giovedì, 28 aprile 2005
Ogni tanto capita anc'ammé di andare all'estero. Oggi, per esempio, sono andato a Pistoia. Pistoia non ce l'ha l'aeroporto, e nemmeno ì porto. In questa maniera ti tocca arrivàcci via terra, e a Pistoia di terra ce n'è tanta: tutta lavorata. Pistoia, in effetti, è una città terrena.
Dalla terra di Pistoia nascono i pistoiesi. I pistoiesi si vede alla prima occhiata che son pistoiesi, anco se a vedélli da lontano potrebbe essere facile sbagliarsi. Un pistoiese da lontano tu potresti anco scambiallo pe' un pisano, pe' un livornese, pe' un lucchese o un aretino. Forse anco pe' un senese o un grossetano, ma mai - assolutamente mai - pe' un pratese o un fiorentino, che tu li riconosci subito anco da lontano.
A Pistoia ci sono òmini e donne, come in ogni altro posto: a Pistoia però le donne son parecchio più belle degli òmini, almeno alla vista d'un viaggiatore come me.
mercoledì, 27 aprile 2005
martedì, 26 aprile 2005
A vorte, la sera, postaperitivo, m'intrattengo a chiacchiera con Rotondo ì camionista: un bizzarro intracomunitario di stanza a Firenze sin da ì '56.
- Oh Ulisso - mi dice in slèng - te che tu sai scrìvero e che un tu sei un impecilleschtupide, che m'aiutereshti a scrìvero una lettera a Tremonto?
- Come no, Rotondo - e acchiappato un tovagliolino dì barre metto mano alla stilografica - détta! - gli fo, e questo gli è ì risurtato...
Care minishtre Tremonto,
mi pare a me, che songo un motèsto camionishto nàrfabbeto, ma co' ì cervèlle a poshto e tanto lavoratoro e anch senza tropp crìlli per la teshta, che te tu c'intènta pocho [ndr: nota di Rotondo] t'ell'economia e tella politiche.
La quistione ta risolvere unn'è meritionàla, ma settentrionàla! Tunque ventiamoci Milano. Milano, che ci so' stato quan'ero ciovanòtto, gli è bèlla cròssa e ci ha un vàloro altissimo che a qualcuno ci può interessare. A Milano ci stanno tre o quattre linee tella metropolitano, ci sta la Rinascènto, ci sta la stampa che conta e ci stanno puro le televisioni. Se i solti ti Milano non abbashtano, ci possiamo puro attaccaro (come fanno all'art-tiscaunt a tre per tue) anco a MilanoTue e MilanoTre. A Milano tue ci è pure il pisciòne che tiene tutte quelle televisioni e la squàtra di fùtbòl! Co' questi prototti si fanni i sòlti, mica co' ì meritione.
Io tirèi, anco se un capishco niente e sònco uno povero camionishta (ma c'ho tue figli all'università) che ci potrèbbe essere quarcuno 'nteressato a una pèlla città come Milano. E se proprio non se la vogliona acquistàro, allora l'unica cosa ti meritionàle che venterèi è la mafia, oppuro la camorra... fai te!
Determinatamènte voshtro
Rotondo, ì camionishta (prezzi modici)
domenica, 24 aprile 2005

Ormai gli è più d'un mese che si ragiona di brogghe, di letterature, di intelligenze e della modalità d'esprìmelle. Io personarmente ci ho ì sospetto che un bilanciamento dì ragionamento (e probabirmente anco una serenità e maggior serietà di confronto) debba ormai superare la logica dì singolo blog, delle reti relazionali (fighette o no) e che dall'individualismo di quelli che si sentano più ganzi degli artri si possa andare -ragionevormente - verso un collettivismo libero e aperto alle argomentazioni di ognuno.
Gli è in questo spirito che nasce neuronal, una mailing list aperta a tutti e a tutti gli interventi in tema di libri, letterature e intelligenze.
A neuronal gli hanno già aderito broggher, scrittori, editori, giornalisti, docenti universitari, lurker, aspiranti quarcòsa, rivoluzionari e cani sciòrti... sicché, che tu ti riconosca o no in una di queste categorie, manchi praticamente solo te!
Una delle modalità d'uso della lista sarà anco imprestarsi vicendevormente tante urtime novità librarie (e si sa le novità costano) gentirmente messe a disposizione da critici e giornalisti che le ricevono gratisse dalle case editrici! Un'idea che gli è nata nell'ambito d'una discussione dalla Lipperini e che ha subito acceso gli entusiasmi dei tanti che per seguire le urtime novità un possano rifinìssi lo stipendio in libreria.
