martedì, 31 maggio 2005
Sia ì vostro parlare sì sì, no no... ebbe a dire Gesù. Certo ai su' tempi i refendum un c'erano e i vescovi nemmeno. In compenso a ì prossimo referendum gli anarchici saranno gemellati ai bigotti, a chi un gliene frega nulla e a chi unn'ha capito nemmen su icché si dovrebbe votare perché troppo, troppo difficile. E stavolta farànno anco prima a scrutinare, visto che quì misero quarantadue per cento si sa già più o meno come voterà... tanto ì voto gli è segreto, no?
lunedì, 30 maggio 2005
Tu ti stai agitando come ì parènte scemo di kingkong da almeno du' ore in discoteca. Davanti a te una da' vestiti troppo corti e stretti sta ballando la danza dì ventre in un tremolìo abbondante di puppe. Sei sudato come l'incarto dì Calippo esposto a ì sole e senti che gran parte della tu' persona s'è tesa decisamente troppo. In un attacco mistico, non senza un po' d'ascèsi, assòrbi tutta la musica mentre le gambine e le braccine (tutt'e tré) vorrebbero abbracciare tutta la rosa de' venti senza riuscire a acchiappàlla nell'aere, e gli occhi ti si fissano invece nella rosa d'un aureola che gli è maldestramente sortita da ì wonderbrà e ti fa bausèttete in continuazione, a tempo con le lampadine stroboscopiche.
- oh te, come ti chiami? - tu dici, in un do di petto alla Pavaròtti
- sì, ha' visto? Gli è d'Armani - la ti risponde avvicinandoti ì lobo dell'orecchio pericolosamente alla bocca.
- Che si beve quarcòsa? - insisti, allo sguardo dopo, inadeguato
- sì, ha' visto? Gli è d'Armani - la ti ripete lei facendo du volte spallucce e una mezza giravolta.
Nello sconforto dell'incomprensione tu t'allontani allora gocciolante. Da ì nervoso t'è partita l'ascèlla e la camicia ti sta appiccicata a ì fisico come la fosse di Vinavil. Ci hai davanti a te la prospettiva d'una notte insoddisfatta in compagnia delle zanzare... e invece no: lei ti segue, liève, fino a fòri. Quasi ti casca addosso da quanto gli è briaca. Ti butta le braccia a ì collo e sorride, studiata, come una Greta Garbo della grande distribuzione organizzata. Poi, tutta sensualona e seria ti chiede: perché? Un ti garba Armani?
in questo condominio ci mancava un trombaio, ho provveduto io
sabato, 28 maggio 2005
Mi chiedi quale potrebbe essere, secondo me, un possibile decalogo per scrivere un blog. E io non so risponderti se non con un decalogo della creatività. Perché penso, sin nel profondo, che la voglia di esprimersi per un pubblico sia energia creativa, anzitutto. E che debba essere riportata alla sua funzione primaria: nutrire il pensiero!
1.
Quando scrivi un post non far finta che non sia importante. Anche se può giustificarne l'eventuale mediocrità o la leggerezza come un gioco, è solo una pessima scusa: una dichiarazione pubblica di pigrizia.
2.
Ogni tuo post è importante. Fa che sia il più importante. E' un atto di condivisione e comunicazione fortissimo, a cui affidi il compito di richiamare l'attenzione di altre persone. Da ogni parola detta o scritta può nascere la scintilla di un'idea capace di cercare in chi ti legge quello che desideri e di cambiare il futuro proprio come vorresti tu.
3.
Le parole che usi scrivendo e gli argomenti, sono un comportamento. Quanto più la forma è corretta e il contenuto è nuovo e interessante, tanto più migliori il tuo mondo e quello di chi ti sta attorno o viceversa. Che tu lo capisca o no, comunque sei responsabile di ogni tua azione: sforzati di essere quello che vuoi, non quello che sei.
4.
Quando scrivi, mantieni vivo l'esercizio della memoria e della lingua. Parla di sentimenti, storie e situazioni che sono comuni alla tua gente, usa e mantieni svegli i vocaboli della tua terra. Per l'appiattimento, la globalizzazione e le bugie credibili, bastano i potenti della terra, i grandi media istituzionali e la pubblicità.
5.
Quando scrivi, parla di cose che conosci, usa la fantasia e stupisciti. Se sei capace di stupirti tu, stupirai anche il pubblico. E anche se non hai un pubblico grande come quello che vorresti o meriteresti, comunque ne sarà valsa la pena.
