mercoledì, 29 giugno 2005
 Sorpresa! L'òmo unn'è più l'essere più 'ntelligente dì creato. L'hanno superato tutti, perinsino la zanzara o ì paramècio. Che lo vedi te un Berlusconi delle zanzare? O un Prodi de' paramèci? Un quarsiasi somigliànte a Sandro Bondi in tutto ì mondo animale? Giustamente no, perché un puòle esistere.
Nì mentre che l'òmo padàno appràude a Calderoli, la zanzara gli punge la dònna, se un la trova già occupata. Ma anche ì lombrìco gli è più 'ntelligènte dell'òmo italico: a esempio, se c'è da scava' una galleria, un c'ha mica bisogno di dare tutti quegl'èuri a Lunardi.
Si carcola oggi che, solo in Italia, undici milioni d'òmini sòffrano e gòdano a guardare undici òmini pigliare a càrci una palla. Cosa che tra miliardi e miliardi d'uccelli fa solo uno, stordìto dall'acqua minerale.
L'òmo, insomma, fa e desidera un monte di cose che agli animali un sèrvano: dall'euro, giù giù pélla scala, insìno alla mina antiuomo. E quest'urtima gli è proprio ì massimo: che ha' mai sentito parlare te della mina antimignàtta o di quella antistercoràrio?
Di questo passo la civirtà dell'òmo dovrà inchinarsi alle civirtà superiori degli animali. Piglia a esempio certi cani di stazza un po' grossa: o un son loro che tirano l'òmo pe' ì guinzaglio?
Andrà a finire che i cani ci abbandoneranno sull'autostrada.
Mi dirai te: ma la vita dell'òmo gli è più difficile.
Appunto, dico io.
lunedì, 27 giugno 2005
Un c'è nulla da fare, ragazza, come talent scout un mi batte nessuno. Pensa te che percepii la tanta tua arte in una domenica de' primi di dicembre 2004. Pe' fàtti emergere come tu meritavi, tra un ranocchio battuto 'ntèrra e un vernissage, n'ho parlato a tutti della tu' bravura... perinsino a ì fruttivendolo (pévvìa delle mele cotogne)... e oggi eccoti scopèrta definitivamente. Finarménte anche Giuseppe Genna (uno degli òmini di lèttere più significativi, raffinàti e coerenti della blogosfèra, acùto filosofo e stakeholder della narrativa che conta) pur con quarche mese di ritardo dimostra d'apprezzare le tue arti, mortiplicate nei mesi.
Lui dice testualmente: ha una lingua, che caldamente invito a considerare una rarità. Ha cose da dire e sa come dirle. Ha un romanzo nel cassetto. E' una delle folgorazioni prosastiche che mi è stato dato esperire nel mio malcerto cammino esistenziale. [si frenino, prego, le malelìngue sèmpre a pésca nel freudiano n.d.r]
Lui dice che farà di tutto pe' fàtti emergere co' un manoscritto che urlava lèggimilèggimi da' ì fondo dì biuticheis.
A me però, pubblicàtti un romanzo, anche se, dopo le ovvie correzioni, sarà ì miglior romanzo italiano delle prossime collezioni autunno-inverno, mi sembra troppo poco. Perché non fàtti direttamente portavoce della letteratura italiana che ce la racconta?
domenica, 26 giugno 2005
 Oh bravo Tarcisio! Siccome te l'ha detto ì telegiornale che ì càrdo ammazza gli anziani, e l'esperto di turno t'ha convinto a andare 'n farmacia e riempìtti di que' troiai che t'intasano ì fisico di magnesio e potassio e sali minerali, tu ti se' bell'e quasi tutta bruciata la tu pensioncina minima in prodotti da bànco.
Convinto che l'acqua dì rubinetto un disséti abbastanza, e che frutta e verdura un ti siano più che sufficienti, tu pigli da mane a sera una bustina e una pasticca, un effervescente e una fiala. E pian pianino, con questi additivi, ì tu' corpo già stanco comincia a un capìcci più nulla:
- Che me ne fo di tutto questo magnesio? - t'urla un rene (se solo tu lo sapessi ascortàre) mentre l'intestino cràsso ti s'attorciglia nell'overdose di potassio e nelle vene lo zinco già ti prepàra alla foderatura della bàra.
- C'è ì cardo killer - dice la tolevisione - mòiano gli anziani!
E intanto te un tu ti senti nemmén troppo bene. Anco se un barlùme nì tu' cervello, iperstimolato dalla triplice molecola: stronzio, alluminio e manganese, ti farèbbe notare che gli anziani mòiano copiosi anco in primavera autunn'invèrno, che piòva o tiri vènto, e con quarsiasi govèrno.
