venerdì, 31 marzo 2006
note: i personaggi menzionati sono puro frutto di affettuosa fantasia, ogni riferimento a cose e persone reali è per ludica esigenza di fiction: Nessun diavoletto, né santo, è stato maltrattato nella realizzazione di questi blog. Per i link unn'importa ringraziare: sono del tutto casuali e non costitutivi d'un esempio. Psicologi, nani e ballerine a caccia della sindrome da Faust, per favore, non leggano quanto sotto riportato. Il termine Golb non è compreso dalla manualistica da blog ed è coperto da copyright. I contenuti di questo post, faticherai a crederlo, sono dedicati a un pubblico adulto.
Un c'è nulla da fare. I' satanismo esiste. Come nella musica ascoltata alla rovescio, persino nei blog letti al contrario, anche per non contrariarsi. Piglia i blog che si dicono letterari, a esempio La Lipperini: leggi un post e lo trovi zeppo di nomi di scrittori che non hai mai sentito nominare dalla gente che lègge. Fai attenzione, non sono nomi di scrittori. Se li leggi alla rovescio ti accorgi che compongono delle frasi: Dio non esiste, l'italiano non esiste, porco satanasso. Più satanismo di così? Ok, piglia allora Alberto L'indignato e leggilo alla rovescio (tra l'altro si gode anche di più)... ecco, lo vedi? Ogni dieci parole ne vedi una che sembra uno strappo grammaticale: è la lingua di belzebù, quella a fumetti. Sasaki Fujika può sembrarti il nick d'una paletta per deiezioni canine, ma sai già che ti sbagli... basta leggere un post a caso alla rovescio (è difficile, perché non si capisce bene il verso della scrittura) ed eccoti scodellato tutto ì necronomicon. Ho preso questi tre, abbi e àbbino pazienza, che mi son stancato talmente della non lettura che unn'ho energia pe' aprire un'inchiesta come si dovrèbbe. Ma nei lit-blog, così come nei clit-blog (che son quelli a ì femminile) Dio non esiste e un c'è proprio religione. Di tutta questa zenìa (genealogia ndr) uno solo, Herzog, se lo leggi alla rovescio un tu ci trovi nemmeno un diavoletto di terza categoria. Dopo ore di istudio ho capito perché. A ì pari delle canzoni di Povia, gli è un raro caso di satanismo anco lètto a diritto. Altri diabolici casi, se vuoi, segnalali tu.
giovedì, 30 marzo 2006
 Vent'anni prima del fallaciano "Lettera a un bambino mai nato", Ernesto Che Guevara e Mao Tse Tung trascorsero assieme una lunga estate sulla costa dei barbari, a Viareggio, scrivendo a quattro mani questa deliziosa plaquette. Da bravi comunisti pragmatici, il loro intento non era la colta citazione in anticipo, quanto il tentativo di offrire una visione diversa dell'universo femminile da contrapporre a quella, poi diventata dominante, proposta dal modello capitalista. Il manoscritto, per una complessa serie di vicende, non solo non fu mai dato alle stampe, anzi, doveva essere distrutto. I due compagni lo affidarono, dopo una solenne sbronza, ad una minuscola bagnarola in moplèn, in balìa di un Mar Tirreno particolarmente mosso in quella fine stagione. Solo un miracoloso quanto affascinante ritrovamento ci permette oggi di poter ridisegnare, attraverso le sue pagine prontamente ripescate da un barista analfabeta - ma che pure diventerà artefice dell'opera, ribaltando ogni concetto di aristocrazia del pensiero, e che lo conserverà fino alla morte - un modello filosofico di una incredibile profondità e complessità. Un'analisi seria non può prescindere da un assunto di base: Mao e il Che erano due machi, che vivevano in quei precisi anni uno stress al limite del sopportabile, tanto da portarli, è scritto in una breve prefatio autografa, a fingere l'orgasmo per rafforzare l'autostima (mettere all'ingrasso, nel libro ndr) delle proprie compagne. Una chiave di lettura univoca, dunque, e spersonalizzata sia dal ruolo di leader, sia dal ruolo maschile, che ci disegna una bambina intesa come archetipo della donna futura e futuribile, tenera e quanto mai decisa già a partire dalla frollatura. La donna-bambina dell'immaginario chemaotsunghiano tende a riscattarsi dalla visione capitalistica della femmina lettrice di rotocalchi, consumatrice compulsiva e eternamente orante propria del capitalismo. Una visione che, fosse possibile una luterizzazione dell'intimo macho e comunista dei nostri due eroi, salverebbe il genere femminile come una sorta di espiazione ripetitiva del peccato originale, attraverso una funzione utilitaristica immediata, nelle forme delicate dell'assaggio, della degustazione o del grossolano nutrimento. La donna chemaotsunghiana è sì oggetto, ma una volta sola! Il corpus del libro è disseminato di questa rigogliosissima segnaletica semantica, quasi a fomentare in continuo lo scontro di significati che si fa vera contrapposizione culturale, scelta sociale: mangiarne una per educarne cento, contro ristupidirle tutte senza nemmeno una leccatina. Da un lato la funzione nutritiva della donna, liberatoria e energica; dall'altro la funzione mercificatoria e schiavizzante propria del capitalismo che si nutre non in senso fisico ma in senso astratto, forse più devastante. Preferire essere consumatori del genere femminile, piuttosto che allevare in cattività solo future consumatrici. Gustarne il corpo una o più volte, piuttosto che possederne tutti i giorni la mente. Un dilemma mai risolto, quest'ultimo, il cui mistero è e rimarrà nascosto lì, in un punto sabbioso della costa toscana che non ne ha inghiottito il segreto. Mannaggia.
