SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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martedì, 26 giugno 2007
soap bubble
L'artra sera gli ero a mangiare una pecora alla griglia, quando all'improvviso una pioggerellina fitta fitta di bolle di sapone, gli ha cominciato a invadere la strada e di conseguenza i tavolini dì ristorante sardo specializzato. Anch'io ho alzato ì capo in verso l'alto, giusto pe' vedere una faccia cui associare ì gesto. Invece nulla... nessuna faccia. E le bolle cadevano, alcune rompendosi per l'aere, artre frangendosi indove toccavano, artre ancora 'ncollandosi insieme come due, tre corbezzoli immaginari e girandosi e rompendosi, proprio come succede ugualeuguàle a noi.
I' camerière sardo un po' preoccupato e un po' contento guardava la pioggia di bolle tràlle bàlle e, spostatosi un po' di lato, in verso l'alto loco della stràmba emissione, ha cominciato a emettere un verso pastorale... una specie di schiocco della lingua sibilàta, accompagnato da un ingrugnir di naso snasicànte e gesti e sussurri.
Ci ha poi spiegato, non senza perizia, che quello gli è lo strano saluto dell'amata, in vetta alle finestre, che voleva ricordàgli la sospirante attesa, giusto a metà della cena... degli altri. Senza naturalmente commentare ì poco amorevole gesto suo che, seppur dolce nelle maniere e nell'attenzione anche al commensal servigio, sapeva un po' di bestiolina abituata alla dòma della pècora più che all'imminènte pecorina.
sifossifoco l'ha detto alle 26/06/2007 10:52 e te icché tu ne pensi? commenti (6)
domenica, 24 giugno 2007
il geco fiorentino
I fochi di San Giovanni, quest'anno, li ho visti come ì gèco fiorentino che ospito 'nterràzza: alla rovescio. I' gecone ripiegato a testa in giù verso mene, io a capo all'insù, a scorgerne sulla vetta della parte di terrazza chiusa da altre terrazze, ì lampeggìo costante per quarantadue minuti.
Le audioguide su' terrazzi alti, quelli che vedano quì pezzo collinare che va da piazzale michelangelo a san miniato a monte, hanno fatto comunque la cronaca in diretta: un barbaglio rosso e loro tutti ohhhhh, un barbaglio verde e loro èhhhhh, uno tra ì viola e ì bluètte e loro ahhhhhhh... sicché io e ì geco fiorentino s'è ripassato anche tutte le vocali.
Nì framméntre, lo osservavo io, questo geco fiorentino. Lungo una venticinquina di centimetri e molto molto elegante. I' geco unn'era per nulla spaventato da ì rumore, segno evidente che gli era come minimo un geco fiorentino sordacchiòlo. Lui ha guardato sempre me, con que' su' occhìni gialli, icché gli ha finito un po' con l'inquetàmmi.
Sostenere lo sguardo dì geco fiorentino sordo, credimi, unn'è pe' niente facile. Lui può guardarti per ore, senza abbassare mai lo sguardo e senza dire una parola. E dopo un po' te cominci a pensare: un ce l'avrà mica con me?
Certo, certo, lo so: io a ì geco fiorentino un gli ho fatto nulla, unn'ho certamente nulla da temere. Ma se... se per caso ì geco fiorentino oltre a esser sordo, la fosse anche un po' òrbo? Piglia che m'ha scambiato pe' qualcun altro.
A questo pensiero m'è venuto in mente, stupidamente, di canticchiàgli una canzoncina... in modo che sapesse che la voce era mia e non di quell'eventuale altro. Siccome un sapevo icché cantàgli di originale, gli ho sciorinàto tutta l'internazionale anarchica.
Ma poi ho pensato: se questo geco fiorentino è sordo, mi vedrà altro che aprir bocca. E aprir bocca, nì linguaggio de' gechi fiorentini zitti e sordi e forse anche orbi, un lo so mica icché significa.
Ho pensato: certo che questo geco fiorentino potrebbe anche mettessi a fissare qualcos'altro, no? In fondo gli dovrebbe interessare di più la zanzarina, la formichina volante, ì moscerino, alla peggio, oppure una bella falenona ali e tutto.
Invece lui fissava me, a capo in giù, su ì muro. Roba da andàtti ì sangue alla testa.
Ho provato co' gesti. Dapprima, timidamente, gli ho alzato ì dito medio... ma lui, nulla. Poi gli ho fatto con la manina ì gesto vàivài, dandogli di polso e di dita ben distese, in su e giù, come si conviene... ma icché ì geco fiorentino un reagiva.
Ho provato allora a fare de' gesti più energici... improvvisamente mi son grattato ì capo, ma proprio all'improvviso eh?
Nulla, un si schiodava, abbottonato come fassìno a ì telefonino.
Poi gli ho fatto un po' di finte, come d'acchiappallo, o di tiragli qualcosa addosso... ma icché... nemmeno un alito.
Ma guarda te icché mi doveva capitare stasera, con tutti i posti che ci sono. Nell'illusione ottica dell'ombre della notte, a un certo punto m'è venuto di pensare: vòi vedere che questo geco fiorentino un c'è, e me lo sto immaginando io a illusione ottica?
Ma non ho fatto in tempo a pensàllo che lui s'è mosso: ha tirato avanti d'un millimetro la zampetta, così, senza nemmeno muovere il capo.