Un tu vai regolare a ì gabinetto da quindici giorni, e l'atrofizzazione di bu'o dì cùlo ormai gli è in progress... in compenso ti s'è cristallizzata la pipì e, quando t'avvicini a ì pozzi-ginori, tu lo scartavétri pe' quarantacinque minuti ogni vòrta co' una granellìna mineràle fìna fìna.
Sinché, caro Tarcisio, un tocca anco a te d'andare alla tolevisione (ma solo perché si è in estate e tutte l'artre notizie sono a ì mare): afa killer, morto anche Tarcisio. Una prèce!... diranno in languida commozione i serial killer dell'informazione.
sabato, 25 giugno 2005
 E poi ci sono i luoghi comuni, come che "un ci son più gli òmini d'una vòrta". Unn'è mica vero, sai?
C'è una mi' amica, a esempio, che ne conosce anche troppi. I' problema gli è che l'òmo d'una vòrta un dura, no che un c'è. E la donna, si sa, gli è difficile che si contenti d'una vòrta sola. Così questa mì amica si lamenta. Mi chiama a ì telefono e mi racconta di questi òmini che un si vogliano prendere le responsabilità.
Peffòrza - dico io - tu ha' visto più schizzi te, che gli scògli di calafuria!
La mì amica si chiama Beatrice, che come dice l'antico scritto: tanto gentile e tanto onesta pare... quand'ella altrui saluta... ma gli è una zoccolona risapùta. Ora si vede con Dante (parrèbbero coincidenze fatt'apposta), come ì sommo poeta... sol che lui, di sommo, ci ha solo le sommità.
Dante gli è un'òmo sémprice, che trova nì sudàre inutirménte quasi tutto ì su appagamento. Fa una vita che un gli lascia ì tempo pélle donne: lavora come un ciuco tutt'ì giorno e nì tempo libero (pe' mantenéssi smaglianti le corna) si dedica senza arcun succèsso agli sport estremi. E lei, anco se c'è dell'affètto, se ne lamenta, perché più dell'estrèmo rimane affascinata dall'estremità.
Poéro Dante! I' su' ideale rapporto di coppia gli è fatto soprattutto di condivisione. E, se c'è un dio dell'ideale, lo ha accontentato, perché Beatrice la condividano in divèrsi. Peccàto che lei unn'è tanto fortunata quando vànno a giro insième: lui la pòrta spesso a fare ì bungee jumping, a esempio, e nì méntre vola a capo in giù con l'elastico alla caviglia, a Beatrice le piglia sèmpre-sèmpre uno svenimento addòsso all'istruttore. So d'una vòrta che ì poér'òmo gli è rimasto a capo all'ingiù pe' una mezz'oretta, perché la Beatrice un ne voleva proprio sapere di riprèndessi. Quando l'hanno tirato su, ì poéro Dante gli era dieci centimentri più àrto, ma no pévvia de' divèrsi contraccolpi.
Un'arta vòrta andièdero a fare sci estrèmo sulle alpi. Era d'invèrno e a lui toccò a fàssi un fòripista a piedi nudi pe' andàre a cercare un ortopèdico: Beatrice s'era slogàta subito un piedino e l'istruttore di sci estremo (fortuna che gli era anco esperto di massàggi rauchi) gli toccò a trasportàlla a spalla (e di corsa) nì primo rifùgio disponibile, indove gli féce una prima sommària steccatura.
Dì recènte son stati anco alle isole vergini, a fare sub estrèmo: Dante, in apnèa, fece ì censiménto di quasi tutti i pesci sega (essèndo le isole vergini, quì tràtto di mare ne è infestato). Stava in ammòllo pe' ore intere chiedendo boccheggiàndo a tutti i pesci sega che incontrava: come ti chiami, indove tu abiti, quanti siete in famiglia... lei invece stètte lillì pe' affogare: un rasta crèolo, dopo avélla salvàta co' una breve respirazione bocca a bocca, la portò a casa sua (indove dìsse di avécci una camerétta iperbarica) e gli somministrò divèrsi aerosòl di ciccia prima che la si ristabilisse
A vòrte mi capita d'incontràllo, questo Dante, gli è sèmpre gioviale, sorridènte, argùto nella battuta e fa perinsìno sfòggio di curtùra: farèbbe bene anco a téne un po' di sport - mi dice sempre, concentrandosi sulla griglia d'addominàli che non ho - tanto l'importante gli è partecipare... come diceva De Coubertin. Io lo guardo di sottécchi e mi commuòvo a tal punto, che mi scapperèbbe da piangere.
mercoledì, 22 giugno 2005
Du' mesi fa, sulla scìa d'un po' di post a natura letteraria, fondièdi Neuronal, oggi la sfondièdi con questa lettrìna:
Carissimi tutti,
domani Neuronal compie sessanta giorni. Un tempo sufficiente per
tracciarne un bilancio sintetico alla luce dei messaggi e dell'impegno
di quanti vi partecipano, e decidere di chiudere i battenti.
