SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
Gente che gli è passata di qui:
*loading*




Get Firefox!
venerdì, 30 settembre 2005
Free Image Hosting at www.ImageShack.usGli è un fatto d'intelligenza e buon gusto, naturalmente, ma l'òmo moderno, che intende stare sempre sulla breccia: a suo agio nelle conversazioni salottière e surfer dell'estrèmo urbano, ci ha da notàlle subito cèrte tendenze.
Perché, vedi, icché tu puoi notare oggi, se hai costruito una sensibilità veramente multisensoriale, magari mutuata dall'intreccio di tradizioni èndo et eso esperenziali, sarà  un must per elaborare metatendènze di stile taylor e mind mading.
Sfogliando i rotocalchi, intrattenèndoti spesso a colazione con gli opinion maker (i rébbi della forchetta sempre appoggiati verso ì piatto, per favore), guardando ì lavoro de' massimi stilisti, degli architetti più cool, de' designer leading in tutti i campi dell'umano scìbile, si evince oggi un deciso ritorno ad una naturalità "altra", che détta lo stile dell'omo contemporaneo. Non più feng shui, dunque, non più new age, né native metropolitan, ma (ed è per fortuna una parola italiana a definire tendènze sempre più mutuate al pianeta) errànte!
Un vànno più (semmai sono mai andati a cèrti livelli) quegli abbigliamenti troppo nòvi, finto eleganti e distanti, ma si predilige piuttosto un below the line assai vissuto: peculiare il cotone naturale (Tshirt Barboons, 45 euro) color perla caraibica, e solidi pants (twomillionstarhotel, 198 euro) in tessuto tendente al carta riciclata, chiari e solari, in un mix di fibre naturali e acriliche: rayon, per i più cool, oppure il polyester, recentemente omaggiato a Parigi  e Fort Lauderdale da un outsider dello square fashion kult del calibro di Mitsui Chen Hiko.
Un va più la casa tradizionale, piatta e monotona, entro le cui pareti si consumano fin troppo consuèti momenti depersonalizzanti dell'io e freedom: lo stile si fa minimal, con incursioni e appetiti del tutto inèditi, mai banali. Errànte, anche qui, come affermazione non urlàta del sé, sottolineata dai tacchi half brushed (PoorNotStandard, 198 euro) e dalla cappa double instinct: materassino e soprabito in uno, per un vero yin e yang dell'anima (voyages au bout de la noit, 480 euro la singola e 690 la maxisize) in colori originali scoloriti a bagno acido di monovitigno semidigerito, che regalano nuance spesso sorprendenti.
Chic&Charming, invece, gli arrèdi: rigorosamente placcata in oro bianco ossidato ad effetto ferro multilega e legni impregnati con vernici e mordènti effetto floating (futonpànca CitéLumière, 2300 euro) rigorosamente stagionati ad intempèria naturale, ove il continuo sbalzo ozono-ossido di piombo, conferisce nel tempo incredibili adattamenti del legno ad ergonomie del tutto fataliste.
Attenzione agli accessòri, infine. Pochi e mutuàti dalle antiche utililità ancient condominial: la capiente borza unisex in polypropilene sbiancato con stampa a fusione di loghi della Grande Distribuzione Organizzata (BagPlast, 0,15 euro) e, al posto dell'obsoleta cìnta, il minigrembiale artigianal multitasca (Scarparo&Sons, 90 euro + 15 per le cifre) in crêpe de chine o marocain.
mercoledì, 28 settembre 2005
Ah le palle! Dillo in tutta sincerità: cosa sarebbe la vita se un ci fossero le palle? Gli stemmi di famiglia sarebbero tutti tristàgnoli, nessuno s’azzarderèbbe più nell’eroica azione, tutti sarèbbero sempre inspiegabilmente calmi anco quando un dovrèbbero… senza carattere e quindi come senza vita.
Ci hai mai pensato? Terra e pianeti, in fondo son palle, e palle le stelle. Palle vicine e palle lontane. Se una mattina ti svegli e hai voglia di grattartele per tutto il giorno, dovrésti invece far altro, e controvoglia.