Quarantadue minuti così, che sembrava que' documentari dì national geographic. Vuoi vedere che ora mangia? Stai a vedere ora mòre all'improvviso? Mi sa che tra un minuto s'accòppia! Invece nulla, un succedeva nulla.
Io stavo lì, tra tutti que' turbamenti, e ì geco fiorentino òrbo, sordo, zitto e immobile, anche.
Sarà un segnale dì divino - ho pensato a un certo punto - se c'è un dio dell'universo mi vorrà dire che su questa infinitesima parte di mondo terrazzato c'è posto pe' ì geco, quanto per me. Un dio che si ripete, evidentemente, perché io lo sapevo di già.
Eppure, mi son ritrovato a pensare, iddìo si ripete sempre, ma unn'è detto che chi unn'è un dio capisca. Ho spostato la semiotica dì punto di vista, insomma.
Di fronte a ìddio sia io sia ì geco, s'era su una terrazza e non ci si capiva una sega. E' stato a quì punto che ì geco se n'è andato via come un fulmine.
E a me m'è dispiaciuto, perché stavo proprio pe' alzammi io, in modo che a un capire una sega 'nterràzza, ci rimanesse solo lui.
sifossifoco l'ha detto alle 24/06/2007 23:39 e te icché tu ne pensi? commenti (8)
venerdì, 22 giugno 2007
La questione gli è presto detta: tutti possono andare a ì Pitti, basta regalàgli 25 euro pélla tesserina magnetica; non tutti però sono invitati alle sfilate e a' diversi eventi collaterali. Assistere come ospite alla sfilata (una a caso) gli è dunque segno indiscutibile d'àrta aristocrazia. Io sono stato a due sfilate, una alle ghieci e quarantacinque e un'altra alle undici e ghieci. La sfilata è ganza, soprattutto a ì pitti. La sfilata a ì pitti è più economica e meno pretenziosa della sfilata a milano, ma più sfarzosa e più pretenziosa della sfilata a Barcellona. Dì resto anche quella di Milano gli è così rispetto a quella di Parigi, e quella a Parigi rispetto a quella sulla luna. La sfilata dunque gli è un punto di vista fermo su delle persone che rinnovano gli abiti proprio davanti a téne. Te li guardi e pensi: maremma cane come tu fai schifo con questa camicia a fiori! Oppure, se sei in confidenza con l'entourage, lo puoi anche dire a alta voce, ma in un altro modo.
Le sfilate un dicono la verità, un sono cioè rappresentative dì reale. Piglia la giacchetta tintaincàpo. La vedi addosso a ì modello e la ti sembra bellina, la vedi addosso a ì rappresentante dì veneto e ti fa cahare. Credo che ciò avvenga perché ì corpo modellante ha 'mparato attraverso la selezione genetica che la gruccia va levata. I' povero rappresentante dì veneto invece mette gruccia e giacca (un gessàto) che 'n termini d'eleganza equivale a sgranocchiare ì fuòri dell'aragosta sputandone l'interiora.
Perché questo paragone co' ì mangiare? Gli è logico perché assieme alla sfilata c'è sempre un party... un pianoforte bianco accordato perfettamente e mal suonato, le tartine tutta gelatina, indove in mezzo a ì trasparente galleggia un nonsocché di poco saporito e ì solito sciampagnino o a volte anche la spuma di sciampàgna... anche se poi ho saputo che nì reparto ginserìa si davan parecchio daffàre coi mohito e ì vodka martìni (e si notava).
I' ganzo di questi eventi, però, unn'è la sfilata di per sé, che serve solo a dire "io c'è" nella bella lingua parlata dal tenutario mèdio di boutiques, quanto piuttosto ì dopo sfilata. E allora scopri perché le tartine son così asettiche... lo sai? E' pevvìa de' baci...
ciaaaaaaao come stai? e via uno mciù mciù
ciaaaaaaaaaao che fai? e mciù mciù mciù, tre... alla russa e alla francese
ciaaaaaaaaaaaaaaooooooo, che piaceeeeeere! e mciù mciù mciù mciù mciù, quattro, alla briacarèlla son felice e tu mi garbi anche un bel po'.
Si bacian tutti, donne, òmini, bambini, rappresentanti, bancari, accompagnatori, accompagnatrici, segretarie, spedizionieri, backstage, frontstage, middlestage, addette stampa, addette stampèlla, camerieri, cameriere, tate, badanti, zii, fidanzate, cugine di non so chi e parènti che non so come... se l'esterno della tartina un fosse asettico si puzzerebbe meno che a sputàssi continuamente nì viso. Le tartine a queste mattinate bacianti ci hanno da essere come le pasticche: involucro fòri che tenuamente si distrugge nell'intestino corrispondente, e principio attivo dentro.
E proprio in tema di principi attivi, solleverò da ogni curiosità chi ancora si sta chiedendo: ma in questi posti e in queste occasioni, c'è ì bullismo? E, soprattutto, gira la còca?
Riguardo alla prima c'è da dire che ì bullismo, anche se magari c'è, si fa fatica a vedéllo... gli òmini sarebbero quasi tutte potenziali vittime e puoi star certo che se vedi uno grattàssi i coglioni è perché gli pizzicano per davvero; le donne invece, tra tutte quelle vetrine, sono del tutto immunizzate e distratte da ì fenomeno. Riguardo alla còca... non moltissima, quest'anno va di più l'elléssedì.
sifossifoco l'ha detto alle 22/06/2007 17:08 e te icché tu ne pensi? commenti (1)
giovedì, 21 giugno 2007

