SiFossiFoco
paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
Gente che gli è passata di qui:
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martedì, 30 settembre 2008
il degrado è il capitaleMai sentito parlare del virus dei centri storici? L'epidemia interessa quasi tutte le città, ed è generata dall'aumento della produzione planetaria di "scarti" umani. Il termine è un po' forte, ma spiega bene la crescita esponenziale di quegli individui che poco a poco diventano inadatti a partecipare ai modelli sociali dominanti. Si può finire tra gli scarti per tanti motivi: perché non c'è reddito sufficiente o perché si invecchia, perché non si sopporta più la confusione o perché non si sa più dove mettere l'auto. Nessuno guarda volentieri a questo fenomeno della società moderna, e i pochi che lo fanno si nascondono dietro al dito della globalizzazione, dell'economia di mercato o peggio dell'insicurezza. Le amministrazioni quasi sempre ignorano l'epidemia, o se ne accorgono quando è troppo tardi e corrono ai ripari con l'ultima invenzione di stagione: l'ordinanza antidegrado. Intanto i centri storici si ammalano sempre più: chiudono i piccoli commercianti, spariscono gli artigiani, vanno via le famiglie. Al loro posto arrivano le grandi catene commerciali globalizzate, le imprese ad alta mortalità (che tentano in centro un modo per far soldi e quasi mai vi riescono) e poi quel numeroso esercito di residenti precari costituito da studenti fuori sede, extracomunitari, turisti. Su questa epidemia si sistemano un po' tutti: anche le topaie si affittano a prezzi da capogiro (poco importa se vivono in trenta in un sottotetto o in una cantina sotto il piano di strada) e i locali commerciali si riempiono di kebab, internet point, call center, chincaglieria "made in china" e locali dalla sbronza garantita e dallo schiamazzo impunito. L'unico vaccino starebbe nella politica: proibire la speculazione, calmierare i prezzi, redigere una più oculata urbanistica del commercio. E poi spostare i milioni di euro spesi per aiutare le giovani famiglie a comprar casa e i giovani artisti e i giovani artigiani, dalle periferie al centro storico. I soldi già vengono spesi, basterebbe solo cambiare il come perché le città tornino a riempirsi di salute. Togliere dai centri storici l'instabilità e la provvisorietà: ecco il vaccino. Un vaccino di cui in questi giorni si parla a Roma, al World Social Summit sulle "paure planetarie".  Un evento con i soliti studiosi di fama internazionale. Fra loro nemmeno un sindaco.
lunedì, 22 settembre 2008
tanto va la gatta al lardoDopo la giornata europea senza auto aspettiamo fiduciosi la giornata fiorentina senza ipocrisia. La chiusura della ztl, infatti, ha una quantità di eccezioni tali da far aumentare il traffico proprio in questa giornata. La prima eccezione è che di una giornata intera di 24 ore si è scelto il pomeriggio: 5 ore in tutto. La seconda eccezione sono i permessi: possono circolare autobus, mezzi per la raccolta dei rifiuti, esercito e forze dell'ordine, taxi, invalidi e loro accompagnatori e, ovviamente, i residenti. Praticamente quelli che già ci circolano tutti i giorni se non fosse che: ci sarà più circolazione di forze dell'ordine per controllare che non circolino tutti gli altri; circoleranno più taxi per il trasporto di quelli che ci andrebbero in auto ma non possono e perché la sensazione della ztl sgombra costituirà un percorso di attraversamento più veloce per altre destinazioni; circoleranno più invalidi e accompagnatori giusto perché è un loro diritto e quando il diritto è anche un privilegio è proprio un peccato non approfittarne; circoleranno i mezzi pubblici soliti, ma trasporteranno più persone che normalmente usano gli altri mezzi; l'aumento di queste persone provocherà a sua volta una maggior carico di rifiuti, obbligando un aumento del passaggio dei mezzi di raccolta e spazzatura, e una maggiore probabilità che vi sia bisogno di far entrare un'ambulanza; se infine un residente, in mezzo a tutto questo caos, dimentica il cellulare in ufficio o di comprare il pane ci sarà con ogni probabilità anche un aumento di circolazione dei residenti. Considerando poi che il "divieto di transito" è solo nel pomeriggio dobbiamo mettere in conto la maggior quota di traffico che vi sarà la mattina, con gli anticipi sulla circolazione del pomeriggio, e la sera con i posticipi. Ci sarà naturalmente anche chi infrange le regole, e dunque via con i carrattrezzi e le ganasce. Ma non finisce qui: siccome questa giornata è anche un evento, vi sarà un aumento della circolazione dovuto alla presenza delle  autorità, degli accompagnatori delle autorità, dei giornalisti, delle scorte, degli organizzatori. E' per queste ragioni che sono convinto che la giornata europea senza auto è il classico esempio di come la cura può esser peggiore del male. E pensare che sarebbe tanto semplice: mandarceli a piedi, o mandarceli e basta.
