martedì, 31 maggio 2005
Sia ì vostro parlare sì sì, no no... ebbe a dire Gesù. Certo ai su' tempi i refendum un c'erano e i vescovi nemmeno. In compenso a ì prossimo referendum gli anarchici saranno gemellati ai bigotti, a chi un gliene frega nulla e a chi unn'ha capito nemmen su icché si dovrebbe votare perché troppo, troppo difficile. E stavolta farànno anco prima a scrutinare, visto che quì misero quarantadue per cento si sa già più o meno come voterà... tanto ì voto gli è segreto, no?
lunedì, 30 maggio 2005
Tu ti stai agitando come ì parènte scemo di kingkong da almeno du' ore in discoteca. Davanti a te una da' vestiti troppo corti e stretti sta ballando la danza dì ventre in un tremolìo abbondante di puppe. Sei sudato come l'incarto dì Calippo esposto a ì sole e senti che gran parte della tu' persona s'è tesa decisamente troppo. In un attacco mistico, non senza un po' d'ascèsi, assòrbi tutta la musica mentre le gambine e le braccine (tutt'e tré) vorrebbero abbracciare tutta la rosa de' venti senza riuscire a acchiappàlla nell'aere, e gli occhi ti si fissano invece nella rosa d'un aureola che gli è maldestramente sortita da ì wonderbrà e ti fa bausèttete in continuazione, a tempo con le lampadine stroboscopiche.
- oh te, come ti chiami? - tu dici, in un do di petto alla Pavaròtti
- sì, ha' visto? Gli è d'Armani - la ti risponde avvicinandoti ì lobo dell'orecchio pericolosamente alla bocca.
- Che si beve quarcòsa? - insisti, allo sguardo dopo, inadeguato
- sì, ha' visto? Gli è d'Armani - la ti ripete lei facendo du volte spallucce e una mezza giravolta.
Nello sconforto dell'incomprensione tu t'allontani allora gocciolante. Da ì nervoso t'è partita l'ascèlla e la camicia ti sta appiccicata a ì fisico come la fosse di Vinavil. Ci hai davanti a te la prospettiva d'una notte insoddisfatta in compagnia delle zanzare... e invece no: lei ti segue, liève, fino a fòri. Quasi ti casca addosso da quanto gli è briaca. Ti butta le braccia a ì collo e sorride, studiata, come una Greta Garbo della grande distribuzione organizzata. Poi, tutta sensualona e seria ti chiede: perché? Un ti garba Armani?
in questo condominio ci mancava un trombaio, ho provveduto io
sabato, 28 maggio 2005
Mi chiedi quale potrebbe essere, secondo me, un possibile decalogo per scrivere un blog. E io non so risponderti se non con un decalogo della creatività. Perché penso, sin nel profondo, che la voglia di esprimersi per un pubblico sia energia creativa, anzitutto. E che debba essere riportata alla sua funzione primaria: nutrire il pensiero!
1.
Quando scrivi un post non far finta che non sia importante. Anche se può giustificarne l'eventuale mediocrità o la leggerezza come un gioco, è solo una pessima scusa: una dichiarazione pubblica di pigrizia.
2.
Ogni tuo post è importante. Fa che sia il più importante. E' un atto di condivisione e comunicazione fortissimo, a cui affidi il compito di richiamare l'attenzione di altre persone. Da ogni parola detta o scritta può nascere la scintilla di un'idea capace di cercare in chi ti legge quello che desideri e di cambiare il futuro proprio come vorresti tu.
3.
Le parole che usi scrivendo e gli argomenti, sono un comportamento. Quanto più la forma è corretta e il contenuto è nuovo e interessante, tanto più migliori il tuo mondo e quello di chi ti sta attorno o viceversa. Che tu lo capisca o no, comunque sei responsabile di ogni tua azione: sforzati di essere quello che vuoi, non quello che sei.
4.
Quando scrivi, mantieni vivo l'esercizio della memoria e della lingua. Parla di sentimenti, storie e situazioni che sono comuni alla tua gente, usa e mantieni svegli i vocaboli della tua terra. Per l'appiattimento, la globalizzazione e le bugie credibili, bastano i potenti della terra, i grandi media istituzionali e la pubblicità.
5.
Quando scrivi, parla di cose che conosci, usa la fantasia e stupisciti. Se sei capace di stupirti tu, stupirai anche il pubblico. E anche se non hai un pubblico grande come quello che vorresti o meriteresti, comunque ne sarà valsa la pena.
