giovedì, 22 dicembre 2005
Un antr'anno è passato, con tutte quelle cose che tutti i giorni influiscano sulle rughe dì viso e su quelle più nascoste che noi maschietti ci s'hanno fin da piccoli e che qualcuno chiama grinze. Pe' stiràmmi un po' le une e le altre io riemergerò nì dumillaessèi. Pe' stiravvele un po' anco a voi e un lasciavvi troppo soli vi propongo un florilègio de' migliori (per me) post di 2005. Auguri. So che ce n'è di bisogno. gennaio: io ì terzo occhio ce l'hofebbraio: un piccione a Sharm El Sheikh marzo: liberate Fabio e Emiliana aprile: pensiero fisso maggio: l'amore, che poesia giugno: caldo killer luglio: incontinenza? agosto: teatranti settembre: lui grillo, te grullo ottobre: tamagòchi novembre: polli italiani dicembre: presepe contemporaneo
martedì, 20 dicembre 2005
Caro Antonio Fazio, ora che i comici italiani son tutti contenti e si scimmiottano pure i seipertré, te lo voglio dire: io un son contento per nulla che tu ha dato le dimissioni dalla Banca d'Italia. E questo non tanto per fiducia ne' tu' confronti, quanto pe' sfiducia ne' confronti di quegli altri... ovvero son convinto che, chiunque sia, chi ti sostituirà sarà di gran lunga pèggio di te. Vedi, Fazio caro, si vive in un paese d'ignoranti: pochi sanno che te, tra tutti quelli che hanno ricopèrto ì ruòlo (che per me continua a non far rima con mariuòlo) tu eri l'unico ad avécci qualche numero. I titoli di studio, a esempio, oltre a una vera esperienza 'nternazionale. Se unn'era per te - per dirne una - in Italy s'era tutti ancora sulla scala mobile a rincorrere ì serpènte monetario. Ma le cose mutano - lo sai meglio di me - e mutano le leggi. Così quì minimo di garanzia dell'incarico a vita (perché un grande potere gli è da sempre ì peggior censore di se stesso) da oggi un ci sarà più, ed ecco che di lustro in lustro, la ci potrà toccare anche qualche pinocchiétto (che magari garba ai comici di destra e centro e sinistra) che si leverà ì pensiero di qualche tiro gòbbo prima che gli spunti ì pelo sugli orécchi. In questa italiétta così grossolana, nessuno s'è accorto di quelle piccole finezze che spesso dimostrano l'òmo più d'ogni altra cosa... ì fatto che tu stessi un po' su' coglioni a tutti, a esempio: l'opusdèi che s'affrettava a dire "unn'è de' nostri", zitti quelli che quando si stringan la mano si controllano ì battito cardiaco co' ì ditino, dàgli addòsso i comici, i sinistrorsi, i destrorsi, gli opinionisti e i giornalisti, magari stavi pure sugli zibidèi a quarche banchière vivace che un vedeva l'ora tu ti levàssi da tre pàssi pe' mettere a punto quell'operazioncina che ci aveva in mente da tempo e che no, con te, un c'era proprio verso di fare. Insomma un tu' garbavi a nessuno di quelli che un mi garbano a me. Una garanzia. Nì frattempo, da luglio a oggi, tu ha' dimostrato ì nervo saldo di saper rimanére a ì tu posto facendoti bèffe di questi politicanti da salotto televisivo, rendèndo evidente (ma solo a chi gli è rimasto almeno gli occhi) un ruòlo (l'unico, tra gli istituzionali) grazie al cielo fino a ieri svincolato dalle maggioranze di ieri, di oggi e di domani. Ahimé, t'han messo un mariuolìno tra le gambe (o magari anche una persona molto perbène) ma talmente piccina rispetto a quelli che c'ènno in ambo i settori, che tu ci sei inciampàto e patatràcche. Naturalmente ora l'òmo sapiens sapiens italico gli è a ì sicuro: con le tu dimissioni, s'illude che l'abbian date anco tutta la delinquenza finanziaria di belpaése. Cose che capitano a chi pèrde tempo a guardare solo i manifesti per le strade e ha diti solo pe' pigialli su ì telecomando. Dicendoti grazie, non per quello che hai fatto, ma per quello che in questi anni tu avresti potuto fare e che ci hai risparmiato, t'auguro una pensione serena. Per quello che conto io, la mi' porta è sempre aperta, e se ti fai un'account su splinder t'invito anche a scrivere quando vuoi nel mì blog. In bocca al lupo, Fazio, son convinto, anche se spero di no, che già a partire da ì prossimo presidente, tu ci mancherài.