mercoledì, 17 settembre 2008
capriolo ai cinque saporiA genitori e bambini i trofèi garbano da sempre. Ma con la crisi non tutti si possano permettere d'addobbare le sale dì castèllo con cacciagione vintage. Per gli autarchici la soluzione è ì trofèo di maglia. Puoi scegliere tra cervo, antilope, gnu, ma io ti consiglio ì capriolo. Procurati du' ferri da maglia dì sèi, un mezzo chiletto di cashmere two ply (doppio ritòrto, ì più adatto a ì maglioncino) e armati di santa pazienza. Lavora dritto e rovèscio finacché un lo dico io e poi forma le costole arrucignolate con du fili sì e ghieci no, e poi due e tre, e poi uno e uno in crescere e decrescita felice. Alla fine ponetevelo sulla parete con la colla. Sistematelo alto se ci son delle imprecisioni o a altezza giusta se ci hai avuto la manina più furba. Mi raccomando, per la sistemazione gli è d'uòpo l'infilata prospettica delle sovrappòrte. Se di porte tunn'hai solo una meglio appèndicci ì crocifisso o, per i laici, la palma d'ulivo.
martedì, 16 settembre 2008
cous cous advertising urbanoUn segno della crisi è sicuramente il camion pubblicitario. Uno di quelli che, in gergo, si chiamano vele. Camion che non trasportano nient'altro che un doppio pannello concavo, sul quale appiccicare un manifesto di formato maxi. Nati per andarsene in giro in mezzo al traffico, con spreco di gasolio e difficoltà di visibilità negli ingorghi della città a qualsiasi ora del giorno, adesso son tutti fermi a ingombrare parcheggi e rotatorie qui e là. Prima della crisi del petrolio e dell'allarme inquinamento l'idea doveva esser sembrata geniale. Trasformare l'immobilismo del maxiposter fisso sulla strada in consiglio per gli acquisti viaggiante, un segno di benessere e di modernità. Un'idea anche per raggiungere, con il maxiposter pubblicitario, quei paesini e quelle periferie dove il poster fisso era impossibile da piazzare. Il camion pubblicitario fermo in città diventa però il simbolo dei tempi che cambiano, e di centri urbani diventati finalmente sensibili al problema della lotta agli sprechi energetici, della riduzione del traffico e della regolamentazione dell'inquinamento anche visivo. Firenze non fa eccezione. L'eliminazione dei lavavetri ai semafori, dei mendicanti sdraiati sui marciapiedi, la lotta senza quartiere all'affollamento di venditori abusivi di ogni etnia è il sintomo di una volontà di regolamentazione della cosa pubblica fin nei minimi dettagli. E' per questo che mi sono fatto l'idea che vi sia da qualche parte un'ordinanza che vieta a questi camion pubblicitari di mettersi in coda tra le troppe macchine e i troppi camion e gli autobus turistici, ma di rimanere fermi, in modo da non bruciare gasolio nell'aria e non ingolfare ancora di più le strade. In piazza Libertà, ad esempio, i vantaggi di questi mezzi fermi sono facilmente immaginabili. Migliaia di automobilisti felici di distrarsi, in coda nell'ingorgo perenne, con qualche indispensabile consiglio per gli acquisti. E anche questa idea deve sembrar geniale perché, in fondo, se la pubblicità è uno dei motori dell'economia, cosa c'è di meglio che riuscire a farla viaggiare a motori spenti? Un vantaggio anche per l'estetica, che può contare su questi mezzi fermi per coprire qualche magagna: un muro un po' troppo scrostato, un marciapiede ingombro di cartacce o più semplicemente la visione dell'ingorgo anche dall'altro lato della piazza.