Chi vòle iscriversi potrà fàllo su Neuronal (ì servizio gli è di google e integra giméil e gli è leggibile anco via feed rss) e chi gli è alla caccia dì bannerino pe' diffondere la voce lo trova qui.
giovedì, 21 aprile 2005
Il buon Stefano Massaron appartiene a quella categoria di persone che in quarche modo considero meglio di artre. Perché ci hanno quarcosa di speciale e un modo coerente di vivella. L'urtima vorta che ci siam visti eravamo insieme in un buffo studio televisivo di Torino: io vestito come un pirulìno, lui co' un ciuffo di capelli blu cobarto. Il su' nome s'iniziò a sentire quando nacquero i cannibali, poi ha scritto un po' di libri, e ne ha tradotti altri importanti. Da cinque anni un lo sentivo. Mi son chiesto spesso se in ciò ci avessi corpa io, invece eccolo qui, che ci spiega anco ì perché. Bentornato Stefano!
martedì, 19 aprile 2005

[ACCIPICCHIAPRESS] Presi d'assalto nella capitale, ma già si parla di disordini dalle alpi all'Etna, negozi e bancarelle del fumetto. Oggetto del desiderio sono le annate di Sturmtruppen, disegnate dal mitico Bonvi. Il ministro dell'Interno Pisanu, oggi in visita a Livorno, ha appena minacciato di annullare il conclave, ma solo se i casini continueranno. Ferma la risposta dei livornesi: "fai stracaà!". Soddisfatto invece Berlusconi, che ha appena urlato, nell'odierna riunione dei ministri: "Io non mi dimetten!". Delusi tipografi e commercianti di santini: Bonvi non è ancora fuori diritti d'autore.
Si ragiona tanto dell'arte, in tante forme diverse, eppure ad ogni ragionamento c'è quarcosa che un mi soddisfa pienamente. Son tra quelli che hanno avuto la fortuna di incrociare in un periodo della vita un pittore arquanto insolito. Issù babbo, morto in prematura età, gli aveva lasciato una casuccia, che lui prontamente aveva affittato ritirandosi a vivere in soffitta. Con i soldi dell'affitto si mantenne tutta la vita. Certo dipinse anche e scorpì. Ma la sua attività preferita era ì gesto artistico. Egli aveva capito che quel che spesso manca all'arte è il gentil gesto. Semplice, eppure profondissimo. Egli si faceva cucire dal sarto una sorta di tuta da operaio, e quello era tutto il suo abbigliamento. Fumava eternamente e accendeva ogni sigaretta con un fiammifero da cucina, al quale subito dopo l'uso toglieva la capocchia nera per rimetterselo - inerte - in tasca. Quando ritornava alla sua soffita con vista sui tetti, riponeva il fiammifero in un enorme sacco di plastica trasparente, che giorno dopo giorno si faceva scurtura: scurtura in divenire. Lo stesso faceva coi fondi di barattoli di colore che seccavano... li staccava e li lasciava lì... e rimanendo lì come li disponeva lui anche i fondi secchi di colore si facevano scurtura in divenire. In un piccolo tavolinetto, accanto alla finestra, egli riponeva ogni giorno la carta del pane fresco, aggiungendovi a vorte quarche pennellata e a vorte no. E i fogli aumentavano, giorno dopo giorno, divenendo pittura in divenire.
Con il giornale quotidiano, che acquistava tutti i giorni, faceva dei mucchietti lungo la scalinata, anch'essi scurtura in divenire. E, infine, con ì filo metallico sottilissimo realizzava spesso delle ragnatele, che egli stesso chiamava ragnatele, e che entrando in casa sua a vorte ti sfioravano i capelli, a vorte davano fastidio e a vorte no, proprio come le ragnatele. Leggeva, leggeva molto questo artista in divenire anch'egli, leggeva di filosofia e la capiva come sapeva capirla lui: uomo che non consumava e a cui interessava solo vivere la vita come un percorso d'arte in divenire: senza scosse. Se lo interrogavi era capace di parlarti mezz'ora d'Epicuro, come pure d'una pozzanghera in mezzo alla via.
C'è stato un tempo, negli anni '60, in cui le gallerie d'arte lo quotavano arto quest'artista, ma lui non ci pensava affatto e in nessun modo modificava quei su' piccoli gesti quotidiani: ì giornale, i fiammiferi, i fondi di colore, ì fil di ferro a ragnatela, la carta dì pane fresco, una buona lettura, ì mattino, ì pomeriggio e la sera.