Il progetto, per una lunga serie di motivi, non solo non funziona oggi,
ma nemmeno può funzionare in un prossimo futuro.
Lo scenario che si prospettava alla sua nascita era l'entusiasmante
sensazione di creare una risorsa in rete trasversale ai blog letterari
(nella sostanza come nelle intenzioni) per trasportare un certo tipo di
fermenti e desidèri e convinzioni individuali in una dimensione più
"criticamente" collettiva, e allo stesso tempo acquisire una sorta di
"vantaggio di posizione" rispetto alle modalità clientelari, settarie
e sfacciatamente pubblicitarie con cui a mio avviso in Internet si
trattano certi temi culturali, editoriali e letterari.
Personalmente mi aspettavo che una piccola e orgogliosa lista come
questa (327 iscritti in tutto, dei quali 300 nei primi tre giorni) si
proiettasse in divenire in un laboratorio aperto capace di bilanciare
con un controvalore d'intelligenza e di onestà intellettuale la
tendenza di un manipolo di animatori culturali della rete ad usare
Internet come un qualsiasi altro media: ovvero la grancassa retorica di
libri (tutti pietre miliari) da vendere e, quel che è peggio, una
evangelizzazione delle coscienze in continua saturazione attorno a
dibattiti che tendono a gemellare l'Alighieri con l'ultima stronzatella
a sigla schifo libero e che serve (ma sì diciamolo) a fare un gioco di
finanza creativa molto in voga in un paese dove è lo Stato (ma chi è
questo Stato?) a riportare a zero bilanci mandati in rosso anche grazie
a supertirature che hanno un prezzo di copertina piuttosto elevato, e
che poi finiscono al macero a trenta centesimi di euro a tonnellata.
Neuronal come un luogo, non di lotta (per carità), ma per ristabilire
quella molteplicità di gusti, d'intenti, di punti di vista e
intelligenze, che secondo me, è necessaria ovunque e non solo nel
mondo di chi scrive, edita, vende, compra, conserva e lègge libri.
Queste condizioni ideali non le ho trovate, anzi ho trovato una bòria
che nemmeno sospettavo che esistesse, assieme alla disonestà
intellettuale di criticare certi "comportamenti" replicandoli poi a
spada tratta: tanto si sa che in certi ambienti bisogna essere furbi
per fare strada.
Chiudendo Neuronal prendo atto di due cose abbastanza allarmanti per
me: che chi ripete fino all'esasperazione il suo messaggio in Internet
ottiene gli stessi effetti della pubblicità del detersivo: si fa
odiare, magari, ma alla fine dà la sensazione di lavare più bianco; e
che in Internet (malgrado le centinaia di tentativi) non esiste un
tessuto culturale che abbia una trama e anche un ordìto per farne
appunto un tessuto e non un pannolénci.
Quando, per il mio lavoro di tutti i giorni, incontro nelle
biblioteche, nelle università, nelle piccole case editrici e
nell'austerità di certi salotti, un ironico scetticismo nelle
possibilità di incontrare in rete la stessa qualità di studio, lo
stesso spirito di condivisione dell'ideale di una cultura aperta anche
a chi, per mandare avanti la propria personale baracca, non ha tempo
per frequentare "santuari" inaccessibili... devo, mio malgrado, chinare
la testa senza energie per scuoterla.
Grazie: ad HanakoHiro per aver inventato il nome Neuronal, a voi tutti
per esservi a vario titolo iscritti e dimostrato spesso più savoir
faire del sottoscritto nel gestire eleganti relazioni digitali, e
infine a quanti sono arrivati fino in fondo al presente "pippone".
Neuronal chiude il 24 sera, c'è tempo per un'ultima chiacchierata e
per salvarsi qualche link interessante.
martedì, 21 giugno 2005
Sarà ì cardo, saranno gli zibidei che in queste ore un mi si fermano un attimo, sarà l'anziano che in me avanza, ma certe vorte nì collegare pensiero e scrittura ì cervello si rifiuta e parla in una lingua sintetica che sta prima dell'elaborazione nelle parole che noi tutti conosciamo. Certe vòrte mi garberebbe fermàlla questa lingua a ì grado zero fatta solo co' ì suono nudo e crudo delle sinapsi: ambedebè trecché trecché, ma un trapiàn degrò, un lo so, maremmaià, va' va', che un setétépé d'un buduar, spleen splìn splàn. Insomma una lingua prima della lingua, una lingua tutt'altro che morta, ruminàta, anzi mòrsa.
segnaletica:
... Livefast e dotcoma partecipano alle zambardiadi
... scomuniche radicali
... su Telelombardia gli esclusi Rai
... la Madonna è apparsa alla Viscontessa
... festa celtica a Trigallia
... occhio ai prezzi del supermercato, non corrispondono al conto
... la tortura che non fa notizia
... il declino delle brand
... la massa anonima dei lettori
... Sofri bibliotecario alla normale, un altro biblioatipico?