domenica, 14 settembre 2008
attenti a ì lupoQuando s'era bambini. In quelle prime serate diàcce e buie, con l'autunno che scancellava l'estate in su' ì frinìre lento e melanconico dell'ultime agonìe delle cicale. Nell'appartamentino angusto tra le prime troppo calde accensioni della stufa, l'odor d'umido de' panni, la bollitura dì brodo. Tra' i grembiulini nòvi, dai colletti che cambiavano colore col crescer della classe, l'odor de' quaderni e delle penne plasticamente esagerate a quell'inchiostro che sapeva un po' - per chi l'ha mai assaggiata - di formìca. Allora, fòri dalle portefinestre, s'aggirava pélla strada ì sempitèrno lupo. Gli era - codesto lupo - una bestia collettiva, cui tutti noi bambini si portava quì rispetto infantile di silenzio e tremore e sbigottitudine. Un lupo ì cui ululato gli aveva la precisa immagine: sempre di profilo, sempre co' ì collo all'insù, gli occhi scarlàtti di bràgia, ì naso orrendamente neroùmido che annusava ì selvatico anco a ì nostro selvatico precluso: l'oscuro, l'incommensurabile, l'immaginato ignoto e forse proprio per questo ignoto per davvero.
Ci siam cresciuti in tanti, con quì lupo fòri (e tanti, da evitare, anco co' un più personale lupo dentro) e ciò bastava a quella regola semplice di bambini, indove noia, felicità naturale e costrizione sarèbbe diventata per alcuni la giornata intiera, anco da grandi, insìno da vecchi.
Le nostre colonne d'ercole nemmen le abbiamo mai viste, con quì lupo in mezzo ai tanti orizzonti, a far paura di qua dallo sguardo e - forse, chissà - la guardia di là. Una bestia immaginaria e proprio grazie all'immaginazione spesso d'una cattivèria buona. Segnava ì confine, quella bestia così tanto raccontata, ma c'è modo e modo d'intèndillo un confine, perché poi a guardallo bène, per qualcuno gli era l'argine sottile.
venerdì, 12 settembre 2008
casetta per ospiti unisexMi spiace dìllo, ma la vecchia camera in più - magari arredata di ripòrto a vintage - vu' la potete anco smantellare e fàcci la lavanderia. Ora, pégli ospiti, c'è la casétta unisex: pàssera, uccèllo, pàsserapàssera, uccèllouccèllo, senza discriminazione d'orientamento tanto che sopra ì tetto un c'è nemmeno ì gàllo segnavènto.
Sorprende sempre di fòri questa casetta, ma indove stupisce di più gli è nell'intèrno. Cinque amplìssimi saloni soppalcàti, angolo bar, tavernetta, lounge e barbecue, boh-uh-indove, impianto stereo marca filunguèllo, piscina, pisciatina e cèntro wellness o spa. In effetti, per come la penso io, indove sta la passera c'è sempre un gran benessere, e per come la vede ì mì commercialista quasi tutte le passere sono equiparabili alle società per azioni, a parte mamme e sorelle de' pròbivìri, in accomandita semplice pe' definizione.
Ma un si pensi solo alle fòlle, perché anco un solitario uccellino può star nella casetta degli ospiti, secondo quella legge della fisica imparata sulìbri dal compianto trisàvolo Sifossifoco Valdemaro fu Carmine che afférma: ì piccolo sta nì grande alla grande e pòi a pigiare entr'ògni cosa.
giovedì, 11 settembre 2008
da ciuco a zebra, ecco comeLa questione gli è presto detta. In barba a ì precariato e a chi unn'arriva a fine mese, l'autunno sarà cool solo per chi potrà sfoggiàre uno zebralùk (spl: zii-braa look). Sai gli è la solita questione degli stilisti, degli home decorétor, dei trend designer, che pure loro c'hanno diritto a ì desinàre. I fessi, naturalmente, saranno disposti a spendere e spandere per comprare oggetti zebralùk bell'e confezionati, ma a noi c'importa una sega. Autarchici e dèndi fin nell'animèlle, noi le contrastate strisce monocromatiche le si declinano come più ci dice la nostra curtùra.