mercoledì, 29 marzo 2006
 _ oh sifossifuoche, guarda che io l'ho vishto ì filme _ oh Helio, che film? _ cuello ti cui nisciuno parla più: il capitone _ e t'è piaciuto? _ no _ e perchè? _ perché occi com'è occi le cose non songo come si vetono _ in che senso? _ piglia a esempio l'attoro... il reccìsta... quello... il moretto _ eh _ ci ha la pàrpa, ma non è quella stessa pàrpa che teneva Pakunin _ eh sì, le barbe anarchiche son diverse _ e piglia a esempio cuello co' ì baff _ chi Costanzo? _ no, quelle, il ciornalista _ ah _ non è che cuelle so i baff di stalìn _ e allora? _ e allora le cose non sono cuelle che si vetono, né quelle che ti aspèt _ perché tu ti aspetti qualcosa? _ no, no. Io no _ ecco, appunto _ però... _ però? _ a me il capitone mi pare un tocumentàrio t'etucazione sessuale _ e perché? _ quelle paiono parpa e baff, invece so' ciglia vibbratili: sembra che vogliono entraro e invece eshcono _ e da dove? _ ma come da dove, sifo', 'a coppa e uàllere Grazie a iProvinciali per la straordinaria immagine di Helio Zipèppo update: ì commento audio della signora Zipèppo, cordiale omaggio alla mai abbastanza celebrata Pupella Maggio, unn'è tardato!!!
martedì, 28 marzo 2006
Saltino gli è una gran brava persona. Una di quelle che io definisco di cuore. Oggi ha creato un gioco che, se un fossi anarchico stirneriano e un mi stessero antepatici un paio di sottosegretari, mi garberebbe un monte. Io ve lo segnalo, co' un grande abbraccio a lui.
lunedì, 27 marzo 2006
 Sì, i blog sono una grande famiglia. Una delle più complete: c'è ì parente serpente, la sorellina scema e ì genio di casa. Stamani, all'affaccio da questa finestrina che si chiama monitor, li ho visti tutti, copiosi come sempre. E ho pensato che ì mondo, tutto sommato, gli è in equilibrio perfetto: per una Flavia Vento che apre un blog, c'è anche un Tao che si è brillantemente laureato. Ora io di Tao, ho parlato abbastanza solo in privato. Conosciuto l'anno scorso ho provato subito per lui quel particolare tipo di affetto che si prova per una persona giovane, educatissima, colta, umile (di quell'umiltà che oggi non esiste più e che non è arrendevolezza) e brillante oltremisura. Un affetto pieno di speranza, e a un tempo colmo della convinzione di un ragazzo che percorrerà la vita sempre sulla corsia di sorpasso, perché ha quella marcia in più che manca alle flaviucce qualsiasi che frastuonano il mondo. Dunque a Tao, un bel 110 e lode, e i complimenti che spero la blogosfera intera vorrà fargli. Alla Flavia ì voto daglielo te, vai.
domenica, 26 marzo 2006
Sandro Ruotolo vado a leggerlo tutti i giorni. Non fosse altro perché non sa scrivere molto bene, e io mi sento particolarmente sollecitato dall'uso distratto della lingua italiana. L'ho scritto in un commento (madonnina benedetta come tu scrivi male) ma il commento è stato cancellato, forse perché non argomentavo abbastanza il mio parere. Allora argomenterò qui. Mettendo in corsivo i pezzi del suo brillante post di ieri. Che bel film! Si ride, ci si incazza, si riflette. E' un film laico. E' un film dei nostri tempi.
Quando si dice il gusto. Anche i film con Massimo Boldi sono laici e dei nostri tempi. E fanno ridere, incazzare e riflettere. Che i film, quelli di Moretti inclusi, siano fatti apposta? Ho appena visto "Il Caimano". In un cinema di un quartiere borghese di Roma. Alle tre e mezzo del pomeriggio. Sala piena. All'Eur.
Dire che un film uscito da due giorni si vede al cinema è un raro esempio di comunicazione corretta. Carino anche dire l'ora, che sottintende qualcuno che non si fa mai mancare una prima popolare (mezza Italietta giornalistica lo aveva visto in anteprima ovunque, anche sulle graie alpi e cozie). Però definire l'Eur un quartiere borghese, significa scombussolare google earth. Sorrido se penso a quello che ho letto sui giornali tra ieri e oggi. Alle polemiche preventive.
Certo ognuno sorride di quello che vuole. Ma certo è che in quello che c'è scritto sui giornali in questi giorni non c'è nulla di preventivo, il film è stato visto e commentato da quelli che lo fanno di mestiere (vedi post sotto) e anche non. A meno che non si lasci intendere che il film è solo una scusa per fare dei discorsi altri, cosa che peraltro sta facendo anche lui in questo post. Come dire mal comune, gaudio totale... e si rivedono anche i proverbi. Ma la cosa che più mi colpisce è che uscendo dalla sala un signore mi ha chiesto se, secondo me, il film poteva influire sull'esito del voto. E io di rimando: ma l'è piaciuto? "Si, ma". Si e basta.
Salta agli occhi la citazione del bel paese là dove il sì suona. Appunto con il si, nota musicale. Ma qui si fa l'errore tipico del giovine narratore: uscire ab absurdo dalla coerenza della storia. All'uscita di un cinema un improbabile sconosciuto che fa una domanda del genere... suvvìa, non sta proprio in piedi. Siamo davvero un paese malato. Questi terribili anni di berlusconismo hanno cambiato nel profondo il nostro modo di essere.
