domenica, 30 ottobre 2005
 C'è spettacolo e spettacolo, naturarménte, ma lo spettacolo che mi garba di più gli è quello che vien rappresentato a uso d'una sola persona. I' mondo, secondo méne, un puòle fare a meno dello spettacolo uàn-to-uàn: ce ne vorrebbero di più, artro che spettacoli di massa. Ci vorrèbbero più concerti per un solo violino e più teatri co' un posto solo, quadri che nessun altro può guardare, angolature emozionali che traccino sèmpre quì necessario confine tra l'io e il te... e per metterlo, quì confine, ti devi applicare, un so se mi capisci. Lo spettacolo per uno gli è uno spettacolo che non sopporta i ruoli: a volte tu sei spettatore e a volte tu sei spettacolare. Non come gli spettacoli per tanti, che ti costringano alla passività totale nì migliore deì casi e perinsino a questa insopportabile epidemia di ròcche&lènto che ha bell'e fatto più strage di cervèlli dell'aviaria. Lo spettacolo a beneficio d'un solo spettatore, gli ha ì privilegio di restituirti quella centralità dì mondo - dì tuo mondo, è ovvio - che ti ravviva ì pensièro e lo spirito, costringèndoti alla piacevole tensione e alla piacevole rilassatezza che solo lo spettacolo sa dare.
mercoledì, 26 ottobre 2005
 Oggidì, alle 14:38 o giù di lì, Ulisse Sifossifoco, assieme ai più fidi compagni, s'intratteneva a colazione presso l'osteria. Uno di que' locali storici, caratteristici, tutti lindi e pinti, che sai già subito che ti riservano o una sorpresa nì conto o una sorpresa pe' ì fegato. Non avendo avuto danni a entrambi gli organi succitati, ì nostro protagonista, si rese subito conto che trattavasi di astuti terroristi sequestratori di nani (senza ballerine, questi ultimi) e - sentito l'archetipico grido d'aiuto - si gettò con gran periglio nella mischia (tra le bottiglie di roccaguicciarda mezzevòte e mezzepiène) liberando tòsto l'ostaggio. Cammuffàtolo nei boxerini, senza sollecitare sguardi inopportuni delle cameriere tutte, l'ostaggio si trovò subito rinvigorito e rifocillato altrove. Ecco, cose così, ti rinnovano in un sol colpo: autostima, senso della giustizia e wellness... artro che benigni, grillo, luttazzi, celentano e primarie tutte. An english version of the matter at giovanimenti' webpage
lunedì, 24 ottobre 2005
a ì ventisètte d'ogni mese parécchie donne la c'hanno ì marchese e cosa fanno 'ste brutte fetènti? si tappan la topa con gli assorbènti. tratto da Ifigonia in Culidesondaggio pélla gentile lettrice: interno o esterno? Con ali o senza?
venerdì, 21 ottobre 2005
Sì, lo so, le nuove tecnologie ti migliorano la vita. Stamani mentre parlavo su scaip co' una persona, ciattàvo su scaip con altre due in due finestre diverse, su gugoltolc con un'altra, rispondevo a un semessé sul cellulare, leggevo un fax, venivo avvertito di tre nòve eméil, ascoltavo una telefonata in viva voce su' ì telefono d'ufficio e rimanevo in attesa per dire qualcosa sull'altra linea. Le varie persone un si conoscevan tra di loro e io penso che allo smau di quest'anno dovrebbe esserci un prodotto che ti fa una ripartizione di quell'unico cervello come su un hard disk e l'impianto d'un terzo e quarto orecchio anche dalle parti della fava.