6.
Sforzati di scrivere meglio di come già sai. Ogni sforzo è sempre premiante e premiato. E qualsiasi sia il tuo grado di ambizione, non è con le relazioni e le raccomandazioni, ma con la qualità, che riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi.
7.
Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion d'essere.
8.
Se parli dell'opinione di un altro, giornale o blog o altro, o consigli un acquisto: aggiungici del tuo. Poco o tanto che sia, eviterai di essere solo l'altoparlante di un pensiero non tuo.
9.
Ogni blog ha due tipi di lettori: quelli che commentano, perché ti sono amici o nemici, e quelli che leggono in silenzio. Ecco sono questi ultimi che ti giudicano più profondamente. E' concentrandoti su loro che puoi costruire l'efficacia o l'inefficacia del tuo punto di vista.
10.
Non aspirare con ogni mezzo a scrivere a pagamento, togliendo spontaneità e vigore alla tua scrittura e facendone un'ipotesi posticcia. Ricordati che chi scrive a pagamento ha un unico lettore veramente importante: chi lo paga. Un blog medio ha una cinquantina di lettori attenti ogni giorno, un libro medio ne ha mille volte meno... ci sono libri che vendono cinquanta copie in dieci anni. Il solo mezzo che hai è scrivere cose sempre migliori. Allora saranno i lettori a cercarti e con loro, buoni ultimi, gli editori non potranno fare a meno di te.
Se sei d'accordo o no con questo decalogo, scrivilo sul tuo blog. Facciamo che la discussione diventi un concerto di voci.
venerdì, 27 maggio 2005
 Emergenze d'un venerdì poco santo: quando tu sei in piscina a rinfrescàtti le pàlle... degli occhi, ecco che ti squilla ì cellulare (numero privato):
- oh fòco, accorri tosto alla magione, t'è rimasto fòri ì pàzzo, schizza bàva verdàstra dappertutto... pàre un cane
- per mille calzamaglie di pilòr... icché è successo a quì poéro cucciolòtto?
- mah... sta facendo un casino, dice gli è rimasto fòri dalla porta: urla e strèpita come un coregone: si duòle che vuòle continuare la fèsta. La gente gli è tutta lì basìta, tu vedessi che brutto spettacolo che dà... se un tu lo vòi far pé ì parrocchetto, fàllo almeno per la parròcchia.
E così, maremma diavola assàettàta, m'è toccato a andare a casa d'urgenza a riaprigli la porta. Porta (beninteso) che gli era stata chiusa a festicciola finita ( ì giorno dopo) e non durante. Oh vai, tesòromio grullacchiòlo, ora tu la pòi smettere con codeste bizze.
giovedì, 26 maggio 2005
 Gli è ì mì sogno da tant'anni. Un mondo indove un c'è più proprietà, indove un si chiude più le porte a chiave, indove gli oggetti ritornino all'uso per cui son nati: servire e non essere né simbolo, né impaccio, né fatica e schiavitù.
Ho bisogno d'un mezzo di locomozione pe' andare in un posto? Lo piglio e poi lo lascio quando ho fatto icché devo fare. E così dovrebbe essere con tutto ciò che gli è materiale: una casa o un castèllo, un mobile, un libro, un cd, l'originale dì tondo Doni, un servizio da trentasei di Villeroy & Boch con calici Spiegelau e artre cose che, in questa vita di passaggio (e che sembra di unn'arrivare mai) può fare piacere avere a piccole dòsi e sempre co' uno scòpo.
Ecco, in attesa che questo mondo si avveri, io da oggi la macchina (alla faccia di quelle brutte ghigne di vigili e carrattrézzi) me la son parcheggiata in tasca!
 Avendo fatto un corso l'anno scorso, pe' capire ì linguaggio di certe piccioncine, mi son trovato l'artro giorno a sentire la seguente conversazione:
- glu glu... ah lo sai? Ci sono uscita poi con quì passerottino
- ah... glu glu... racconta un po'
- siamo stati a ì parco e poi a cena da briciole, sotto la panchina: nouvelle cuisine!
- figo! E icché t'ha detto?
- che son l'uccellina della su' vita: bella, 'ntelligente, sensuale... glu glu
- e poi? E poi?
- e poi che mi vorrebbe sposare entro pasqua... sai? Pe' via dell'òvo... glu glu
- ah... che tenerone, e poi?