Gli stadi sarebbero sempre vuoti e estinte le tifoserie: vànto da esportazione. Senza palle niente golf, tennis, polo, football… niente Natale, niente di niente. Galileo Galilei oggi un se lo ricorderèbbe nessuno e Giulio Verne avrèbbe scritto cinque settimane in aquilone. I libri di geometria ridotti a metà. I libri di storia estinti del tutto, assième a quelli pubblicizzati dalla Lipperìni e da ì Gènna.
Un ci si potrèbbe guardare, come si usa alla toscana, in quelle degli occhi, con gràve mancànza pe’ l’autenticità di cèrti momenti. Un ci si potrebbe nemmen più annoiare, urtimo barlùme, e baluàrdo, contro l’appiattimento dì vivere. Indignandosi, un si romperèbbe più nulla. Niente per prevedere il futuro. Niente cerbottane e niente cannone, niente cartuccia da cinghiale,  niente collàne o caviàle, niente geografia, niente biliàrdo, né calciobalìlla… nemmeno un flipper che sia uno, in un pianeta piatto.
Niente esperimenti di fisica sulla legge di gravità, e di colpo ì gràve doventerebbe grève. Niente arte moderna, né religioni, né politica, né Beppe Grillo. Niente blogosfèra,  né ragazze ponpòn. Niente nemmén per far correre un cane. Pensa per un attimo alle povere pecore, o a ì conìgliolo, piuttosto che allo scarabeo dì desèrto, a ì cavolo cappùccio e infine all’òmo.
No, no, credimi, le palle ci vogliono, non se ne può fare a méno: férme e girevoli, e d’ogni dimensione, e di qua e di là, e che alméno non sian méno di due, e che ci sia sempre ì sole.
lunedì, 26 settembre 2005
Oggi ti voglio ragionare sugli stati alterati di coscienza. Sai cosa sono? Certo che sì, anche se magari un tu ne sei perfettamente consapevole.
Si dà ì caso, in effetti, che quarsiasi stato arterato di coscienza aggiunga una quarta dimensione alle tre già conosciute e esistenti. A cosa serve? A nulla, se non a dare una visione diversa delle cose ampliandone gli orizzonti... qualora tu ti stia interessando a delle cose o almeno a degli orizzonti.
Provocare uno stato alterato della propria coscienza gli è abbastanza facile naturalmente senza bisogno di nessuna sostanza estèrna, basterebbe avécci l’abitudine a un dialogo spigoloso, prismatico e multilaterale co’ ì proprio cervello, come ci hanno ad esempio gente tipo ì dalàilàma, cèrti artisti e quarche affricàno di quelli che vendano le borsette di Gucci finte nei nostri bei cèntri delle nostre bèlle città. Per tutti gli artri occorrono o delle forti bòtte, o qualche droga. Siccome le bòtte un garbano a nessuno, anco se alla lunga fanno meno male, ecco la ragione per cui garba di più la droga.
Sulla droga, inutile dirlo, c’è criminalizzazione, paura e parecchia ignoranza. La gente tende a usare, pe’ sentito dire, le droghe più pubbricizzate dai giornali e dalla televisione o da ì passaparola, che so: la coccoina, l’estasiante in pasticche, còlle e solvènti bicomposti e altre cose che s’assumono oralmente, nasalmente e venalmente (almeno pe’ quelli che le vendano). Pe’ pubblicizzàlle di più, queste sostanze ènno anche proibite dalla legge, in modo tale che vi sia, nì procurarsele, anche quì soffio di brivido e trasgressione che gàrba tanto a cèrti sempriciòtti.
In realtà ì mondo gli è pieno di droghe mèglio, cui nessuno fa caso, e che procurano lo stesso effètto: mescoli lo scenziato, pe’ avènne un’idea, tabàcco da pipa parkléin numero nove, imbevuto di qualche goccia di Cardinal Mendoza e fiori di zafferàno in ragione di dieci per cento.