mercoledì, 19 ottobre 2005
Ci siamo incontrati una volta io e una blogger. Un incontro tecnico, assai professionale. Lei scriveva delle cose molto stupidine, io le leggevo per essere sempre informato. Bisogna saper leggere tra le righe, infatti. C'è chi sa leggere la mano, chi sa leggere la carta del cielo, chi sa leggere l'estratto conto della banca, la bolletta della telecom e i libri dell'Einaudi. Al mondo ci sono delle abilità diverse. Io, che sono abile diversamente, lèssi tra le righe. Lei era fidanzata o sposata - non ricordo - ma all'altro lui mancavano quasi tutti i fogli di stile. Era molto prima che nascessero i feed, quando la gente credeva ancora alla netiquette. Finimmo a parlare del template e di come le sarebbe piaciuto rifarsene qualcuno anche più d'una volta. Ci accordammo per un appuntamento. Io, che ci ho un hardware modesto, mi concentrai parecchio su ì software, anco se ormai era chiaro che l'importante sarebbe stato l'hard disk. I' processore lo lasciai stare in valigia però, tirai fòri solo la chiavetta usb indove avevo preparato diverse animazioni in flash. Fu una giornata supenda: insieme si ripassò tutti i post in un posto solo, figuriamoci se s'andava anche da qualche altra parte. In certi momenti ci si sentì come sull'aggregatore, a volte in wordpress, ma parecchio anche in typepad. La chat s'interrompeva solo a bocca piena o per fare yahoo, e a fine giornata gli avevo sistemato come meglio sapevo anche quì pochino di hardware: la porta 80 e perinsino la 110 (quest'ultima anche se gli era a 90 e un po' preoccupata di rimanerci linkata). Le dètti anche una sistematina alle periferiche e ai tag, convincendola che era importante. Si prese confidenza tra noi, e sèppi così che adorava i commenti, cosa in cui è più bravo il mio maggiordomo cinese. Dopo qualche giorno si parlò - per email - del suo desiderio d'un permalink. Io dovètti dirle la tragica verità: era solo spam.
lunedì, 17 ottobre 2005
Domenica italiana in numeri: Pensionati, 22.828.000Lavoratori dipendenti, 19.563.000Il maresciallo Rocca, 7.762.000Lavoratori precari, 6.287.000TgSports, 5.546.000Body Guards, 5.307.000Votanti alle primarie, 4.300.000Domenica In, 4.036.000Tg3 Report, 3.031.000Medici in prima linea, 2.951.000Il ritorno di Colombo, 2.744.000Consumatori di cocaina, 2.540.000Posticipo Contro Campo, 2.510.000Smallville, 2.257.000La talpa diario, 2.125.000
venerdì, 14 ottobre 2005
La scorsa primavera, per un'anomalia e per ingenuità, m'è capitato di scrivere qualche post di natura cultural letteraria. Cosa che m'ha messo molto in imbarazzo poiché una parte delle persone che reputavo di una qualche intelligenza si sono rivelate o stupide o disoneste, e un'altra parte di persone che nemmeno conoscevo: quelli che preferiscono all'intelligenza in proprio sempre quella di un altro che l'esprima a nome loro, han fatto il tentativo di immaginarmi come un catalizzatore del loro desiderio di buttare un po' di merda qui e là, giusto per vivacizzare il panorama di quei siti che, per questa strana esigenza che è il dover campare di qualcosa o per ingiustificata ambizione, si occupano di un particolare ramo della letteratura: lo spaccio di capolavori agli angoli del web. Alcuni di questi siti, oggi, protestano in varie forme (di una banalità sconcertante rispetto al ruolo di promotori di cultura di cui sono immodestamente convinti) contro i tagli degli aiuti statali alla cultura. Fin qui niente di male: chi protesta, di solito, ha i suoi motivi per farlo. Mi si chiede però di dire la mia, forse convinti di un'approvazione che non c'è: io trovo l'idea della mutilazione o dello sciopero dei post una buffonata colossale, che solo chi è intimamente convinto di avere il diritto ad essere mantenuto a spese del potere (che ha sempre amato avere i suoi giullàri) può aver pensato. Credo che questi operatori di cultura (una cultura evidentemente di Stato) siano braccia e cervelli rubati a mestieri più onesti e più nobili, e forse persino più semplici. Ecco, è tutto.
