SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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mercoledì, 30 gennaio 2008
Una delle figure politiche più interessanti e più ignorate del momento è il Mister Prezzi, al secolo Antonio Lirosi. La qualifica, in un'Italia dove una famiglia su tre non arriva a fine mese col budget e per tirare avanti si indebita, è mutuata dall'immaginario dei super eroi dei fumetti. Egli non viene da pianeti lontani, ma si forma (tanto per rimanere sul laico) da una costola del Ministero dell'Economia, e anche se la sua storia rischia di esser noiosa già prima di cominciare: non ha nemmeno un superpotere. E' un'istituzione politica che, come quasi tutte le altre, potrà essere subìta o ignorata dalla gente; proviamo a indovinare.
Il suo compito è quello di vigilare sui prezzi e di contenere così la ripresa dell'inflazione. Quelli abituati a pensar male già si chiederanno: chissà quanto ci costa? Invece non ci costerà niente: la sua è una carica gratuita, senza stipendio. Vigilerà nei mercati a tempo perso, per hobby, dicendo: questo costa troppo, questo troppo poco! E riferendo al Governo... sì, anche a quello che verrà.
Poi si dice che la politica manca di fantasia. Il suo è, ad un tempo, un mestiere precario (quasi un lavoro nero) e un passatempo da benestanti. Sarà per questo che le quote rosa non hanno recriminato sulla scelta di un maschio per ricoprire un ruolo così casalingo. Poniamo ad esempio che il signore in questione sia oggettivamente un precario, costretto a controllare i prezzi senza poter contare su una fonte di sostentamento economico a fine mese. Egli troverà tutto troppo caro. Scoprirà con orrore che questo è un paese dove, pur con un incarico di governo, è quasi impossibile permettersi una casa, o l'auto, o l'aragosta il venerdì che non si mangia carne. Egli non potrà nemmeno controllare bene, perché in certi posti non lo farebbero nemmeno entrare. Ve l'immaginate uno senza stipendio che bussa alle vetrine della gioielleria e chiede: scusi quanto li fa i diamanti oggi? Se invece, al contrario, fosse un benestante, accadrebbe anche peggio: potrebbe trovare ragionevole il pane a otto euro al chilo, trecentoventieuro per la cena in due al ristorante e troppo cheap le cappesante bollite nello champagne. Oppure, ancora più pericoloso, questo mister prezzi potrebbe essere in quella spaventosa via di mezzo, ormai ovunque, e trovar caro un libro a due euro e un vero affare l'ombrellone estivo al Forte dei Marmi a cento.
sifossifoco l'ha detto alle 30/01/2008 23:41 e te icché tu ne pensi? commenti (6)
mercoledì, 23 gennaio 2008
Hai voluto la bicicletta? Oh pedala! Il vecchio modo di dire, applicabile a qualsiasi campo dell'azione umana, è l'ideale per commentare il piccolo scandalo che si è creato l'altro giorno con il maxisequestro di velocipedi e le multe in via de' Ginori. Lo scenario è stato apocalittico: per il dispiego di polizia municipale e uso delle tronchesi. Un fatto che lascia emergere una città in bilico tra la teoria di promuovere la bici come mezzo ecologico e le contraddizioni di un pensiero ancora tutto petroliocentrico. Le piste ciclabili non hanno sottratto spazio alle auto, ma ai pedoni, quasi che spostarsi come natura ci ha fatto non sia più ecologico. Per costruirle, poi, ci vogliono un mucchio di quattrini e di caterpillar in funzione, cose che non vanno a pedali. Le rastrelliere, per quanto a guardarle facciano ribrezzo, sono anche la cosa più antibicicletta che esista: infilaci dentro una ruota e dopo un'ora sarà storta, da buttare o cambiare. Forse è per questo che in città si è diffusa quella maleducazione della bicicletta che ingombra ormai ogni marciapiede, sottraendo ulteriore spazio al cittadino senza ruote e al decoro urbano. Il parco bici cittadino, inoltre, è ormai obsoleto e arrugginito. Solo i ladri contribuiscono a un po' di ricambio, mentre prolificano gli incentivi per comprarsi l'auto nuova. Le bici sequestrate, infine, si trasformano in spazzatura, invece che essere regalate. Bartali direbbe: è tutto sbagliato, tutto da rifare. E non avrebbe torto.