lunedì, 19 dicembre 2005
Contro la sindrome da post bianco, contro la noia da "è sempre lo stesso post", ì consiglio che ti dò è provare ì kamasutra dì blogger. Infinite sono le posizioni e le varianti, alle quali tu potrai aggiungere anco la tua fantasia dì momento. Posizione dì missionario tieni ì computer stretto tra le gambe e fàgli fare de' movimenti ondulo-rotatori, usa la tastiera a piene mani. Posizione dell'elefante disponi ì computer alla rovescio con lo schermo quasi completamente abbassato, e raggiungi la tastiera con le dita appoggiando i polsi agli angoli dì monitor. Posizione della tigre appoggia ì computer dalla parte del monitor in modo che la tastiera stia ben in alto, evita di pigiare troppo sui tasti pe' scrivere. Posizione dell'aquila Appoggia ì computer su un fianco e non troppo aperto e mettiti anco te di fianco pe' pigiare bene tutte le letterine dell'alfabeto. Posizione dell'allineamento perfetto sdraiati su ì dorso, apri ì computer perfettamente in modo da formare un angolo di 180° tra tastiera e monitor, poi ponitelo addosso e scrivici Posizione dello scorpione appòggiati ì computer aperto a 180° sulla pancia, con il monitor verso il mento e pigia forte sulla tastiera Posizione della cortigiana sempre co' ì computer perfettamente aperto sulla pancia orièntati verso il mento la tastiera e scrivi tenendo a memoria la posizione delle lettere Posizione d'andromaca Riforma un angolo a 90° tra monitor e tastiera, sdraiati su ì dorso, appoggia ì computer a altezza pancia e scrivici così Posizione dell'unione del gatto arrovescia ì computer su un lato e mettiti perpendicolare anche te, poi scrivi. Posizione della mucca Appoggia su un piano ì computer aperto alla rovescio, capovolto rispetto a te, con le mani tieni i bordi della tastiera e allungando i diti scrivi Posizione del cavalcare Siediti e appòggiati ì computer ben aperto sulle gambe, ì computer a questo punto dovrebbe far tutto da sé, ma se un gli riesce aiutalo Posizione degli amanti In piedi tieni ì computer aperto appoggiato su una mano e con quell'altra mano scrivi icché tu voi Infine, tré brevi note,pe' concludere: occorre un pc di modello portatile, ì vechio pc statico e magari un po' ingombrante da famiglia permette una posizione sola... hai voglia a smuovegli la tastiera e a cambiare ì mousepad pe' solleticare la fantasia;
il qui sottoscritto, Ulisse Sifossifoco, unn'è da ritenersi responsabile per dànni a persone o a cose derivanti da un uso improprio e irresponsabile dì kamasutra dì blogger;
va da sé che, essendo questo un post di natura spirituale, replicàllo co' ì link originale anche su ì tu' blog, ti farà bene un monte. Non farlo ti porterà sculìssimo.