giovedì, 13 ottobre 2005
Io un c'ho un uccèllo, c'ho un tamagòchi. Un mi dà pace con tutte le su' richieste: e fammi prendere un po' d'aria, fammi prendere un po' d'umido, e fammi du' coccole, e fammi sfogare, e fammi sognare, e fermati un istànte che mi vien da sputare, e va' un pochino più forte, e va un pochino più piano, e fàmmi stiracchiare un po', e ci avrei bisogno d'un po' di massaggi, e non essere sempre così manésco e portami qualche volta anco dall'ornitòloga. Poverino, c'è da capìllo: adagiàto a ì buio tra que' du' coglioni, quando si sveglia m'assìlla con tutte le su' esigènze. Io glielo dico spesso: un posso essere ì tu' schiavo, anch'io voglio fare la mia vita! Ma lui niènte, un capisce. Fa una scrollatina di (s)palle e mi dice: dài Ulisse, un me la menàre! In tant'anni, ancora un m'è riuscito dì dàgli un'educazione conveniènte. A volte sembra che stia lì bòno, quasi dormiente. Penso: ecco ha 'mparàto, l'ho finalmente addomesticato! Ma poi tutto d'un tratto ecco che vòle fare come vòle lui. A volte, e gli è 'mbarazzante se ì momento unn'è favorevole, tira anco se un c'ha ì guinzaglio. Essendo quasi cieco, ma no cieco dì tutto, ha sviluppato un sèsto senso: s'accorge di tutte le passere a esempio, sussulta senza timore di piglia' l'aviaria a ogni gallinèlla, èvita scientificamente tutti i fringuèlli, ma un disdegna faraone, tacchine e fagianèlle. Parla, a volte, e sboccatissimo: un dice, a esèmpio, ho bisogno della toilètte... ma comincia a frèmere e poi sbòtta tutt'insième: cèsso, cèsso... prèsto... un cèsso. Un dice, come spesso si converrèbbe tra cristiani: far l'amore, ma se ne vièn fuori con tutta una sèrie di impronunciabili epiteti. A vòlte, quando siamo in confidenza, gli dico: tu se' proprio un pappagàllo, così ripetitivo! Lui un se ne rifà. Sento che ci pensa (e quando pensa lui un c'è vèrso pensare ad altro) e poi improvvisamente mi ordina: telefonata, invito a cena, mazzo di fiori! E un si chéta per ore finché unn'obbedisco. Come ì pèggio tamagòchi, poi, unn'è che se anche esaudisci ogni su' richiesta tu lo vedi contento, ti dà magari soddisfazione, un grazie, un po' di fèsta... macché: si métte lì tranquillo come se nulla fosse, sonnecchiante con quell'occhino solo, che par quasi scocciàto. A vòlte mi sembra che unn'abbia nemmen memoria. Fa una cosa e neanche mezz'ora dopo la vòle rifare... ci son cose che anche quando è stanco vorrèbbe fare all'infinito. E poi, una cosa che mi dà fastidio da matti, è che si sveglia sempre prima di me anco se metto la sveglia prèsto. Un so come fàccia. Apro gli occhi e lo trovo già tutto arzillo: oh via bischero - mi dice - indove mi pòrti ora?
mercoledì, 12 ottobre 2005
Stasera, a ì rientro alla magione, trovo in bella vista, sulla mensola dì caminetto, un biglietto della signora Giovanna: la donnina che dà una mano in casa, soprattutto a spolverare...
Signor Sifossifoco, io un so se lei l'ha sentita questa faccènda di quell'operaio della Fiat che gli è finito all'ospedale pe' via della polvere. Mi pare ammé che un ci siano più que' bè' giovanotti resistenti d'una volta. Quelli un si sentivan male nemmeno alle guèrre, figuriamoci pe' un po' di polvere. Secondo me gli è tutta colpa di questi sindacati. A forza di scioperi han fatto doventà le fabbriche de' luoghi asèttici: sfido io che poi quarche ragazzo, magari ora che c'ènno tutte queste allergie, si senta male alla menoma difficortà. Ne' posti indove si lavora un po' di polvere ci dev'essere naturale, anco come garanzia. Icché penserebbero i clienti se l'officina la fosse pulita come un salotto? O prezzi tròppo àrti o meccanico che un soddisfa! Io un la riesco a immaginare una fabbrica grande come la Fiat senza la su bella polvere e, lo so pe' esperienza: anco a spolverare tutti i giorni un la si lèva mica mai tutta come si vorrèbbe. Anco queste giovani generazioni dovrèbbero sviluppare di più gli anticòrpi: guardi come son vecchia io e s'immagini solo quante volte dovrei esse' morta da quanto ho spolverato. E badi bene, signor Sifossifoco, che unn'è pe' chièdelle l'aumento che le faccio questo discorso: io sono una donna alla bòna, lei lo sa. Ma m'arrovèllo ne' dubbi: se un domani dovessi andare in coma io pe' la polvere di casa sua, un lo so mica se mi garberebbe d'andare affàre tutta quella reclàme alla televisione. Che figura ci farèi? In fondo l'ha detto anche nostro Signore: polvere tu eri e polvere tu ritornerai! Però, magari, la sacra scrittura poteva anco avvertire che c'era tutto questo polverone durànte. La un crede lei?