- e dopo m'ha portato in vetta a un ramo e con quì beccuccio da passerotto s'intendeva di leccàmmi la passera... glu glu
- o icché tu vòi di più dalla vita?
- un tucano
mercoledì, 25 maggio 2005
 Chi gli era che aveva immaginato l'omo legato in catene nella caverna a guardare le ombre di quel che (s'immaginava) succedesse fòri? Platone?
E oggi dopo dumila e passa anni eccoci ancora lì, buoni buonini e bravini, a guardare le ombre non dì vero, ma dì verosimile, alla televisione, o in strada, o in macchina, invece che sulle cavernicole pareti. A ì lògos s'è sostituito ì logotipo: la marca!
Ogni giorno ì mondo attorno a te (un mondo che non saresti te) ti invia in media quattromila messaggi pubblicitari che sollecitano in continuo tutti e cinque i tuoi unici cinque sensi. E te finisci con l'arrenderti a odori, sapori, colori, stili, ma anche linguaggi e discorsi, costruiti nì laboratorio sperimentale che (anco senza la genetica) produce personalità desideranti che scoprono ì loro senso solo quando più desiderano, da ì poco all'irraggiungibile. Gli è per questo che, unn'essendocene altri liberi, a un certo punto doventa obbligatorio ì sèsto senso.
lunedì, 23 maggio 2005
I broggher son meglio dei blog, dice ì ganzissimo Tao: e la facile battuta che le broggher son meglio dei brog un renderebbe giustizia a icché è successo a Firenze in questi urtimi quattro giorni. Qui accanto, a esempio, vu trovate dei link in più (arcuni li ho dimenticati, ma aspetto email) e un ce li trovate a caso: tanti e tante broggher m'hanno corpìto nì profondo dell'anima e, in quarche caso, m'hanno anco fatto notare e insegnato arcune cose che (con que' paraocchi che spesso ci si mette perché un si puole star dietro a tutto) si solidificano come la cacca in convinzioni spesso sbagliate.
Unn'essendo cronista e unn'avendoci voglia di scrivere un tomo, dedicherò poche parole a ogni persona che davvero o solo co' ì pensiero m'è capitato d'abbracciare in queste urtime 96 ore.
Comincerò da Tao, appunto, che per quanto giovane d'età e raffinatissimo ne' modi, m'ha insegnato (come un ottimo maestro) che Internet e i brog sono la più grande ricchezza degli omini liberi e che ì mondo orizzontale che rappresentano provvederà un giorno non troppo lontano a creare degli equilibri che se ci fossero stati nì 68 o nì 77 oggi la storia sarebbe diversa.
Poi ì Granieri (noterete che di G n'ho messe 4 nì link e lui e Dandyna sanno ì perché) che m'ha 'nsegnato con non pochi esempi concreti (e la concretezza pe' ì sottoscritto equivale a religione) che anche se un si vede nì mondo dei brog ci è un regolare e efficientissimo servizio di raccorta e smartimento rifiuti e che (pensa te io che credo a ì lietofine) gli è ì buonesempio ì dovere e alla fine sarà ì bene a trionfare.
Poi la Vispa Contessa e issù marito non broggher, che ci hanno dentro quella marcia in più che me li ha resi speciali.
Personalità confusa, che quando ragiona fa tutte le vocine come i su' personaggi e che da ì vivo gli è anco più divertente di quando lo lèggi.
Girgamesh e signora (con pargola in arrivo) coi quali s'è condiviso un panino co' ì lampredotto che ci ha fiaccàti pell'intero pomeriggio (e un s'era soli).
Darcheripper, un ragazzo così giovane eppure capace anco di discorsi più articolati e profondi dì semprice ormone (sempre in eccesso a quell'età).
Rotaciz, che se ci avessi una ventina d'anni in meno mi scapperebbe di scrivelle lunghe epistole appassionate (e quando dico epistole, pongo l'accento parecchio sulla i).
I' Sofi, Montanaro, quello de' giochi che un mi ricordo mai che brogghe c'ha, che son quelle persone perbène che anco solo con lo sguardo ti fànno sentire meglio.
William Nessuno e Regina dì sole, che siamo andati insieme anco a Hanako Hiro a sentire la Rossanda e gli si è lasciato a bookcrossing un tomo di Vespa, un ve lo so nemmeno dire come mi son rimasti nì cuore. E anco la Lipperini, con sigaretta tra le labbra e sguardo lontano, e con la quale un m'è riuscito di ottenere una recensione dell'opera di Buzzanca che faccia giustizia ad ambi (loro due, non me), da ì vivo t'aricorda la primavera dì Botticelli.
