SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
Gente che gli è passata di qui:
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domenica, 22 ottobre 2006
E ì terzo giorno, resuscitò.
Ora io un posso sapere se Gesù, che pure era un tipo che ci aveva ì su’ carattere, la si sentisse, in quì primo giorno di pasqua, come mi sento io stasera. Spero di no.
Da una parte ho corso ì rischio, e di questo ringrazio tutti di gran cuore, di ritrovàmmi co’ un monte di blog indove scrivere: la pioggia di password arrivate pe’ accreditàmmi ovunque vi siano bontà e intelligenza (e spesso tutt’e due) è stata così inaspettata che mi ha commosso. Mi ha colpito inoltre che una gran parte di queste password arrivasse da lettori che non sapevo nemmeno di avere, visto che non hanno scritto neppure uno dei 26.981 commenti nei 619 post di queste pagine.
Dall’altra, ho vissuto l’amarezza di sentire, dentro me, come la reazione a un’evidente ingiustizia diventasse, a differenza di quand’ero un po’ più giovane, invece che rabbia e vitalità, un semplice atto di egoismo. E io disprezzo l’egoismo.
In questi tre giorni di morte del blog (ma è vita quella dei blog?) mi son fatto una quantità di domande. Se c’è una corrispondenza esatta tra ciò che sono e scrivo in questo spazio e ciò che viene capito, ad esempio. Non è un problema da poco, se pensi che qui sei continuamente sovraesposto all’idiozia, alla cattiveria, alla disonestà intellettuale, alla vendetta personale, all’arroganza, alla calunnia, più che altrove. E’ diverso dalla vita reale. Tu puoi scrivere un libro, e sai che quello che non vuol capirlo, non lo comprerà. Qui è come scrivere sui muri. Il primo ubriaco che passa ti ci piscia sopra, solo per liberarsi di qualcosa, in lui, che in te non c’è.

[continua]
giovedì, 19 ottobre 2006
Poverino quell'orso russo, ubriacato con vodka e miele per diventar facile preda di re Juan Carlos di spagna, nella sua battuta di caccia in russia. Era un orso bonaccione, quasi una mascotte, ed è stato sacrificato per fare un po' di scena: pensa, si dice che il re lo abbia fatto fuori al primo colpo. Ma non pensare che sia così facile solo buggerare un re: ci sono lupi selvatici cresciuti a pane e nutella per gli amanti dell'estremo e povere prede pronte da sbranare solo per fare una comparsa nei documentari. Per non parlare poi di quegli animali buoni, quelli da cui non ti aspetteresti mai né il mòrso, né la deiezione sulle scale di casa. E' la fiction che la impone, dicono, anche quella che scambiamo per la nostra realtà quotidiana.
Ah i refer! Si facessero mai gli affaracci loro. Arrivo in ufficio e i refer mi avvertono: guarda che in un blogghettino si parla tanto di te, ti hanno fatto ben sei accessi e su un post solo, quello dove parli (male?) di Saviano e della sua Gomorrea. A parte il fatto che in quel post non parlo male di Saviano, ma della camorra in generale, mi stupisce che il blog in questione sia un blog privato, piublogstaff, al quale non posso accedere per capire perché l'onore (o l'onere) del link a quel post. Però questo blog privato ha un nome stranamente simile a piublog, il miglior blog sulla nanoeditoria, il cui staff mi fa venire in mente tante cose e tutte dolcissime: i nick infatti spaziano dal diminutivo del bèllo, al sinonimo del grassotrèmulo, fino al fiabesco. Adesso muoio letteralmente dalla curiosità, vuoi vedere che a mia insaputa mi si sta portando d'esempio per qualcosa? Ora, siccome alcuni dei fiabeschi personaggi del blog privato, hanno la mia email e il mio numero di cellulare, non era forse più carino, come avviene proprio nelle fiabe, avvertirmi: Ulisse, stiamo parlando tanto bene di te, ma non preoccuparti, lo facciamo solo per lavoro.