Ora si capisce come mai ì titolo Fiat ha perso tanto in borsa in questi giorni!
lunedì, 18 aprile 2005
Tra tutti quanti i pesci parecchio estranei che si sono adattati alle nostre acquàcce: ì caràssio, ì coregone, ì persico trota, e perinsino la carpa (che l'introdussero i romani) a me ì pòero pesce siluro mi fa simpatia. Pensa te che su ì Po gli hanno messo anche una taglia di 26 centesimi a ì chilo e c'è ì permesso d'ammazzàllo come più garba: reti, trappole e perinsino l'elettrostorditore. La gente attorno a Rovigo e Ferrara ci arrotonda lo stipendio con questo pesce siluro, e parecchi arrivano insino dall'estero pe' pescàllo, anco perché un pesce solo puole arrivare a pesare anco un quintalino. A questo pesce siluro, che sarebbe originario della Russia, gli garba così tanto l'Italia che un solo ha invaso ì Po, ma sembra che la si stia spostando anco nell'Arno, nì Tevere e anco più giù, fin negli Abruzzi. Secondo me questo pesce siluro gli è un tipo che arriverà lontano, unn'è da escrudessi che s'adatti perinsino a ì mare.
Questo ingordo pescifero bestione si pappa in un boccone un monte d'artri pesciòtti sempatici come la trota marmorata e ì pigo, ì rodeo amaro e la pseudorasbora. Orte a entrare in confrìtto alimentare con lucci e storioni, facendo strage di cavedani, ciprìnidi e barbi, un disdegna nemmeno la ciccia delle nutrie e di quarche uccello acquatico. E poi - pensa te che buongustaio - gli garbano anco gli anfibi rari come ì pelobate fosco, la rana di Lataste e artre raganelle.
Se sei tra quelli che un gradiscono ì pesce, ma gli garba di più la carne, ho scritto anco un poste su Roquentin.net.Artre cose 'nteressanti invece vu le leggete su BabsiJones e Hanako Hiro
giovedì, 14 aprile 2005
Ah che soddisfazione! Nell'orchialgìa delle troppe voci bisbiglianti dietro e avanti le quinte, dopo tutta questa orchiepididimìte creante, creativa e creattìva... finarmente gli è arrivato ì momento d'una bella orchidopessìa.
Ci tenevo tanto, sai?
E dopo, come tu potrai facirmente immaginare, sarà tutto diverso: ci ho fiducia - ad esempio - che l' òrchis-idos (da ì greco, mica cazzi) finarmente la smetterà di scambiàmmi ogni volta l'òrco con l'orchìte.
off topic, ma non più di tanto: bellissimo questo post di Marina Wiesendanger che mi fa pensare a un malessere diffuso e comune di cui ogni scrivente potrebbe farsi voce, in tanti settori diversi... probabilmente tutti.
mercoledì, 13 aprile 2005
In tutto ì mazzo delle carte la figura più deprimente gli è la donnina di fiori. Assai meno bella della regina di cuori, meno sciàrmante della donna di picche, e parecchio più volgare della regina a denari (la preferita da certi puttanieri) essa gli è alla continua ricerca dì carico, che crede beffardamente di poter trovare in tanti due di picche.
Povera donnina di fiori, che pena che fai, nel cicaléccio assordante di tutte quelle tue scartìne. Quelle rare volte che ti capita (ma solo a chi con le carte ci vuol giocare, che chi fa sul serio con ben altri mazzi ha da misurarsi)... ti capita - dicevo - di esser te la madama di briscola: io ti vedo oscenamente arrovesciata su ì tavolo, mentre vorresti règgerle tutte quante te, le carte, convinta per un triste e penoso momento, d'esser te la mazzièra.
Sarà forse per questo che vai d'accordo solo col briàco che - ad onta del mazzo - vuol farsi re?
E che poi, per quanto ti affanni, preferisce ad ogni giuoco far la coppia con donnine assai più amène di te. Già... perché te, donnina di fiori che una volta fosti ad uso per qualche mano di bridge, ormai diverti solo nei mazzi che intrattengono i giuochi volgaròtti dei bar di paese. E ì gioco della vita, ahimé, unn'è più quì blèffe che mani più esperte, comunque, t'insegnarono.
Secondo ì mi modesto parere - e se ne parlò già un'altra volta, ricordi? - te tu avresti bisogno solo d'un po' d'asso, ma non nella manica.
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