Anna Masera, che ortre a aver detto cose 'ntelligenti, gli ha dato anco una schioppettata morale in pubbrico a un personaggio che di bellowiano ci ha solo ì nome, che io fossi in lui andrèi in meditazione sull'himaiàla (unn'è un errore) pe' un par d'anni.
Paolo Valdemarin e la su' moglie, che m'han fatto venir fame di cevapcici (le sarsiccette slave bòne come nessun'artra sarsiccétta a ì mondo). I' mitico Mantellini, persona che già ti fidi prima di vedélla e che quando la vedi gli daresti una copia delle chiavi di casa.
Una serie di ragazzi dì BrogRodeo, tra cui spicca pe' arcolismo e simpatia Livefast, ma che ho trovato tutti un po' speciali.
E infine Dandyna: che personaggio! Un'amabilissima rompicoglioni che meriterebbe davvero d'essere 'ntervistata dai rotocalchi di oggi: tenera come una bambina monélla e dalla personalità spiazzante (pensa te che ì ciupaciùps lei lo sgranocchia invece che ciucciàllo)... icché gli è veramente tutto dire.
Oh, ho finito l'energie, se c'è quarche omissis se ne riparlerà eh?
gallerie fotografiche qui, qui e qui
mercoledì, 18 maggio 2005

Eppure, se tu ci pensi, gli è sémprice diventa' padroni dì proprio tempo. Basta armàssi di squadra, righello, matita, calibro, regolo carcolatore e livella e da' un'occhiata a come si movano le stelle la notte, ì sole di giorno e la luna la mattina quand'è parecchio presto. Poi c'è l'incrocio di queste osservazioni con le due parti di movimento nascoste in noi maschi dai carzòni.
Dall'incrocio de' dati, fatte le debite proporzioni, si passa all'aspetto più pratico: giramento de' pianeti fratto giramento degli zibidèi con l'ombra di un piolino e ì gioco è fatto. Sémprice, appunto, se tu m'hai seguito fino a qui.
Perché, vedi, anco in chiave esoterica la questione gli è assai minima: nì piccolo come nì grande (dicevano gli antichi, che un potevano sapere quanto grande fosse quello degli altri), nì sopra come nì sotto.
Dirai te: Sifossi, te tu ha fumato quarcosa che unn'è di monopolio a fa tutti codesti discorsi stasera. Unn'è vero, ti rispondo io, pevvìa di unn'avere ancora trovato quella formola che ci vorrebbe a tutti e che i latini espressero nì magnifico detto "vulnerant omnes, ultima necat", ovvero tutte feriscono e l'urtima uccide (nella danza delle ore).
Così, non appena traccio ben benino ì mi' personale reticolato, padrone de' mi' personalissimo tempo, ci piazzo ì mi' personalissimo piolino e guardo l'ombra che fa. Certo unn'ucciderà, ma quarcosa fa. Sennò perché mai si nascerebbe co' ì piolino tra questi du' pianeti in movimento quaggiù indove mi gratto ora?
martedì, 17 maggio 2005

Credo che te lo debba confessare: siccome le cose della vita gli ènno pe' compricatezza e pericolosità parecchio più grandi di noi e fòri da ogni nostra più intima capacità di controllo, mi sono costruito una barchetta pe' navigare sempre e comunque in quell'avanti ideale che mai non troverò.
Siano le acque bòne o cattive, infurino i vènti (sibilanti o sconvorgènti) e stiano in agguato gli scogli e le secche e i pirati, io con la mi' barchettina navigo in quell'avanti dell'immaginazione che mi è ideale, co' ì sémprice ausilio dell'astrolabio di quarche pensiero, di poche convinzioni e delle tante (forse troppe) dimande che mi solleticano, ma spesso allegramente, ì cuore.
Gli è una barchettina assai leggera la mia: fàtta dalla natura co' un guscio di noce e ì tènero che m'ha nutrito con quel poco che unn'è mai mancato, di cartapècora la velatura adeguata a quella poca bisogna dell'oggi e dì domattina. E con questa barca io vò, indove non lo so, ma vò... anco quando non mi ci mandano.