Una zebra a ì mercato bianco e nero può arrivare a costare anche 18.000 euro? E noi ci si vernicia ì ciuco, che visto da vicino (a guardàllo proprio a distanza bacio, insomma) gli è anco più bello, ci ha più carattere. Attenzione alla vernice però: perché cercheranno di véndevvela lucida, invece la ci vòle opaca. Poi fate attenzione alle strisce, debban'esser fatte proprio come certi tatuaggi d'oggi. Pe' andare dritti fatevi una guida con lo scòcce e tracciate con una matita dura (una 6H) i segni principali. I' pennello aprirèbbe un capitolo a parte, ma ormai l'autunno è alle porte e allora vi consiglio un pennello a setola di porco, senza suffisso dopo. Anco perché certi péli un si combinano co' quello dì ciuco (martora e tàsso son da sconsigliare) e si rischierèbbe ì rigètto o un certo nervosismo nell'animale, icché porterebbe a sgocciolàllo peggio dì dalmata che gli era trendyssimo negli anni novanta.
Vi sono poi due problemi fondamentali da risolvere: ì ciuco ha la disordinata barba e la zebra no, e inoltre (ma solo per i bricolèr più esperti) la zebra la càca diverso dalla bestia da soma: uno stronzolìno snèllo e più a ricciolo. Per la barba basta una lieve frizione co' ì prèp, una schiuma candida di vero marsiglia mescolato a tre gocce d'olio di mandorle e un rasoino usa e gètta, diciamo anche due o tre va'; per la cacca ì sistema è più complesso, ma non impossibile. Acquistate un sàccapòsce (o riciclatene uno buttato via dal pasticcere sotto casa), tagliate con le forbicine ì beccuccio che 'ngentilisce la gettata e inseritelo con fermézza. Le prime volte ì ciucozzèbra lo espellerà a "metà cottura", ma co' un po' d'esperienza vedrete che in pochi giorni vi scaricherà delle vere e proprie cacche baròcche. Ciao, a presto e sàppimi dire.
mercoledì, 10 settembre 2008
donne con le gonneParrèbbe che la comunità europea la ci àbbia tutte le bòne intenzioni d'arrivare a proibire le pubblicità sessiste. Quelle, cioè, indove la casalinga felice s'affida alla fantasia d'un nerboruto maschiolìndo pe' tirare a lucido ì pavimento, e anche quelle indove ì macho palestrato ti fa vedere ì pàcco fasciato con le mutande a pusciàppe di Giorgio Garbàni.
Un si sono accorti che la pubblicità non è sessista, è stupida. Un po' perché è stupida la gente che la guarda e che ci crede, e un altro po' perché l'esigenza di spettacolo che la gli sta intrinseca ci ha bisogno d'un "personaggio", d'una macchietta. I' dicsàn puole anche togliermela la grullacchiòla entusiasta dello smacchiamento al superbianco, ma se mi ci mette un prète (o ippàpa, magari un ci fossero limiti a ì bàgget) un mi diventa sessista lo stesso? E se Garbàni a ì posto dell'accalappiapàssere costolone mi ci mette in mutande a sei metri per tré un paraplègico un fa lo stesso una scelta sessista? E la Sciàntalle siciliana estetista di lusso che ha annunciato via relazioni pubbliche ì fidanzamento con Frattìnio, la si puole obbligare per legge a riservare uguale innamoramento anche alla prima lesbica che passa? Perché proprio un ministro maschio e non - che ne so? - una camionista femmina che un sia né troppo grassa né anoressica? E che dire della carta da culo divina e lunga come la Commedia, dì castoro scurreggiòne, dell'adamo rimbecillito da ì pallone di fréschefràsche tanto da richieder l'intervento diésco pe' interessàllo finalmente alla pàssera. E di quel sanpiètro caffeinomane, figlio del Dio latàzza con que' du' coglioni di nipoti nì paradiso dell'idio-zia?
