SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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mercoledì, 29 giugno 2005
Sorpresa! L'òmo unn'è più l'essere più 'ntelligente dì creato. L'hanno superato tutti, perinsino la zanzara o ì paramècio. Che lo vedi te un Berlusconi delle zanzare? O un Prodi de' paramèci? Un quarsiasi somigliànte a Sandro Bondi in tutto ì mondo animale? Giustamente no, perché un puòle esistere.
Nì mentre che l'òmo padàno appràude a Calderoli, la zanzara gli punge la dònna, se un la trova già occupata. Ma anche ì lombrìco gli è più 'ntelligènte dell'òmo italico: a esempio, se c'è da scava' una galleria, un c'ha mica bisogno di dare tutti quegl'èuri a Lunardi.
Si carcola oggi che, solo in Italia, undici milioni d'òmini sòffrano e gòdano a guardare undici òmini pigliare a càrci una palla. Cosa che tra miliardi e miliardi d'uccelli fa solo uno, stordìto dall'acqua minerale.
L'òmo, insomma, fa e desidera un monte di cose che agli animali un sèrvano: dall'euro, giù giù pélla scala, insìno alla mina antiuomo. E quest'urtima gli è proprio ì massimo: che ha' mai sentito parlare te della mina antimignàtta o di quella antistercoràrio?
Di questo passo la civirtà dell'òmo dovrà inchinarsi alle civirtà superiori degli animali. Piglia a esempio certi cani di stazza un po' grossa: o un son loro che tirano l'òmo pe' ì guinzaglio?
Andrà a finire che i cani ci abbandoneranno sull'autostrada.
Mi dirai te: ma la vita dell'òmo gli è più difficile.
Appunto, dico io.
sifossifoco l'ha detto alle 29/06/2005 00:24 e te icché tu ne pensi? commenti (15)
lunedì, 27 giugno 2005
Un c'è nulla da fare, ragazza, come talent scout un mi batte nessuno. Pensa te che percepii la tanta tua arte in una domenica de' primi di dicembre 2004. Pe' fàtti emergere come tu meritavi, tra un ranocchio battuto 'ntèrra e un vernissage, n'ho parlato a tutti della tu' bravura... perinsino a ì fruttivendolo (pévvìa delle mele cotogne)... e oggi eccoti scopèrta definitivamente. Finarménte anche Giuseppe Genna (uno degli òmini di lèttere più significativi, raffinàti e coerenti della blogosfèra, acùto filosofo e stakeholder della narrativa che conta) pur con quarche mese di ritardo dimostra d'apprezzare le tue arti, mortiplicate nei mesi.
Lui dice testualmente: ha una lingua, che caldamente invito a considerare una rarità. Ha cose da dire e sa come dirle. Ha un romanzo nel cassetto. E' una delle folgorazioni prosastiche che mi è stato dato esperire nel mio malcerto cammino esistenziale. [si frenino, prego, le malelìngue sèmpre a pésca nel freudiano n.d.r]
Lui dice che farà di tutto pe' fàtti emergere co' un manoscritto che urlava lèggimilèggimi da' ì fondo dì biuticheis.
A me però, pubblicàtti un romanzo, anche se, dopo le ovvie correzioni, sarà ì miglior romanzo italiano delle prossime collezioni autunno-inverno, mi sembra troppo poco. Perché non fàtti direttamente portavoce della letteratura italiana che ce la racconta?
sifossifoco l'ha detto alle 27/06/2005 20:44 e te icché tu ne pensi? commenti (6)
domenica, 26 giugno 2005
Oh bravo Tarcisio! Siccome te l'ha detto ì telegiornale che ì càrdo ammazza gli anziani, e l'esperto di turno t'ha convinto a andare 'n farmacia e riempìtti di que' troiai che t'intasano ì fisico di magnesio e potassio e sali minerali, tu ti se' bell'e quasi tutta bruciata la tu pensioncina minima in prodotti da bànco.
Convinto che l'acqua dì rubinetto un disséti abbastanza, e che frutta e verdura un ti siano più che sufficienti, tu pigli da mane a sera una bustina e una pasticca, un effervescente e una fiala. E pian pianino, con questi additivi, ì tu' corpo già stanco comincia a un capìcci più nulla:
- Che me ne fo di tutto questo magnesio? - t'urla un rene (se solo tu lo sapessi ascortàre) mentre l'intestino cràsso ti s'attorciglia nell'overdose di potassio e nelle vene lo zinco già ti prepàra alla foderatura della bàra.