... esperienze di pudico nudismo
... l'ultima moda di Telecom: il cànone nascosto
... il triangolo no
... ebraico blog
... alta letteratura blog: scema col botto 2005
... skype is biutiful... io sifossifoco
lunedì, 20 giugno 2005
 Innanzi alle convinzioni delle gènti, rimango sempre affascinato e sbalordito. Soprattutto alle quattro di mattina, quando mi sveglia un effluvio di cannabisse proveniente da un so' quale pia finestra dì cortile su ì rètro e una musichetta di quelle degli aricrìshna... le preghiere cantate e cotàl incenso son durate fino a stamani in verso le sei e mezza, finché - rispettoso delle credènze e delle convinzioni artrui, ma forte anco delle mie - ho ripercorso in urlàti moccoli l'ora terza, l'ora quarta e persino ì vèspro e la compièta. Anco se i santi unn'erano esattamente i loro (ma quarche corrispondènza interreligiosa io credo la ci sia) e non ho nì cassetto ì gatto a nove code promesso, s'è fatto un improvviso e beato silenzio che m'ha aumentato notevolmente l'autostima e l'adrenalìna dì giorno.
segnaletica:... notti bianche a Milano qui e qui... ì sensei degli scrittori con lapsus freudiano... disperate a ì posto di disparate nell'urtimo (speriamo) capoverso... quando si sveglia Hanako-Hiro... i pensierini di Faletti in tèma di diritto d'autore... quando ì giornalista litiga co ì broggher misura subito quanto ce l'ha lungo... ì curriculum... se hai i ditini strappati all'agricortura impara almeno a innestare la vite... un modo tenero per aumentare la massa de' vostri bicipiti... ì sèrfmarketing secondo un disincantàto Giusec
domenica, 19 giugno 2005
Nì mentre rimetto a posto un archivio che mi serve pe' battere ranocchi 'nterra in quel di Washington m'è venuto in mente di dìtti che se ti garba la scrittura dialettale gli è meglio che tu butti via Camilleri e ti metti con pazienza alla ricerca (pe' bancarelle e librai veri, no i supermercati che c'ènno ora) dì milanese Delio Tessa, di triestino Virgilio Giotti, dì veneziano Giacomo Noventa, dì romano Mario Dell'Arco, dì lucano Albino Pierro, de' siciliani Vann'Antò, Ignazio Buttita, Santo Calì, Nino de Vita, Andrea Genovese, dì friulano Amedeo Giacomini, de' veneti Eugenio Ferdinando Palmieri, Biagio Marin e Cesare Ruffato, dì ligure Edoardo Firpo, dì lombardo adottato Franco Loi, de' marchigiani Franco Scataglini e Gabriele Ghiandoni, dì trevigiano Ernesto Calzavara, dì triestino Carolus Cergoly, dì romagnolo Raffaello Baldini, de' sardi Antioco Casula, Ignazio Delogu e Francesco Masala, dì napoletano Achille Serrao, dell'abruzzese Pietro Civitareale, de' calabresi Nicola Giunta e Dante Maffia, de' pugliesi Lino Angiuli e Francesco Granatiero.
Questi scrittori e poeti son l'urtimo argine all'appiattimento della lingua e dì su' odierno narrare, ai codici delle comunicazioni di massa e agli stilèmi da soppòpera. L'urtimo baluardo che affermi l'importanza d'una letteratura non massificata e consumistica, scritta da autori che s'impegnano parecchio solo a 'ncontrare i gusti dì pubbrico sempre più addestrato a scappare da quarsiasi inquietitudine e a chiedere solo stereotipi, consolazioni e riconoscibilità dì linguaggio radiotelerotocalchesco.
segnaletica: ... ottimi questi du' pezzi di Cadaverìx su Guido Morselli, Capitolo breve del suicidio e Dissipatio HG... divertenti queste considerazioni per chi gli è incappato almeno una vòrta nì 187 telecòmme... in Gran Bretagna sotto scrutinio ci sono i professori... i bibliotecari atipici sono parecchio sfavàti... gli occhiali da sole c'hanno anco l'emmepitré e se fai una scorreggia magari ti è arrivato un fax... una francese c'ha nostargìa di Firenze... e se prima di Tex ce ne fosse stato un altro?... ì ventuno esce stilos, Mozzi fa copia e incolla dell'editoriale: peccato che ì direttore un conosca la differenza tra questo e codesto e, péffàre ì ganzo, scriva (ortre che le solite quattro banalità) anche uno svarione... sarà contento Mario Ciancio Sanfilippo che stilos, anche se gli è suo, magari un lo legge neanche
giovedì, 16 giugno 2005
 Quelle belle topografie d'una vorta, no, unn'esistan più. Ci pensavo davanti a un cartello di partenze che unn'esistano e d'arrivi che unn'arrivan più. Oggigiorno tutto s'è globalizzato: c'è ì navigatore satellitare da telefonino, c'è ì tomme-tomme-go da posciètte, c'è la maialadisomà a codice binario.
