SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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domenica, 30 luglio 2006
Quando il bene ha la corona di spineQui a Villettopoli va tutto bene, lo sai. Ignari del rumore di fondo espletiamo ogni giorno il rito della cittadinanza onoraria.
Certo ci chiudiamo a chiave anche quando andiamo in bagno e discutiamo forte, per il parcheggio e poc'altro, ma Katiuscia continua a rimanere un nome dell'esotica immaginazione.
Non ci sentiamo mai troppo soli, qui, e nemmeno troppo accompagnati. La scia che lascia il telefono cellulare sulle mappe è così discreta che dove ci sorprenderebbe se non nella nostra gabbietta serena, senza sbarre e senza usciolino, tra i nostri giocattoli?
Fidelity & Credit Card è il nostro reality preferito: su dischi rigidi lontani e discreti tracciano il chi e il come e il quanto, come il DNA della nostra significativa eternità. Le telecamere ci riprendono ovunque, ma sempre nell'angolazione migliore. Siamo tutti molto belli, qui, nel comune mezzo gaudio.
Davanti a un bel tramonto, col cielo rosso sangue ma lontano, arriviamo talvolta a pensare d'esser come neuroni nella testa di un Gesù: il filo spinato tutto attorno l'offensiva corona del male necessario a custodire più che il bene, il tutto bene.
sifossifoco l'ha detto alle 30/07/2006 11:04 e te icché tu ne pensi? commenti (10)
giovedì, 27 luglio 2006
C'è un sacco di gente che a Firenze, ogni mattina, si dedica agli sport estremi. Tra questi, il più diffuso è attraversare a piedi i viali in prossimità dei semafori. Partono col verde, e quando scatta il rosso sono più o meno a metà del viale. Le automobili rombano tutto attorno, appena dietro gli scooter che fanno la finta di partire e che, in quell'ultimo tratto, partono davvero, insolentissimi, e iniziano a sfrecciarti attorno.
Ci vuole una bella preparazione fisica e un bel po' di concentrazione per rimanere vivi. Quei dodici secondi di semaforo verde aumentano fino a dodici volte l'adrenalina: orgasmo del prète, lo chiamano in gergo. L'ora ideale per le migliori performance sono le 8,58 del mattino, quando i motorizzati sono in terribile ritardo.
Per praticare l'attraversamento del semaforo non occorre una particolare attrezzatura, dopo una certa età. Per i più giovani, invece, ci sono gli accessori. Gambàli di piombo per mimare l'appesantimento di gambe d'un ottantènne, cerottini stringinaso per le difficoltà di respirazione, e poi vari pési fantasia: passeggìno con bimbo, borse della spesa, cane chihuahua al guinzaglio.
I più esperti si dice che assumano sostanze ansiogene, per simulare il brivido che prende a certi vecchi, allo sgassare feroce di un bullo in motocicletta, con lo sguardo nascosto dal casco nero integrale. Possono farlo, è tutto legale, ancora non è stato inventato l'anti doping da semaforo, né a quanto pare c'è l'intenzione di ritoccare il timer.
sifossifoco l'ha detto alle 27/07/2006 09:31 e te icché tu ne pensi? commenti (12)
mercoledì, 26 luglio 2006
Ma che sarà poco ganzo il mercoledì? Te lo dico io: il mercoledì è quanto di meglio può offrirti la settimana intera. Gli ibiscus in quel di Boboli son tutti fioriti. Qualcuno è anche caduto, nottetèmpo, mentre Benigni Roberto si faceva Dante davanti a tutti, lo sfrontato. Il mercoledì può essere senza pudore, alle volte. Ma il mondo è talmente grande, anche se c'è un solo mercoledì alla settimana per tutte le latitudini, che non fai fatica a ritagliarti un tuo mercoledì speciale, lontano dai declàmatori.
