SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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mercoledì, 31 maggio 2006
Una volta c'erano i giornali della sera. Ne comprai uno che avevo già vent'anni. Si chiamava "la notte". Mi garbava l'idea di passare un dopocena a leggere un giornale che usciva ì pomeriggio tardi. Ricordo che ne sfogliai le pagine con la stessa curiosità con cui oggi ho letto le ventuno paginette della relazione dì governatore della banca d'Italia Mario Draghi a ì Paese.
Essendo quello un giornale serale (credo che abbia chiuso da un pezzo) ì taglio degli articoli e la scrittura in generale gli era quello che tanto garba a chi legge ì giornale dopocena: catastrofico, ma con ottimismo. Credo che ì ghostwriter di quella relazione provenga da quella scuola. Una scuola che serve a "creare opinione" nascondendo tra le pieghe dell'informazione l'elisir dì pensiero precotto e già in parte digerito che tanto garba a chi, dopo una giornata di lavoro, se ne sta in pantofole in poltrona a guardare le tante travi negli occhi dei fratelli.
Anche la relazione di questo nuovo drago dell'italica economia gli è così. Tanto che è garbata a tutti: politici, economisti, giornalisti, sindacalisti, industrialisti, e quanti ce n'è di quella stessa razza, che poi, appunto è una.
A me questa relazione non è piaciuta per niente, e anche se son convinto che ì Draghi ci dormirà sopra lo stesso, cerco di dirti ì perché.
La relazione dà alcune informazioni nuove, ben taciute dai media, ma che pure ci sono in originale: l'italiano medio ha qualche risparmio che ancora non gli è stato sottratto del tutto; l'italiano medio ha un livello d'istruzione e d'autonomia di pensiero tra le più scarse dell'occidente; l'italiano medio è furbo di quella furbizia che detesta qualsiasi rischio; l'italiano medio, quando piglia una fregatura, protesta poco e dimentica in fretta... basta la salute!
Poi la relazione dà alcune linee di principio su come trattare l'italiano medio: fàllo pensare di meno e lavorare di più; gestirgli i soldi che guadagna, tanto lui non è capace; mantenerlo in un'allegra ignoranza facendolo sperare in un domani migliore... magari toccandogli quel particolare neurone dell'amor patrio, che si sa negli italiani risiede in due punti: la moglie ubriaca e la botte piena.
Infine un po' di retorica barocca, ma che fa sempre piacere ricordare: il mito della modernità delle strutture, l'efficienza e il risparmio della gestione pubblica, i giovani, le tasse pagate da tutti.
E poi ecco la ricetta: aumentare la produttività oraria, far circolare i soldi solo a livello finanziario, spremere quanto più possibile l'essere umano in termini di forza lavoro e forza economica. Punto.
Un bel capolavoro, non c'è che dire: in sintesi l'italiano che ci ha in testa la Banca D'Italia per il futuro, idea che tutti applaudono, lavorerà come un cinese, guadagnerà come un europeo e consegnerà tutto ciò che guadagna ma non usa per la sopravvivenza diretta (e si sa l'italiano è risparmiatore) a un sistema finanziario di cui non farà mai parte.
Attenzione: un sistema finanziario, non un sistema economico.
Attenzione: produrre di più, non produrre meglio.
Quindi, prendete il vostro Philip Kotler e cominciate a usarne le pagine come carta da culo: vi aiuterà a risparmiare quei centesimini per dare più linfa a quei prodotti finanziari di ultima generazione che costruiscono ponti in Italia e li bombardano altrove.
Prendete poi tutta quella bellissima teoria economica sulle risorse intangibili e conditeci gli spaghetti, infine tirate fuori il mandolino e suonate.
Oppure che qualcuno si impegni a creare un'economia dell'eccellenza e non della quantità: che qualcuno investa i suoi risparmi direttamente nel tessuto economico che gli sta più vicino e non in pezzi di carta che come si vede ogni tanto fanno anche quelli risparmiare sulla carta da culo; infine che si ponga un argine all'ignoranza con studi maggiori e migliori.