6.
Sforzati di scrivere meglio di come già sai. Ogni sforzo è sempre premiante e premiato. E qualsiasi sia il tuo grado di ambizione, non è con le relazioni e le raccomandazioni, ma con la qualità, che riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi.
7.
Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion d'essere.
8.
Se parli dell'opinione di un altro, giornale o blog o altro, o consigli un acquisto: aggiungici del tuo. Poco o tanto che sia, eviterai di essere solo l'altoparlante di un pensiero non tuo.
9.
Ogni blog ha due tipi di lettori: quelli che commentano, perché ti sono amici o nemici, e quelli che leggono in silenzio. Ecco sono questi ultimi che ti giudicano più profondamente. E' concentrandoti su loro che puoi costruire l'efficacia o l'inefficacia del tuo punto di vista.
10.
Non aspirare con ogni mezzo a scrivere a pagamento, togliendo spontaneità e vigore alla tua scrittura e facendone un'ipotesi posticcia. Ricordati che chi scrive a pagamento ha un unico lettore veramente importante: chi lo paga. Un blog medio ha una cinquantina di lettori attenti ogni giorno, un libro medio ne ha mille volte meno... ci sono libri che vendono cinquanta copie in dieci anni. Il solo mezzo che hai è scrivere cose sempre migliori. Allora saranno i lettori a cercarti e con loro, buoni ultimi, gli editori non potranno fare a meno di te.
Se sei d'accordo o no con questo decalogo, scrivilo sul tuo blog. Facciamo che la discussione diventi un concerto di voci.
venerdì, 27 maggio 2005
 Emergenze d'un venerdì poco santo: quando tu sei in piscina a rinfrescàtti le pàlle... degli occhi, ecco che ti squilla ì cellulare (numero privato):
- oh fòco, accorri tosto alla magione, t'è rimasto fòri ì pàzzo, schizza bàva verdàstra dappertutto... pàre un cane
- per mille calzamaglie di pilòr... icché è successo a quì poéro cucciolòtto?
- mah... sta facendo un casino, dice gli è rimasto fòri dalla porta: urla e strèpita come un coregone: si duòle che vuòle continuare la fèsta. La gente gli è tutta lì basìta, tu vedessi che brutto spettacolo che dà... se un tu lo vòi far pé ì parrocchetto, fàllo almeno per la parròcchia.
E così, maremma diavola assàettàta, m'è toccato a andare a casa d'urgenza a riaprigli la porta. Porta (beninteso) che gli era stata chiusa a festicciola finita ( ì giorno dopo) e non durante. Oh vai, tesòromio grullacchiòlo, ora tu la pòi smettere con codeste bizze.
giovedì, 26 maggio 2005
 Gli è ì mì sogno da tant'anni. Un mondo indove un c'è più proprietà, indove un si chiude più le porte a chiave, indove gli oggetti ritornino all'uso per cui son nati: servire e non essere né simbolo, né impaccio, né fatica e schiavitù.
Ho bisogno d'un mezzo di locomozione pe' andare in un posto? Lo piglio e poi lo lascio quando ho fatto icché devo fare. E così dovrebbe essere con tutto ciò che gli è materiale: una casa o un castèllo, un mobile, un libro, un cd, l'originale dì tondo Doni, un servizio da trentasei di Villeroy & Boch con calici Spiegelau e artre cose che, in questa vita di passaggio (e che sembra di unn'arrivare mai) può fare piacere avere a piccole dòsi e sempre co' uno scòpo.
Ecco, in attesa che questo mondo si avveri, io da oggi la macchina (alla faccia di quelle brutte ghigne di vigili e carrattrézzi) me la son parcheggiata in tasca!
 Avendo fatto un corso l'anno scorso, pe' capire ì linguaggio di certe piccioncine, mi son trovato l'artro giorno a sentire la seguente conversazione:
- glu glu... ah lo sai? Ci sono uscita poi con quì passerottino
- ah... glu glu... racconta un po'
- siamo stati a ì parco e poi a cena da briciole, sotto la panchina: nouvelle cuisine!
- figo! E icché t'ha detto?
- che son l'uccellina della su' vita: bella, 'ntelligente, sensuale... glu glu
- e poi? E poi?
- e poi che mi vorrebbe sposare entro pasqua... sai? Pe' via dell'òvo... glu glu
- ah... che tenerone, e poi?