pitti immagine sff 2007

prima parte, ore nove e quindici
C'è quì punto della mattina che tu sei di già in strada, ma ancora tu sogni. Gli è quello ì momento in cui potrebbe passare una macchina a tutta velocità e rendermi un bloggher splatter (pélla felicità d'una certa blogosfera letteraria)... fortuna che io abito in zona blé. Tiè.
I sogni, dicevo... ci son quei sogni che permangono... tu t'alzi, fai le abluzioni, indossi le mutande di mussolina (no, non l'onorevole nipotastra) e ti dici: Ulisse, ogni gli  è giorno di pitti, fai a mòdo.
I' fare a modo gli è una cosa che un m'è mai riuscita, da piccolo la mi' mamma stava ore a vestìmmi di bianco e io mi smerdavo in un secondo. Da grande unn' è cambiato nulla, altro che il tempo: mi vesto come un pirulino in cinque minuti e poi rimango una giornata intera a sporcarmi come un monellaccio. Figurati poi oggi, che gli ènno ancora le nove e quindici e alle unidici o giù di lì ci ho l'invito a ì pitti immagine òmo 2007. Voi vedere che ci arrivo tutto stropicciato?

seconda parte, ore ghieci e ghieci
fo, in ufficio, un ingresso trionfale. Mi sono appena fatto una passeggiata di du' chilometri e mezzo pélle straduzze centrali (perché io a lavoro ci vo a piedi, figlioli d'una fiat) e siccome fòri ci son già cinquantasette gradifirènze grondo sudore come un cavallino di fresca doma. In ufficio mi aspettano le solite telefonate: onorevoli, artisti, intellettuali, violinisti e sviolinatori... prodigi della semantica, alle volte. Ognuno di loro più che portàmmi la necessaria grana, non mi dà che delle grane... ma sommate tutte 'nsieme...