L'italiano che ci ho in testa io per il futuro non è uno, son quasi sessanta milioni. Quanti sono loro?
sifossifoco l'ha detto alle 31/05/2006 22:18 e te icché tu ne pensi? commenti (95)
martedì, 30 maggio 2006
I' bèllo di quando tu raggiungi la mia età da vivo, gli è che ti si rilassano i tempi. Cervello e azione un vànno più all'unisono come quando tu sei giovane e giovanissimo, oppure come quelli che alla mi' età ci arrivano sì vivi, ma completamente schiantati di cervello.
Infatti, man mano che cresci e ti distacchi (ma non a tutti càpita) dalla bestiolina che è in te, t'accorgi che quando ti vien la voglia di soddisfare qualche bisogno primario e elementare, tu pòi in bonapàce anco aspettare un po', che nì frattempo un succede nulla. Anzi, di solito le cose migliorano, o peggiorano, secondo naturalmente i diversi punti di vista.
In quest'età di mezzo io spero di rimanecci a lungo, da' ì momento che pòi, nell'invecchiare ulteriormente questo particolare ritardo tra pensiero e azione o ti diventa cronico o ti s'annulla dì nòvo andando a chiudere ì cerchio dello stato animale o vegetativo... una gran tristezza, insomma.
Mi chiedevo: ma guarda te la natura quanto è perfetta, ì ritardo tra pensiero e azione di oggi gli è quello che più mi permette di sopravvivere.
Così, ogni giorno, scopro d'arrivare a sera senza aver fatto nemmen la metà di quelle cose che ì pensiero mi propone con urgenza e che poi l'azione filtra a piacer suo: a esempio non ho scritto una email a una casa editrice appena nata che sta già sbagliando tutto, non ho avvertito una bella ragazza americana accanto a me pe' una colazione di lavoro abbastanza antipatica che ì fico d'india si sbuccia prima d'ingoiàllo, unn'ho fatto per tempo alcune cose ì cui scenario nì frattempo è cambiato e che quindi sarebbero state da rifare.
A ì contrario, quando l'azione ancora disabituata alla pigrizia che la salva, mi reagisce subito, financo a combaciare con l'istinto, scopro di commettere degli errori che poi ci vòle un sacco di tempo pe' recuperare. Errori che, nì mentre tu li fai, ci hanno ì sapore illusorio, nonché presuntuoso e scemo, di voler migliorare ì mondo a partire dagli altri. Mentre ì mondo migliora solo a partire da te.
sifossifoco l'ha detto alle 30/05/2006 16:14 e te icché tu ne pensi? commenti (21)
lunedì, 29 maggio 2006
Te li ricordi sì, i vecchi fumetti su' ì far west. Te li ricordi anco pe' ì baratto: quella particolare forma di transazione dell'economia mediante la quale ì furbo, co' una bottiglia di whisky scadènte, prendeva in cambio le pèlli dì bufalo assai preziose. E gli era tutto un affare così, poiché la regola è che ì più furbo quando incontra e scambia co' ì più grullo la ci fa sempre un guadagno.
Peffòrza, dirai, ì mondo gli è de' furbi.
No.
Ti stupirà sapere invece che ì mondo gli è de' grulli. Perché le preziose pèlli dì bisonte (qui utilizzate a esempio dell'unità di misura dì baratto) abbondano altro che tra i grulli.
D'accordo, dirai, ma nella transazione la c'è anche contaminazione. Mediante la quale, in un mondo che gira, ì furbo si fa sempre meno furbo e ì grullo sempre meno grullo, e viceversa... come se gli estremi si toccassero. Magari non ora, ma in prospettiva.
Appunto.
sifossifoco l'ha detto alle 29/05/2006 14:42 e te icché tu ne pensi? commenti (18)
venerdì, 26 maggio 2006
I' mondo ci ha uno strano modo di prenderti in giro. Compri qualcosa di allegro, di colorato, e poi - basta guardare l'etichetta - ti si spalànca innànzi alla fantasia degli occhi la fabbrichetta, laggiù in Malaysia o in China. Una fabbrichetta umida, buia, piena di puzzi, indove quella parte d'umanità che unn'ha avuto la fortuna di nascere blogger intelligente come te, lavora sedici ore a ì giorno péll'allegria d'ìmmondo. Già. Bell'allegria.