Ecco, su questo non ci son dubbi (se il film di Moretti ha un senso, sta tutto qui)... e quindi curiamoci, Ruotolo, curiamoci tutti insieme. Siamo tutti più preoccupati, cinici, cattivi. Abbiamo imparato, noi e gli altri, ad odiarci come non mai.
Questa visione della vita mi è totalmente nuova e non la considero vera. Preoccupazione è una cosa; odio, cinismo e cattiveria sono nella misura in cui son sempre state, fin dai tempi di Caino. Inoltre, come far funzionare un film (perché si parla del film, no?) senza questi necessari ingredienti? Di certo, Silvio Berlusconi ha spaccato il paese a metà. Nanni Moretti ha parlato dell'Italia di oggi scegliendo come storia guida un produttore cinematografico interpretato da uno straordinario Silvio Orlando, in crisi esistenziale, affettiva, familiare, lavorativa. Un film sui sentimenti. Altro che film di propaganda!
Caro Ruotolo, l'unica cosa che Berlusconi non ci ha spaccato, è proprio l'Italia. Questa è sempre stata a metà, da prima di Garibaldi e anche dopo. Scegliere come storia guida dell'Italia di oggi quella di un produttore cinematografico, significa conoscere bene l'Italia di oggi. Pensa, io avrei scelto un operaio dell'Ansaldo. Un personaggio evidentemente che non fa più presa oggi, nel berlusconismo. Inoltre il soggetto - cazzo - è il personaggio del film in tutte quelle crisi lì, o è quel poveretto di Silvio Orlando? Nel secondo caso tutta la mia solidarietà a Silvio Orlando, ci mancherebbe. Infine, ancora una domanda: film sui sentimenti perché il protagonista è in crisi esistenziale, affettiva, familiare, lavorativa? Ma questa è la propaganda dei sentimenti! Un film con la effe maiuscola dove c'è anche l'inchiesta. Contaminato dalla realtà (Berlusconi al parlamento europeo e mentre testimonia nell'aula di giustizia del tribunale di Milano).
Questa cosa della maiuscola è di una banalità sconcertante, non la usano più nemmeno nella pubblicità. Da cui si mutua il termine "c'è anche..." come dire: paghi un prezzo per un bene, ma ottieni più di quel che aspetti. Inoltre, se c'è inchiesta, questa è reale. Doverosamente. Un'inchiesta contaminata dalla realtà mi fa pensare al peggio. Non so se capita anche a voi ma quando io vedo un bel film torno a casa con il sorriso, soddisfatto di aver trascorso due ore "intelligenti".
Questi sono i misteri della vita: chiedersi se anche altri umani reagiscono come noi al piacere, o al dolore, o al concetto di intelligenza. Questo vostro presidente del Consiglio mi ha rovinato la salita in ascensore.
Ecco, qui si introduce la suspence, straordinariamente il presidente del Consiglio diventa vostro. Mica di tutti. E l'esperienza (che qualcuno vive con piacere) della salita in ascensore, assume subito una tensione emotiva al pari del decollo d'un aereo... ah, maledetto Proust. Nella mia buca delle lettere ho trovato un plico. L'ho aperto e che ho trovato? "La vera storia italiana. Il dietro le quinte del governo Berlusconi".
La suspence si risolve. Possiamo tirare un respiro di sollievo. Anche la cassetta postale di Ruotolo si riempie di sgradita pubblicità come le nostre. Io ho risolto con una mancia al portiere ed una al postino. Una cosa da borghese, non c'è dubbio, ma risolutiva per gli equilibri della cassetta delle lettere di tutto il palazzo. Palazzo con la p minuscola, s'intende. Abbasso il caimano.Detto tra noi, il film di Moretti, ad eccezione dell'encomiabile intènto, è una replica esatta di tutti gli altri. Mi piacerebbe sapere se ha goduto dei contributi statali per il sostegno alla cultura (pochi spiccioli, di tasca nostra), ma è una domanda di quelle che mi dimentico subito, come molte altre. Chiedo inoltre scusa a Sandro Ruotolo, per il commento da lui che ha cancellato, e per il post qui. Non ce l'ho con lui, che mi è simpatico, ma con un certo modo di comunicare e pensare che - secondo me - sottintènde un paese di grulli, in cui c'è il credibile che parla (come sa) e il credulone che ascolta. Dubito che, dopo il nove aprile, questa pessima abitudine sarà rivista, dal sistema dei media.