Con la mi' barchetta, io che nemmeno so nuotare, sto a galla e, per quanto con non poco sballottamento, per ora mi godo gli oceani.
lunedì, 16 maggio 2005

Te lo dico io, sai? Firenze non esiste. Niente origini romane, niente fasti dì Rinascimento. Firenze gli è stata 'nteramente costruita a Cinecittà. Firenze gli è una creatura di Rambaldi.
Ci dovevano fare un fìrme, uno di quelli di Fellini tutti fatti di quella finzione che un ci si deve azzardare a chiamàlla fìcscion. Dalla sceneggiatura (scritta da degli avi parecchio lontani de' vumìnghe: Guèrfo e Ghibellino) gli hanno tirato fòri tutti questi personaggi: Lorenzo ì magnifico, ì Macchiavèllo e perinsìno i macchiaioli e un ci si capiva una sega nulla.
Gli eran tutti scritti nella sceneggiatura, questi qui, comunque, e a un certo punto (durante ì trasporto con carico speciale da Cinecittà alle sponde dell'Arno) tra gli scossoni dì camion, siccome gli erano stati scritti con l'enchiostro sempatico, sono schizzati fòri dai fogli e gli hanno iniziato a vivere nella fantasia popolare. Ma se te tu ci guardi bene... a esempio Santa Maria dì Fiore, gli è tutta di truciolare impiallacciato. Grattare pe' credere.
giovedì, 12 maggio 2005
Le signorine grandi menti son come gli alberi frondosi su' viali. Quante n'hanno viste, tu sapessi. I' mondo gli scorre sopra le radici e loro ferme, legnose, inamovibili. Guardano e giudicano. Ogni tanto fan spallucce e ti mostran la misteriosa boccuccia inaspettatamente ciarlièra tra le foglie:
- oh caro, io son come te... sapessi...
- come me? Io un c'ho mica le radici, e poi le foglie, e poi (confuso)... ma te che frutti fai?
- ma non intendevo in cotal senso, stupidone... chiedevo... sono brava?
- certo... a ognuno la su' utilità, lo disse anche ì torsolo alla mela, se ci pensi
- e io penso sempre, appunto, non son mica come te... insomma...
- ma come tu sei, insomma?
- oh son càrda e amabile nì corpo, pensatrice nell'anima dolènte, pragmatica (ma questo, credimi, solo nella grammatica) e superdotata nell'irriverente sconfinata meninge
- tutte cose che mi son saltate all'occhio, in effetti, ma non in codest'ordine
- ah ah ah, ma che sempatico fetènte: ma ecco, lascia che ti spieghi, ne nasce poche di signorine grandi menti come me... pochissime, anzi solo io
- in tutto ì mondo?
- in tutto ì mondo oh yès!
- ma guarda il caso! Io ero qui per il distributore automatico di sigarette poc'oltre. A volte si dice: ì fumare, che viziaccio!
- ecco vedi questa radice?
- Sì la vedo, ognuno ci ha i su' difetti
- Ma che cretino. Questa radice la succhia direttamente nella letteratura mondiàle, nell'humus... quello con il pùs maiuscolo
- e io che non me n'ero accorto... che testa tra le nuvole.
- che scemòtto. La vedi questa gemma?
- No, anche la gemma no, per carità c'ho fretta
- quando sboccerà illuminerà l'umanità e tà e tà e tàtàtà (che bacio perfetto, queste rime che mi salgano da dentro)
- siamo a maggio, la un sembrerebbe, a dire ì vero, una gemma con troppo guìzzo, ci ha pure l'aspetto un po' vizzo (dev'essere un rigurgito)
- ma che stronzone, che misero mortale, cosa vuoi saperne te delle gemme e quali sì e quali no e della luce che farànno ai posteri
- già i posteri... e chi ci pensava a quelli, magari si son rotti pure i coglioni a forza d'aspettare
- Taci per sempre. Quando quelli della tu' generazione moriranno (e d'un merdoso cancro alla lingua, sia chiaro) sarà allora che io inizierò a brillare
- come no, peccato che sarà già mezzogiorno quì giorno, e l'eclissi c'era stata alle nove e tre quarti.
- io dormivo a quell'ora
- peccato, poteva essere bello
mercoledì, 11 maggio 2005
[ACCIPICCHIAPRESS] Bruxelles: con 345 voti a favore, 266 contrari e 15 astenuti, l'Europarlamento ha approvato, in prima lettura, la direttiva anti-noir. Si procederà così, nei prossimi tre anni, all'eliminazione di gialli e noir da librerie e biblioteche. La decisione è stata presa per tentare di contrastare la crescente criminalità e microcriminalità, in costante e pericoloso aumento soprattutto tra i lettori considerati "forti".