Detto questo, rimane sempre ì perché dì desidèrio di raggiungere uno stato alterato di coscienza, causa principale dì consumo di queste benedette droghe. Parecchi che ne fanno uso si appèllano a ì fatto che grandi artisti dì passato e dì presènte: Bodlèr nella poesia, Poo nella narrativa, Keit Mòsse nello sculéttamento, certùni nella musica e certàltri nella pittura, sollecitassero così la loro musa, potenziandone la creatività attraverso la sostanza psicotropa. In effetti è giustissimo... è proprio così. Tant'è che, péllo stesso principio di ragionamento, ogni imbecille che si droga, doventa (nì migliore de’ casi) un imbecille sprint.
venerdì, 23 settembre 2005
Si fa presto a dire: un desiderare la donna d’altri. No, via, diciamolo senza ipocrisia, sarèbbe troppo difficile. Soprattutto in questo mondo dove io sono uno e gli altri son tutti.
Figuriamoci,  mica le donne vanno a giro co’ ì marchio a fuoco: son di quello o di quell’altro. Anche quelle donne che vanno con tutti tendano a conservare una certa praivaci. Te l’immagini le conversazioni? A ì posto di chiedere ì segno zodiacale o allargare la coda da pavone nei tanti modi che si conosce, uno dovrebbe prima chiedere: oh, un tu sei mica di nessuno te? Sarèbbe come a insinuare che gli è uno scàrto.
Io ci avrèi subito un calo di desiderio, e lei son convinto che anche. Vuoi mettere quanto è meglio un ruggito a ì posto d’un rògito?
E poi, te l’immagini la noia di queste poére donne di quarcun altro, se nessuno le desidera? N’andrèbbe di mezzo anco l’andamento dell’economia: la moda, la cosmèsi, l’entertainement… ì cròllo della ceretta!
E le dive? Come la si metterèbbe con le dive: le maschie masse sarèbbero costrette a desideràlle a intermittenza. I calendari delle fidanzate de’ calciatori dovrebbero stampàlli cólla còlla dietro rimovibile, come i post-it. Dì calendario della segheria fiorentina che c’ho ‘n camerina, potrei guardare co’ un po' d'emozione solo novembre e febbraio, che dura anche meno degli artri mesi a casa mia.
giovedì, 22 settembre 2005
Peccato unn'avecci avuto la macchina fotografica a portata di mano. Perché oggi gli è la giornata europea senz'auto. Stamattina presto mi sono affacciato alla finestra e la prima cosa che ho notato son stati i netturbini che svuotavano i cassonetti a dorso di mulo... beeello!
Poi gli è stata la volta di quelli dì carico e scarico mèrci: le bibite a ì bar le portavano alcune truppe cammellàte. In tutto ì centro storico stamani un c'era una macchina nemmeno a pagàlla. La gente andava a lavorare lo stesso: chi co' ì cane, chi co' un pitone. Una pattuglia di vigili urbani ha 'nseguìto pe' più di mezz'ora un barboncino solo pe' un perdere l'abitudine di fare una multa pe' casco non omologato.
L'aria, pe' la prima volta nella storia di Firenze, gli era pulita davvero. S'avvertiva ì solito profumino di diesel solo perché i vènti lo portavano dalla provincia arretràta e 'nquinàta.
L'assessore a ì traffico ha convocato una conferenza stampa e i giornalisti si son presentati tutti di corsa. Un puzzo di piedi che non ti dico. Se tanto mi dà tanto, auspico fin d'ora la giornata europea senza soldi, la giornata europea senza sesso e la giornata europea senza cervello di questi stracàzzo di minchioni.
martedì, 20 settembre 2005
Gli è un mondo questo, indove, grazie alla moltiplicazione de’ messaggi, nessun ci capisce più nulla; e grazie alla ricerca a tutti i costi della popolarità e delle masse, i discorsi si fanno intercambiabili: la gente un sa, dopo nemmen mezz’ora avélle sentite, se certe cose l’abbia dette la destra o la sinistra (come se un fossero du’ mani dello stesso corpo!).
Pélla prossima campagna elettorale, m’han detto a colazione, ì provinciale milanese s’è liberato (grazie a quarche operazione di vendita in qua e in là) quattrocento milioni in valuta europea contante. Va da sé che, in termini di comunicazione, sarà un budget difficile da raggiungere pe’ l'antagonista bolognese, anco indebitandosi e svuotando quelle sette o otto banche e assicurazioni importanti di proprietà della parte della coalizione che conta.
