mercoledì, 30 aprile 2008
Mettete una spina di rosa sul tasto print dei vostri computer. Il pianeta vi ringrazierà. L'ignoranza digitale (la quarta I) rischia davvero di diventare un danno ecologico. Come riconoscerla? Anzitutto dall'abitudine di stampare qualsiasi cosa passi attraverso il computer: email, pagine internet, inutilità di ogni sorta. Un comportamento che sconfina verso la psicopatia: si stampa per insicurezza (l'oggetto carta stampata come feticcio di una presunta stabilità dei dati) e la scarsa fiducia nella propria capacità di riuscire a leggere sullo schermo quel che può star scritto anche sulla carta. E passi la scusante della cosa davvero importante, ma a guardar bene, quel che si stampa è la seconda forma di ignoranza digitale, ancora più odiosa. Mi riferisco alla barbara abitudine di allungare il brodo: poche righe di un'email importante sono letteralmente soffocate da inutili spazi bianchi, disclaimer automatici (lunghi mezza pagina) sulle "informazioni riservate ai sensi di legge e bla bla bla" e una lista di indirizzi e telefoni aziendali che non finisce mai. La paginetta internet, che potrebbe essere concentrata in un paragrafetto, si allunga di cornicine e immaginette multicolore, a beneficio dello spreco di toner cancerogeni, di energia, di alberi strappati al pianeta per produrre carta. Per non parlare poi dell'inqualificabile forma di "simpatia" che spinge ancora i neofiti a diffondere al mondo il powerpoint catena di sant'antonio che no... non fa proprio ridere.
mercoledì, 16 aprile 2008
Il nuovo fenomeno del dopo elezioni si chiama "pissed-off purchase", ovvero: acquisto da arrabbiatura. Stiano tranquilli dunque quelli che, ad ogni elezione, hanno sempre il timore che non si voterà mai più. Le società capitalistiche come la nostra hanno bisogno di elezioni. Più se ne fanno e meglio è. E non importa chi vince, perché chi perde avrà la tendenza a consolarsi con lo shopping. I negozi italiani, già da lunedì notte, sono stati presi d'assalto e c'è da giurare che le prossime statistiche già parleranno di una decisa ripresa economica. Prima di scrivere queste righe ho telefonato a tutti quelli di sinistra che conosco. Hanno comprato di tutto: champagne, gioielli, abiti firmati, automobili, arredamento per la casa. Alcuni proprio una nuova casa. Non c'è settore dell'economia che non abbia girato al massimo dei giri, grazie alla delusione elettorale. Nessuno tra i delusi che abbia detto: basta, mi chiudo in casa a riflettere e smetto di spendere e spandere. Il capo della nuova opposizione in primis. Al posto di spengere il cellulare e rimanersene zitto, ha subito speso soldi per congratularsi amabilmente al telefono col nuovo premier, facendo balzare in avanti il titolo telecom in borsa. Quelli che nelle facoltà d'economia ancora studiano su quei vecchi libri che affermano che solo una società felice fa molti acquisti, dovranno strappare le pagine. Il vero motore dell'economia è l'infelicità. Ricordatevene la prossima volta che vedrete stappare lo champagne.
lunedì, 14 aprile 2008
avremo il nazionale avàllo
con l'analfabetica x
e poi
come di consueto
il conto delle teste di
mercoledì, 09 aprile 2008
S'avvicina ì momento che gli amici si potranno contattare anche da ì cielo. Manca ancora l'okay dì Vaticano, ma l'Unione Europea gli ha già anticipato ì via libera. Si tratta d'un primo passo, ancora da perfezionare, poi sarà esteso dall'Europa ai cieli dì mondo e infine a purgatorio, paradiso e cimitero. Quando si dice ì progresso della scienza. Tra quarche giorno potrai finalmente prende' l'areoplano e sentìtti a casa degli altri come digià avviene dappertutto. Te magari sonnécchi, suì volo mattutino invèrso Parigi, e senti daì seggiolino didiètro la voce: Pasqua', Pasqua', indovina da dove ti sto chiamando? Oppure - in quelle frequenti turbolènze e vòti d'aria - mentre a mo' di litanìa interiore rinnovi la tu' personale professione di fede, avécci quell'accanto che urla: un c'è campo, iddìotelefanìno, che mi senti ora? E la cosa un finirà in aereo, toccherà soprattutto la pòera terra. Già m'immagino la bestialità di quelle conversazioni da bar (o nell'artesfère) indove ì ganzo di turno ti vorrà spiegare che ì segnale più migliore tu lo becchi solo tra l'Isola d'Elba e la Croazia, indove si sentirà meglio che a casa. Ci s'àpre la prospettiva d'un mondo finalmente migliore, dove parlare al telefono mangiando, camminando e guidando l'automobile senza auricolare ci sembrerà ormai dimólto antiquato. E poi pensa, poter filmare suì telefonino ì cielo visto da sopra le nuvole e potéllo inviare in diretta su youtube, oppure divertirsi a chiamare per sbaglio ì 113 o ì 118 da tremila metri senza sapergli ispiegare bene indove venire a prèndetti.