Io, dal canto mio, non ce la faccio a sentir leggere la Commedia Divina come Dodò dell'albero azzurro. Ogni tanto m'è capitato, per caso, e mai di mercoledì. Perché quando riempiono Dante o Cervantes di quelle mossétte sciagurate e in soprannumero, tèndi proprio a dimenticarlo il giorno. Beati i nostri vecchi di una volta, che peraltro recitavano al fuoco, fermissimi e dignitosi, i divini cànti, anche per incipiènte Alzheimer, ma senza il foglio davanti. Fortuna che domani è giovedì va'.
sifossifoco l'ha detto alle 26/07/2006 13:37 e te icché tu ne pensi? commenti (7)
martedì, 25 luglio 2006
Ah, il martedì... che gran giornata! Il passerotto ti sveglia con un cinguettìo e la passera sua compagna gonfia sensuale il piumàggio e poi si scuote tutta. Il mondo, lì fuori, è pieno di colori, non fa troppo caldo né troppo freddo: il martedì è il giorno perfetto. Questa misteriosa macchina che è il corpo  è docile e obbediente... muovi la mano, sì, muovi i piedini, olé. Fai la ola con le braccia, ah però. Che giornata scoppiettante. Il martedì. Soprattutto quando segue il lunedì, che già è meraviglioso di suo. Stretto nell'abbraccio del mercoldì, questo martedì è sempre una sorpresa. Sul muro della casa stanno in amore le lucertoline. Le saluti, vorresti quasi scambiare due chiacchiere... poverette, loro mica lo sanno che oggi è martedì. E invece lo sanno e come: strofinano i musini e le rosse linguétte e gonfiano il petto. Se potessero cantare direbbero: martedì, martedì, che meraviglioso martedì, doman l'altro sarà giovedì, ma godiamoci per ora il martedì.
Il martedì, se vivi una vita semplice e gioiosa, è bello come un sabato, dolce come la domenica, eppure è un martedì. Che gran gioia l'architettura dei giorni. Il martedì è preciso un martedì, anche a chi gli manca un venerdì.
sifossifoco l'ha detto alle 25/07/2006 10:32 e te icché tu ne pensi? commenti (21)
lunedì, 24 luglio 2006
Si sa, l'òmo ragiona co' ì pisèllo e la donna anche. Ormai s'è capìto benissimo. C'è stata una rivoluzione culturale trasversale, che pe' fàlla capire alla povera gènte e alle béstie da sòma, gli ha dovuto travestirsi da rivoluzione sessuale.
Non è un vero e proprio cambio di costumi, è il frattèmpo del cambio del costume: quando rimani a culo ignudo, nella cabina ombrosa, e senti quel particolare véntolino, e i rumori ovattati che t'arrivano da fuori son tutti discorsi alla cazzo.
I grandi capi di stato, pe' farsi capire, usan ormai tutti questo nòvo esperànto. Bush, Blair, quant'altri?
Fasciata stretta dai tanga della miseria mentale, sempre t'ammicca l'altrui chiàppa... ricordati che devi morire un si dice più: oggi si usa ricordati che sei un coglione... sì sì, siamo coglioni... te li ricordi i còri?
L'òmo di oggi deve avere, infatti, i coglioni e la donna anche, non c'è più genere umano: come quelle statuette amorfe del precolombiano ci siamo evoluti dall'adorazione della minchia all'adulazione del minchione, di turno. Uno diverso ogni tot anni, e non certo per erezione, ma per elezione. Perché noi - lo vedi? - siamo i più civili.
Nei prossimi anni ci sarà il Pulitzer della fàva, un Nobel per le tette rifatte come il lésso, una risoluzione ONU péi buchi di culo dì mondo e nuovi parametri europei pélla lunghezza dì pelo sulle passeròtte.
Intanto, tra lo sculettamento generale, i missili piovono qui e là ripulèndo il mondo come le supposte gl'intestìni. E le supposte li invidiano non poco: almeno loro vanno in cièlo, dicono, con le loro supposizioni dalla vita poco più in giù.
sifossifoco l'ha detto alle 24/07/2006 11:07 e te icché tu ne pensi? commenti (6)
giovedì, 20 luglio 2006
C'è chi viene in città apposta, persino dal Chianti, per mangiare il piatto fiorentino tipico: il kebab. Nel centro storico, che gli amministratori chiamano quadrilatero perché non amano geometrie complèsse, l'offerta di kebab supera praticamente ogni domanda. Che rimane senza risposta.