D’una politica nuova, che parta dalla (povera?) gente, ci sarèbbe bisogno, ma un c’è lo spazio ne’ media tradizionali, né la forza, né l’attenzione della gente stessa, pélla quale ì main-marketing “sorrido dunque sono” gli è come una flebo attaccata a ì braccio.
Eppure uno spazio pe’ vincere la prossima campagna elettorale c’è, e si chiama chiesa!
Intendimi bene. non la chiesa in quanto istituzione materiale e spirituale, ma la chiesa come luogo fisico: ì più diffuso e ramificato media che ci sia in Italia. Le parrocchie, prese tutte insieme, valgono in termini numerici più della televisione, della radio, de’ giornali, di internet e dì mercato pubblicitario nissù insieme!
Gli è dalle chiese che potrebbe partire l’offensiva allo strapotere (controllatissimo e ambitissimo) de’ media tradizionali, co’ un surplus di credibilità! Gli è dalle chiese che i meglio pubblicitari dì mondo hanno ‘mparato ì loro sporco quanto affascinante mestiere, perché si sa: anche Dio gli ha bisogno di campàne!
Davanti alle chiese, in coincidenza con le messe, dovrèbbe essere fatta ogni comunicazione (povera, a basso costo) che si rispetti: la gente piglierà e porterà a casa. Ivi rifletterà associando ì volantino (o stampato, ciclostilato, brossura e quant’altro, purché sia fatto bene) al pio gesto quotidiano o settimanale (per i più), e ciò già costituirà una mezza vittoria in credibilità, oltre alla più alta penetrazione possibile dì sociale... perché le masse adorano le messe!
L’ossatura sociale più debole e meno informata della società, quella che più soffre e quella più abbisognosa di quì facile perdono che può dare un po’ d’acquasanta, si troverà in mano – più prima che poi – il vostro bel discorsino, e se gli è un discorsino convincente si convincerà.
Un volantino che potrà essere distribuito a mano, ma anche lasciato lì a pacchi, in bella vista, con l’attirazione dì gratis! Come gratis dovrebbe essere ì libero pensiero, soprattutto quando è critico. Ogni domenica, da qui alle elezioni, un volantino diverso (ma coerente, per carità)… davanti alle chiese, fin nei paesini più sperduti. Ancora meglio se l’attivista si informa su ì calendario delle messe straordinarie: matrimoni, battesimi, cresime, comunioni, commemorazioni… si porti solo quì po’ di rispetto quando c’è ì funerale.
lunedì, 19 settembre 2005
Viva l'Italia. L'Italia de' comici che fanno la politica e de' politici che fanno le comiche. L'Italia dì sommerso dell'economia, co' ì chirurgo che un ti lascia la ricevuta e ì lavavetri tzigano a ogni semaforo. Viva l'Italia de' sindaci de' mille e mille paesini, che brillano pe' 'ntelligenza e preparazione. Viva l'Italia che ì sindaco un ce l'ha, come a Lula, in Sardegna, perché ci son sindaci che unn'hanno voglia di morire. Viva l'Italia che vive di lavori sociarmente utili, a quattrocento euro ì mese e ci vivano in quattro. L'Italia di quelli che pe' un contratto a coccoccò si genuflèttano al politico di turno.
Viva l'Italia de' 600 morti ogni vichènde su strade e autostrade. Viva l'Italia delle destre, delle sinistre, de' centristi e de' mancini, de dibattiti televisivi fino a tarda notte, delle misse pe' quattro sere consecutive neanche fosse lo tsunami delle cosce.
Viva l'Italia di quelli che pe' fàssi un complimento ancora si chiamano re, principino, principessa e non immaginano nemmeno ì perché.
Viva l'Italia nascosta degli ospizi lager, de' reparti ospedalieri fatiscenti, de' musei della polenta e della civiltà della castagna e della cultura della trifola.