martedì, 08 aprile 2008
C'è poi l'eterna questione dello stare a tavola e di qui' particolare equilibrio che sta tra la golosità dì cervèllo e la possibilità della mano che potrebbe usare l'argentea posata. Nelle mi' colazioni di lavoro temevo d'ave' raggiunto ì massimo con l'addetto stampa d'una compagnia aerea... invece oggi ho diviso (non equamente) la tavola co' ì direttore d'un quotidiano. A dire i' vero me lo sentivo, ì ristorante gli era di fronte a i' barroccino d'un trippaio, e nell'androne condominiale dell'ufficio la signora odiosa con badante schiavizzata diffondeva, anco in questa stagione propizia all'insalate, odor di cavolo verzotto fin da stamattina all'òtto. Brutto segno, lo sapevo. E infatti. Esco dall'urbe cosmopolita, indove al turismo multicolor si sostituisce antropologicamente i' fiorentino dalla bassa attaccatura di capelli e la fiorentina co' ì caschetto fucsia, ì tacco dodici e l'autoreggente a vista, e mi siedo a tavola, sospettoso. E già a' primi crostini, con l'accostamento lardo riscardàto-tartufo marzuòlo a fette mi sento arrivar focoso in faccia l'alito artrùi, da du' metri. E poi i rumori, ì gesto ampio delle braccia, ì surriscaldamento sudaticcio a ì viso nella foga dell'interessante discussione. I' tutto mentre io pensavo all'aglio, e ne temevo quel suo pratogonismo da zuppa, come un russo a ì billionaire. Poi per fortuna è finita, sono ancora vivo, anco se m'urge un malox che non ho. Pe' fàmmi ancora di più male, sono stato a cercarlo in internet questo luogo di ristoro e lo consigliano anco in parecchi. Che ci abbian tutti ì palato indurito dalla quarta settimana di' mese?
mercoledì, 02 aprile 2008
Era l'ora. Firenze lotta contro l'orizzontalità. Basta con lo spreco di spazio, con l'intralcio al traffico pedonale e veicolare, basta con gli ostacoli da aggirare e con il solito sistema di privilegi che permette solo a alcuni di vederli. D'ora in avanti sarà gradita la verticalità. La città può e deve adeguarsi. E non mi si venga a dire che il nostro assessore al buonumore se la prende sempre coi più deboli. Non è vero: i più deboli sono i morti, e quelli continueranno ad essere seppelliti in orizzontale. In spazi appositi però, mica ovunque. Là dove la città è promiscua, e più viva e pulsante, è fatto obbligo di stare in piedi. Penseremo poi a un permesso speciale di circolazione per quelli troppo lenti o troppo grassi o magari magri, ma con piede superiore al 46. Si tratta di cambiare il punto di vista, aumentare la produttività degli spazi: nello spazio occupato da un mendicante sdraiato che guadagna riposando comodamente, ce ne possono benissimo stare due in piedi. Con un po' di buona volontà la sera si divideranno le entrate da buoni fratelli e, inoltre, diciamolo con sincerità: in piedi si stancheranno prima. Il tempo farà i suoi aggiustamenti. Potranno essere concesse deroghe speciali per i mendicanti obliqui, diagonali, o senza gambe. In coppia potremmo ad esempio avere un gobbo sufficientemente magro e un amputato nello stesso metro quadro di superficie. Resta ancora da immaginare come comportarsi con i trampoli o con la mano allungabile a fisarmonica.
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