terza parte, ore undici
ci siamo, decido di chiamare ì tassì... anche se so già che 'nquesti giorni di pitti, 'nquesto sputàcchiolo di città, gli è assai più facile trovare un tassidermista. Tra un tentativo e l'altro... al momento non abbiamo auto disponibili... con improbabili musiche caraibiche in sottofondo che mi deprimono, mi viene l'illuminazione. Non è un'idea originale, l'ha già fatto un senatore, un tale Selva (bosco fitto, nella semantica), insomma decido di chiamare ì centodiciotto, tanto una flebo di glucosio non può che farmi bene, soprattutto se ì boccione gli è stato tenuto in ghiaccio. Ma no, nemmeno l'ambulanza passa oggi, c'è lo sciopero delle assistenti di barella... anche se son volontarie vorrebbero una parte dì Tesoretto... hai voglia a proporle un Canaletto, un sanno nemmeno icchégliè...

quarta parte, ore dodici e trenta
arrivo, co' una macchina con l'aria condizionata spenta, perché l'autista era sudato (quando si dice ì livello di servizio) pago la corsa, quattro chilometri scarsi, tutti percorsi attorno allo stesso isolato, co' un'ipoteca sulla casa... poi scendo. La gente mi guarda, alcuni mi scattano delle fotografie, altre mi ripigliano con i telefonini... sono davvero stropicciatissimo... ma guarda che fattore ci, quest'anno l'òmo dì pittiòmo va di moda proprio in questa maniera... stropicciatissimo... parrèbbe una profezia di quelle di giugno, come quelle della vanna marchi...

quinta parte, ore dodici e trentuno
non posso presentarmi ai miei mecenati così: la fronte lucida, ì collo unto, ì capello scomposto, i calzoni che nì frattempo hanno preso la doppia riga ai gambali, e per giunta sigarette e accendino finiti.
L'hai viste quelle pale a vento dì filmatino? meno male che c'erano... ho fatto una citazione a metà tra ì cielo sopra berlino e ì duce a palazzo venezia... io però in vétta alla fortezza... in du' minuti ero asciutto, calato giù i calzoni e rimesso a posto la camiceria, prima che la sicurezza la mi portasse via.

sesta parte, ore tredici e quattordici
mi piglia ì piccolo antropologo... che gente, dico io... le donne son tutte mezze ignude e la metà che son vestite gli è 'ntrasparenza, un tripudio di tette finte, d'abbronzature tinte, di tanga contenitivi, di depilazioni estreme, di labbri gonfi (ma un basterebbero delle belle labbrate?)... gli òmini poi... lo sdoganamento della calvizie (giuro che se trovo un calvo non rapato a zero come uno yul brinner delle periferie, gli dò un bacio commosso sull'alopecia)... fisici palestrati per metà degli astanti. Nessuno che gli abbia spiegato che a ì tratto somatico da zootecnico della bassa bresciana fa meglio l'esercizio della danza che quello de' pesi... che mànfani.

settima parte, ore diciassette
vo' verso Prato, dopo una giornata così ho bisogno di vedere la classe operaia, ho bisogno di cinesi tranquilli e pakistani in preghiera... imbocco l'autostrada, percorro un chilometro e poi rimango du ore e tre quarti piantato in mezzo a due tir, io nella smart, con l'aria condizionata, almeno... sgrano un rosario di mòccoli.
Un tizio con l'Alfa Brera, alla partenza, decide che mi taglia la strada... l'ho rincorso a piedi e gli ho sputato su' ì parabrezza. Che signore, sembravo una tigre. Lui s'è spaventato tanto. L'ho visto che chiamava ì centotredici co' ì motorola, quello coi tastoni grossi illuminati bluette.
Ne' rientrare in macchina tirava un refolo di vento... ma credo fosse ì ventilatore interno.