Viva l'Italia de' dieci telefonini a persona, delle tifoserie 'mpegnate a sfasciare ì mondo secondo gli umori de' terzini.
Viva l'Italia per bene, di quelli che buongiorno ma soprattutto buonasera.
Viva l'Italia delle missioni di pace all'estero e poi que' quattro mafiosi nostràli son sempre lì.
Viva l'Italia che ce ne sarebbe da di' tante che un blog solo un basterebbe.
Viva l'Italia e viva la bandiera: notoriamente bianca, rossa e sempre un po' sporca di merda.
venerdì, 16 settembre 2005
Certe pissicologìe dì pìffero, fàtte pe' que' babbioni che s'accontentano di venti righe e una firma sui rotocalchi illustrati, affermano che ogni òmo c'ha una donna dentro. Ecco, io la vorrèi sbattere fuori. Unn'è giusto, né naturale. Ed è pure un'idea scema! Semmai dovrei essere io ad essere dentro una donna... l'incontrario un mi dà pe' nulla soddisfazione. Che ci sta a fare una donna dentro? Già un mi riesce di conservammene una accanto, di donnina, figuriamoci se son disposto a règgerne una dentro. E poi dentro in dove?
(e qui, lo so, farai ì pensierino acido)
Nell'unico posto libero dentro di me, no, una donna un ci potrèbbe vivere mai. T'immagini, starebbe sempre a rompemmi i coglioni... proprio come fànno alcune fòri, dì resto.
Te tu penserai: ma no dentro in senso fisico, ma mentalmente!
Ancora peggio... te lo immagini ì dràmma: avere una donna dentro, e avéccela anche senza ì corpo, tutta cervèllo, cervèllo e basta... a parte che ì cervèllo a vedéllo gli è brutto come un rutto, ma sarèbbe una condànna di nulla. Io, se proprio ce la devo avere peffòrza questa donna dentro, la voglio almeno co' un be' paio di puppore e uno stacco di coscia che m'arrivi all'ombelico.. sennò ì cervéllo (visto che ci si deve accontentare di quello) mi reagisce poco come sèmpre. Eppòi, ora che ci penso, che sarà almeno una donna a mòdo?
mercoledì, 14 settembre 2005
Un so se puoi capire questa mia tristezza. Un lo so. Questo senso di vuoto... la mancànza. Vinicio ì paramecio se n'è andato. E' morto - ha' capito? - è morto. E dire che aveva resistito a tanti di que' prosciugamenti di pozzanghere. L'estate doveva averlo capito che unn'era troppo in forma, tanto che ogni tanto una boccatina di pioggia la mandava, pe' un fàllo stancare troppo nella su' quotidiana resistenza. Ma lui è rimasto così: secco nell'interstizio di pietra serena della su' ultima ora. Gli è rimasto così, co' ì citostòma aperto, in un'espressione di rassegnato stupore.
Io ci parlavo con Vinicio, mi ci confidavo parecchio. Ier sera sono andato a cercàllo, pe' via d'una cosa dimolto intima che gli volevo raccontare, e l'ho trovato così, stecchito. Tutti i paramecìni intorno, m'hanno appena degnato d'un'occhiata, e poi hanno continuato con le preghiere: preghiere da paramecio, ovviamente. La religione de' parameci gli è tutta diversa dalla nostra: loro, pe' dire, un c'hanno nessun tipo di madonne, né c'è un Gesù o un Allah o un Budda de' parameci, però c'hanno i profèti. Vinicio gli era un profèta. Forse anche per questo mi garbava. Ultimamente stavo quasi pe' convincello a aprire un blog: un blog profetizzante. Sapevo che lui ci teneva. Ci siamo intrattenuti a pomeriggi interi a disquisire se gli era meglio scrivello in parameciese (come se ne lègge tanti), se dovesse o no occuparsi di letteratura e - se sì - se di genere o di genero, se gli conveniva o no mettere gli annunci di gùgol nì templèit (che lui chiamava ancora google, alla francese, e template alla marocchina). Non se n'è mai fatto di nulla di queste discussioni, ma io son cresciuto molto dalle nostre conversazioni e mi beavo ogni volta delle su' profezìe da paramecio. Ciao Vinicio.