mercoledì, 18 ottobre 2006
Ah, come sono invidioso del successo altrui. Lo sono così tanto che non appena qualcuno ha successo (quanti ce n'è, nei diversi ambienti che frequento) subito vado a rompere i coglioni. Lo faccio perché è più forte di me. Non posso perdermi l'imbecille di turno che in pubblico o in privato ha da spiegare al mondo che sono un rosicone. In questo lungo allenamento (rompo i coglioni da quando son nato) mi son sentito dire di tutto, ma soprattutto mi son sentito riferire di tutto. Perché la calunnia è per lo stupido l'unica arma e lo stupido, siccome è stupido, non sa che a questo mondo non ci si può fidare di nessuno. Tra le cose più creative e non vere che hanno detto di me ci sono la sieropositività hiv, un soggiorno in prigione, uno in clinica psichiatrica, l'impotenza sessuale e, accompagnato a questa, un piséllo della stessa dimensione di quelli findus (per le donne, pochissime a dire il vero, che hanno avuto il privilegio d'usare la lente d'ingrandimento che porto sempre in tasca). Rifletto sempre molto su quanto mi costa l'invidia, in termini d'immagine personale, ma anche in termini di peso sociale. Un prezzo che, con buona evidenza per chi mi conosce e frequenta de visu, ho sempre potuto permettermi di pagare più di quel che costa. Quindi continuerò ad essere invidioso del successo altrui, e non ti venga in mente di pensare, quando prendo per il culo qualcuno o qualcosa, ch' io lo faccia per - ma è solo una delle opzioni possibili - criticare il metodo o il comportamento. Ti sbaglieresti, io lo faccio solo perché l'invidia per la felicità di certi individui non mi dà pace, mica perché sono così furbi o così cretini.
A Milano ci hanno ì problema che agli spettacoli avanza sempre qualche posto, pensa te. Allora ogni giorno dalle 13 alle 15, allo spazio oberdan, vendono i biglietti avanzati degli spettacoli della sera a metà prezzo e a last minute. Furbi no?
Stamattina alla Normale di Pisa c'era un Simposio e naturalmente ci è andato anche Carlazzèglio Ciampi. I precari dell'Università gli hanno venduto (pélla modica cifra di 20 euro) un biglietto della loro speciale lotteria. In palio un posto da ricercatore. Vuoi vedere che vince lui?
martedì, 17 ottobre 2006
Ohhhh Stanlio!Pe' evitare di fare pubblicità negativa lo dico subito: compra anche te una copia di Gomorra di Saviano. Può esserti utile se ci hai di già Sodoma e vuoi fare masochisticamente la coppia, oppure se ti serve uno spessore pe' ì tavolino che trabàlla. I' libro fa cacare, ma unn'è questo ì punto; a far cacare ancora di più gli è questa tremenda pubblicità dell'autore che gli è stato messo sotto scorta perché la camorra lo vorrèbbe ammazzare. Pensa un po': ì capo della camorra gli è andato dai carabinieri e ha detto: io a quello l'acciro!. Il capo dei carabinieri avrà detto: e vabuò, mo lo mittimmo sotto scorta!.
Si dice, no? Ne uccide più ì markétting editoriale che una pénna a forma di spada! Infatti, tanto pe' fare un esempio, si vive in un paese (l'Itàglia) indove ci sono posti che un c'è verso d'avere un sindaco, perché la mafietta dì posto l'ammazzerebbe subito... Lula, in Sardegna, fino a pochi mesi fa un ce l'aveva perché nessuno aveva voglia di morire. Io propongo, visto che questo scrittore la scorta ce l'ha, che ì sindaco di Lula lo faccia lui... la mattina potrebbe scrivere e poi di pomeriggio firma le delibere. Se poi la sera gli avanzasse un po' di tempo, gli si potrebbe insegnare anche a fare ì magistrato anticamorra, che magari qualcuno la scorta un ce l'ha mica ancora avuta!
giovedì, 12 ottobre 2006
statisticheProblemi di statistica: se nel mondo ci sono cinque donne per ogni uomo, quante cose fiorentine toccano al fiorentino? Ho provato, empiricamente, a dare delle soluzioni: se poi si vorrà, si applicherà della scienza che non ho. Ad ogni abitante qui in città toccano cinque buche per le strade, che aumentano a otto oltre la cerchia dei viali. Toccano poi dodici piccioni a testa, quattordici o quindici deiezioni canine abbandonate, tre autobus colmi di turisti in doppia fila ovunque, otto litri di quella sostanza puzzolentissima che serve (ma serve?) per disinfettare strade e polmoni, dodici tir in transito sui viali e circa diciotto automobili davanti in qualsiasi punto tu debba andare. Toccano poi venti minuti di coda al giorno (ma sono medie che comprendono anche chi non si muove da casa) sei secondi di semafori verdi e un quarto d'ora di semafori rossi, e un solo parcheggio, di solito occupato da qualcun altro. Fin qui le abbondanze, ovvero il di più rispetto all'individuale. Collettivamente abbiamo un pensiero gentile ogni mille abitanti, un politico ogni due, il furbo ogni uno e mezzo, una soluzione intelligente ogni diecimila, e qualcosa che funziona veramente ogni centomila. Mancano dati statistici su aria respirabile, diffusione della cultura, bellezze artistiche valorizzate o recuperate aperte alla città, iniziative per la qualità della vita. In compenso abbiamo un'intelligenza dentro ognuno di noi, più ganza di tutte le altre, e forse è per questo che va così.
