per un triste e penoso momento, d'esser te la mazzièra.
Sarà forse per questo che vai d'accordo solo col briàco che - ad onta del mazzo - vuol farsi re?
E che poi, per quanto ti affanni, preferisce ad ogni giuoco far la coppia con donnine assai più amène di te. Già... perché te, donnina di fiori che una volta fosti ad uso per qualche mano di bridge, ormai diverti solo nei mazzi che intrattengono i giuochi volgaròtti dei bar di paese. E ì gioco della vita, ahimé, unn'è più quì blèffe che mani più esperte, comunque, t'insegnarono.
Secondo ì mi modesto parere - e se ne parlò già un'altra volta, ricordi? - te tu avresti bisogno solo d'un po' d'asso, ma non nella manica.
martedì, 12 aprile 2005
Free Image Hosting at www.ImageShack.us Mi vien scritto da più parti, mi riferiscano di colloqui e telefonate, la mi si fa critica militante via sms: Sifossifoco, ma come mai in questo periodo tu fai tanto ì cane con le persone a modo?
Ti svelerò prematuramente un gran segreto: sto conducendo su di me un esperimento pe' diventare cane. Lo fo pe' la scienzia, mica perché la gente la s'arrabbi così tanto.
Ci son tanti cani che voglian diventare e fanno gli scrittori, che ì processo inverso lo trovo un passo avanti verso quella biodiversità di cui ì mondo e i suoi frùsti salotti ton-sur-ton, avverto avere un animalesco bisogno. E lo sai anche te - e bene - che è così. Un fare finta di non intèndemmi.
Ogni vòrta che ci ho da scrivere un post e mi piglia l'ispirazione di far l'intellettuale, esce fòri la parte di cane che è in me, ma è anche in te, t'assicuro. Sì perché ognuno ci ha la su' bella parte di cane dentro, ed è bello ogni tanto tiràlla fòri pe' scrivere cose che fanno abbaiare.
Tanto, in questo mondo d'animali, esistano i nemici e gli amici, mica si perde tempo a discutere. Se sei amico basta un'annusatina e una bella leccàta, se sei nemico basta avvertire ì branco e diventi magari isterico finòcchio o consumatore di psicopillole... ah ah ah! Che gran paura la diversità, anco quando la calunnietta (ma vogliamo chiamarlo ululàto?) per niente ti s'attàglia.
Quanto costa scrivere da cane su certi cani? Te lo dico con precisione: a me 8 euro e 20!
Ciò che dalla foto un s'apprende, ma la tu' più perfida fantasia puole immaginare, gli è che prima di mettemmi a scrivere, scorràzzo a quattro zampe per tutta la casa con questo pollo di plastica in bocca, e faccio (non senza un po' di schiuma alle labbra): argh! aaargh!!! Esattamente come fanno certi padri della letteratura dell'oggi, senza avere ì coraggio di confessàllo.
lunedì, 11 aprile 2005
egli era ricco, e per miracol grande
non fu punto soggetto all'avarizia
dava per carità fin le mutande
fin la camicia, e della sua dovizia
che quotidianamente s'accrescea
ne dava infino a chi non ne volea
era in casa sua ognor corte bandita
dal sorger della moglie di Titone
fino alla mezzanotte era imbandita
la mensa: stava al fuoco lo schidione
da un anno all'altro, e per far le frittelle
erano in opra ognor quattro padelle
io qui non parlerò della cantina
Bacco per certo non avea l'eguale
barili di rosolio e pollacchina
erano perfino in chiostra e sulle scale
ed avea per dispensa un gran loggiato
che un miglio e mezzo è stato misurato
domenica, 10 aprile 2005
Pe' icché mi riguarda esistan solo du' tipi di scritture: quelle leggibili e quelle illeggibili. La chiarezza dell'espressione significa essenziarmente du' cose: che chi scrive padroneggia abbastanza gli argomenti che intende proporre alla lettura, e che chi scrive gli ha quarcosa da dire. Quando questi du' sémprici presupposti mancano, un solo la scrittura gli è illeggibile, ma gli è lecito pensare alla malafede. Sì, perché la scrittura, la pubbrica (e non pubica) scrittura, gli è sempre un atto politico: che si scriva su un giornale, su un blog, su un libro o su ì retro d'una confezione di merendine, essa intende sempre un atto di responsabilità... continua su Roquentin, co' un lietofine: che la corpa sia dì neurone specchio?
giovedì, 07 aprile 2005
Habet civitas nostra puerorum plurimas societates, nobilium, mediocrium, inopum. Singulis praefectus est laicus fidelis, gravis, religiosus, ac timens Deum, qui hos enutriat, et in saeculari habitu ad aeterni Regis militiam tyrones exerceat. Servant ex instituto suo continentiam in omnibus, spectacula inania, ludosque omnes fugiunt, atque ab ipsis quoque otiosis verbis abstinent. Confitentur saepius, plerumque communicant, et quum diebus reliquis suam quisque artem iussi a parentibus innocue exerceant, dominicis ac festis diebus coeunt omnes ad designatum locum, ibique divinis laudibus vacant, et tempus per salutaria colloquia ducunt.