lunedì, 12 settembre 2005
Proprio in questo momento, sì, ì raggio che si sprigiona da' ì tu cellulare, t'ha modificato per sempre la sfera dì comprendònio. Ecco, ì dànno gli è fatto. Un tu puoi più ritornare indietro. Spengere ì malefico aggeggio, méttillo in standby... un c'è nulla da fare, icché tu eri fino a un attimo fa ora un tu se' più: l'onda t'ha modificato. E pensare che un tu hai ricevuto nemmeno una telefonata, né un sèmmessé, niente wap, indicatore, agenda, sveglia, fotocamera, videocamera, niente ricerca rete... perché l'onda l'ha bell'e trovata la su' rete: sei te!
Che ti pensavi? Di domarla tutta la materia di cui son fatti questi aggeggi, che ì fatto d'andare a centottanta battute a ì minuto come le dattilografe, ti preservasse da quella piccola stronzissima onda? Che un t'entrasse nì capo, pensavi? E senza passare dalle orecchie, o dagli occhi o da ì naso?
Gli è un processo irreversibile, pe' milioni e milioni di volte ì giorno, parte un raggio che te non vedi e ti modifica la sfèra dì comprendonio, e te non te ne accorgi, e nemmeno ci puoi far nulla. E' così e basta. L'onda ti fa ì servizio e te rimani inconsapevole.
Hai voglia a metterlo lontano l'apparecchio, o a tenerlo spento, ci sarà sempre quarcuno accanto a te che lo tiene acceso a altezza d'omo, e anche quando un c'è nessuno, ì raggio, l'onda, può partire da qualsivoglia luogo: ì tetto d'un condominio, un arbero finto, una macchina in corsa, un alito di vento... poiché si sa che ì raggio, quando è partito, gli è come un missile da guerra, un si ferma sinché un raggiunge il su' bersaglio.
Mi dirai te: ma perché proprio a me?
Ecco, dican tutti così. Gli è per questo forse che te lo sei pure meritato.
giovedì, 08 settembre 2005
Una ghiotta notizia pe’ quelli che s’occupano di street-marketing: pe’ ì lancio della nuova Punto, la Fiat impara da Internet. Saranno infatti solo a invito le prime versioni beta della macchinina, esattamente come successe con gmail.
E poi la macchina sarà migliorata in forma collaborativa attraverso ì progetto wikipuntoanchìo, ì quale sfrutterà a ì massimo potenziale le funzionalità wiki e blog assième.
Se, come gli è facile presupporre, la cosa funzionerà come si deve, nasceranno artri progetti collaborativi… in ordine d’importanza: ì wikigoverno, la blogopposizione, lo splinderamento dell’economia e ì controllo delle nascite con wordpress.
Io ci ho avuto l’invito stamani, ma un capendoci una sega di punti, lo giro a chi gli è rimasto qualche punto anco sulla patente. Fate parecchi commenti, che poi decido io con wikimé!
mercoledì, 07 settembre 2005
… ona ona ona, ma che bella rificolona
gli è più bella la mia di quella della zia
la mia gli è co' fiocchi, la tua la c’ha i pidocchi...


Gli è ì sètte settèmbre, ha’ visto? Gli è la rificolona! E anche a uso di viaggioadagio (quarcun di loro lo ripiglierà?) ti spiegherò questa festa. Tutti si sa che ogni periferia esiste solo perché c’è un centro, e questo, quando le strade gli erano meno illuminate di oggi si notava parecchio di più. Le gènti, pe’ raggiungere ì centro dovevano farsela a piedi o in calèsse (chi ce l’aveva) e ci avevano bisogno d’un po’ d’illuminazione: una lampada a trepòlio o a carburo, uno stoppìno in mano nella giara con l’olio d’oliva, un mòccolo o quant’altro a fantasia. Le rificolone, appunto: piccole lampade alla meglio e pèggio.
Nì centro, intanto, fervévano i preparativi pe’ ì compleanno della Madonna, che gli è nata notoriamente l’otto di settembre: vergine, con ascendente arcàngelo e non gemèlli come dice Dan Bràu nì còdice davvìnci.