Ne trovi uno in ogni strada e in qualche strada addirittura quattro o cinque uno dietro all'altro, ognuno nella sua elegante bottega tipica toscana, accogliente e per niente affollata. Se passi, tanto per fare un esempio, da via Panicale, un'ondata di profumi ti travolge tanto da farti prudere d'orgoglio la toscana narice di tanto fiorentino afflàto.
Del resto il kebab è un'arte: la carne, di pollo, manzo o montone, dev'essere drogata al punto giusto e la proporzione perfetta. C'è chi afferma addirittura che tra la cupola superiore dell'enorme pezzo di kebab che rosola al fuoco e la cupola del Brunelleschi vi sia una somiglianza imbarazzante perfino per gli studiosi. Come se, attorno all'idea stessa di kebab, si concentrassero secoli e secoli di storia: dal Pontormo in Santa Felicita fino al Domenici in Palazzo Vecchio.
Viste in questa prospettiva, finocchiona, trippa e bisteccona, appaiono talmente antiquate che finiranno col venderle in via Maggio o addirittura al mercato nero. Del resto con la bistecca c'è mancato poco: due anni di divieto perché la mucca era diventata pazza. Ordini superiori.
Invece, con il kebab ad ogni uscio, pazzi diventiamo noi che ordini non ne prendiamo da nessuno.
sifossifoco l'ha detto alle 20/07/2006 00:21 e te icché tu ne pensi? commenti (21)
lunedì, 17 luglio 2006
Si dice, alle volte, ì caro estinto. No, un sto parlando dì costo di bare e beccamorti, che pure ci ha la sua influenza, ma dell'atteggiamento di chi rimane, che sempre mi sconcèrta.
Te ti vesti di dolore da capo a piedi pélla morte d'una persona che dovrebbe esser cara a qualcun altro, e scopri piuttosto che forse chi gli voleva più bene tu eri proprio te: un estraneo.
Nell'ordine, i parènti, che t'aspettavi piangènti ma non lo sono affatto, ti diranno con quasi un ghigno: ha smesso di soffrire!
Intendendo piuttosto dire, in questa valle di lacrime tutte asciutte, che di soffrire hanno smesso loro. Ancora in rigor mortis, infatti, già cominciano a disporre di quella piccola proprietà che prima dì trapasso gli era intoccabile o anche solo d'una finestra da ingrandire o dì quì vecchio scrèzio con la moglie o ì nipotino, ancora da digerire. E in un trillàr di cordoglianti telefonini non è raro sentirli persino ridere, gli affrànti che rimangono, ma solo perché si deve essere forti, e dimostrarlo a chiunque.
Alla fine di tanta mestissima cerimonia, finalmente torni a casa e quel gran péso nel pètto ti rimane addosso, acuto, come l'odore degli incènsi e delle corone di fiori. E per sopportarlo, te che non c'entri niente, sei costretto proprio a dirtelo: fortuna che io non morirò mai.
sifossifoco l'ha detto alle 17/07/2006 16:16 e te icché tu ne pensi? commenti (14)
venerdì, 14 luglio 2006
Si dice: siam tutti fratelli, tutti figli di uno stesso padre, che con le mani ci plasmò. Eppure le mani, vedi, erano due: una ci legò al bisogno, alla pragmaticità, alla moneta; l'altra all'immaginazione.
E' forse per questo che fu detto: non sappia la destramàno cosa compie la sinistra.
Furono gemelle, il giorno dei primòrdi, le due mani, poi (forse una stella) pèrse per sempre il suo equilibrio. Da una mano scaturirono i móstri, l'altra, che non vòlle guardare, non seppe rispondere che con un eterno gioco di dadi. Che può annoiare, lo so.
Credimi non c'è utilità in una mano che non guarda, essa non carpisce o crèa, se non ci metti gli occhi e spesso anche tutta la faccia, e il corpo, e il cuore.
A nulla serve l'una o l'altra mano, e l'appartenènza, se non sa gentilmente aprirsi, nella piccola porzione di mondo che vediamo, e stringerla in una carezza pulita.
sifossifoco l'ha detto alle 14/07/2006 10:00 e te icché tu ne pensi? commenti (16)
giovedì, 13 luglio 2006

Nessuno lo dice, ma milioni di turisti vengono a Firenze perché è la città con la più bella segnaletica del mondo. Nessun'altra città ne ha una tanto ricca e elegante. Del resto, tra tanta arte, non sarebbe stato possibile inserire, così copiosamente, certe orribili palìne come altrove.