- e dopo m'ha portato in vetta a un ramo e con quì beccuccio da passerotto s'intendeva di leccàmmi la passera... glu glu
- o icché tu vòi di più dalla vita?
- un tucano
mercoledì, 25 maggio 2005
 Chi gli era che aveva immaginato l'omo legato in catene nella caverna a guardare le ombre di quel che (s'immaginava) succedesse fòri? Platone?
E oggi dopo dumila e passa anni eccoci ancora lì, buoni buonini e bravini, a guardare le ombre non dì vero, ma dì verosimile, alla televisione, o in strada, o in macchina, invece che sulle cavernicole pareti. A ì lògos s'è sostituito ì logotipo: la marca!
Ogni giorno ì mondo attorno a te (un mondo che non saresti te) ti invia in media quattromila messaggi pubblicitari che sollecitano in continuo tutti e cinque i tuoi unici cinque sensi. E te finisci con l'arrenderti a odori, sapori, colori, stili, ma anche linguaggi e discorsi, costruiti nì laboratorio sperimentale che (anco senza la genetica) produce personalità desideranti che scoprono ì loro senso solo quando più desiderano, da ì poco all'irraggiungibile. Gli è per questo che, unn'essendocene altri liberi, a un certo punto doventa obbligatorio ì sèsto senso.
lunedì, 23 maggio 2005
I broggher son meglio dei blog, dice ì ganzissimo Tao: e la facile battuta che le broggher son meglio dei brog un renderebbe giustizia a icché è successo a Firenze in questi urtimi quattro giorni. Qui accanto, a esempio, vu trovate dei link in più (arcuni li ho dimenticati, ma aspetto email) e un ce li trovate a caso: tanti e tante broggher m'hanno corpìto nì profondo dell'anima e, in quarche caso, m'hanno anco fatto notare e insegnato arcune cose che (con que' paraocchi che spesso ci si mette perché un si puole star dietro a tutto) si solidificano come la cacca in convinzioni spesso sbagliate.
Unn'essendo cronista e unn'avendoci voglia di scrivere un tomo, dedicherò poche parole a ogni persona che davvero o solo co' ì pensiero m'è capitato d'abbracciare in queste urtime 96 ore.
Comincerò da Tao, appunto, che per quanto giovane d'età e raffinatissimo ne' modi, m'ha insegnato (come un ottimo maestro) che Internet e i brog sono la più grande ricchezza degli omini liberi e che ì mondo orizzontale che rappresentano provvederà un giorno non troppo lontano a creare degli equilibri che se ci fossero stati nì 68 o nì 77 oggi la storia sarebbe diversa.
Poi ì Granieri (noterete che di G n'ho messe 4 nì link e lui e Dandyna sanno ì perché) che m'ha 'nsegnato con non pochi esempi concreti (e la concretezza pe' ì sottoscritto equivale a religione) che anche se un si vede nì mondo dei brog ci è un regolare e efficientissimo servizio di raccorta e smartimento rifiuti e che (pensa te io che credo a ì lietofine) gli è ì buonesempio ì dovere e alla fine sarà ì bene a trionfare.
Poi la Vispa Contessa e issù marito non broggher, che ci hanno dentro quella marcia in più che me li ha resi speciali.
Personalità confusa, che quando ragiona fa tutte le vocine come i su' personaggi e che da ì vivo gli è anco più divertente di quando lo lèggi.
Girgamesh e signora (con pargola in arrivo) coi quali s'è condiviso un panino co' ì lampredotto che ci ha fiaccàti pell'intero pomeriggio (e un s'era soli).
Darcheripper, un ragazzo così giovane eppure capace anco di discorsi più articolati e profondi dì semprice ormone (sempre in eccesso a quell'età).
Rotaciz, che se ci avessi una ventina d'anni in meno mi scapperebbe di scrivelle lunghe epistole appassionate (e quando dico epistole, pongo l'accento parecchio sulla i).
I' Sofi, Montanaro, quello de' giochi che un mi ricordo mai che brogghe c'ha, che son quelle persone perbène che anco solo con lo sguardo ti fànno sentire meglio.
William Nessuno e Regina dì sole, che siamo andati insieme anco a Hanako Hiro a sentire la Rossanda e gli si è lasciato a bookcrossing un tomo di Vespa, un ve lo so nemmeno dire come mi son rimasti nì cuore. E anco la Lipperini, con sigaretta tra le labbra e sguardo lontano, e con la quale un m'è riuscito di ottenere una recensione dell'opera di Buzzanca che faccia giustizia ad ambi (loro due, non me), da ì vivo t'aricorda la primavera dì Botticelli.