Però - pensi - può darsi che la reincarnazione, la legge della causaeffètto, la sia anche più produttiva di questo nuovo genere di schiavi: chi fa perché costa poco, quando mòre, si reincarna in chi compra perché costa poco o in chi guadagna su' ì costar poco; e vicevèrsa.
In fondo, potrèbbe essere un'idea. Ma - lo so - te non ci credi alla reincarnazione, ti senti a' ì difòri della legge sulla causaeffètto, e poi figurati se tu indosseresti mai de' calzini così.
sifossifoco l'ha detto alle 26/05/2006 22:19 e te icché tu ne pensi? commenti (18)
mercoledì, 24 maggio 2006
Questo post mi fa schifo. Non schifo nel senso esagerato di una cosa che non ti piace, schifo nel senso vero della parola. L'ho letto e commentato molte volte, e ogni volta ho dovuto sforzarmi per trattenere il vomito.
Ho creduto, erroneamente, di poterne discutere attraverso commenti, email, telefonate. Di sottolinearne l'inaccettabile bestialità facendone scaturire un comportamento: un gesto, un post, che dissociasse e qualificasse un'intera comunità (quella che quel blog rappresenta) dalla volgarità di un unico, spregevole, individuo.
A volte anche alla merda riconosci un valore, quando sopra ci spunta un fiore.
Sono non solo disgustato, ma tristissimo. Tu potrai dirmi quanto vuoi che questa è la rete. Io non ci credo. C'è un altro nome, che non mi va di pronunciare. Credo che la rete, i blog e le persone che li scrivono debbano sentire il dovere di dissociarsi, di isolare, di emarginare con ogni mezzo certa barbarie.
Vorrei, ma so che sarà così, avere la certezza di avere lettori vivi. Capaci di indignarsi di fronte all'inqualificabile violenza del calpestare non solo la fragilità di una persona, ma la dignità di ognuno: la mia, la tua e - ciò che stupirà - persino la loro.
sifossifoco l'ha detto alle 24/05/2006 00:55 e te icché tu ne pensi? commenti (40)
lunedì, 22 maggio 2006
l'esterno del tampaxVolevo raccontarti di come oggi a Cannes ì Caimano un sia garbato a nessuno (cose che un si dicono, insomma), di come ì livore d'una cretina poverétta possa accanirsi contro la Dandyna (e chi l'ha abbracciata fraternamente come ho fatto io sa icché voglio dire), invece ti racconterò dì segreto della grande leggenda dì Tampax, usata da tutti i fotografi di moda, di ogni latitudine, colore, cènso e cachet.
La leggenda è questa: servizio fotografico di costumi mare femminile, set di spiaggia ricostruito in studio in pieno inverno, luci sparate a mille, modelle oliate di noce, quali in piedi e quali sedute. A un certo punto ì fotografo (di solito un guru della fotografia e, a ì contrario dì truccatore, maschio) nota un piccolo filo che sporge dall'inguine della modella in microcostume, di solito una top model, con costume veramente micro. Pensando a una piccola scucitura, ì fotografo s'avvicina e strappa ì filino co' un gesto secco... e la modella sviene!
Devo dire che come per le altre cose segnalate all'inizio, nonostante sia la dodicesima volta che un fotografo di moda me la racconta, un m'è mai riuscito di riderci.
sifossifoco l'ha detto alle 22/05/2006 18:42 e te icché tu ne pensi? commenti (38)
domenica, 21 maggio 2006
Aldo Busi photoshop addictedC'è un monte di gente che se la piglia quando qualcuno ce l'ha co' i blog. L'anno scorso ci fu Nicoletti, quest'anno c'è Aldo Busi. Ammetterai subito che tra Nicoletti e Busi c'è una certa differenza. I' primo, poverino, ci aveva provato a avere un blog, Busi unn'ha bisogno. I' primo l'ha fatto sforzandosi di scrivere un pezzettino da cinquanta euro lordi dell'iva, Busi ha tirato fòri direttamente dall'intestino rètto un brève pistolotto sempervirens:
"I blog - dice Busi - sono un semplice assembramento di parole insensate, sono emerite sciocchezze di gente incolta, permalosa, piena di invidia che fa un uso pornografico del nulla che ha in sé".