I lettori, in effetti, sembrano immedesimarsi troppo nei protagonisti di questo genere di libri, rischiando di entrare nella loro stessa psicologia criminale e di non ripigliarsi più. Occorrerà invece contrapporre - dicono a Bruxelles - storie che aiutino a pensare positivo, storie costruttive per le nuove società del domani. Dura la protesta degli editori, che si è già fatta sentire: il settore della criminalità letteraria dà attualmente lavoro a 13.000 addetti, per non parlare dell'indotto: giornalisti, uffici stampa, critici letterari free lance, lettori e bloggher entusiasti a cottimo. Un danno per l'economia europea già pesantemente gravata dagli alti costi della manodopera intellettuale.
... e in tema di libri, gustoso e tagliente BrodoPrimordiale di oggi
martedì, 10 maggio 2005
Gli è una lunga storia quella che lega ì mi' avo Demostene Sifossifoco a Leonardo da Vinci. Leonardo gli era un genio, si sa, ma come a tutti i geni gli mancava quarcosa che io qui, pe' sempricità, chiamerò guìzzo. Quasi tutto ì su' guizzoso, Leonardo l'aveva appreso in sordina da Demostene Sifossifoco, ì mi' avo spèrso nei secoli. Lui, in quanto a guìzzo, gli era un vero demonio.
Piglia ad esempio La Gioconda. Leonardo l'aveva dipinta tutta, ma si tormentava pevvìa d'un problemino alla bocca. A Leonardo la bocca gli veniva male. Anzi, un gli riusciva proprio fàlla: sicché l'aveva chiamata Monna Lisa. Solo che a tutti quelli che vedevano ì ritratto gli veniva di chiamàlla La Tristona, pevvìa di quella piega nelle labbra non proprio perfetta.
Leonardo non se ne faceva una ragione. Sinché, una notte, Demostene Sifossifoco, armato di pennello, colore a olio e siccativo, un gliela rimise a posto. Fu un lungo lavoro che ribattezzò ì quadro più famoso dì mondo almeno tre vòrte: dapprima fu l'allegrona, poi l'entusiasta, poi ancora la ridanciàna, fino a quando l'urtimo tocco di classe e di pennello di Demostene Sifossifoco la trasformò ne La Gioconda, come la conosciamo noi oggidì.
giovedì, 05 maggio 2005
Che vogliamo ragionarne una vòrta per tutte? I' nostro comportamento ne' confronti dell'artro sesso dipende tutto da come - quando s'eramo bambini - ci hanno fatto vivere le figure maschili e femminili attraverso le fiabe.
Io, per esempio, gli ero un vero appassionato di queste fiabe e sicché son cresciuto in quarche maniera sovraesposto: la sera a ì posto d'addormentàmmi come tutti i figlioli dabbène, mi mettevo in mezzo a mi pa' e mi ma' e gli dicevo: ora vi rompo gli zibidèi anco tutta la notte se non mi raccontate le fiabe. E loro, sante persone, raccontavano. L'ho capita da grande la loro vendetta.
Pensa a ì principe azzuro, per esempio. Puole esistere, dico io, òmo più grullo? C'era la bella addormentata nì bosco che se ne stava lì addormentata da sei anni (te l'immagini che bella figura di donna una che dorme sei anni?) sotto una teca di vetro, che evidentemente doveva servire solo da paracacche: perché anco se gli animaletti dì bosco a vedélli disegnati son tanto bùffi, vivi dovranno pur cacare anco loro no? E siccome metà di questi animali son grossi e volanti (come ì gufo o ì barbagiànni) occorre che la bella addormentata nì bosco la fosse protetta, appunto, da una teca... sennò dopo sei anni. Insomma c'è questo grullo che fa un monte di strada solo pe' sollevare la teca di vetro e dàgli un bacino pe' risveglialla. Mavvìa, ma che è un esempio d'omo da dàssi a un figliolo maschio? Te l'hai mai vista una donna che dorme per sei anni e poi s'accontenta d'un bacino? E a un òmo poi... per quanto principe, un vorrai mica che dopo sei anni e tutta la fatica di sollevare quella teca merdosa, ì primo pensiero che gli viene sia quello d'un bacino, eh?