Sua signora Giovanna, in fede.
lunedì, 10 ottobre 2005
 Avevo mangiato, come a ì solito, una minestrina di cotiche lieve lieve, quando - appoggiatimi su ì letto - m'è apparsa in sogno questa riunione di brògghe. Quanti ce n'èrano, tu sapessi... arcuni anche doppi e tripli e quinQpli! C'erano, a esempio, cinque metallichefisiche, mica una sola. Una la c'aveva de' riccioloni che ti raccomando, un'artra gli era bionda, una adolescente e una bambina (deliziosa e furba)... e una anche maschio, che se ogni òmo ci ha dentro dì femminile, figuriamoci se la metallica un ci voleva avere ì su' maschile. C'erano poi tre Giarine, che si sa le Giarine un vengan mai da sole: la Giarina Capostazione, la Giarina Giarina e la Giarina in ritardo (che un la raccomando a nessuna, quella lì). C'era Saltino, e anche di lui ce n'eran due: uno che leggeva ì Manifesto e l'artro che glielo commentava. C'eran tre ColtiSbagli... versione fotografo, versione promoter editoriale e versione lui, che a me m'è sembrata la mèglio versione, anche se gli è un po' pisano. C'era una sola Ecatina, anche se 'n simpatia la valeva pe' quattro, e con la quale ci siamo 'ntrattenuti a ragionare in napoletano pe' l'intero pomeriggio, sfidàndo ogni difètto di pronuncia. C'era l' Amberèlla, anco lei in du' versioni: accompàgnagiarina e accompàgnasestéssa. C'èra Ortidellamente, un nome che di per sé gli è già un pluràle, e assieme a lei c'era la missilistica Sarvèta, plurale anco lei, soprattutto su ì davànti. C'eran due geomangio, una bionda e uno bruno, che 'nsieme stanno bène come se ne vede pochi. C'era wookie, accompagnata da tutti i su' coniglioli, che però si son lasciati in arbergo: la locanda di pinocchio, un posto indove lavora un mi' lontano parènte: mangiafòco! C'era la Lizzaveta, anco lei una che vàle per due o tre, 'nquanto a tenerezza e simpatia, e 'nfine c'era la Vissssssse (lei sì, unica), strappàta a forza da palazzo pe' venire a firmare gli autografi que' ghièci minuti. A ì solito, di questo sogno che dove'a essere d'un giorno, l'8bre, se n'è fatti tre, con più d'un punto saliènte: anzitutto s'è praticamente pensato solo a bere e a mangiare, strafregandosene delle bellezze artistiche fiorentine... sicché ì Rinascimento gli è stato in pratica solo pe' le pànce... io comunque, siccome gli era un sogno, mi son sentito (e m'hanno fatto sentire) un Dio: ho imposto le mani agli autobus, ai missili della Sarvèta, a ì povero ristoratore che doveva apparecchiare pe' quindici, e financo (alla domenica sera) a una scenografa sadomaso (non bròggher, pe' fortuna), conosciuta dalle pàrti di Lefty, che la mi voleva portare a casa sua e solleticàmmi la prostata dalla parte di dentro e co' tacchi a spìllo... meno male gli era un sogno, perché mi son svegliato appena in tèmpo, va! ... pe' i dimenticati evènti et eventuali c'ènno i commenti apposta!
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