I' parlamentare europeo medio, forse, aspira con questa rego-lamentazione a doventare esso stesso sèrio testimonio pubblicitario, e con la scusa di difendere i bambini a venire (ma, imbecilli, difendiamo dalle stronzàte i bambini già venuti, piuttosto) un domani ci avremo la Merkel che sfila a Pitti Uomo, Buttiglione che sputacchia su una pasticca della lavastoviglie e la RosyBindi che guida una Porsche nel deserto e sorpassa un cammèllo, ma non un cammèllo bèllo: zòppo e anche co' un po' di scàbbia.
Io ricomincio a fare ì pubblicitario, se mai m'è capitato di sméttere. Tanto, che vòi, a stirare ci pensa ancora la dònna: sei euro la mezz'ora, ovviamente a nero, anche indove si lègge l'Unità.
martedì, 09 settembre 2008
guidare come diabolik, corso intensivoDomenica. Sette del mattino. Un taxi percorre via dell'Oriuolo deserta a cento all'ora. Sette e quindici, via della Pergola, un Suv impiega meno di sette secondi per percorrerla tutta alla velocità di un fulmine. Sette e trenta: sui viali le poche auto sfrecciano come su una pista da corsa. Per puro caso una famigliola in bici - mamma, babbo e due bambini - non viene falciata via da un tizio che passa col rosso. Ormai il pericolo della velocità non ci colpisce più. Da quando televisioni e giornali hanno spostato l'attenzione su chi guida ubriaco, drogato o entrambe le cose, sulle stragi del sabato sera e i pirati notturni, se proprio non ci scappa il morto le altre ore del giorno non fanno notizia: non ci sono controlli e quindi rimangono sempre più spesso fuori da ogni regola. Eppure basta varcare i confini nazionali e scoprire che uno dei best seller di lingua inglese più gettonati dell'estate si intitola "Traffic". Lo ha scritto un newyorkese, Tom Vanderbilt, documentandosi su una serie di statistiche che includono anche l'Italia, dove ogni anno si contano settemila morti in seguito a incidenti automobilistici che avvengono su strade asciutte, in giornate limpide e con guidatori sobri. Più che alcol e droghe il vero pericolo per chi si mette al volante è il sentirsi sicuri, tanto che tra gli ingegneri automobilistici circola la battuta che solo inserendo nel volante un pugnale puntato all'altezza del cuore del guidatore si eliminerebbe sul serio ogni rischio. La sensazione di sicurezza di una macchina potente e ben imbottita (come un  Suv), o quella che deriva da una strada mattutina particolarmente sgombra, la fiducia di saper gestire la turboaccelerazione per esperienza e per capacità di guida, o peggio, il credere per certe persone che solo guidando veloci si sentono naturalmente attenti e sicuri, lascia sulle strade migliaia di morti. A questo aggiungiamo l'orribile abitudine del pubblicizzare anche le utilitarie per la loro "grinta" ed ecco creato ad arte il cretino potenziale che è in tutti noi. Perché tutti, almeno una volta, abbiamo pigiato a tavoletta sull'acceleratore convinti di essere sobri e di avere un ottimo motivo, così come tutti freniamo bruscamente in prossimità degli autovelox (visti ad occhio, a memoria o segnalati dal navigatore) facendo maramèo e convinti di essere dei veri furbi.
lunedì, 08 settembre 2008
deiezioni canine in giardino, come risolvere il problemaUno de' problemi più sentiti da quanti in città hanno, secondo le possibilità, chi un'aiuola, chi un'aureola, chi un'area e chi un cane con la diarrèa, è quello delle deiezioni canine. Con la scusa che c'è un po' d'erba un c'è mai quì gesto della subitanea ripulitura. Ergo, se un tu ci stai attento tu corri ì rischio di camminare in su e giù pe' ì prato anco per delle ore, senza mai riuscire a pestare un filo d'erba. E questo di giorno, perché di notte, si sa, tutti i fili d'erba sembran verdi. Allora vi insegno io come si fa a difendessi. Procurati un cartello con sopra scritto: attenzione, area trattata con pesticidi! E poi un richiamo finto, di quelli che si trovano al caccia e pesca. Si pianta il cartello ben visibile e poi, un po' discosto (non sotto ì cartello che sarebbe così banale) si piazza il finto cadaverino. Funziona che è una meraviglia! E un solo finto trattamento è valido per tre mesi. Già, perché dall'ultime statistiche si evince che gli amanti più delle bestiole che dì bene altrui, sono abitudinari almeno quanto la regolarità dell'intestino de' loro pupìlli, e che se avvertono un pericolo cambieranno giro, sinché anche in quegli altri posti qualcuno piazzato bene un gli strofina sopra ì muso - a ì padrone - affinché ì cane un ce la faccia più. Cosa che avviene secondo le statistiche una volta ogni tre mesi, e da icché vedo io dalla finestra dell'ufficio qui è avvenuta cinque minuti orsono all'elegante signora proprietaria di quel che ora appare, tra altri rèsti, come ì resto del carlino.