Unn'è un finto testo, eh?
martedì, 05 aprile 2005
«Caro ì mi’ omìno de’ numeri, oggi sarai contento eh?»
«Macché contento Sifossi, son contento una sega»
«Ovvìa tu ha’ vinto le elezioni, l’Italia intiera la si sposta a sinistra»
«Oh Sifossi, ma che fai, credi alle streghe anco te?»
«Omìno, unn’è che me ne intenda tanto, ma la matematica unn’è un’opinione»
«Cominci a innervosimmi Sifossi, certo che gli è un’opinione!»
«Insomma undici a due e senza tempi supprementari e rigori… un tu dovresti certo lamentàtti»
«Maremma maiala, Sifossi, un s’è vinto co’ numeri, ma con l’alleanze! E le alleanze costano!»
«Ma icché tu dici, omìno, un lo vedi che Fini gli è mògio mògio e Prodi sghignàzza?»
«Fài ì raffronto co’ ì dumila, Sifossi, un la seguire la fòlla, aìmmeno te che sei un ragazzo che ha studiato... Fini i voti li ha guadagnati, ì suo gli è  come ì pianto dì coccodrillo»
«Omìno, via, un m’innervosire, la sinistra gli ha vinto!»
«No, Sifossi, unn’è la sinistra ad avé vinto: i voti son rimasti pressappoco quelli, però…»
«Però?»
«Però nì dumila c’era un nove per cento di cani sciorti: gente che correva da sé nì centro, negli affaruncoli, ne’ piccoli giochi di potere, mica pe’ ì popolo»
«Sì, ma la sinistra gli ha vinto!»
«Noooo! La sinistra questi furbacchioni di cani sciorti se l’è tirati tutti dentro: chi gli era di destra, oggi fa finta d’essere di sinistra… che credi che certe maggioranze nelle regioni un costino nulla?»
«Be’ la sinistra governerà, no? E la sinistra gli è pe’ ì popolo»
«Sifossi, la sinistra governerà a seconda delle cose che gli hanno promesso a questi cani sciorti, che un sono pe’ ì popolo ma pe’ la portròncina»
«Uffa, tu mi confondi… ma se si fanno le elezioni anticipate domattina Berlusconi va a casa no?»
«No, Sifossi, rimane indove è. Gli è per questo che un le voglian fare in nessun modo queste elezioni anticipate, e neanco le primarie... un si sa mai che facciano 'ncazzare quarcuno di quì nove per cento»
«Oh cazzo, Omìno, allora un ci rimane che sperare in quelli di rifondazione: guarda Vendola in puglia!»
«Può darsi, Sifossi, può darsi… a meno che…»
«A meno che?»
«A meno che alle politiche dì 2006 la casa della libertà faccia lei le primarie e magari ci proponga Jonathan dì grande fratello come premier»
«Naaa, Omìno, codesto lo sai che un potrà mai succedere»
«Mai dire mai, Sifossi, lo diceva anco la bonanima di Vardemaro, ì tu’ poero trisnonno!»
lunedì, 04 aprile 2005
[accipicchiapress] Sarà il televoto a decidere il prossimo Papa. In una lunghissima diretta televisiva, condotta da Bruno Vespa ed altri esperti vaticanisti, gli spettatori potranno votare il cardinale che reputano più adatto a sostituire Giovanni Paolo II. Uno speciale "DopoPapaShow", inoltre, condotto da Bonolis a reti unificate, inviterà i telespettatori di tutta Italia a identificare anche il nome più probabile che il nuovo Pontefice dovrà assumere, attraverso un intricato gioco di scatole cinesi. La battaglia, a colpi di quiz, sarà mozzafiato, anche se indiscrezioni già preannunciano un superfavorito Giulio III. Nessuna indicazione ancora sui nomi delle vallette che allieteranno, in abitini di Gattinoni, la lunga non stop televisiva.