- C'è ì cardo killer - dice la tolevisione - mòiano gli anziani!
E intanto te un tu ti senti nemmén troppo bene. Anco se un barlùme nì tu' cervello,  iperstimolato dalla triplice molecola: stronzio, alluminio e manganese, ti farèbbe notare che gli anziani mòiano copiosi anco in primavera autunn'invèrno, che piòva o tiri vènto, e con quarsiasi govèrno.
Un tu vai regolare a ì gabinetto da quindici giorni, e l'atrofizzazione di bu'o dì cùlo ormai gli è in progress... in compenso ti s'è cristallizzata la pipì e, quando t'avvicini a ì pozzi-ginori, tu lo scartavétri pe' quarantacinque minuti ogni vòrta co' una granellìna mineràle fìna fìna.
Sinché, caro Tarcisio, un tocca anco a te d'andare alla tolevisione (ma solo perché si è in estate e tutte l'artre notizie sono a ì mare): afa killer, morto anche Tarcisio. Una prèce!... diranno in languida commozione i serial killer dell'informazione.
sifossifoco l'ha detto alle 26/06/2005 17:13 e te icché tu ne pensi? commenti (10)
sabato, 25 giugno 2005
E poi ci sono i luoghi comuni, come che "un ci son più gli òmini d'una vòrta". Unn'è mica vero, sai?
C'è una mi' amica, a esempio, che ne conosce anche troppi. I' problema gli è che l'òmo d'una vòrta un dura, no che un c'è. E la donna, si sa, gli è difficile che si contenti d'una vòrta sola. Così questa mì amica si lamenta. Mi chiama a ì telefono e mi racconta di questi òmini che un si vogliano prendere le responsabilità.
Peffòrza - dico io - tu ha' visto più schizzi te, che gli scògli di calafuria!
La mì amica si chiama Beatrice, che come dice l'antico scritto: tanto gentile e tanto onesta pare... quand'ella altrui saluta... ma gli è una zoccolona risapùta. Ora si vede con Dante (parrèbbero coincidenze fatt'apposta), come ì sommo poeta... sol che lui, di sommo, ci ha solo le sommità.
Dante gli è un'òmo sémprice, che trova nì sudàre inutirménte quasi tutto ì su appagamento. Fa una vita che un gli lascia ì tempo pélle donne: lavora come un ciuco tutt'ì giorno e nì tempo libero (pe' mantenéssi smaglianti le corna) si dedica senza arcun succèsso agli sport estremi. E lei, anco se c'è dell'affètto, se ne lamenta, perché più dell'estrèmo rimane affascinata dall'estremità.
Poéro Dante! I' su' ideale rapporto di coppia gli è fatto soprattutto di condivisione. E, se c'è un dio dell'ideale, lo ha accontentato, perché Beatrice la condividano in divèrsi. Peccàto che lei unn'è tanto fortunata quando vànno a giro insième: lui la pòrta spesso a fare ì bungee jumping, a esempio, e nì méntre vola a capo in giù con l'elastico alla caviglia, a Beatrice le piglia sèmpre-sèmpre uno svenimento addòsso all'istruttore. So d'una vòrta che ì poér'òmo gli è rimasto a capo all'ingiù pe' una mezz'oretta, perché la Beatrice un ne voleva proprio sapere di riprèndessi. Quando l'hanno tirato su, ì poéro Dante gli era dieci centimentri più àrto, ma no pévvia de' divèrsi contraccolpi.
Un'arta vòrta andièdero a fare sci estrèmo sulle alpi. Era d'invèrno e a lui toccò a fàssi un fòripista a piedi nudi pe' andàre a cercare un ortopèdico: Beatrice s'era slogàta subito un piedino e l'istruttore di sci estremo (fortuna che gli era anco esperto di massàggi rauchi) gli toccò a trasportàlla a spalla (e di corsa) nì primo rifùgio disponibile, indove gli féce una prima sommària steccatura.