domenica, 07 settembre 2008
manuale d'arte moderna alternativaOggi si parlerà d'arte. D'opere d'arte, péll'esattézza. Non tutti possono permettersele e pochi, a cominciare da sandrino, le capiscono. Certo non tutti si frequenta disgàrbi o filìppe davvéro. Insomma, in tempi di crisi, l'opradàrte la si fabbrica in casa, o anche meglio: in cucina. Naturalmente gli è bene evitare ì volgarissimo decùpage, ì trombaòlio alla parete, la scurtùra balìnesiana belleffàtta dì coin. Stupite voi stessi e gli artri, piuttosto, con qualcosa di originale: la pittura con il basilico. Un tempo questa forma di pittura la veniva praticata altro che d'estate, ma dopo l'invenzione della serra tèrmoregolata ecco che te la puoi programmare anco in inverno.
La pittura al basilico che preferisco è materica, come l'esempio qui sopra. Si sistemano varie foglie in modo artistico, fino a comporre una figura in chiaroscùro. in questo caso una madònna. Ma ce n'è altre. Basilico a pennèllo, basilico bagnato su bagnato, perfino basilico bugnato, frollàto e anche frùllato. Nessuno ci ha ancora pensato e, dunque, c'è una possibilità - anche se vù cominciate ora - di bruciare le tappe e sfondare in men che non si dica né circùiti che contano. Attenzione però, perché la pittura co' ì basilico, sembra più facile di com'è realménte. Uno pensa: butto una manciata di foglie e bell' e fatto. No. No e no. Provare. Provare e provare. Dopo un milione di tentativi vedrete da soli che ciò che vi viene son finalmente opere. I' pregio di questa forma d'arte gli è, appuntolo, che la un si puole insegnare, unn'esistano manuali, unn'esistono esempi e - aìmméno per oggi - nessuno l'ha ancora copiata. Un consiglio, prima di lasciàvvi a ì lavoro: fate un ulteriore sforzo anco pé dàgli de' titoli a' quadri. Basilicata, o pesto, rischiano di tagliàvvi l'alùcce ancor prima d'esporre in galleria. Altro consiglio: la galleria dev'essere luminosa assai, pévvìa della fotosintesi clorofillìaca, artrimenti esponete solo all'aperto un po' al riparo de' raggi solitàri.
sabato, 06 settembre 2008
saguarfèr e biènvivreSaguarfèr e biènvivre... diciamogliene con sincerità: un se ne puole più de' lampadàri di svaròvschi, de' vetri di venini e de' prismi di quando s'era bambini. Oggi la luce giusta gliè làit: leggera, autarchica e portabile, da ì salotto bòno all'openèir. E mai come in questo caso basta un po' di gnégnero per mettere in bonalùce quì pizzicòtto di materia grey.
Accattàte un sacchetto da dumila candele, di quelle alluminiose che un costan nulla o - se vù siete veramente laici - rubatene nella vostra parrocchia (siate generosi però anche con chi è diverso, e buttate le monetine da du' centesimi che v'avanzano, prima di arraffare e basta); procuratevi infine de' vasi a tappo, di quelli che la gente butta nì riciclo dì vetro e chi unn'ha coscienza civile direttamente nell'indifferenziato lùsco e brùsco. Fate attenzione: NON SCIACQUATELI IN ALCUN MODO, sarebbe lo spreco della risorsa acquea dì pianeta e in più togliereste tutte le nuances che fanno davvero ganza questa antica forma d'alluminazione. Se un vu' siete esperti nelle materie fisiche, poi, aricordatevi di bucare ì tappo pe' acconsentire all'ossigenazione della fiamma, una volta accesa. A questo punto un c'è che da comporre: diecine e diecine di vasetti luminosi sparsi per la casa e in giardino vi conferiranno quell'atmosfera impossibile da replicare co' un banale lampadario.