mercoledì, 11 ottobre 2006
la carne aumenta, mangiate agnelliA vedéllo così, un sembrerebbe, ma sì, se l’agnèllo che toglie i peccati dal mondo un c’è più gli è anche un po’ colpa mia. E’ andata così, che anche da piccini ci capitano le occasioni mancate, e io ero in campagna e mangiavo parecchie costatine d’agnello. Tutte alla brace, fragranti e gustose. Ignaro di come questa strana bestiola che è l’agnello, un fosse fatto solo di costato. Allora Raffaele ì macellaro mi fece assistere a qui macello che a volte l’è ì macello. Fu un’esperienza mistica: soprattutto quando pe’ spellarlo, lo gonfiarono tutto con la pompa da bicicletta e l’ago pe’ gonfiare i palloni di cuoio. La pelle che si staccava (anche da ì costato) faceva ssspòp, sssspòp, e io lo trovavo una cosa a metà tra l’inquietante e ì divertente. Poi arrivò ì tempo de la carne aumenta, mangiate agnelli, ma io, in que’ giorni, un stavo mica a Torino... m'arrangiàvo altrove!
lunedì, 09 ottobre 2006
colombina o columbrina?Un tu ci crederai, ma stamattina – fumavo una sigaretta alla fenêtre qui menait sur la petit place – e mi si posa su ì davanzale una picciona bianca, non per antico piumaggio. Datagli una prima manàta, non troppo forte come avre' potuto, la picciona s’è come sbilanciata, ma poi du’ colpi d’alùcce e gli era di nòvo lì. Più la scacciavo, più ella ritornava, con que’ suoi occhietti gialli gialli, esclamativi, come certi carcàgni alle signore. E mi guardava, che pareva interrogàmmi: a me che, sapèndo già, un saprèdire mah. E fumavo, certo, dopo abbondante auguràle sacher e mokacaffè, ma i sapori, con quella picciona sull’esposizione dì davanzale, non avevan quello stesso gusto, che sai dell’intelligere, seppur limitato al noi appartenere, mai troppo gelosamente. E tutto pigliava ì gustamàro di quell’ingiustizie che provocan ferite mentre si continua (non altrove, ma lì) a parlar di frùtti senzafàva, altroché. E la picciona là, di tanta orgogliosa presenza, secondo lei, e senza nemmen cacare, da come gli èra vòta.
Che tristezza m’è presa alla fenêtre qui menait sur la petit place!
D’un tratto, ho ripensato (alle vòrte mi succede) a quelle occasioni perdute nella vita. E ho creduto di poter altropensàre. Attiratala co' ì grano (unico cibo déglidèi per certe pidocchiose bestie) la osservavo e ne ripercorrevo la memoria trìsta: no, proprio no, a guardàlla proprio bene un c’era da sbagliàssi… unn’èra della colomba della pace nemmen’un po’ parènte.