sabato, 25 marzo 2006
 Sì ce l'hai anche te! In paese, provincia o grande città che sia, lui c'è. Il critico. Un personaggio che, appena lo vedi, capisci subito che non potrebbe fare nient'altro nella vita. Il critico, infatti, non sa far niente, tantomeno il critico. Egli di solito non critica, apprezza. Disapprova, qualche volta, ma quasi sempre ignora, nel senso più stretto del termine. E ciò non dipende quasi mai dall'osservazione sagàce di qualcosa di piccolo in un panorama molto ampio, ma da come la sua critica può agire nel sociale. Nel sociale suo, s'intènde. Il critico ha imparato fin da piccolo che la gente è cattiva, e che quindi è meglio avere tanti amici falsi che un nemico sincero. Ama le maggioranze, il critico, quando non ne è il prodotto diretto. E le maggioranze amano lui: ma quasi mai perché è intelligente o preparato o dotato di quell'antipatia che - agli sciocchi - sembra qualcosa di più. Lo amano solo perché è un critico. Lo amano acriticamente. Lui stesso si ama acriticamente, del resto. Convincendosi, in anni di strette di mano e altre ristrettezze, che è più facile lottare per atrofizzare il pensiero che per diventare bravo. Lavora per sottrazione, questo personaggio. Come un pigro stilista del nulla. Infatti, anche se è sempre in mezzo, non esiste veramente. Lo vedi solo se sfogli un giornale o guardi quei programmi tv che costerebbero meno se inviassero il dvd a casa gratis a chi ne fa richiesta. Media e critico sono l'unica simbiosi possibile. Perché il critico, non bastandogli la bocca, ha bisogno dell'altoparlante, e il media, non avendo di per sé un cervello, si accontenta di quello che trova. Dedicato a Giarina, e al suo nuovo weblog
giovedì, 23 marzo 2006
 Tu ha' fatto la prima recita che eri ancora bambina, e ancora un t'è passato ì vizio. Magari perché t'è garbato quì mondo della fantasia dove - pur in mezzo ad altre regine - Regina tu eri solo te! E anche oggi, che vorresti frequentare i backstage (se solo ti ci invitassero), trasformi in corona la fasciuccia per capelli e il bigodino. E in ermellino armonioso il pile della tutona. Sei poetica, lo so, e delicata come un tulipanino ancora in boccio. Metti lo stivale scamosciato sopra il jeans attillatino e... hop hop cavallino. Se Greta Garbo la ci fosse ancora, sapresti chi è e cosa fà (con l'accento), anco se scambieresti sempre l'aggettivo co' ì cognome... perché lì, a scienze della comunicazione, ti sei incasinata un po' con la di Maslow scala. Sai tutto dello shopping, come no? Se ne parla così spesso lì nel comitato editoriale del toh chi si rivede e icché si fa. Sei corteggiata infatti più dalle riviste che da altro, dove si insegna punto a punto a far girar la testa a ì macellaio. Ma non è colpa tua, lo so. E' colpa del macellaio. E poi, scusa, che male c'è? Grazie a bottigliaverde e blueroad per i link
martedì, 21 marzo 2006
 A volte son le soluzioni più semplici quelle più geniali. Basterebbe pensarci. Guardare le cose da ì punto di vista dì possibile. Piglia a esempio l'Iraq. Perché accanirsi tanto a esportare la democrazia? E indove se ne trova - qui da noi - tanta e così pulita addirittura da esportàlla? Esportiamogli quello che abbiamo: la mafia, la camorra, la ndragheta, la sacra corona unita. Quelle son cose che ci s'hanno in abbondanza. Dài retta a me: ripigliamoci quei bravi ragazzi dell'esercito e mandiamogli un contingente speciale di queste persone più esperte. In un sol colpo s'arriverebbe a ì pieno controllo dì territorio, della politica, dell'economia e forse gli si svilupperèbbe persino ì turismo e la cultura. La guerra civile, in presenza della mafia, durerebbe que' quindici giorni e poi basta, e qualcuno fidato andrebbe ogni sabato sera a riscuotere ì pizzo da Bin Laden, ovunque egli sia. Tu vedrai come ripartirèbbe alla svelta anche l'economia. Questo ci permetterebbe anco di risparmiare: niente cannoni, niente aeroplani e cingolati... magari qualche Jaguar, qualche Alfa Romeo o du' Ferrari. Vuoi mettere quanto costa meno una Ferrari rispetto a un carrarmato! E poi si risparmierebbe anco su ì vitto e alloggio: Totò Riina a esempio, perché tenerlo chiuso qui, quando potrebbe stare libero laggiù? E con lui parecchi altri. Con quelli che ci sono in galera qui da noi, tra finanzieri, televenditori e altri umili mestieri, gli si ricostruisce chiavi in mano tutto ì tessuto sociale e economico che ci rende primi nì mondo. E quando i nostri politici di oggi saranno più invecchiati e nostalgici, vedrai come vorranno andarci in ferie lì nì nòvo Iraq, che per allora sarà quinta potenza economico industriale, ci avrà diverse televisioni, tanti telegiornali, l'ottimismo che serve e persino qualche blog. Grazie a Waki per il link!
lunedì, 20 marzo 2006
 Tu sbagli te a pensare che la sessualità della gente sia apolitica. La sessualità è politica, e non solo nì senso filosofico della parola. C'è l'orientamento sessuale a destra e a sinistra, e non sto parlando solo di quello dì quel particolare sondaggio che si fa a ì momento delle misure in sartoria. Piglia a esempio la porciconleali generation: c'è chi l'ha messa in pratica e chi scambia le ali co' ì nome dì cantante. Piglia i colpi di spazzola della Melissa: c'è chi ... (bip) e chi... (bop)!!! Negli anni 70 - io lo so, perché studiavo molto - essere della sinistra estrema significava saper scrivere un racconto erotico. Fior di "compagni", soprattutto dell'area dell'autonomia, sbarcavano ì lunario scrivendo le sceneggiature a fumetti di Sukia, Maya e Maghella, il Lando o Corna Vissute. Cose che i ragazzi di destra leggevano e basta, quelli che riuscivano a concentrarsi sulla parte scritta. Mai come in quegli anni, inritornabili, risultò vero ì precetto di Hemingway: scrivi solo di cose che conosci, se no accontentati di leggere!!! Deriva da lì, la mi' passione per la letteratura. Mentre tutte la rappresentanze di base dell'arco costituzionale, leggevano ancora l'Aretino Pietro, o andavano a vedere di nascosto ì Satyricon di Pasolini, a me capitava di sentirmi un letterato anche in completa assenza di letteratura. Per me che non appartenevo (come adesso, del resto) all'arco costituzionale, quello era un periodo bellissimo: non ero costretto a usare linguaggi tipo "umido segreto" "afrore inebriante" o "il centro del piacere", per esprimere i miei bisogni primari di ragazzo. E, a dire la verità, anche quelle scrittrici che rubavano al femminismo l'autocoscienza del dàrla, non ho avuto tempo di leggerle. Certo, son cresciuto un po' ignorante, ma fino a oggi, nella discussione letteraria di questo tipo, una certa ignoranza un m'impedisce ì realismo alla Verga, pur non avendolo studiato affatto. Grazie a Indyvidui, Ligeia, Nenufar e Laprofe per i link!