La gente partiva dalle campagne e dall’alte montagne, recando in mano ognuno ì su’ lumino (una vera democrazia partecipata e primo esempio pre-internet di wiki-illumining) e raggiungeva la città: abbigliata in modo buffo e gòffo pe’ ì cittadino, e abbagliata da’ marmi, dagli stucchi, dagli òri e dall’altre meraviglie fiorentine.
I giovinastri le pigliavano ‘n giro, queste genti, e i giovanotti predatori, scrutavano (nella tanta ciccia fresca tanto ben illuminata) se c’era verso di portàssi a casa quarche sprovveduta (anch'essa definita in codice: rificolona) e fàgli, appunto, una bella fèsta.
Pe’ riuscìcci meglio s’allestivano così ogni genere d’attrazioni: piccole fiere (fierucole), giòstre, carosèlli, léccalécca (una versione più umàna dì chupachùps), orchestrine romantiche e sfilàte di barche sull’Arno con trionfi di rificolone accése.
Questi giovanotti predatori, e qualcuno anco non predatore, ci riuscivan sempre in quest’intènto, ed è per questo che parecchi – dican le malelingue – ì giorno dopo ringraziavan la Madonna.
martedì, 06 settembre 2005
Ì bontòn un ne parla, le riviste prodighe di consigli da sciupafemmine nemmen per idea, eppure ì Casanova dì terzo millennio ci ha bisogno d’un accessorio in più (maremma zòppa): la valigetta da podologo!!!
Donne, se un lo fate voi, ci toccherà fàllo a noi. S’aprirà la valigetta e ci si metterà dell'òlio di gomiti: uno smaltino sobrio (meglio se trasparente) sugli alluci, una strofinatina di pietra pomice in qui e in là, una slamettatina anche leggerissima su ì carcàgno cangiànte tra ì grigio e l’ocra, olio di mandorla pe’ ì lupino in embrione o l’occhio di pernice, uno straccetto di seta la sera ‘mbevuto in una soluzione d’acqua di rose e mièle, ad avvolgere ì piedino que’ dieci minuti. Un ci vorrèbbe nulla, vero? E anche la spesa, non più di euro dodici e cinquanta ogni tre mesi: un diècimo dicché costa un rimmel a màrca nòta.
Un ci son scuse, via, o volete proprio dimostrare che tutto l’ancestrale senso estetico femminile tèrmina indove gli investimenti pubblicitari da televisione unn'arrivano: perché si sa che tra rossetti, fard, creme antirughe e quant’altro vu’ state attente e come… solo di sciàmpi vu n’adoperate a ì minimo tre, secondo l’andamento dì ciclo o le congiunzioni di Venere con Nettuno, magari.
E scrivo tutto questo a caldo, che se ne parlava oggi a colazione co’ un amico, e le ragazze accanto (ambe venticinquenni o giù di lì, e bianche e rosse) e con de’ piedi che sembravano essere appena usciti da du’ filari d'òrto a basilico prima d’essere ‘nguantati dalle ciabattine di Prada con gli strasse, unn’è che si son chieste se ci avessero loro de' piedi rivoltanti, ma piuttosto noi discorsi da maschi che unn'apprèzzano.
lunedì, 05 settembre 2005
Si dice, alle volte, ì sogno americano. Quì misto di inconsapevolezza, ingenuità e speranza che permette di sopportare una vita di merda in virtù di quì misto di cattivo odore e potere e riscatto e vendetta sociale che sono i dollari. No i dollari presi singolarmente, che sarebbe troppo, ma i dollari nì loro specifico collettivo… una moltitudine di dollari!
Ì sogno americano gli è la principale voce d’esportazione della curtùra americana, con la caratteristica di rimanere sempre uguale nella sostanza e di cambiare da paese a paese: ci si ha così ì sogno sanmarinese, ì sogno lichtensteiniano, ì sogno italiano e così via… in pratica gli è come ì software, tu scegli la lingua e bell’è fatto!