Dì recènte son stati anco alle isole vergini, a fare sub estrèmo: Dante, in apnèa, fece ì censiménto di quasi tutti i pesci sega (essèndo le isole vergini, quì tràtto di mare ne è infestato). Stava in ammòllo pe' ore intere chiedendo boccheggiàndo a tutti i pesci sega che incontrava: come ti chiami, indove tu abiti, quanti siete in famiglia... lei invece stètte lillì pe' affogare: un rasta crèolo, dopo avélla salvàta co' una breve respirazione bocca a bocca, la portò a casa sua (indove dìsse di avécci una camerétta iperbarica) e gli somministrò divèrsi aerosòl di ciccia prima che la si ristabilisse
A vòrte mi capita d'incontràllo, questo Dante, gli è sèmpre gioviale, sorridènte, argùto nella battuta e fa perinsìno sfòggio di curtùra: farèbbe bene anco a téne un po' di sport - mi dice sempre, concentrandosi sulla griglia d'addominàli che non ho - tanto l'importante gli è partecipare... come diceva De Coubertin. Io lo guardo di sottécchi e mi commuòvo a tal punto, che mi scapperèbbe da piangere.
sifossifoco l'ha detto alle 25/06/2005 16:08 e te icché tu ne pensi? commenti (3)
mercoledì, 22 giugno 2005
Du' mesi fa, sulla scìa d'un po' di post a natura letteraria, fondièdi Neuronal, oggi la sfondièdi con questa lettrìna:

Carissimi tutti,
domani Neuronal compie sessanta giorni. Un tempo sufficiente per
tracciarne un bilancio sintetico alla luce dei messaggi e dell'impegno
di quanti vi partecipano, e decidere di chiudere i battenti.
Il progetto, per una lunga serie di motivi, non solo non funziona oggi,
ma nemmeno può funzionare in un prossimo futuro.
Lo scenario che si prospettava alla sua nascita era l'entusiasmante
sensazione di creare una risorsa in rete trasversale ai blog letterari
(nella sostanza come nelle intenzioni) per trasportare un certo tipo di
fermenti e desidèri e convinzioni individuali in una dimensione più
"criticamente" collettiva, e allo stesso tempo acquisire una sorta di
"vantaggio di posizione" rispetto alle modalità clientelari, settarie
e sfacciatamente pubblicitarie con cui a mio avviso in Internet si
trattano certi temi culturali, editoriali e letterari.
Personalmente mi aspettavo che una piccola e orgogliosa lista come
questa (327 iscritti in tutto, dei quali 300 nei primi tre giorni) si
proiettasse in divenire in un laboratorio aperto capace di bilanciare
con un controvalore d'intelligenza e di onestà intellettuale la
tendenza di un manipolo di animatori culturali della rete ad usare
Internet come un qualsiasi altro media: ovvero la grancassa retorica di
libri (tutti pietre miliari) da vendere e, quel che è peggio, una
evangelizzazione delle coscienze in continua saturazione attorno a
dibattiti che tendono a gemellare l'Alighieri con l'ultima stronzatella
a sigla schifo libero e che serve (ma sì diciamolo) a fare un gioco di
finanza creativa molto in voga in un paese dove è lo Stato (ma chi è
questo Stato?) a riportare a zero bilanci mandati in rosso anche grazie
a supertirature che hanno un prezzo di copertina piuttosto elevato, e
che poi finiscono al macero a trenta centesimi di euro a tonnellata.
Neuronal come un luogo, non di lotta (per carità), ma per ristabilire
quella molteplicità di gusti, d'intenti, di punti di vista e
intelligenze, che secondo me, è necessaria ovunque e non solo nel
mondo di chi scrive, edita, vende, compra, conserva e lègge libri.
Queste condizioni ideali non le ho trovate, anzi ho trovato una bòria
che nemmeno sospettavo che esistesse, assieme alla disonestà
intellettuale di criticare certi "comportamenti" replicandoli poi a
spada tratta: tanto si sa che in certi ambienti bisogna essere furbi
per fare strada.
Chiudendo Neuronal prendo atto di due cose abbastanza allarmanti per
me: che chi ripete fino all'esasperazione il suo messaggio in Internet
ottiene gli stessi effetti della pubblicità del detersivo: si fa
odiare, magari, ma alla fine dà la sensazione di lavare più bianco; e
che in Internet (malgrado le centinaia di tentativi) non esiste un
tessuto culturale che abbia una trama e anche un ordìto per farne
appunto un tessuto e non un pannolénci.