domenica, 08 ottobre 2006
certe mosche tze tzeA vòrte mi capita di far caso a come la vita la sia un susseguissi d’occasioni mancàte. L’altra notte, infatti, un riuscivo a dormire. Mi giravo e rigiravo nì lètto ch'era un dispiacere. Entra una mosca, da un so dove, e comincia a rifrullare pélla camerina: e bzzzz e bzzzz e bzzz. Che gran rompimento di. Unn’avendo da far altro, piglio le freccìne da bersaglio, quelle gialle e quelle blu, e comincio a tiragliele addosso. Ràpido. Antiriflèsso. La mì speranza gli era di far tutt’uno la mosca co’ ì buco dì muro! Passa almeno una mezz’ora. Di dormire nemmen'a parlànne. Chiudevo gli occhi a ì buio, ma gli era come se la luce. Le pareti intanto un groviera e la mosca, tutta eccitata dalla caccia, la pareva unn’istancàssi mai. Costruisco allora la trappola così congegnata: vasovétro con avanzo di mièle, imbuto di carta a mo’ di entri ma un risòrti più e santissima pazienza. Pongo ì prodotto dell'ingegno, ma no, la mosca la un ci va. Certe stanze gli ènno da perdersi a certe mosche. Anzi, talmente esagitata, la sbatteva ì capino con le antennucce da mosca, spesso contro ì vetro alla finestra apèrta. Con quì grand'inutile fracasso che usan far le mosche, un so se l’hai sentito mai. Piglio un libro di quelli da buttar via, il Dies Pirlae, d’un contemporaneo imbrattacarte forse siciliano emigrato a Milano e cerco d’acchiappàlla spiaccicata tra le mosconàli pagine, ma icché, le pagine unn’erano adatte nemmen per quello, meglio la merda allevòlte più precisa. M’è toccata a farla fòri co’ un sovrapposto adatto più alla cinghialesca caccia che a pescare a mosca. Cartucce a sale grosso iodato integrale di meridional salìna. Precise che un so dire. Oh, o unn’era la mosca tze tze!
venerdì, 06 ottobre 2006
golden eggsA vòrte mi capita di far caso a come la vita la sia un susseguìssi d’occasioni mancàte. L’altro giorno, a esempio, la mì vicina m’ha regalato una gallina. Una gallina viva, e scacazzante allegra. Ho pensato, io: sarà pe’ mangiàlla, e così subito ho escogitato un modo pe’ ammazzàlla. Unn’è che abbia assai esperienza d’uccisioni d’animali, ma tiragli ì collo paréa la cosa meglio. Non troppo forte, che gli si stacchi, né troppo piano che la soffra inutilmente pe’ un brodo che in fin de’ conti un la riguarda. Niente. Alla fine io braccinestànche e la gallina la un ne voléa sapere di morire. Avendoci tempo gli ho messo sulla testa un sacchetto da congelatore e gli ho detto: spiràr ti sarà dolce, tu smetterai pure di respirare. Così gli è stato, in effetti, ma poi s’è palesato ì problema delle penne. Tolte tutte, una a una, fino a lasciàlla tutti brividi e con leggere pelurie inafferrabili alle dita. Armato d’accendino bicche, l’ho bronzata bene bene. Unn’avendoci altri strumenti pélla cucina l’ho sezionata co’ un taglierino da grafica: un tu hai nemmeno idea di quanti pezzi si componga una gallina appena morta. Non parlo solo dei pezzi di fòri, che a qualcuno possan’apparire gustosi, ma de’ pezzi di dentro… uh quanti n’aveva. L’ho messa in pentola con poche verdure e un filo d’extravergine e acqua di Fiuggi a profusione, finché un bolliva la pareva alle terme d’una morta. Trasformatala in brodo e carne lessa, alfine, la verità più difficile da digerire: gli era la gallina dalle òva d’oro.
giovedì, 05 ottobre 2006
money in the moneyIeri sono stato all'estero. Su viale Giannotti. Ho visto un gran supermercato e sono entrato, anche se non avevo il passaporto. Ho comprato alcune cose che servivano, né più né meno di come puoi fare anche altrove in Italia. Poi, alla cassa, l'allarmante sorpresa: è accettata un'unica carta di credito, la loro. Una carta di credito che, a differenza di tutte le altre che sono accettate ovunque e in tutto il mondo, puoi usare solo lì: in questo nuovo stato estero che è il supermercato di viale Giannotti. Ho scoperto dunque, e con preoccupazione, che in certi esercizi commerciali io sono un extracomunitario della valuta che può solo sperare un giorno (che per parte mia non verrà mai) di prendere la cittadinanza del supermercato per avere gli stessi diritti degli altri. Ovvero acquistare frutta, formaggi e verdure senza denaro contante. Mi chiedo, anzi, quanto tempo ci metteranno a farsi una zecca interna e coniar moneta che ha corso solo lì, magari con un deposito di garanzia alla Banca Mondiale in fagioli borlotti. Così uno, prima di comprare il latte, può richiedere i travel cheque o un visto al consolato delle banane. Be', secondo me non è corretto. Anzi è turbativa di libero mercato, discriminazione creditizia, apartheid bancario. Ma certo su viale Giannotti, Stato Sovrano, ci sono usi e costumi più complicati. Me lo voglio creare anche io uno stato estero in città. Sul pianerottolo, ultimo piano: ascensore e luce scale solo per chi fa la tessera!