Io son rimasto indietro da pàzzi, ai tempi in cui la topografia gli era quella scienza adurta e un po' archèmica che attingeva pesantemente all'immaginario collettivo e a ì sapére de' vecchi.
Durante una passeggiata fòri porta un si camminava e basta, ma si passava dall'aiàle alle streghe, si girava attorno a quarche artiglio dì diavolo, s'incontrava l'orrido dell'òmo morto e magari ci si fermava a mangiare du' tordi sott'olio a ì crocìcchio alla fattucchièra.
E in città, quando si chiedeva un'informazione, gentirmente ci si sentiva rispondere: gli è facile, tu arrivi alla piazzetta dì canmòrto, all'artezza dì fontanèllo dì brigante, poco più avanti dì canto all'impiccàto, tu svorti a destra e tu sei lì nì vicolo della sepoltavìva.
E te tu camminavi, spesso arreggèndoti a mano aperta ì contenuto delle mutande... che magari si stava facendo sera e l'inquinamento luminoso ancora un c'era.
mercoledì, 15 giugno 2005
E' ormai la terza ed è l'ultima volta che ti scrivo, caro Ulisse, forse le mie parole ti disturbano o forse ho commesso degli errori nell'inviare la mail, non lo saprò mai, ma resterò con la speranza.
Carissimo Ulisse, non sono abituata a parlare a persone che non conosco, ma stamani mi sono fatta coraggio e ti scrivo.
Mi chiamo ..., ho 41 anni e da 10 lavoro in una sala da ballo a pagamento, danzando tra le braccia di piccoli uomini tristi, sulle note di tanghi e valzer stonati.
Il mio sogno era quello di diventare ballerina classica e ho studiato danza per 15 anni con una maestra che mi aveva promesso un Lago dei Cigni tutto per me.
Purtroppo il sogno non si è avverato e io non ho avuto nessun Sigfried che mi facesse volare sul palco e non ho nemmeno mai posseduto un tutù candido, le scarpette però le ho e mi salutano ogni sera, quando esco per andare al lavoro.
Sono cresciuta con la nonna, o meglio, con una parente di mio padre, che mi ha accolta in casa sua, quando, a 4 anni sono rimasta sola al mondo.
Amava la musica, la mia nonna, e mi svegliava con la voce di Maria Callas.
Una mattina la casa restò silenziosa, il sole era già alto e io aspettavo di sentire la voce sottile della nonna che accompagnava quella dorata della Callas, ma intorno c’era solo il silenzio, e non l’avrei sentita più, la sua vocina tremolante, se non nel mio cuore.
Adesso, carissimo Ulisse, sono qui e all’alba, quando torno a casa, in questa casa silenziosa, prima di andare a riposare e a massaggiarmi i piedi gonfi e doloranti, leggo le tue parole, mi sembra di conoscerti, di sentire la tua voce e allora mi sento meno sola.
A volte non capisco quello che scrivi, non ho studiato abbastanza e non conosco il tuo mondo, allora cerco nell’enciclopedia quello che non so, non sempre trovo le risposte, anzi quasi mai, ma non ha importanza.
Non ho molti amici, non so perché, forse sto bene così, o forse cerco solo di convincermi di star bene così, chissà.
L’unica cosa che so con certezza è che tornando a casa all’alba, quando il sole è ancora bambino, la luce è rosa e tranquilla e il silenzio promette dolci parole, io sento la musica di Ciajkowski, e anche se sono sfinita, inizio a ballare tra le braccia di Sigfried ed insieme ci perdiamo nel lago dorato.
Perdona la mia intrusione, Ulisse e sappi che da qualche parte del mondo, una ... dagli occhi tristi, ogni mattina socchiude la tua porta e senza svegliarti ti fa una carezza lieve lieve.
martedì, 14 giugno 2005
 Quanti ce n'è - dico - di schiavi della realtà? Di quelli che ogni giorno, guardando allo specchio solo quel che riescono a vedere, dicono: gli è meglio un cane vivo d'un leone morto. Quanti ce n'è?
Quanti ce n'è che preferiscono la rassicurante e festosa imbecillità perché un sopporterebbero di trovàssi troppo vicini a una qualunque diversa intensità - dimmi - quanti?