Anna Masera, che ortre a aver detto cose 'ntelligenti, gli ha dato anco una schioppettata morale in pubbrico a un personaggio che di bellowiano ci ha solo ì nome, che io fossi in lui andrèi in meditazione sull'himaiàla (unn'è un errore) pe' un par d'anni.
Paolo Valdemarin e la su' moglie, che m'han fatto venir fame di cevapcici (le sarsiccette slave bòne come nessun'artra sarsiccétta a ì mondo). I' mitico Mantellini, persona che già ti fidi prima di vedélla e che quando la vedi gli daresti una copia delle chiavi di casa.
Una serie di ragazzi dì BrogRodeo, tra cui spicca pe' arcolismo e simpatia Livefast, ma che ho trovato tutti un po' speciali.
E infine Dandyna: che personaggio! Un'amabilissima rompicoglioni che meriterebbe davvero d'essere 'ntervistata dai rotocalchi di oggi: tenera come una bambina monélla e dalla personalità spiazzante (pensa te che ì ciupaciùps lei lo sgranocchia invece che ciucciàllo)... icché gli è veramente tutto dire.
Oh, ho finito l'energie, se c'è quarche omissis se ne riparlerà eh?
gallerie fotografiche qui, qui e qui
mercoledì, 18 maggio 2005

Eppure, se tu ci pensi, gli è sémprice diventa' padroni dì proprio tempo. Basta armàssi di squadra, righello, matita, calibro, regolo carcolatore e livella e da' un'occhiata a come si movano le stelle la notte, ì sole di giorno e la luna la mattina quand'è parecchio presto. Poi c'è l'incrocio di queste osservazioni con le due parti di movimento nascoste in noi maschi dai carzòni.
Dall'incrocio de' dati, fatte le debite proporzioni, si passa all'aspetto più pratico: giramento de' pianeti fratto giramento degli zibidèi con l'ombra di un piolino e ì gioco è fatto. Sémprice, appunto, se tu m'hai seguito fino a qui.
Perché, vedi, anco in chiave esoterica la questione gli è assai minima: nì piccolo come nì grande (dicevano gli antichi, che un potevano sapere quanto grande fosse quello degli altri), nì sopra come nì sotto.
Dirai te: Sifossi, te tu ha fumato quarcosa che unn'è di monopolio a fa tutti codesti discorsi stasera. Unn'è vero, ti rispondo io, pevvìa di unn'avere ancora trovato quella formola che ci vorrebbe a tutti e che i latini espressero nì magnifico detto "vulnerant omnes, ultima necat", ovvero tutte feriscono e l'urtima uccide (nella danza delle ore).
Così, non appena traccio ben benino ì mi' personale reticolato, padrone de' mi' personalissimo tempo, ci piazzo ì mi' personalissimo piolino e guardo l'ombra che fa. Certo unn'ucciderà, ma quarcosa fa. Sennò perché mai si nascerebbe co' ì piolino tra questi du' pianeti in movimento quaggiù indove mi gratto ora?
martedì, 17 maggio 2005

Credo che te lo debba confessare: siccome le cose della vita gli ènno pe' compricatezza e pericolosità parecchio più grandi di noi e fòri da ogni nostra più intima capacità di controllo, mi sono costruito una barchetta pe' navigare sempre e comunque in quell'avanti ideale che mai non troverò.
Siano le acque bòne o cattive, infurino i vènti (sibilanti o sconvorgènti) e stiano in agguato gli scogli e le secche e i pirati, io con la mi' barchettina navigo in quell'avanti dell'immaginazione che mi è ideale, co' ì sémprice ausilio dell'astrolabio di quarche pensiero, di poche convinzioni e delle tante (forse troppe) dimande che mi solleticano, ma spesso allegramente, ì cuore.
Gli è una barchettina assai leggera la mia: fàtta dalla natura co' un guscio di noce e ì tènero che m'ha nutrito con quel poco che unn'è mai mancato, di cartapècora la velatura adeguata a quella poca bisogna dell'oggi e dì domattina. E con questa barca io vò, indove non lo so, ma vò... anco quando non mi ci mandano.
Con la mi' barchetta, io che nemmeno so nuotare, sto a galla e, per quanto con non poco sballottamento, per ora mi godo gli oceani.
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