Ma anco i modelli femminili un son da meno. Piglia la sorella dì principe azzurro, ad esempio: la fata turchina. Due che devano essere intelligenti di famiglia quelli lì. A parte la difficortà di capire che colore sia codesto turchino, che nelle scatole di matite giotto che tarvorta mi regalavano, questo turchino un c'era mai mai mai. Ma ti rendi conto dì terrorismo pissicologico che gli faceva questa a Pinocchio? Dalla fata turchina son nati i sirial killer. Se un tu lo sài te lo dico io: ogni sirial killer, nì delirio omicida un vede delle persone vere, ma la fata turchina, ì grillo parlante e quelle merdàcce dì gatto e la vorpe.
Insomma t'ho spiegato tutto.... come tu dici? Dimentico quarcosa? Ma no, via, la principessa su ì pisello tu la pòi capire anco da te.
... e a proposito di figure maschili e femminili, lèggi icché ha scritto Roquentin su romanzieri
mercoledì, 04 maggio 2005
La prima zanzara della stagione unn'è mai una zanzara quarsiasi. A me quest'anno m'è toccata la zanzara Hannibal. L'ho notata subito pevvia della mascherina che portava sulla faccia e, unn'essendo carnevale, mi sono un po' allarmato. Sapevo infatti che dopo la clamorosa evasione, gli era stata avvistata a Firenze, e che sulle sue tracce si sono scatenati Clarice Sterling dell'effebiài e Mason Verger, (orrendamente sfigurato da quest'entità poco perbène) ma mai immaginavo che la sarebbe venuta proprio a casa mia.
- oh zanzhannibal - gli ho detto in slènghe dopo che m'aveva digià prelevato tre sacche di a positivo - ma perché tu vieni a rompere gli zibidèi proprio a mene?
- un sapevo indove andare, Sifossi... e avevo fame. Scusami, niente di personale.
- brutta figliola d'una tegola marcia arrovesciata su ì tetto di Palazzo Capponi, guarda come tu m'hai conciato ì gomito!
Poi, péffàre un favore alla giustizia 'nternazionale (e anco a quella di casa mia) l'ho fatta definitivamente fòri senza diritto di rèplica rovinandole addosso un vecchio tomo della Cantarella & Richards che ci avevo giusto su ì comodino. Mentre ne rimuovevo ì cadavere non ho potuto fare a meno di ascortammi le variazioni Goldberg, che mi son fatto durare per tutto ì funerale.
domenica, 01 maggio 2005
Ah l'amore, che poesia! Dalle finestre aperte t'arrivano le voci e i rumori della coppietta fresca di nomina: lei calabrese, lui un l'ho ancora intuito. Convivono, ho sentito. Stanno sempre 'ncasa, più o meno, e la sera in verso le otto guardano insieme gerriscòtti. Lèi finge di sapere tutto senza alcun imbarazzo, salvo ricredersi della troppo pronta risposta ad ogni interruzione pubblicitaria. Lui non ci si raccapezza, ma è adorante. Potélli vedere sarebbe come assistere a un documentario dì néscional geografic, ma anche ascortàlli forzatamente ci ha una su' componènte di spettacolo. Quando s'accoppiano stanno spettacolosamente zitti, anco se gli cigola un po' ì letto, ma unn'è che stanno zitti per tanto... dopo cinque o sei cigolii le voci, incuranti delle finestre aperte nella bella stagione, ricominciano ortre ogni conveniente dècibel:
- Amòreeee... amòreeeee - cinguétta lei con insistenza ogni momento
- Amòre metti la pèntola sul fuòco?
- Amòre mi passi lo sciàmpo?
- Amòreeee ma mi ascòlti quando pàrlo?
E lui, chissà, come tanti òmini più pratici che spirituali o spiritosi, gli è di poche parole. A sentillo un dev'essere quì mostro di dedizione al continuo desiderare muliebre. Come quando risponde ad arta voce a gerriscòtti, mugugna: dice bah, mah, beh, ah, fah, tah... le quali parole costituiscano ìssù laconico vocabolario finché la sua lei, ortre a ì muro dì suono, oltrepassa anco quello dell'equilibrio interiore di lui.
A ì dumillèsimo "amòre c'è quarcosa da fare subito", lui lancia un unico, baritonale urlo:
- Oh... eh... bah... mah... fah... ah... roooot... i cogl... ah... ni... ora... aah!
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