Du' consigli: quando si fa lo smorzacandela a' ì chiuso mai soffiare per non impuzzare, ma bagnàssi le dita e sfrizzolare nètti sullo stoppino. Chi sta fòri, soffi quanto più gli aggràda; alro consiglio, se siete amanti della fiamma tricolore preferite vasetti unti di pesto alla genovese e pomodoro e sputateci in mezzo.
venerdì, 05 settembre 2008
pelletterie pregiate: yorkshire terrièroRagazze, diciamocelo francamente: un conto gli è squoiare gli animali quando son vivi o ammazzàti di fresco, e un altro quando pòi son morti di vecchiaia. E anche l'animale unn'è eterno (anco se si accoppia di continuo e si riproduce a pàlla) soprattutto unn'è eterno lo yorkshire terrièro. Recuperarne la pelliccia, così come gli ha fatto anco Tina Turner, è un dovere ne' confronti dell'economia pellicciàia e ti fa ottenere gratis un complemento d'arredo che susciterà l'invidia anco de' fedelissimi dì pastore tedesco, più grosso e meno pregiato. Una volta squoiato ì pòero estinto conciarne la pelle sarà semplicissimo, anche in casa. Tagliate ì sotto, inutile con quelle sei puppe o lo scrotìno, e spalmatela su ì dietro con yougurt activia e sgrassatore marsiglia in parti uguali. Dopo quindici giorni strofinate leggermente co' ì bicarbonato solvay e vuàlà. Applicate la pelliccia su un vecchio divano secondo ì verso dì pelo, o su un fustino della lavatrice vintage tondo. sciàrme assicurato.
Due curiosità: la pelliccia dello yorkshire terrièro contiene una sostanza progenitrice dell'elastan, tanto che spesso un solo esemplare può arrivare a coprire un divano a tre posti; l'ossicìno précodàle dell'animaletto, sbiancato con soda o cocaòla è considerato da talùne bestie un portafortuna e da altre un potente afrodisiaco.
giovedì, 04 settembre 2008
casa alternativa nel cuore della cittàAvec la crisi (maremma putanghera) ì nuovo trend gli è l'avvento dell'autarchia (almeno anche questa finisce per rchia, come la mona), e allora eccoti quella mezza dozzina d'affezionate lettrici e spaventati lettori, che mi riempiano la casella gmail di richieste di consigli. Sìne, perché l'autarchica anarchia gli è (in fondo) collegata a ì nuovo trend internet mondiale: l'how to (àu tù, ndr)... insomma come fare e icché.
I' normal people l'è in crisi su tutto: la casa, ì bere, ì trombaio, ì civaiolo e unn'ha ancora capito che, se vòle uscirne, la dovrà imparare da sola, così come a me s'è promesso d'insegnàmmi a dàgli di pennèllo e d'acquerello. L'avvenire, in un mondo indove la gente un sa più fare una sega, gli è legato all'acquisizione delle competenze. E il sol dell'avvenire, pé dirla alla rivoluzionaria, sarà disposto a brillare solo sull'oggettività di fare. Ci dovete pensare? Maicché!
Cominciamo dalla casa. Basta, pé carità, con questi mutui intergenerazionali pé compràssi ì trìsto terratetto nelle periferie. Basta con le periferie. Se tu ami l'urbe, la maison tu la devi avere in centro, ma non dozzinale come quell'abitazioni indove gli urtimi capitalisti senza vergogna affittano a ì nero agli extracomunitari. Niente mattoni e cemento, ma un vecchio vagone dì trèno (o un container da camion, se tu preferisci è trasporto su gomma) ristrutturato. Sessanta metri quadri, ti vengono a costare seimila euro, così ripartiti. Cinquecento euro secchi a du' ladri che ti rubino un vagone in qualche stazione in disuso (quasi tutte), dumìla pe' ì trasporto bifàsico: ristrutturazione e posa in opera; quattromila pe' lavori interiori, esteriori e arredo.