sifossifoco l'ha detto alle 23/01/2008 18:03 e te icché tu ne pensi? commenti (3)
giovedì, 17 gennaio 2008
I napoletani più a la page stanno finalmente risolvendo - con genio e ironia - il problema dei rifiuti che si accumulano per le strade. La ricetta è un po' elaborata, ma certe beffe, per dirla con la pubblicità, non hanno prezzo. Non è forse la filosofia (prima che gli scopiazzati manualetti di management) a dire che i problemi si risolvono parcellizzando? Spezzandoli cioè in più parti e risolvendo un pezzetto alla volta? Ebbene, ecco che le ecoballe, troppo grandi da affrontare, si trasformano in più semplici ecopacchi. Complici una macchinetta per ottenere il sottovuoto, scatole appropriate, una bilancia e le poste italiane. La spazzatura di famiglia, differenziata e non, è minuziosamente impacchettata sottovuoto e spedita. Il costo vale la soddisfazione: 35 centesimi al chilo, ovvero il pacco postale ordinario da sette euro fino a venti chili. Gli indirizzi dei destinatari sono i più fantasiosi: segreterie di ministri, sedi di partito, amministratori pubblici, sindaci, assessori, ma anche personaggi dello spettacolo, sedi televisive e di giornali, talvolta qualche conoscente non proprio simpaticissimo che si è sopportato in vacanza, con promessa di restare in contatto. Altrettanto fantasiosi, per ragioni che è facile immaginare, i mittenti. Quelli che ricevono, urge ritiro pacco, subiscono senza far pubblicità: non sia mai che la moda si allarghi, e che ogni italiano rispedisca un pacchetto di schifezze a chi ritiene responsabile. Sarebbe l'emergenza poste.
sifossifoco l'ha detto alle 17/01/2008 10:26 e te icché tu ne pensi? commenti (2)
mercoledì, 16 gennaio 2008
Lassù nell'universomóndo, tra i pianeti ammìlle ammìlle, ascolto la segreta conversazione: m'impoorta una seeca, vforrà tììre che teerrò mia convfereénza annuaale alla gièèpu! E' Ratzìnga che parla. In nome del pluralismo e della laicità dello stato ha già inaugurato l'anno fiscale di mediaset, il blocco dei camionisti, gli scioperi dei metalmeccanici (era lui che sulle barricate di Torino, gridava Krumiri, intendendo gli portassero du' biscotti ben stracòtti), il congresso del partito democratico, la formazione della cosa rossa che ci aveva già in testa da tempo.
Eroe Santo - replicava intanto l'altro robot porporato (ma nel cortile del Pitti a Sua Immagine e Somiglianza, eran tutti grigi e neri) - forse non è più il caso di distribuire quelle ostie corrette alla dietilamide dell'acido liturgico. Ormai mancano in sua difesa solo i pentiti delle brigate rosse e provenzano... passa da tre giorni un ansa ogni due minuti... possiamo farne a meno, lasciamo qualcosa anche all'italian silvione. Spe Salvi, Spe Mussi, Spe Fini, Spe libera tutti...
Intanto partiva la sigla: Quando udrai, un fragor, a mille decibèl, su dal ciel, piomberà, Ratzingà, Veloce e distruttore come un lampo, non dà  scampo, Odia la paura, non conosce la pietà, Altolà, falsità, fermati malvagità, su di voi, avvoltoi, c'è Ratzingà, C'è Ratzingà... à à! Con gli occhi può incendiare, un'astronave che va! Quando tu, soffrirai, sotto la schiavitù, su dal ciel, piomberà, Ratzingà. Col cuore fermo, nell'immenso vuoto, va contro l'ignoto, Se lassù lo incontrerà, Ama la verità, gli oppressi difenderà, per la tua laicità, C'è Ratzingà ah ah!