Quanti che pensano, invece che vivere e basta? Quanti pronti a combattere anche per le cause perse? Quanti disposti alla delusione, piuttosto che all'illusione che nella piattézza abbàtte ogni libertaria solitudine - dimmi - quanti ce n'è? Quanti, mentendosi, chiamano noia la paura d'un pericoloso rigurgito d'immaginazione?
No, io un l'amo ì prossimo... cerco di meglio.
lunedì, 13 giugno 2005
 Gli ha cominciato ì Granieri, ha rilanciato la Lipperini, ci ha messo dì suo William Nessuno, se n'è discusso giorni orsono su Neuronal. Ovunque l'onesto Sifossifoco s'è trovato in mezzo, e sempre di più nella figura d'un visionario. Intendiamoci bene: un visionario, con precisione, gli è uno che fa un monte di discorsi senza sapere, i più delle vòrte, nemmeno icché dice. La qual cosa mi mette parecchio a disagio. Quello stesso disagio che avverto nell'aria quando cerco di spiegare i segreti della caldaia guasta a ì caldaista che viene a aggiustàmmela.
Ora si dà ì fatto che lui gli è cardaista e io no. Anco se son convinto di conoscerla, perché ne ho una in casa, tra ì mì parlare della cardàia e ì parlare dì cardaista m'accorgo che qualche differenza c'è... e a un certo punto devo azzittìmmi se un voglio passare da cretino.
La rete, ì brogghe e quanto c'è sopra, son fatti pe' sostenere delle conversazioni e dare delle informazioni. Puòle capitare anco di sostenere delle discussioni sulla scrittura, ortreché di caldaie che un funzionano. E tra i tanti parlanti di scrittura ci sono evidentemente anche tante parrucchiere che parlano di poesia, coccottine che parlano di giornalismo, aggiustacomputer che ragionano di filosofia, rappresentanti di libri appena usciti da vendere porta a porta, wannemàrchi che dànno quasi gratis ì segreto pe' diventare autori di capolavori, assicuratori che discutono di critica e selezionano sacritèsti, esperti di spurghi che s'intrattengono a dotta conversazione sulla metonimia, ì paratesto e l'ipotiposi letteraria. Ma siccome io festeggio quest'anno venticinque anni dì modesto mestiere che m'ha permesso di vivere fino ad oggi con i divèrsi agi non solo economici che desideravo: battere in terra i ranocchi pé una ristorazione piuttosto esclusiva, so che continuare a ragionare di tèsti in cotanti contèsti mi renderebbe dimolto redicolo... e non solo agli occhi dì caldaista.
Gli è per questo che, avendo ormai detto tutto icché avevo da dire sull'argomento, ritorno a ì mì umile mestiere e alla mì natura, concentrandomi su una cosa che davvero appartiene a tutti e della quale si puole discutere con meno dislivèlli imbarazzanti: cercare di stabilire quest'anno quando si potrà mangiare le pèsche co' ì vino e lo zucchero, che mi garban tanto.
venerdì, 10 giugno 2005
 Quando si va a giro ne' posti bisogna sempre portàssi dietro un cappèllo, come ì mì amico Serge Ustakovich (ì più grande scrittore contemporaneo vivènte e fumante). Io ì mio lo dimentico sempre a casa: anco perché gli è un cappèllo impegnativo, con forma tondosferica alla Don Abbondio e piumaggio di gallo cedrone. Sì perché ho servito la Patria, io. Mica come voi quattro sciamannati che vi siete fatti riformare. Nell'esercito ci ho avuto incarichi delicatissimi: perdere a scacchi co' ì generale di brigata, dare consigli di stile a un maggiore appena promosso, scrivere cose molto cremisi pe' un quindicinale underground che si chiamava Cremisi, scrivere sotto falso nome fezzerie pe' un foglio clandestino che si chiamava Fez, e fare marachelle assieme a un colonnello elicotterista con incarichi speciali: una vòrta si rubò un busto di La Marmora, con la scusa d'un elisbàrco.
Avendo assòlto con audacia e sprezzo dì pericolo tali compiti, ancora oggi m'invitano a quelle cerimonie intime indove ì baciamano alle dàme puole anche essere parecchio creativo e lo stringimano potrèbbe causatti anco lo stiramento dì mediocarpàle. Cerimonie maschie indove, unn'avendoci dietro un cappèllo, un tu sai come comportàtti di fronte a ì passaggio di bandiere pluridecorate, e indove l'orchestrina ti sòna che ì Piave mormorava carmo e placido a' ì passaggio. E gli è in questi momenti che da òmini si puole diventare eroici: mentre tutti attorno a tène salutano militarmente sull'attenti, mentre dumìla cristiani davanti a tene fanno ì presentat-arm, mentre l'onorevole sottosegretario alla difesa fa fatica a capire quale sia la differenza tra gonfalone dì comune e bandiera intrisa dell'eroico ideale (che come sapete unn'ha né macchia e né colore), io, unn'avendoci visiera di berrètto indove alzàlla, mi son piazzato sull'attenti e mi son portato la mano aperta su ì cuore. Giuro... da infarto!