Dunque si chiama sogno, ma gli è una realtà che finisce sempre in ano. Una realtà parallèla, poiché si sostituisce alla realtà di merda, facendola vedere alle ingenue menti, come una realtà migliore dicché unn’è: sostituendo alla piattezza in desidèri e spessori, la tridimensionalità della prospettiva. La gente si fa un culo così e, in pratica, un sa nemmeno lei icché sta facendo. Spiritualmente parlando gli è come quella cosa dì principe Arjuna che ci aveva la mira meglio di quegli artri perché vedeva solo l’occhio dì pesce e no ì palo che lo sosteneva come bersaglio.
Così, chi sogna americano, vaticano, lichtensteiniano o italiano, corre fortemente ì rischio di concentràssi troppo sulla moltitudine di quattrini, dimenticandosi di tutto ìcché inevitabilmente si perdano per la strada… e quando si risveglian da ì sogno possano essere cazzi parecchio acidi o anche no.
Ognuno di noi, in quella parte dell’intimo che un può essere risciacquata co’ ì sapone karinzia, gli è perfettamente cosciente che ì sogno unn’è realizzabile, eppure gli è convinto di contrario e che... sì, ce la farà! Misteri della fede!
venerdì, 02 settembre 2005
Che strano effetto che tu mi fai, oh te che mi nomini beppegrìllo. Perché anco téne, che conduci una vita difficile, ci hai bisogno di quell’affètto che tanto t’è mancato, che basta tanto così pe’ conquistàtti. Beppegrìllo alle primarie – ti sento dire – beppegrìllo for president, beppegrìllo anche ‘nvaticàno, beppegrìllo se’ tutti noi… pòero deficiente! Basta che un guìtto s’arzi a mezzogiorno e ti faccia du’ discorsi stantii che ì mondo ‘mprovvisamente ti sembra semplice!
E come no? E allora perché mandàcci beppegrìllo di qua e di là? Vacci direttamente te, no? Tanto lo vedi che – a spiegàttele bene – tu capisci ogni cosa di come funziona questo porco mondo.
A esempio c’è ì problèma dell’inquinamento? Che vòi che sia, ci si fa l’auto a spèrma di gallo, e si continua a andare a dugento all’ora sull’autostrada emettèndo pulcini.
C’è du’ terzi e mezzo dì mondo che mòre di fame? Facile no? Gli s’insegna a cortivare ì fagiolo zorfìno e si ottiene come sottoprodotto anco ì meglio metàno a triplo potenziale in chilowat-blogger.
C’è questo fatto che l’economia soffre, no? Ma povera testina a capòcchiadispìllo, noi si cambia subito economia: si passa da’ ì capitalismo a ì maddalenìsmo se ti chiami Maddalena o alla rodolfocrazìa, se ti chiami Rodolfo e ci hai sempre avuto un rapporto conflittuale co’ tu’ genitori.
C’è una testa di cazzo che comanda? (chissà mai perché le teste di cazzo un vengan mai tutte insieme ma sempre una alla volta) Ma c’è la democrazia diretta, che credi... s’acquista una bella pagina su repubbrica e si fa sentire artissima la "nostra" voce… cèrto, su repubbrica, e indove se no?
Perché la tu’ voce gli è importante, ce lo spiègano tutti i giorni invitando ogni minchia a sparare minchiate in tutto ì mediasystem, ai confini dì quale ci sono le nostre colonne d'ercole... l'ignòto: noi tutti o siamo diventati vociocèntrici o lo stiamo diventando… perché a forza di dare rètta ai féssi, siam doventati esperti di geopolitica, di letteratura, di guerra, d’economia, d’intercettazioni telefoniche, di macchine telecomandate e perinsìno di psicologia applicata a icché si deve ancora studiare. Ma certo: te saprésti far funzionare meglio le cose di come funzionano ora, te e beppegrìllo, basterèbbe darvi tempo, potere e quattrini... come a tutti, del resto.
Sì beppegrìllo gli è proprio icchè s’era sempre desiderato pe’ risvegliare le ménti… io ci conierèi persino lo slogan: io grìllo, te grùllo!
Oppure appuntati questo: ì mondo funziona da sé, meglio o peggio, dipènde solo da te!