Era solo il trailer della fiction più in voga del momento (in questa puntata, in diretta da Ferrara, la raccolta differenziata delle streghe e la loro termovalorizzazione), sul digitale stellare, in visione gratis per i possessori di ogni tipo di tessera, da quelle di partito, agli ordini professionali, a quelle a punti dei supermercati.

PS: grazie a fikasicula per avermi incatenato tra i bloggers di cervello Award e io incateno gentilmente i blogger di Harvard
sifossifoco l'ha detto alle 16/01/2008 11:15 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
mercoledì, 09 gennaio 2008
Pittiòmo, tripudio della donna senza calza. Le han lasciate tutte alla befana e stamattina a Firenze, fortezza da basso, ì mondo femminile lo si poteva osservare 'n tutta la su' naturalità. Notevole l'effetto giallo bluastro della lunghissima esposizione a ì freddo, frequentissima la pelle d'oca. Ho trovato, pélla prima volta in vita mia, più guardabili le supercoprenti nere che tanto piacciono a nord. Più che un Pittiòmo a un certo punto paréa doventato un Pittipèlle, tanto la coscia indifesa e scoperta dì tutto la faceva da protagonista. Io fasciato ne' calzoni di velluto mi son sentito ricco. Trattenendomi a conversazione con una di queste signorine esibizioniste della pellagra del ginocchio, unn'ho potuto fare a meno di notare di come ì freddo alle gambe ci abbia notevoli effetti in tutto ì corpo, facendolo rabbrividire in mille disarmonie, modificandone l'espressione dì viso e - in qualche caso pietoso - addirittura impedendo in un batter e digrignar rabbrividoso di denti la normale dizione già un po' scarsa. Le nuove donne sperimentano assieme la crioterapia anticellulite di gruppo (alcune ultraquarantenni più inclìni all'ibernazione) e il fascino dello spelling... un po' come i bimbi sillabavano a scuola, quando ancora usava e un po' perché parea si spellàssero da' i' ghiaccio. E le ragazze? Alcune, in una commovente ingenuità, eran vestite solo di que' calzini alti un centimetro con appiccicato all'orlo quel po' di vaporosa organza da bomboniera funebre (perché nera di merlétti) altre l'opposto: orribili collant ascellari a cui sono stati tranciati i piedi e estremità scopertissime alla San Francesco d'Assisi. Al solito, ma un vorrei spiegarmi troppo il perché, man mano che il censo scendeva il made in italy per longitudine, su paralleli minori a ì quarantaquattrèsimo, più abbondantemente si scopriva e si metteva in esposizione la macelleria nella cella frigorifera. Domani, secondo giorno dì patire di queste poére fashion victim, ì meteo dice che farà più freddo. Io, nella mia del tutto inedita versione sado fetish, m'incanterò ai geloni.
sifossifoco l'ha detto alle 09/01/2008 19:11 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
martedì, 08 gennaio 2008
rimango sempre stupito della longhetéil dìwwèb, la cosiddetta codalunga... pensa che c'è un certo Marco Camisani Calzolari (che unn'è in buona evidenza una corporazione d'artigianato) che gli ha tirato fòri nì 2007 una roba in buona evidenza già nì 2005. Du' anni pieni pieni e dìcché un mi va nemmen dìddìllo. Icché mi fa pensare a come gli è lunghissima la coda dì dna letterario di questo blogosferico paese e di come, ognuno a suo modo e con tanta tantissima originalità, rimaneggi tutto ì rimaneggiabile.