Io trovo in questa frasuccia apparentemente innocua e financo troppo ingenua, la genialità dì genio e la profondità dì mondo. Sostituisci alla parola blog qualsiasi altra attività umana e tu intendi icché ti voglio dire. Sostituisci all'epoca attuale qualsiasi epoca, dalla preistoria alla fantascienza, e tu capisci anche icché, un credo inconsapevolmente, voleva dir lui.
sifossifoco l'ha detto alle 21/05/2006 19:01 e te icché tu ne pensi? commenti (60)
venerdì, 19 maggio 2006
post mortemQuesto post affronta ì delicato tema della morte. Anzi, siccome è un post, dì post-mortem. Saprai anche te che dopo un certo numero di anni c'è la riesumazione dì cadavere caro, pe' donagli l'eterno riposo in un contenitore che più gli si confà.
Polvere tu eri e polvere tu ritornerai.
Ecco, l'informazione ufficiale un te lo dirà mai, ma c'è un problema grosso: le protesi in silicone! Esse, pe' niente biodegradabili, rimangano a perenne memoria, cosicché gli è sempre più frequente che assieme a ì teschio lucidissimo e alle costoline ben spolpate, riemerga anche qualche labbro, una poppona inesplosa e financo du' chiappe alla brasiliana... anche se la cara estinta era di Mondovì.
Bisognerebbe, certo, avecci ì buon gusto della cremazione, anco se un sottovaluterei l'emissione di diossina, ma essendo ì nostro un paese più tradizionalista, si pone ì problema etico: smaltìlle in appositi cassonetti come rifiuti ispeciali, correndo ì rischio che la bonanima si rivolti nella tomba... ocché rifiuti, le volevan tutti, sa? O portàssi queste protesi a casa, co' ì rischio che i bambini giocandoci si sentano sgridare... lasciate stare le puppe della nonna?
sifossifoco l'ha detto alle 19/05/2006 18:00 e te icché tu ne pensi? commenti (29)
giovedì, 18 maggio 2006
Il paese dei campanelliChe risate! Ce l'hai presente te ì gioco delle tre campanèlle? Lo fa quella gente un po' equivoca, agli angoli di strada. Muovan veloci le manine e i bigliettoni da cinquanta (mìlamigliàrdi, ndr) prima sembra che sian tutti per te, e poi spariscono. Magia.
Questi due babbi della repubblica ieri hanno giocato co' un campanellino solo, pe' un dare troppo nell'occhio, però l'Italia s'è divertita lo stesso un monte. Si mormora che qualcuno di molto in alto se la sia fatta anche addosso dalle risate. Un amico fotografo m'ha chiamato, dopo la cerimonia: sembra che i due facessero anche eh oh ooh ah ah uh ops, cercando d'acchiappare pe' primi ì campanellino. Uno ha persino tentato di sgranocchiàllo, pensando che fosse quello della Lindt con la stagnolina d'argento similòro. Ma poi subito ha smentito: visto l'avversario volevo accertarmi  fosse  d'oro bianco. Oro di Bologna, se tu intèndi icché ti voglio dire. L'altro invece gli ha sostituito ì batacchio co' una miccétta, che mattacchione.