Né, peraltro, nel rigore rinascimentale che la pervade, era ipotizzabile un maggior senso della misura. Come le sue ere artistiche, anche la segnaletica fiorentina si è stratificata, in un florilègio di belli cartelli, alcuni con più di cent'anni. Certi son piantati giusto in mezzo alla pietra serena, e con la loro bellezza sfrontata avvertono: zona pedonale, pulizia strade, divieto di transito.
Infatti transitare a volte è impossibile proprio, puoi solo fermarti e ammirare. L'altro giorno, un paralitico sulla carrozzella, non riusciva a passare oltre un cartello che divideva un marciapiede preciso a metà.
Naturalmente, come per tante cose fiorentine, per riuscire a goderne a pieno il senso, occorre aver studiato un po' di storia dell'arte. Solo così puoi, ad esempio, apprezzare il simbolo del carrattrézzi che aggancia l'automobilina, riempirti la vista in quel di Orsanmichele o SS. Annunziata e nei mille vicoli antichi.
Ci sono cartelli, spesso bilingue, che avvertono di non far correre il cane libero sull'erba della piazza, che nella piazza non c'è, e altri che annunciano orgogliosi che una certa parte della città è patrimonio dell'umanità. Un'umanità evoluta, dai màrmi al lamierino.
sifossifoco l'ha detto alle 13/07/2006 09:10 e te icché tu ne pensi? commenti (12)
martedì, 11 luglio 2006
Cinquantamila anni fa o giù di lì, l'omo gli era un essere tozzo, co' un gran testone mezzo deforme e l'andatura scimmiesca. Tu mi dirai te: ce n'è tanti anch'oggi d'òmini così.
Già, però, vedi, negli scavi ne fu trovato uno che s'era fatto ì letto co' un monte di ghirlande di fiori e ci dormiva, ignudo, assieme alla su' donna. Una frana, lì nì nord della Turchia che oggi gli è l'Iraq, li seppellì nì neandertaliano amore, assieme a poche altre carabattole che costituivano una casa primitiva, nata attorno a un primitivo desiderio capace di questa piccola invenzione ingenua e dolce d'un materasso di fiori. E quando penso a ì sapere, che come lo intèndan tutti è nato dopo, mi garba pensare che fu proprio tra pòllini dì genere che sortì fòri ì sapiens e ì sapiens sapiens fino a ì giorno d'oggi, ai nostri pòggi, ai nostri Moggi.
Che si nasca tutti da uno stesso pensiero gentile?
Un lo so, ma un credo. Credo piuttosto che noi si sia creature che scaturiscono da ì sonno. I' sonno è la nostra umanità, comprendendo nell'umanità anco ì cane, ì gatto, l'aquila e ì talpagrillo un po' schifosone. La vastità dell'umano, che in molti venerano e in svariate forme, gli è tutta racchiusa in quell'attimo che si chiude gli occhi e ci si abbandona, con gran sincerità verso se stessi e ì mondo. I greci s'erano 'nventati déi dèi apposta: ci avevano Hypnos che risollevava dai reali affànni, e accanto gli avevano piazzato Eros che spesso li trasformava in piacevoli fiatoni. Ma financo Shakespeare, nì su dormire e morire e forse sognare, indugiava co' ì pennìno su' qui letto di fiori di cinquantamil'anni orsono.
Ora lo straordinario gli è che, pur unn'essendo parente di Shakespeare e di primitivo ci ho solo ì cervello, anco io se m'addormento forte e tengo svegli i sensi posso sentire quì profumino di pollini, fiori e gentilezza.
Tu dirai te: seee, buonanotte, ma come fai se dormi?
Ecco me n'accorgo da certe tensioni dì risveglio... sempre nì corpo, ma ultimamente anche negli occhi.
sifossifoco l'ha detto alle 11/07/2006 13:47 e te icché tu ne pensi? commenti (14)