venerdì, 17 marzo 2006
 Ci son delle volte che vorresti chiudere gli occhi, riaprirli su un panorama diverso e dire: parliamo d'altro. Ci son delle volte che ti chiedi: ma è proprio vera questa mia gente? Piglia a esempio Parigi, le banlieus, l'università della Chiorbona. Cerchi su internet qualche leader e non lo trovi. Perché non c'è. C'è piuttosto della gente che si incazza. Mettono a ferro e fuoco una città per settimane, quelli che ritengono di subire l'ingiustizia del ghetto. Occupano le università più prestigiose e menano le mani, i ragazzi che non intendono farsi sfruttare e mettere alla porta secondo le bisogna dell'arrogante e furbetto padroncino. Bada bene, un ne faccio una questione di metodo, ma di forma. Presi uno a uno questi volti anonimi, son tutti la stessa persona. Niente leader. Non una faccia - di solito a culo - che ambisca, a loro nome, al più appagante, oggi, degli impieghi statali. Eppure, succede a una manciata di chilometri da qui. Non importerebbe farne l'elenco, ma qui, da noi, i ghetti sono molto peggio e il lavoro a forza di stage, quìquòquà, interinale, a progetto, a nero e formativo, un si sa nemmen più che faccia abbia. Eppure, quando c'è qualche decina di individui che fanno casino, qui da noi, eccoti subito i primi piani: c'è quello con il cappèllo da fornaio, c'è quello che piglia ì treno dalla bassitàlia, c'è ì leader, l'assistente de' leader, l'aspirante assistente de' leader... e così via. E non solo: c'è chi solidarizza, chi stigmatizza e chi si esterrefà, anco se - nonostante la laurea - unn'è mai stato all'università.
mercoledì, 15 marzo 2006
 Bisogna riappropriarsi dì senso dì mondo. Subito. Succhiare il latte della vita là da dove si viene, con una semplicità che è ignota ai più, assuefatti al rococò del per sentito dire, e che no: non è personalità. Ne avverto l'urgenza sempre più spesso quando sono a quelle colazioni d'affari indove tu ti ritrovi sulla sinistra una che si chiama Marika Filipponi Sforza, alla destra Maló Civilini Cacchio Bonaiuti, e di fronte un bel tomo che risponde al nome di Pâsna del Bianco Profumo, che già a ì primo sguardo tu ti preoccupi, e no del profumo. Sulla tavola ci sono sistemati 12 bicchieri Spiegelau, 18 posate di una pesantezza spossante tirate a lucido con l'argentìl e che si chiamano Baccarat, 16 piatti di fòggia classica Villeroy e Boch, e un trionfo costituito da un cavolfiore colorato su ì quale sono stati incastrati pomodorini, carciofi in fiore e piccole orchidee screziate in rosa in ugual misura. Butti l'occhio lontano, visto che il tavolo 80x80 non ha un centimetro nemmen per far cadere una briciola e ti solletica la claustrofobia latènte da sempre e vedi - comprendi - che sei in un crocevia di cubi grigi messi insieme come le costruzioni lego quando sono molto sporche, e tir mescolati in egual misura a Audi sei e Porsche Cayenne. Tra una portata e l'altra, un bicchiere di bianco al retrogusto lievemente fruttato con note di giaggiòlo e gelso bianco, aggiunge quell'armonia per cui ci si chiama tutti per nome (dopo ci si darà anche il finto doppio bacio su una guancia che non c'è): Ulisse, Marika, Maló, e Pâsna. Non ci credi ancora, perché sei distratto da un parlare che è tutto un pititì grazioso, gracidato, appena un po' gutturale, strofinato di tovagliolo in fiandra frufrù, e dalla discromìa dei colori attorno e la distonìa dì clacson d'una Volvo V70 che lascia nuvolette di fumo nero e fetido come una moderna pollicino. E sì, mentre tu parli di Gross Rating Point, piani americani, mani che simulano obbiettivi e stringono e aprono nei campilùnghi di una figurazione che è solo un rimasuglio di latte alla portoghese grande come una caccola, ma con intorno una rete autostradale di ghirigori di crema di caffè e tè verde caramellato, vorresti (come un novèllo Savonarola) che una mano del Signore sparecchiasse con rabbia improvvisa la tavola. Allora, riprendendo in un attimo l'attenzione, ecco che ti troveresti nudi di fronte, in attesa d'un girone dell'Inferno che Dante ha solo sfiorato (perché si sarebbe annoiato, non per improfondità) la traduzione di Marika in Maria Carmela, di Maló in Maddalèna Lorènza, di Pâsna in Pasquale Natale e gli improbabili cognomi mai scritti sulla carta d'identità ma mutuati da queste nuove famiglie allargate di matrimoni doppi e tripli, recidivi d'una storia che non c'è o che se c'è sa di vanga, caldoletàme e velluto la domenica. Minchia!