martedì, 13 dicembre 2005
Ragionaci su: se oggi si potesse concepire un presepiuccio moderno, come lo faresti? Naturalmente ci metterei ì bambinello, ma no biondo, ce lo metterei pakistano (c'è stato un terremoto ieri notte, ma siccome lì un c'è turisti si son degnati appena d'un lancio ansa). A riscaldàllo ci metterei un paio di que' reattori nucleari che si voglian fare in Italia (la legge si cambia, che senso ha comprare energia nucleare dalla Francia?). Le montagne tutt'attorno le farei tutte bucate (tra vent'anni i re magi ci passeranno ad alta velocità). A ì posto della cometa farei brillare un po' ì buco nell'ozono. Fiumiciattoli e laghétti li farei d'acqua minerale (tanto con la privatizzazione dell'acqua da ì rubinetto ci uscirànno passerotti e solitarie particèlle di sodio tra non molto). A ì posto della neve ci spruzzerei un po' d'amianto e d'uranio della Val di Susa (ora che si son messi d'accordo ce ne sarà d'avanzo). Poi riammodernerei un po' i mestieri delle comparse: a ì posto de' pastori ci metterei tutti que' precari d'avanzo con la legge Biagi... e a ì posto de' falegnami, de' boscaioli e de' cammellièri ci metterei quarche politicante, qualche calciatore e anche (perché no?) qualche blogger. Stessa cosa farei con le contadinelle: meglio un po' di veline, calendarine, portavoci di partito e quote rosa. Di fronte alla capanna, a ì posto de' re magi, ci piazzerei una trentina di giornalisti con tanto di microfoni e telecamere a riprendere in diretta ì lieto evento. A ì posto delle casine di sughero infine, ci metterei qualche fabbrichetta, du' banche, un paio d'industrie farmaceutiche, e disseminerei viottoli e strade con poster 6x3 pieni di calvi colorati e pasciuti occhialuti. In qua e là nello scenario, infine, ci metterei qualche scena di guerra, qualche kamikaze, qualche discarica di rifiuti tossici, non mancando d'infilàcci (se c'è posto) qualche mafioso, qualche politico colluso, un massone deviato e - se c'è un po' di confusione - ci metterei un po' di que' poliziotti che avanzan sempre da ì manganello arzillo. Ai lati della capannuccia, metterei infine du' maxischermi per seguire l'evento in diretta per chi in tutto quel casino si trova lì davanti, mentre gli altri potranno seguire in diretta via parabola, on demand, oppure porta a porta direttamente dal divano di casa. Dimenticavo, infine, di riservare un angolino ai giusti: quelli che praticano l'iniezione letale, con il cattivo che quando il bambinello nasce, impiega ventidue minuti a morire, povero cristo.
domenica, 11 dicembre 2005
C'è un'industria che nessuno nomina mai: l'industria delle palle. Attiva pienamente ogni giorno dell'anno, compreso ì bisestìle, raggiunge il suo apice nel periodo più palloso di tutti: ì santo natale. Un c'è crisi che tenga: in questo periodo tutti se le fanno, qualcuno persino se le compra, tanti le raccontano, e divèrsi ne fanno di tutti i colori pe' rómpelle! E quante se ne rompono. Anche senza far rumore. Lo vedi dalla faccia, proprio, quando le palle si rompono. Natale, sànta festa, dovrebbe durare un giorno solo, ma l'industria delle palle la fa durare – e ti pareva? – più d'un mese. Tra tutti i mistèri, gloriosi e dolorosi, questo gli è ì mistèro palloso, anco se tentano a ogni modo di travestìllo: chi da gaudioso, chi da luminoso. Un mistèro che si ripresenta tutti gli anni, come la strage di Bologna, o piazza Fontana, o ì diccinnòve di Ustica, e che nessuno ci ha abbastanza palle da risolvere. Sicché, a ogni anno che passa, son sempre le stesse palle che girano.