ottava parte, ore venti e quarantacinque
son davanti alla tavola apparecchiata, ospite. Un bicchiere pieno di ghiaccio e vino rosso tredicigradiemezzo in egual misura, e ottomila calorie d'ospitalità sulla tovaglia fresca mistolìno. Fumo come un ossesso, chiacchiero e un so nemmen'io icché dico... dopo un po' mi subentra ì pilota automatico, come ora... invidio la gente che gli è riuscita a fàssi una doccia, trovo elegantissimi gli smutandamenti e le canottiere a costine dei dirimpettai, ecco i privilègi dì proletariato. Uno mi fa un cenno, lo conosco da anni, so che s'esprime così... mi guarda la cravatta, la giacchetta, le scarpe, i calzini, l'occhio stravolto dalla lauta cena e dall'iperlavoro della cistifellea, poi gentilmente mi chiede: che sei malato?

nona parte, ore ventitré
sòrto dall'autostrada e imbocco la cittadella universitaria di Novoli, freno a ì controllo della velocità e subito dopo buco un semaforo rosso... la strada gli è un puttanaio, lavorano a gruppetti, fa caldo e nonostante siano ignude davvero trovo che siano meglio vestite e meno volgari di certe ragazze che ho visto a ì pitti... poverine, le une e le altre. Davanti a una c'è la coda di macchine, in fondo anche lei è una diva. Anzi forse lo è di più di altre che si sentono e non lo sono, o che vorrebbero esserlo e percorrono comunque una strada. Ma chi sono io pe' cambiare ì mondo?

decima e ultima parte, ore due e quindici dì mattino
sono smutandatissimo sulla terrazza, fresco di doccia, una bicchierata piena di ghiaccio e un Soberano, accendo quella che credo l'ultima sigaretta, meritata. Sulla soglia della porta sbuca ì mi' figliolo, un lo vedo da ieri, e lo vedosubito che ci ha voglia di chiacchierare. Io alla su' età co' ì mì babbo un ci parlavo... siediti, gli fo,  e lui sorride e si siede. Si ragiona di Nietzsche e dell'altra università di Berlino nel 1968, ho comprato un libro ieri sulla bancarella, che ne parla, l'ho letto in un soffio ma leggere è porsi tante domande (dipende da ì libro, obviously) e quello è un libro vecchio, quasi quanto me... e asciutto d'un linguaggio che oggi unn'esiste più e di cui ho una maledetta nostalgia... le risposte ci si dànno assieme, a ragionare dì sì e dìnnò, fin quasi all'alba, passando da ì tizio a ì tiziano. Du' orette di sonno che poi son di sogno, e nuove idee, e riconoscersi, e continuità... perché mica finisce qui sai?
sifossifoco l'ha detto alle 21/06/2007 16:57 e te icché tu ne pensi? commenti (5)
mercoledì, 20 giugno 2007
pitti immagine uomo
Stavolta mi tocca... vò in tournée...  la mise gli è pronta dalle novémmezza di stamane... giacca e calzoni ocra, maniche sbottoniose alla giacchetta, gravatta a disegni cashmere 'npura seta cahata da' ba'hi... e scarpe vecchie, come a mì solito, che son di piede ignorante (o gentile, per alcune) che nì troppo nòvo mi soffre pur senza fare odore. Stamane l'appuntamento gli è co' un nòvo espositore, presto main sponsor di questo modesto blog e di artri... solo un indizio: born in nineteenseventysix... un legame affettivo... di molto affettivo, insomma, di quelli tipo cordone ombelicale di noi un po' anarchici e un po' anzianotti. Poi vi racconto tutto eh?
sifossifoco l'ha detto alle 20/06/2007 12:08 e te icché tu ne pensi? commenti (5)
lunedì, 18 giugno 2007
patisserieOhiohi, son stanco di questo mondo che si divide sempre in du' fazioni. C'è chi gli è più per ì dolce, a esempio, e chi glie è più pe' ì salato. Ma 'nquesta maniera, finisce spesso che si creano delle discriminazioni, e le discriminazioni sono ì terreno dell'indemocrazia, financo della violenza. Io sono stanco d'essere discriminato dalle pizze, e, appartenendo a quelli che propendono a ì dolce, reclamo ì' mi' diritto ad avere pari trattamento semantico per ì prodotto dolciario. Basta con queste creme chantilly, le fedore, le diplomatiche, le creme di ribes, le palmine, le peschine, gli alchermes.... possibile che si mantenga ancora (in questi tempi di pride de' gay a Roma e degl'imbecilli ovunque) questa semantica da signorine gozzaniane? Io 'n pasticceria voglio trovare la brioche maialona, quella della casa, quella piccante, quella inferno... promuovere lo scambio d'una millefoglie con una rustica doppiasfoglia, e reclamo ì diritto a quelle donne un po' cicciottèlle che s'ingrufano davanti a il cappuccione (questo nuovo prodotto della società dell'e-cesso) a scambiare la torta paradiso con la crostata mari e monti. Ecco.
sifossifoco l'ha detto alle 18/06/2007 12:13 e te icché tu ne pensi? commenti (6)
giovedì, 14 giugno 2007