martedì, 14 marzo 2006
Lo sai anche te, no? Ora Splinder racoglie tute le storie più encomiabili di noi webloger! E qual dolce ricordo gli è la mia...Coreva l'ano 2003, e io m'ero apena fermato pe' una pisciatina al muro (come documenta la foto mentre stò) e riflettevo tra mémmé. Avevo zero soldi, un lavoro disonesto, la mì moglie m'aveva lasciato e - sicome son sempre i migliori che se ne vanno - gli amici più cari erano morti uno a uno e rimaneva solo la fufa chè si scrive coll'effe dopia. Avevo tanto sentito parlare, lì in Albania, di questa nuova abitudine di sciacquare i panni nell'Arno indove già li sciacquavano tante blogostare che col satellite che si vedevano. Fù così che rimasi fascinato dal marchio splinder, così uguale al granulare asòrbiumido che tenevo in cantina. Da quel giorno la mia vita non è stata più la vita: il grigio è diventato splindènte e tutto risplindèva di sulcèsso. Ogi ho tre macchine, la radio e anche il segnale satellitare che mi segnala i percorsi alternativi quando devo fare i cazi miei. Fin dala matina presto - infatti - una coda di weblogers femine si forma soto casa mia: mi ofrono la prima colazione, la colazione, la merenda, la cena, gli aperitivi e soprattuto l'amazzacafè che qui le bloger lo fanno con la lingua. Io che credevo di esere un mostro, che sverniciavo le muri ogni volta che facevo la pipì, ho ritrovato la fiducia in me steso e ho firmato i contrati con le migliore editrici, che chiamano sempre me quando vogliono farsi corèggere la bozza o per due o tre botarèlle alla trama. Prima ero sempre sporco, ora sono sempre pulito e da quando sono una star, ho trovato tanta colaborazione che risparmio speso sula carta igènica. Già dopo un ano mi hanno regalato le prime carte di credito e ogi come ogi ne ho ventidue. Grazie splinder. A nome di tutta Albània. Adesso, voglio provare anche skype, che dice che si può fare blogging a voce e podcast, che a me del seso piace tutto e non buto via nulla come maiale, singolare e plurale.
lunedì, 13 marzo 2006
 Vedi, gli è questione di punti di vista. Stamattina, metà dell'Italia che conosco io inneggiava a Santa Lucia Annunziata. A me invece m'è venuta in mente la vecchia barzelletta di quello che aveva inventato il modo per produrre ì gelato dalla cacca e che, fattolo assaggiare all'amico incredulo di fronte a ì reparto produzione robotizzato ultimo modello, s'era sentito dire: Dovrebbe essere amarena, ma sa di merda! E di come ì grande inventore avesse risposto prontamente: Gli è l'unico difetto che un son riuscito a levagli. I' faccione nazionale unn'è stato certo più originale. Te lo ricordi ì miracolo de' pani e de' pesci? Ecco lui l'ha ripetuto in chiave media strategy 1.0: d'una trasmissione che conta poco più di sei spettatori attènti, ne ha fatta una trasmissione ad uso di sessanta milioni d'italioti. E cosa importa allora se ì pane gli è secco e i pesci son marci? C'è da ringraziare che si sia contenuto. Se, alzandosi, si tirava giù i calzoni e snudàva l'attributo mediatico (magari ricoperto dalla càlza), ora avrebbe già fatto ì giro dì pianetamóndo, dalla A di Alaska alla zeta di Zaire. Ormai, capìta la strategia, s'aspetta impazienti ì camminare di qualche vecchio lazzarone, l'acqua che imbriàca, ma soprattutto ì bacio di Giuda.
domenica, 12 marzo 2006
 All'epoca dei mie' sedici anni esistevan du' modi d'essere maschio: trombicchiare o rifinìssi dalle seghe. La scelta unn'era difficile, ma aveva una su' estetica: ì ragazzo trombante de' mie' tempi occorreva che puzzasse di benzina, e no quella verde. Piglia a esempio le sigarette. Inutile e controproducente accendesele co' fiammiferi svedesi (come garbava a me) ... ci voleva lo Zippo. Co' una mano sola tu aprivi ì coperchio dello Zippo strusciandolo contro ì jeans Americanino e poi co' un movimento rapido di ritorno tu facevi girare la rotellina della pietrina e... flammete! Se lo zippo gli era riempito troppo, ecco che tu sentivi subito un gran puzzo di pollo sbruciacchiato. Eran le sopracciglia. Io ho vissuto tre anni senza sopracciglia, e ho fumato sigarette che s'accendevano esattamente da ì centro e che solo dopo due o tre boccate s'accendevan tutte come un incenso umido, ì cui tizzone gli era almeno sette o otto centimetri. Lo Zippo lanciava messaggi, gli era un significante de' tempi: con lo Zippo s'accendevan le molotov in corsa. Avere uno Zippo significava saper costruire una bottiglia molotov, e saper maneggiare una molotov gli era come avécci in tasca un assegno a ì portatore pe' la topa. A ì collettivo bronzarsi le sopracciglia equivaleva a conquistare diversi sguardi, unn'importa se di commiserazione... pe' ì resto la legge sulla probabilità unn'ha mai sbagliato una volta. Costruire una molotov gli era anzitutto un atto letterario. Bisognava ave' studiato su un testo sacro: i du' volumi Feltrinelli de "i tupamaros in azione". Lì, a ì pari de' manuali che oggi i nostri autori più brillanti scrivono su come s'apre un blog e perché, c'eran le figurine della bottiglia, della benzina e dello straccetto da accendere con lo zippo tra una sigaretta e l'altra. Io prediligevo la bordolese, e questo perché ì vino m'è sempre garbato bòno. Le mì molotov gli erano sempre le più charmant. E dopo la preparazione odoravo di benzina Shell che era un piacere, e mi sentivo maschissimo, anco co' sopraccigli da 'mbecille alla Moira Orfei che mi ritrovavo. Si diceva, a' tempi, che unn'esistesse teoria senza azione. Cosa che capii solo molti anni dopo unn'essere indispensabile. Così mi toccò a lanciàlla anco a me una bella bordolese ricolma d'una rabbia testosteronica che un m'è mai passata del tutto. La bottiglia cambiò - chissà perché - traiettoria, perdendosi in un punto che un significava nulla. Feci appena 'n tempo, deluso, a vedé la fiammata che du' celerini padovani (di cui uno oggi gli è un famoso fotografo e siamo anche amici) mi fecero un lisciabbùsso memorabile, strappandomi le sopracciglia rimanenti, una a una, con i piedi misura quarantaquattro pianta larga calzati da quegli anfibi grossolani che oggi ormai unn'usan più. Divénni subito un eroe. E come tutti gli eroi potéi negli anni successivi dedicàmmi allo scopo principale di tutta la mia lotta esistenziale, senza altro spargimento di sangue che il mestruale. Da allora, ogni volta che tirano una molotov, avvèrto un senso d'ansia e di disagio. Scuoto la testa alle condanne di qui e di là che sempre accompagnano più o meno ipocritamente l'evento e... mi viene da pensare a come si sia fatto a tornare quarant'anni indietro anco se i protagonisti n'hanno sedici o giù di lì. Vuoi vedere che gli è un reality dì pre-elezioni e che ì regista gli ha magari anco qualch'anno più di me?