venerdì, 09 dicembre 2005
La castrazione chimica gli è oggi una realtà, soprattutto pe' i capponi. Poveretti, un tempo venivan castrati a mano, uno a uno, e posti all'ingrasso natalizio. Oggi no, si procede con la chimica. Ma ì cappone, una volta castrato chimicamente, unn'è più in grado di liberassi dalla tossica sostanza, ergo, chi lo mangia, doventa un po' capponcèllo a sua volta. La sostanza capponeggiante gli ha i medesimi effetti starnànti anco sulle signore. Si mormora che l'adozione della chimica nella castrazione dì cappone un sia solo un mèro fatto di convenienza (oggi la chimica costa di più di naturale) ma vi sia anco una precisa strategia governativa. Gli espèrti hanno infatti calcolato che attraverso ì passaggio della castrazione da' ì cappone ingurgitato agli ingurgitànti, farà risparmiare un so quanti milioni di euro sui baby bonus previsti nella nòva finanziaria, con effetti significativi anco sulle statistiche e le opinioni assai ballerine della legge 194 sulla gravi-danza. Nì frattèmpo, un disegno di legge, vieterà l'ostrica, soprattuto agli anarchici resurrezionisti.
martedì, 06 dicembre 2005
 Pe' chi comanda la gente unn'è fatta di ciccia, d'ossa e sangue come tutti, ma gli è come una vecchia e scomoda scatola piena di fotografie. Ci se ne sbaràzza quando cominciano ad esser troppo in mezzo. Gli è ì rapporto che ì potere ha sempre avuto con la gente, anche con te. Una volta c'era ì re, o ì principe, che poteva anco essere stronzo di nascita. Oggi c'è la democrazia, che basa la propria stronzaggine su ì fatto che su qualsiasi cosa metà persone un son d'accordo di default. Quando la democrazia doventa anche più stronza di solito, la si chiama democrazia partecipata: una visione della democrazia a 90° che tènde a mettere le didascalie alle fotografie. Quando infine la democrazia arriva a usare ì manganello, si dice che gli è una democrazia esercitata. Stamani lassù nella Val di Susa, la democrazia gli ha fatto un po' d'esercizio fisico. Niente di scandaloso per chi gli è abituato a considerare la gente come fotografie. I' fatto gli è che la gente, anco quella che magari ama farsi fotografare, unn'è fatta di carta. Gli è una vecchia questione, vecchia di più d'un corridoio cinque pe' la nuova Europa che si gestisce sulle carte, e sui bigliettoni. Ed è una cosa che ha cancellato un sacco di re, di prìncipi e di esercitanti più o meno energici. Come le vecchie fotografie anco la gente ci ha una storia, e di solito gli è una storia vera per davvero. Quella che ci accomuna tutti, a prescindere da' ì colore della pelle e da ì giramento delle palle. Un giramento legittimo, se domani anco nì tu giardino (quello che t'ha lasciato tu' pà o che ti sei comprato a caro prezzo, depositando in banca l'ipoteca sulla tua vita) ci dovesse passare ì corridoio cinque di questi nòvi e democratici padroni dì mondo, così ricchi di democrazia dell'esercizio. Stasera, questa gente della Val di Susa, vorrèi averla tutta nì mì salotto, come a una festa. Scambiare una parola con ognuno, una pacca sulle spalle, quattro risate, un bicchiere assième. C'è un solo problema: che io un son democratico, e quindi m'è impossibile. Certo però che con tutti i democratici che c'ènno, qualcuno ci avrà pensato senz'altro. Dici di no?
giovedì, 01 dicembre 2005
 Oggi gli è stata la giornata mondiale dell'aids (chissà in quanti l'avranno di già preso). Naturalmente ì problema gli è serio, e du' millènni di papi, nella figura dell'odierno, hanno già trovato la soluzione... la stessa della mi' poéra zia edvige, che papéssa unn'è mai stata: male un fare, paura non avere (meglio aver paura che buscànne, ndt). Eppure c'è un flagèllo di gran lunga pèggio dell'aids: la trasmissione delle cazzate via pensièro. Gli è questo un problema serio, perché a ì mondo, tu devi sapere, che c'ènno più epidemie psichiche, che fisiche... altroché! Ma anche a questo c'è l'ovvia soluzione: basta mettersi un preservativo su ì capo ed ecco che ì mondo gli è subito più sicuro. Consiglio quindi ai gentili giovanotti di tenerne sempre in tasca due di preservativi, e alle allegre damigèlle di tenerne nella posciètte almeno uno, un si sa mai!
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