Gli ultimi episodi 'ncòppa a monnezza in quel dell'Irpinia, mi hanno fatto ritornare in mente questo video di Palettone... perché una discarica, ovunque sia, ha sempre i suoi effetti... alla fine del video, in rating, altri momenti della difficile situazione a Ariano Irpino.
sifossifoco l'ha detto alle 14/06/2007 16:28 e te icché tu ne pensi? commenti (2)
martiri del lavoroTrovo strano che in una città sensibile come la nostra ancora non sia stata fatta (nemmeno a livello di proposta) una via dedicata ai martiri del lavoro. A parte che è un bel nome, esso rappresenterebbe un riscatto morale per i cinquemiladuecentocinquantadue (dati Eurispes) morti solo negli ultimi tre anni. Considerato che anche certi vivi non stanno benissimo. Menomazioni a parte, e spesso terribili, sono da considerare martiri del lavoro anche quelli che non pensano ad altro, trascurando famiglia, figli e altre sciocchezzuole sociali, educazione compresa. Le fredde statistiche non parlano infatti di quelle larghe fette di società che vivono attaccate ai telefonini, ai computer, ai bluetooth, cianciando solo di lavoro.
Eppure hanno anche queste un peso sociale: quante tragiche depressioni per questi martiri volontari, al momento in cui la vita reale li esclude dal ciclo vitale? E quanti rischi di incidenti per quell'esercito di potenziali kamikaze del business che con una mano telefonano, con una fumano e con quella che gli rimane guidano automobili e motorette? Certo occorre fare le debite proporzioni, stabilire delle priorità tra chi muore fisicamente e chi invece solo umanamente, tra chi perde un braccio e chi solo la ragione o l'allegria. Ed è forse per questo che intitolare una via ai martiri del lavoro può essere un gesto di civiltà, una spinta alla riflessione, anche in considerazione del fatto che le strade e i loro nomi sono più utili ai vivi che ai morti.

sifossifoco l'ha detto alle 14/06/2007 10:12 e te icché tu ne pensi? commenti (7)
martedì, 05 giugno 2007
la banana ecosolidale
Una delle cose che mi mandano in bestia di piùe, gli è vedere come (potere di quello stesso marke[t]ting che in Italia s'usa pélla politica e quasi tutta la comunicazione di màssa senza carràra) spesso si dipinga come contenta la gente che un lo è affatto. Piglia a esempio ì venditore di banane su vastissima scala, egli piglia la terra, la riempie di tutte le schifezze che vòle (tanto siamo in ecuador o costa rica e si puole persino sperimentare), piglia la gente di lì e la strèma di lavoro (che passa sempre, ma guarda un po', come apportatore di civiltà... come se la civiltà la fosse fatta di banana)... e poi via con le fotografie, i filmini, le interviste... tutte ovviamente finte. In questo mondo a senso critico zero gli è difficile, per i più, immaginare quanto la realtà sia più nera e parecchio meno sorridente. La banana, anche in senso simbolico, la diventa una di quelle necessità che si fanno passare per virtù. Se questa nera gente, sfruttata da òmini spesso grigiocangiànte (la totalità dell'homo economicus post biagi) arrivase a invecchiare (ma un ce la fà e molti la considerano una fortuna pévvia de' ricambio generazionale e de' contratti a tèmpo) forse la riuscirèbbe anche a esprìmessi... mi sembra già di sentìlla: io le banane un le dàvo nemmeno a ì maiale, figurati!
sifossifoco l'ha detto alle 05/06/2007 16:03 e te icché tu ne pensi? commenti (6)