... e a proposito dei più grandi scrittori viventi e fumànti, quì gran mediatore curturale di Trentamarlboro ha piazzato in linea ì nòvo NoLuogo: praticamente un Viagra pe' quì neurone che ti si sta atrofizzando proprio ora
martedì, 07 giugno 2005
Oh fiorentini, oh toscani de' paràggi... broggher e non, l'appuntamento per tutti gli è pe' questo Venerdì tra le 21.30 e le 22, sotto la Statua di Dante in piazza Santa Croce che così - dice la Viscontessa - poi vestiti da sera si scavalca tutti insieme i cancelli del chiostro della chiesa e si vede se il giorno dopo ci mettono tutti su La Nazione anche a noi come per il raduno dei punckabestia: “Le tombe dei Padri della Patria, profanate da un manipolo di blogger”.
Chi c'è, c'è... ma gli è gradito un commento qui e un rilancio nì tu' blog!!!
  Report: di chi doveva venire un s'è visto nessuno. In compenso gli è stata una serata divertentissima grazie a un racconto no-stop situazionista della Viscontessa, alle battute dì conte e alla simpatia di Lucia!
lunedì, 06 giugno 2005
 Benvenuti nell'era dell'RSS: riily simply senility. Benvenuti nella parte viva della rete: più aperta, più egualitaria e indove finarmente anco i vecchi ci avranno voce nì grande capitolo della nòva esperienza universale. Basta con questa gioventù screanzata, co' figlioli che s'aricordano di tene solo pe' bàtte' cassa e pe' ammollàtti quelle pèsti de' nipoti a giornate intere. Basta rimuginare su' ì passato, ora che siamo proiettati nì futuro della riily simply senility.
Attraverso i nostri blog si potrà finarmente rifàssi d'una vita di soprusi e lavoro: ci apprestiamo infatti, mediante i nostri post, a far tremare giornalisti, educare le màsse, rovesciare i governi e doventare finalmente ricchi attraverso i gugleadwords e ì peypàlle.
Finarménte, a ottant'anni, si farà una nòva Resistenza, e si stabilirà noi come deve gira' ì mondo: si smaschereranno i cattivi, si svergogneranno i disonesti, si manderanno avanti solo quelli che lo meritano.
Attraverso i nostri brògghe gli ospedali miglioreranno, la gente sarà più educata e negli ospizi faranno finarmente le camerate miste, come quella vòrta che s'andò in gita co' ì ginnasio e te t'addormentasti in còllo all'Isolina perché tu eri troppo briàco.
Noi ci si sentiva che un giorno, prima di morire, sarebbe avvenuto che la tecnologia si sarebbe messa finarmente a ì servizio di noi dì popolo, e che ì corso RadioElettra che si fece nì '73 c'era utilissimissimo! E che, svegliandosi la mattina presto, pigiando ì semprice bottone dì semprice elettrodomestico, una musichetta celestiale c'avrebbe chiesto, proprio come le nostre care mogli ogni vòrta che s'usciva: ma indove vuoi andare oggi?
OffeTopicche: Franceso Minciotti gli ha avuto l'idea di Bloggers for equity... secondo mene mérita di fàcci un pensierino!!!
domenica, 05 giugno 2005
Al viaggiatore, anche disattento, che s'addentrasse in casa mia, non sfuggirebbe certo il tappeto bianco, posto ai piedi del letto, il cui stato d'usura è talmente evidente che può venire in mente un guinness dei primati alla rovescio. Trattasi di un tappeto volante, ormai dismesso, che mi ostino a conservare con minuziosa cura. Il suo massimo splendore risale agli anni in cui l'italico popolo solcava le italiche strade con lambrette, vespe, nsu-prinz (preferibilmene non di colore verde) e zaz. Io mi muovevo con il tappeto volante. Visitavo posti che erano bei posti, conoscevo gente che era bella gente e nella terra di mezzo tra il lì e l'altrove facevo cose che erano gran cose. Sul tappeto lindo mi muovevo in lungo e in largo, avanti e indietro, nelle altezze come nelle profondità del pianeta, in un nomadismo perpetuo che ancora non era stato classificato come forma d'arrogante disagio, in solitaria, o epidemia psichica dell'avvilente e pecoresco stress da rituale collettivo.