Quando, per il mio lavoro di tutti i giorni, incontro nelle
biblioteche, nelle università, nelle piccole case editrici e
nell'austerità di certi salotti, un ironico scetticismo nelle
possibilità di incontrare in rete la stessa qualità di studio, lo
stesso spirito di condivisione dell'ideale di una cultura aperta anche
a chi, per mandare avanti la propria personale baracca, non ha tempo
per frequentare "santuari" inaccessibili... devo, mio malgrado, chinare
la testa senza energie per scuoterla.
Grazie: ad HanakoHiro per aver inventato il nome Neuronal, a voi tutti
per esservi a vario titolo iscritti e dimostrato spesso più savoir
faire del sottoscritto nel gestire eleganti relazioni digitali, e
infine a quanti sono arrivati fino in fondo al presente "pippone".
Neuronal chiude il 24 sera, c'è tempo per un'ultima chiacchierata e
per salvarsi qualche link interessante.
sifossifoco l'ha detto alle 22/06/2005 22:37 e te icché tu ne pensi? commenti (8)
martedì, 21 giugno 2005
Sarà ì cardo, saranno gli zibidei che in queste ore un mi si fermano un attimo, sarà l'anziano che in me avanza, ma certe vorte nì collegare pensiero e scrittura ì cervello si rifiuta e parla in una lingua sintetica che sta prima dell'elaborazione nelle parole che noi tutti conosciamo. Certe vòrte mi garberebbe fermàlla questa lingua a ì grado zero fatta solo co' ì suono nudo e crudo delle sinapsi: ambedebè trecché trecché, ma un trapiàn degrò, un lo so, maremmaià, va' va', che un setétépé d'un buduar, spleen splìn splàn. Insomma una lingua prima della lingua, una lingua tutt'altro che morta, ruminàta, anzi mòrsa.
sifossifoco l'ha detto alle 21/06/2005 17:42 e te icché tu ne pensi? commenti (8)
segnaletica:
... Livefast e dotcoma partecipano alle zambardiadi
... scomuniche radicali
... su Telelombardia gli esclusi Rai
... la Madonna è apparsa alla Viscontessa
... festa celtica a Trigallia
... occhio ai prezzi del supermercato, non corrispondono al conto
... la tortura che non fa notizia
... il declino delle brand
... la massa anonima dei lettori
... Sofri bibliotecario alla normale, un altro biblioatipico?
... esperienze di pudico nudismo
... l'ultima moda di Telecom: il cànone nascosto
... il triangolo no
... ebraico blog
... alta letteratura blog: scema col botto 2005
... skype is biutiful... io sifossifoco
sifossifoco l'ha detto alle 21/06/2005 10:07 e te icché tu ne pensi? commenti (1)
lunedì, 20 giugno 2005
Innanzi alle convinzioni delle gènti, rimango sempre affascinato e sbalordito. Soprattutto alle quattro di mattina, quando mi sveglia un effluvio di cannabisse proveniente da un so' quale pia finestra dì cortile su ì rètro e una musichetta di quelle degli aricrìshna... le preghiere cantate e cotàl incenso son durate fino a stamani in verso le sei e mezza, finché - rispettoso delle credènze e delle convinzioni artrui, ma forte anco delle mie - ho ripercorso in urlàti moccoli l'ora terza, l'ora quarta e persino ì vèspro e la compièta. Anco se i santi unn'erano esattamente i loro (ma quarche corrispondènza interreligiosa io credo la ci sia) e non ho nì cassetto ì gatto a nove code promesso, s'è fatto un improvviso e beato silenzio che m'ha aumentato notevolmente l'autostima  e l'adrenalìna dì giorno.