Sarà il più appassionante reality della storia della televizione, ha dichiarato il conduttore Vespa in conferenza stampa assieme al direttore Fabrizio Del Noce, oltre alle lunghe dirette televisive 24h, il televoto si estenderà anche agli ascoltatori radiofonici e a Internet, dove un manipolo di blogger selezionati sta già stilando le prossime encicliche in modalità blogrodeo.
A tutti i partecipanti al televoto (soli 5 euro per l'invio dello SMS) sarà anche inviata una speciale suoneria polifonica a scelta tra misteri gaudiosi, dolorosi e compieta.

... e a proposito di rivoluzioni mediatiche leggete anche BabsiJones
domenica, 03 aprile 2005
Svegliarsi in piena notte co' ì pensiero fisso della patata. T'è capitato mai?
Ti giri e ti rigiri tra le lenzuola in lotta con te stesso... che fo? M'arzo?... Oh via, no, posso aspettare a domattina.
E intanto par che tutti i rumori della notte te lo facciano apposta a lanciàtti dei segnali: ì frigorifero emette, improvviso, come un verso d'agonia che gli scuote la serpentina, e ì lampione sulla strada fa quello scricciolìo della lampadina a ì mercurio ormai vecchiotta che un succhia tanto bene la corrente.
E te sei lì, pigro, nì letto, con questa idea fissa della patata nì cervello.
Detesti arzarti per tanto poco, ma ormai a meno non tu ne puoi più fare, perché in tutto questo casino di pensieri e rumori, ì còrpo ti propone anco l'urgenza d'una pisciata.
Fai lo sforzo e t'arzi. I' pensiero della povera patata solitaria sotto ì lavèllo t'ha vinto ogni altra concentrazione.
Che sia marcìta? T'eri chiesto, nell'ansia.
Apri ì doppio sportellino e la cerchi alla luce debole dì cucinotto. Eccola lì.
Poveretta, come s'è avvizzita tutta! Le guanciòtte ecru hanno preso un color verde intenso, co' un accenno di bluastro. La polpa, bella soda, ormai s'è disfatta e imbalsamata in quattro o cinque bitorzoli mollicci, dai quali si dipartono rami giallognoli come manine fluorescenti che, se potessero, urlerebbero: aiuto!
Bella e solitaria regina del mio sottoacquaio, tu che eri nata per esser cotta e mangiata, oppure per esser sublimata co' un giro di danza nella scura terra, in altre prelibate patatine, tu sei invecchiata solo per la muta ingordigia della pattumiera.
E io - pensa te che mondo cattivo - domani stesso ti sostituirò, senza alcun lutto, con una giovin tua collega, adocchiata di recente all'Esselunga.
venerdì, 01 aprile 2005
Il suffragio universale è un inganno: come il vostro voto può esser libero, se la vostra esistenza dipende dal salario del padrone, dalle concessioni del proprietario? voi indubitatamente votereste, costretti dal bisogno, come quelli vorranno. Come il vostro voto può esser giusto, se la miseria vi condanna a perpetua ignoranza e vi toglie ogni abilità per giudicare degli uomini e de' loro concetti? Come può dirsi libero un uomo la cui esistenza dal capriccio d'un altro uomo dipende?
La miseria è la principale cagione, la sorgente inesauribile di tutti i mali della società, voragine spalancata che ne inghiotte ogni virtú. La miseria aguzza il pugnale dell'assassino; prostituisce la donna; corrompe il cittadino; trova satelliti al dispotismo. Conseguenza immediata della miseria è l'ignoranza, che vi rende incapaci di governare i vostri particolari negozî, nonché quelli del pubblico, e corrivi nel credere tutte quelle imposture che vi rendono fanatici, superstiziosi, intolleranti. La miseria e l'ignoranza sono gli angeli tutelari della moderna società, sono i sostegni sui quali la sua costituzione si incastella, restringendo in picciol giro l'ampio cerchio dell'universale cittadinanza. Il delitto e la prostituzione, conseguenze inevitabili, sgorgano dal seno di questa società. Bagni e patiboli sono le sue opere, volte a punire, con raffinata ipocrisia, i frutti medesimi delle sue viscere. La statistica, scienza moderna, che mostra come indissolubilmente si legano le varie istituzioni sociali, ha già registrato come la miseria e l'ignoranza non scompagnano mai il misfatto.
Carlo Pisacane, 1857

... e su' ì tema dell'ignoranza, sempre di grande utilità e attualità anco nella società italiota dell'oggi, indove alla miseria s'è sostituita la dottrina, le rifressioni americane di PostNormalTimes, con una gradita citazione a SifossifocoInInglish