Le mie di allora non erano vere e proprie partenze e nemmeno verso vere e proprie destinazioni, era la parte mediana quella che contava: non partire da un punto per arrivare a un altro, quanto piuttosto il senso dello spostamento, le cui variazioni di velocità rimangono tuttora un mistero che dura da un attimo dopo la partenza fino a un attimo prima dell'arrivo. Ciò che oggi è così pieno di distrazioni sonore: il pigro borbottio delle marmitte catalitiche in lunghe code qui e là sulle autostrade, il rullìo degli aerei, lo sferragliare dei treni, i clacson, le voci e i campanelli, sul mio tappeto era talmente silenzioso che dovevo farlo io stesso il rumore. Un unico suono che era appena un soffio, più che altro interiore, e una intonazione modulata dalla lieve oscillazione del corpo per mantenere l'equilibrio nelle numerose quanto ipotetiche curve.
Nella filigrana consunta del tappeto ai piedi del letto si sono sfilacciati poco a poco il viaggio, il vagabondaggio, la fuga, l'avventura, il labirinto, l'erranza e tutto il teatro mobile che accompagnava tanto i brevi quanto i lunghi tragitti.
venerdì, 03 giugno 2005
 Sifossifogo m'ha dato la passuord berghé io spiego a de, ghe vivi nell'arredradezza decnologica, gosa sono i fid. Tu che gi hai uno brog su sblinder, devi andare nel bannello di gontrollo e gliccare su gonfigura e bòi su syndaghescion e pigiare ì boddoni dei fid. Boi scrivi il tuo fid guì soddo nei gommenti. Io, che non ho dando dempo da perdere me li bosso leggere con bloglains.
Gome digi? Non sai cos'è bloglains? Allora sei brobrio un ingivile. Du vai sul sito e fai la registrazione con dua email e scegli passuord. Bòi inserisgi i fid dendro il modulo add fid... du puoi inserire anghe cinguemila blog e bòi bloglains di avverte quando tuddo blog inderessande è aggiornado.
Da quando uso bloglains ho biù dempo per i miei amici blog, ne leggo dandissimi e mi rimane il dempo anche ber dudde le mie gazzate. Hai gapito?
... e se di viene voglia di saberne di biù o di disgutere di blog isgriviti a blogidaliani del grande mio amigo Dao!!!
giovedì, 02 giugno 2005
Tanti si chiedono: ma com'è che ì trombaio guadagna tanti quadrìni e l'òmo di curtùra no? Ecco me lo son chiesto anch'io, e pe' anni e anni. Mi svegliavo la notte e me lo chiedevo, ad artissima voce, davanti allo specchio. Sinché una notte ho ricevuto la risposta divina. Saranno state le quattro, agli occhi ci avevo cispe e lacrime da ì troppo lavorìo mentàle, ero sfinìto...
continua su ì condominio
mercoledì, 01 giugno 2005
 Gli ero, poc'anzi, giù nì cortile a controllare la crescita de' cetrioli sempervirens, quando da ì cielo una luce fortissima cala giù alla velocità d'un furmine e mi ritrovo innanzi (e non in bellavista) una ispècie di còso a tre teste co' un manoscritto in mano... cerco di distinguere, ma manca la faccia:
- Vergine dì ciprèsso che spavènto! Giuro un le fumo più queste sigarette senza pacchetto, e te chi tussèi?
- Diàvolo d'un Sifossifoco! Un mi riconosci? Son Caligola!
- Bah, a vedétti così, con tutte quelle testedì e ì manoscritto, t'avevo scambiato pe' un pellegrinaggio a Lourdes... e che vòi a quest'ora tarda della sera?
- Ho pèrso la ciabatta di Tiziano, un ce l'hai mica te?
- Oh Caligola, un mi piglia' peìccùlo, secondo me dovevi atterrare nell'orto di quarcun artro, te, stasera
- Sì lo so, ma un me la sentivo. Pe' concime gli hanno sparso ràtti putrefàtti dappertutto.
- Ohiohia Caligola, e son sempre a concimàllo quì càmpo, mi sa che doventerà un merdàio.
- Un ce la fo più, in effetti. Guarda qui che be' cetriòlo che tu c'hai te... roba genuina, vedo... pare un Calasso.
- Lascia stare ì Calasso, Calì, unn'è per te... se vòi ti posso offrire un vodkatonic.
- Io preferirei un Moresco, sai quello ricoperto di marrone co' ì granulato sopra?
- Gli è roba che mi scioglie ìccòrpo, un ti sapre' dire, ma se garba a te mando quarcuno a prèndello...
- Che tu sia benedetto, Sifossifoco! E Benedetti i néim e anche i nickneim!
- Caligola... ma vai a cacare, vai!
- Quasi quasi tu ha' ragione: posso approfittare un momento dì bagno?
- Come no? Se lo trovi libero...
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