giovedì, 09 marzo 2006
 Ragazze, ve le dò io le password per scrivere su ì blog più avveniristico di tutta la blogosfera femmina: il blog di Grazia! Utente: EvaPassword: clavaFare un post non è difficile, dovete solo essere evolute al punto di non camminare più a quattro zampe... la posizione eretta sarà solo questione di metterci della grinta. Poi date spazio all'originalità. Scrivete a esempio dell'orgasmo femminile. Un argomento di cui non si parla più dal dopoguerra. Avete un'amica (ma va' un'amica?) che ha provato un orgasmo sotto il casco del parrucchiere. E' l'ora di raccontarlo alla tre affezionate lettrici! E siccome di tre sanno leggere solo in due, ecco la democrazia: il test a lato, sopra gli annunci di google. Anche chi non sa leggere, oppure non riesce a fare le due cose insieme, può spuntare la casellina: fingo, fiction o ringo... potenza della statistica! Se poi ci hai l'accesso di amministratora (si sa che al femminile si dice signora, giornalara, scrittora, parrucchiera, abbronzatura, etc) puoi anche modificare il template. Non nella grafica, che peggiorarla è davvero difficile, ma per inserire un file midi, una piccola chat, l'antipixel per farsi linkare, un javascript fatto male dal cugino dell'elettratuto lì in periferia che è un genio del computer perché ci ha il mouse wireless della logitech. Insomma mie Eve, anco se il serpènte gli è già avanti di seimila anni e le mele si son fatte un po' flaccide, lì, fuori dalla vostre caverne c'è tutto un mondo che vi aspetta con novità e curiosità anche tante volte al giorno. Basta farsi un po' di coraggio, oppure essere sfacciate... ah, quasi mi dimenticavo... nei prossimi giorni si parlerà di mestruazioni, stivali, preservativi e si potrà dire persino qualche parolaccia da femmina. Tipo: stronzo! Come dici? Tu sei una scrittrice che scrive solo a pagamento? Non ti preoccupare, ti pagheranno senz'altro in crème. Non appena la pubblicità dell'invenzione della ruota comincerà a fruttare.
martedì, 07 marzo 2006
 Domani gli è la festa delle donne. Auguri donna, ma negli auguri vorrei ricordàtti ì deforestamento di queste povere mimose, che ogni anno assume le proporzioni d’una catastrofe ambientale. Per di più, a pensàlla da maschio che la dònna gli garba, la mimosa unn’è precisamente né ì fiore che ti rappresenta meglio (infatti ci ha l’infiorescènza fatta a palle), né quello che ci ha ì profumo più bòno. Anzi, a dìlla tutta, mi sembra una gran presa peiccùlo a me questa mimosa e anco la festa che l’accompagna. Una festa che dovrebbe stare a rappresentare la fine della donna oggetto. Infatti ogni giorno pe’ vendere quarche copia in più di Panorama o dell’Espresso, ci mettano ‘ncopertina una bella mimosa ignuda. Eh già, perché la donna ignuda ci ha personalità, ci ha intelligenza. La stessa personalità e intelligenza che ci sottolineano quando vi fanno vedere alla televisione, come vu siete brave a scegliere detersivi che fànno miracoli con le camicie de’ vostri partners, sciàmpi a effetto ledigodìva e abbordàggio di càrciatori e prìncipi azzurri. E meno male che nì frattempo ci è stata la liberazione della condizione femminile. Liberazione che si è subito sostanziata nì comportassi no come i maschi (che già un sarebbe granché) ma come i peggio maschi. Così (ma solo domani eh? Un ci allarghiamo) se vedi uno bòno che cammina pélla strada gli puoi anche fischiare (ma solo se sei con un gruppo di amiche) quando tu passi con la macchina (naturalmente un modello da donna, quest’urtima). Oppure tu puoi andare a cena fòri con le tu’ amiche, in ristoranti e pizzerie tutte piene di donne liberàte come te. In arcuni ci fàranno anco lo strippetise de’ maschi, come a sottolineare, magari divertendoti (e quarche milione di donne ci si diverte pe’ davvero) che co’ un po’ di pisèllo vi si fa comunque contente ab immemorabili. Beate voi! E a noi maschi, che ì pisello ci si ha tutto l’anno (e vivace o sonnecchiante che sia ti assicuro che ci ha un peso) escrùsi biologicamente da ì pannolone control-odòr con o senza ali, ampio da cotonèlla o filiforme da tanga, vedendo arcune di voi allegramente immèrse in questa festa che dura solo un giorno e neanche tutto, verrà da pensare e non senza una certa acrèdine: rendeteci la costola! [copincòlla dall'anno scorso, tanto icché è cambiato?]