L'original pensiero di questo buon artigiano dìwwèb termina co' un'assunto pari solo ai ditirambi di nietzschiana memoria (di quella memoria che un si puòle misurare in giga): un chiedetevi cosa può fare per voi la rete, chiedetevi cosa potete fare voi per lei... la risposta gli è facile anche pécchì un s'intende di pesca: riparàgli le maglie dopo ogni pesca e regalàlla a un ristorante di pesce quando unn'è più bòna.
Gli è giusto una riflessione, un mi se ne voglia, e prego l'artigiano in questione, di un dàcci ì bruttissimo e cafonissimo spettacolo dì commentator scortese che arriva qui da technorati o chissà quale altra originalissima invenzione non fatta da sé mesmo.
sifossifoco l'ha detto alle 08/01/2008 11:40 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
giovedì, 03 gennaio 2008
Una volta i bambini mangiavano di meno. E' un ricordo comune, per la mia generazione, quello della mamma che di fronte agli avanzi nel piatto ci ricordava il Biafra. O il maschio genitore che, stanco di chiacchiere, stringeva le narici bagnate di lacrime per metter dentro a forza l'ultimo boccone di braciola. Oggi i bambini non fanno che mangiare. Magari non mangiano a tavola, ma mangiano per strada, mangiano al cinema, mangiano a scuola, mangiano davanti alla tv, mentre studiano, mentre fanno sport, forse persino quando dormono. I cibi per l'infanzia si sono moltiplicati: migliaia di etichette, di gusti, colori, sapori destinati solo a loro. Nell'iperspecializzazione non sono più nemmeno nutrimento, sono mangime. Mangime che ormai scelgono e comprano anche da soli, ovunque. Chi mai, bambino di un tempo, avrebbe sprecato soldi propri per il cibo? Oggi metà delle paghette se ne vanno in autoalimentazione. Qualche genitore accorto tenta di metterci una pezza: le mamme usano Biafra alla rovescio e i papà oppongono rifiuti con la stessa grazia di quando serravano narici. Ma non funziona. Il fatto è che i bambini di oggi non sono più figli dei soli genitori: qualcun altro decide il come, il cosa e il quanto come i genitori hanno deciso il nome. Tutto questo mentre la parola più pronunciata dai media in questi primi giorni del 2008 è: famiglia. Intendendo forse per questa il nucleo di persone che di volta in volta si riunisce attorno al televisore sgranocchiando qualcosa.
sifossifoco l'ha detto alle 03/01/2008 12:02 e te icché tu ne pensi? commenti (4)
mercoledì, 02 gennaio 2008
I’ petrolio vola a 100 dollari a i’ barile, l’oro vola a 858 e rotti all’oncia (un mi chiedete quanto pesa i’ rotti) e anco le zanzare hanno iniziato a volàmmi in casa a causa della perturbazione atlantica. Tutto contento i’ ministro sciùpetin ha annunciato che lo stato costa sette miliardi e mezzo d’euro in meno. I’ miglior risurtato da’ i’ dumìla, che equivale a capire: i’ miglior padoano dopo le galline. Oggi se ci hai i’ pieno alla macchina (pe’ un parlare de’ camion) e du’ gemelli d’oro da camicia (o la medaglietta con la madonna alla catenina della prima comunione) sei straordinariamente più ricco anco te. Moltiplica pe’ sessanta milioni d’italiani, ì milione di macchine che compongono la macchina statale e gli stipendi e pensioni d’oro degli statali, e ecco d’indove sòrte tutt’i’ risparmio. Poi tra tre mesi arriva la schioppettata della bolletta diggàsse (l’inquinamento planetario s’è talmente ridotto che quest’anno ì pianeta gli è parecchio freddo), ripigliano a circolare gli spazzini a Napolitano e ci vorrà un ministro nòvo.
sifossifoco l'ha detto alle 02/01/2008 22:40 e te icché tu ne pensi? commenti (2)