Comincia dunque un nuovo atto dell'operetta più sònata in italì, quella che racconta che sopra ogni casa la ci fosse un campanello, che suonava quando qualcuno unn'era sincero e onesto. Le campane però unn'avevano mai suonato, sinacché Hans e La Gaffe unn'incontrano Nela e Bombon e succedano poi tutte quelle coincidenze tragicomiche e canterìne che tanto garbavano ai contadinòtti d'una volta che affollavano i teatrini, prima che inventassero ì teatrino da casa con gli stacchetti pubblicitari. Quando si dice l'evoluzione della continuità, eh?
sifossifoco l'ha detto alle 18/05/2006 14:57 e te icché tu ne pensi? commenti (11)
mercoledì, 17 maggio 2006
Rosy Bindi, per una famiglia più forteHo sempre sostenuto che alla base della società un c'è mai ì singolo, ma la famiglia. La famiglia la va' sostenuta, ripensata, organizzata, difesa, riattualizzata... altro che pensare egositicamente sempre all'uno.
Pe' questo un ti so' nemmen dire come son contento che da oggi la famiglia (come astrazione teorico filosofica oltre che nella pratica) la ci abbia un ministero e un ministro forte, nella persona di Rosy Bindi.
Essendo una persona fantasiosa, quando immagino la famiglia, mi vien subito l'immagine di Rosy Bindi. Essa mi racchiude tutto l'immaginario della famiglia, dalle più diverse angolazioni essa (la famiglia) si possa guardare.
Piglia per esempio ì punto di vista maschile, dì marito nella concezione classica: uno si spacca le ossa (ma anche le parti più morbide) tutto ì giorno a lavorare e poi torna a casa e gli ci vòle l'immagine d'un ministro che gli ricordi tutto ì calore e la voluttà della moglie. E per questo, converrai con me, Rosy gli è adattissima.
Piglia ì punto di vista femminile, assai più complesso. La donna bigodinata, un po' sfatta, ripiena di quelle pasticchine che aiutano meglio a sopportare la vita di periferia, con un paio d'aborti e altrettante gravidanze... puoi mica pigliàlla in giro e mettergli ministro della famiglia la Cucinotta? No, meglio la Rosy Bindi. Oppure piglia la donna in carriera, quella che tra una telefonata e l'altra, un viaggio in aereo e un vernissage, la filippina da gestire e un marito nell'ombra... chi gli ricorderebbe meglio della Rosy quì piacevole tepore familiare istituzionale?
Piglia ì punto di vista de' bambini, anch'esso complessissimo. Quale immagine migliore proporgli? La Rosy Bindi incarna a un tempo tradizione e modernità. E' facilmente immaginabile come quella mamma di famiglia d'un tempo con tutte le chiavi di stanze, stanzuccie e dispense attaccate a ì grembiale da' piacevoli colori tra lo scuro e l'antracite chiarissimo; ed è altrettanto immaginabile come la dolcezza che, nella penombra della camerina, ti rimbocca le coperte, ti misura la febbre, t'ordina di far silenzio e di smettere di rompegli i coglioni affinché non arrivi l'òmo con la balla a portar via i bambini indisciplinati strappandoli dalle braccia di mammina.
E poi, che un stan bene le cose troppo lungagnose, pensa a ì ruolo sociale della famiglia. Chi meglio di ella, la potrebbe incarnarti la tata, la sòcera, la vicina di casa, la portinaia austera, quella che ti stacca ì contatore di gas, la vigilessa che ti fa la multa pe' divieto di sosta su' ì passo carrabile financo se ì passo carrabile gli è ì tuo? Chi meglio di ella rènde un tantino più comprensibili le coppie gay?
Insomma indove c'è famiglia c'è la Rosy. E in ogni famiglia che si rispetti (dall'immaginario di Ruini a quello d'Aldo Busi) c'è un personaggio che le assomiglia.
E pensa che certe malelingue dicevano che un ci sarebbe stato un "tecnico" per questo ministero. Si sfotte in giro, infine, che questo la sia un ministero senza portafogli, ma dammi retta, unn'ha mica bisogno. Chiunque le darebbe ì suo alla svelta, se avesse la fortuna d'incontràlla.
sifossifoco l'ha detto alle 17/05/2006 16:12 e te icché tu ne pensi? commenti (17)