lunedì, 06 marzo 2006
 Ma sì, icché penso io - in fondo - è poca cosa, ma pare a me che più luce c'è su' ì palcoscenico e meno ci si veda. Gli è una regolina semplice, dopotutto: si chiama overclaim e basta avélla istudiata. Così la ballerina danza, e si piglia anco gli applausi dì pubblico non pagante, ma è solo un'ombra che s'agita, non altro. E anche la danza non è propriamente una danza. Nessuno ne legge il movimento esatto, nessuno capace di fare un due più due del pensiero, se solo la danza fosse una forma più gentile di matematica o dì pensiero istésso. Come un virus sottile, l'overclaim mette, tra la scena e la platea, un grande specchio invisibile. E quando tutti vorrebbero vedere una faccia, non ricordano che il riflesso deformato della propria. Così fagocitano un nome, semplice come quello che ì vecchio cafone dava alla vacca, quando il popolar spettacolo non era che lo scemo o l'alcolista dì paese. E alle lunazioni nuove, nei reparti maternità, auguri a Victoria, Ilary, Giorgio, Eros, Laura e Dio solo sa quanti altri. E tutti partoriti con dolore. Un dolore che - dicono - la natura aiuta a dimenticare in fretta.
venerdì, 03 marzo 2006
 Sì lo so, e son convinto che lo sai anche te: la terza guerra mondiale - l'ultima - scoppierà a causa dì calderòlo e gheddafini annéssi. Perché gli è un dialogo che un ci s'intènde nulla: - pooooléntaaaa - ma vafammocca a chi t'ha muort - salaaaàmeeee - se se, alliccam o salàm tu e quella ntròcchia e soreta - va da via il chiù - puozzi iettà o sang, sto pircuoco emmèrd - ohé pirlòtto - va ti fa fonge, tu e la mammarèlla 'e pàito, paparònno annésso - africaaaaànooo - puozzi schiattà tu bòss e quaqquaraqquà, te puozzini ascì l'aviàrie 'ncoppa a fàcc ... e in effetti, vien da dire, che pe' un nòvo dialogo sull'Islam occorrerà tener presente che Tripoli bel suol d'amor fu poco cantata sui du' rami dì lago comènse, e che i Gheddafini guardan troppo la televisione e pensano che qui si sia tutti a fare la prova actimel assième a Tott, Pavarott e Panarèllia annéss! ... e tu cosa gli risponderesti?
giovedì, 02 marzo 2006
 Ah, son tanto belli i fiori: fanno Sanremo, fanno Donna Romantica di Casa con tanto di bigodini su ì capo, e sono flessibili, come piace oggi: con una frèsia fai bella figura in tavola, al matrimonio, al battesimo e anco al funerale. I fiori garbano tanto: veri e finti, e c'è chi li metterèbbe ovunque: dalla carta da visita al tetto di casa... unlimited. Io, che un son per niente anima delicata, i fiori li adoro solo freschi (tulipani e fiori di zucca, perlopiù) e mi riesce difficile sopportar quegli altri... nemmen quelli di Bach che fanno tanto bene. Ma sai quelli che sopporto di meno in assoluto? Lo sai? Sono, porcaccia miseria, quelli dei rotoli asciugatutto per la casa. Mi fanno talmente schifo che mi metterei a urlare come un pazzo. Eppure queste multinazionali globalizzate continuano a stamparne di orrendi. E siccome la stampa è flessografica (l'equivalente del timbrino a patata scolpito co' ì coltello di quando s'era piccini) si aggiunge dì brutto a ì brutto. Nessuno ne parla di questi decori che ci appèstano la casa. Non un articolo di Gianni Vattimo, né di Umberto Eco. Non Mantellini e Granieri. Non Gae Aulenti o Giorgio Armani. Non Prodi, Calderoli la Mussolini e la Prestigiacomo... nessuno nessuno, nemmeno la Lipperini, Don Vitaliano o Beppe Grillo. Eppure, pare a me, che il problema sia serio: che idea si son fatti questi rotoloni delle donne? E degli uomini poi? E delle coppie di fatto? Dei gay, delle lesbiche e dei single? Che idea tentano di insinuare, così dal basso, nelle case di noi cittadini bloggànti e non? La faccenda è seria. Tremendamente seria. E non può essere liquidata con l'intima soddisfazione di pulire il vomiticcio del gatto con le tenere nuances della dàlia. Vogliamo (ma solo perché ne abbiamo il diritto di acquirènti) che sui rotoloni da cucina vi sia scelta tra arte moderna e arti classiche, libri ormai fuori diritti e - perhé no? - i migliori post dei migliori blogger. Mandiamo alla Scottex, alla EcoLucart, alla Regina e anche alle sottomarche i nostri manoscritti. Vediamo se la coda lunga di noi blog, riesce a battere le allettànti qualità di un solo rotolone! Soprattutto quando serve. Immagine tratta da Scottex Casa, oggi ancora più assorbente!
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