segnaletica:
... notti bianche a Milano qui e qui
... ì sensei degli scrittori con lapsus freudiano... disperate a ì posto di disparate nell'urtimo (speriamo) capoverso
... quando si sveglia Hanako-Hiro
... i pensierini di Faletti in tèma di diritto d'autore
... quando ì giornalista litiga co ì broggher misura subito quanto ce l'ha lungo... ì curriculum
... se hai i ditini strappati all'agricortura impara almeno a innestare la vite
... un modo tenero per aumentare la massa de'  vostri bicipiti
... ì sèrfmarketing secondo un disincantàto Giusec
sifossifoco l'ha detto alle 20/06/2005 10:35 e te icché tu ne pensi? commenti (2)
domenica, 19 giugno 2005
Nì mentre rimetto a posto un archivio che mi serve pe' battere ranocchi 'nterra in quel di Washington m'è venuto in mente di dìtti che se ti garba la scrittura dialettale gli è meglio che tu butti via Camilleri e ti metti con pazienza alla ricerca (pe' bancarelle e librai veri, no i supermercati che c'ènno ora) dì milanese Delio Tessa, di triestino Virgilio Giotti, dì veneziano Giacomo Noventa, dì romano Mario Dell'Arco, dì lucano Albino Pierro, de' siciliani Vann'Antò, Ignazio Buttita, Santo Calì, Nino de Vita, Andrea Genovese, dì friulano Amedeo Giacomini, de' veneti Eugenio Ferdinando Palmieri, Biagio Marin e Cesare Ruffato, dì ligure Edoardo Firpo, dì lombardo adottato Franco Loi, de' marchigiani Franco Scataglini e Gabriele Ghiandoni, dì trevigiano Ernesto Calzavara, dì triestino Carolus Cergoly, dì romagnolo Raffaello Baldini, de' sardi Antioco Casula, Ignazio Delogu e Francesco Masala, dì napoletano Achille Serrao, dell'abruzzese Pietro Civitareale, de' calabresi Nicola Giunta e Dante Maffia, de' pugliesi Lino Angiuli e Francesco Granatiero.
Questi scrittori e poeti son l'urtimo argine all'appiattimento della lingua e dì su' odierno narrare, ai codici delle comunicazioni di massa e agli stilèmi da soppòpera. L'urtimo baluardo che affermi l'importanza d'una letteratura non massificata e consumistica, scritta da autori che s'impegnano parecchio solo a 'ncontrare i gusti dì pubbrico sempre più addestrato a scappare da quarsiasi inquietitudine e a chiedere solo stereotipi, consolazioni e riconoscibilità dì linguaggio radiotelerotocalchesco.

segnaletica:
... ottimi questi du' pezzi di Cadaverìx su Guido Morselli, Capitolo breve del suicidio e Dissipatio HG
... divertenti queste considerazioni per chi gli è incappato almeno una vòrta nì 187 telecòmme
... in Gran Bretagna sotto scrutinio ci sono i professori
... i bibliotecari atipici sono parecchio sfavàti
... gli occhiali da sole c'hanno anco l'emmepitré e se fai una scorreggia magari ti è arrivato un fax
... una francese c'ha nostargìa di Firenze
... e se prima di Tex ce ne fosse stato un altro?
... ì ventuno esce stilos, Mozzi fa copia e incolla dell'editoriale: peccato che ì direttore un conosca la differenza tra questo e codesto e, péffàre ì ganzo, scriva (ortre che le solite quattro banalità) anche uno svarione... sarà contento Mario Ciancio Sanfilippo che stilos, anche se gli è suo, magari un lo legge neanche
sifossifoco l'ha detto alle 19/06/2005 00:14 e te icché tu ne pensi? commenti (11)
giovedì, 16 giugno 2005
Quelle belle topografie d'una vorta, no, unn'esistan più. Ci pensavo davanti a un cartello di partenze che unn'esistano e d'arrivi che unn'arrivan più. Oggigiorno tutto s'è globalizzato: c'è ì navigatore satellitare da telefonino, c'è ì tomme-tomme-go da posciètte, c'è la maialadisomà a codice binario.
Io son rimasto indietro da pàzzi, ai tempi in cui la topografia gli era quella scienza adurta e un po' archèmica che attingeva pesantemente all'immaginario collettivo e a ì sapére de' vecchi.
Durante una passeggiata fòri porta un si camminava e basta, ma si passava dall'aiàle alle streghe, si girava attorno a quarche artiglio dì diavolo, s'incontrava l'orrido dell'òmo morto e magari ci si fermava a mangiare du' tordi sott'olio a ì crocìcchio alla fattucchièra.
E in città, quando si chiedeva un'informazione, gentirmente ci si sentiva rispondere: gli è facile, tu arrivi alla piazzetta dì canmòrto, all'artezza dì fontanèllo dì brigante, poco più avanti dì canto all'impiccàto, tu svorti a destra e tu sei lì nì vicolo della sepoltavìva.
E te tu camminavi, spesso arreggèndoti a mano aperta ì contenuto delle mutande... che magari si stava facendo sera e l'inquinamento luminoso ancora un c'era.
sifossifoco l'ha detto alle 16/06/2005 14:48 e te icché tu ne pensi? commenti (9)