I' vagone lo si trasporta in luogo appartato. Lo si lava con la varichina e poi ci si applica una mano d'antiruggine e un paio di smalto (tanto di mani ne avete quasi tutti due e c'ènno smalti bellissimi). Si passa poi agli arredi: di nòvo s'acquistano i materassi, la biancheria e gli asciugamano, piatti e bicchieri. Tutto ì resto lo si raccàtta e lo si ristruttura accanto a ì cassonetto, prima dì passaggio che ritira gl'ingombranti. Quel che manca lo si farà di cartone laccàto o - se tu preferisci ì legno non proprio massello - con le cassette della frutta recuperate nei mercatini, assemblate insieme e laccàte anche loro.
Infine la posa in opera: come tu saprai anche le ztl più selettive ci hanno gli orari pélla consegna delle merci. Scegliete quelle, affittate un camiongrù e andate a piazzàvvi indove più vi aggrada. La manovra dev'essere veloce e furbacchiona. I' consiglio gliè di un favvi prendere da' sensi di colpa: se vi garba ì cortile degli Uffizi o San Marco a Venezia, piazzatevi lì e non in una viuzza laterale con la falsa idea di un rompere i coglioni a nessuno. Infine abitate la vostra nuova casa.
Pe' ragioni di brevità, i commenti sono aperti alle frequently asked question...
lunedì, 01 settembre 2008
L'ultima idea è il tapis roulant, che dalla stazione farà scivolare migliaia di persone a passo d'uomo verso la fortezza, risparmiando sulle scarpe. Poi c'è l'idea della limitazione tramviaria e del binario unico sotto il battistero. E' evidente che la politica locale, a Firenze, è ancora parecchio attaccata alla terra. O al sottoterra, considerando tunnel ferroviari e alternative metropolitane. Se si fa eccezione per gli "angeli" anche questi privi di ali e che comunque andranno a fare i macellai (come se il mestiere fosse altrettanto facile che passeggiare) a alzare gli occhi al cielo ormai son rimasti solo i cittadini. Eppure lo spazio vitale per le nuove mobilità è proprio lì, contaminato solo dallo smog, che però non intralcia. Prendiamo esempio dagli elicotteri. Durante fiorentina-juventus di domenica scorsa gli elicotteri sono stati in grado di percorrere il tragitto duomo-stadio quasi quarantacinque volte in un paio d'ore. Un record impensabile con qualsiasi altro mezzo di locomozione, anche altrettanto rumoroso. Il cielo è dunque la nuova via di salvezza: anti-ingorgo e priva di annosi scavi stradali. Il futuro sarà aereo e la morfologia della città ci aiuterà. Quattro direttrici di funivia collegheranno la cupola di Santa maria del Fiore a Monte morello, Fiesole, Settignano e Forte Belvedere, e un sistema di microfermate con ascensori e sdruccioli costituirà la nuova logistica del passeggero. Sull'Arno, innavigabile, un maxiascensore orizzontale collegherà le Cascine fino al Girone, sorvolando Ponte Vecchio in modo più moderno rispetto al corridoio vasariano. E poi, un po' dappertutto installare comodi e divertenti scivoli, come a Gardaland e Mirabilandia. Dalla Bolognese fino a Piazza Libertà, lungo il Viale dei Colli, da San Miniato fino in Piazza della Signoria, si potrà scivolare giù con la velocità dei campioni di bob. Anche il paracadute, inventato si dice dal genio tutto fiorentino di Leonardo, potrà avere un ruolo significativo. Più adatto ai giovani, potrebbe sostituire la ztl notturna e il trenino elettrico, che ormai si è rotto. Il giovane, anche ubriachissimo, sarà paracadutato direttamente di fronte ai locali del centro, scongiurando il pericolo dei viali trasformati in rally e producendo più adrenalina che la solita banale sniffata di cocaina, visto che lo shottino alcolico è proibito dopo le 23.