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paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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venerdì, 02 maggio 2008
C'era una volta l'anarchismo combaciante. Certo eran tempi dimolto giovanili, acritici quasi, forse confusionari, eppure gli era difficile allora tracciar la differenza netta tra l'individuo anarchico e il rosso proletario. Poi, credo per sopravvivenza dell'anarchismo, si presero strade diverse e ci si perse spontaneamente di vista. Iniziarono, dapprima, a cambiare certe piccole cose (ma nel piccolo ci è sempre stato il seme del grande) quegli atteggiamenti "morali" sempre di gran voga nel comunismo di classe e del tutto ignorati dall'anarchismo. Il primo maggio, a esempio, vi sembra intelligentemente una data in cui far festa? A me ha sempre messo la tristezza deprimente di quei modesti compleanni festeggiati in pizzeria col vestito nuovo, il conto alla romana e il regalino che basta il pensiero. Ma non è il primo maggio il punto, lo si sa, né la pizzeria. Il punto è un altro. Il punto è che a un anarchico può cambiare la vita, ma non l'ideale. Invece al cambiare della vita di un comunista corrisponde un cambiamento di prospettiva equivalente. Non si fa che parlare di tutti quei comunisti che recentemente son passati alla lega o a alemanno: essi non hanno tradito né si sono persi, hanno fatto outing, sono sbocciati. E non mi si venga a dire che quelli comunisti non lo erano, o non lo sono più (stiano tranquilli i marxistileninisti di vecchia o fresca data), essi sono rimasti comunisti. L'Italia è una nazione (e smettete di chiamarlo paese una buona volta) comunista, che pensa da comunista. Persino berlusconi è comunista. E' comunista perché, da sempre, c'è questo attaccamento al bisogno e al suo senso pratico, alle cose. Da sempre privilegia l'ottenere, dal pensare. C'è differenza tra il voler ottenere la villetta a schiera in periferia col mutuo ventennale e la villona in costa smeralda? No, per l'anarchismo no. Tra un destrorso che desidera cose oggettive per sé e per i suoi amichetti e un comunista che desidera (pur nell'illusione di un linguaggio differente nella metodologia) le stesse cose, c'è forse differenza? Quelli che manifestano in piazza perché desiderano un lavoro, non sono forse in nuce quelli che domani (se non è già successo) desidereranno anche uno yacht?
I puri di cuore (imberbi) che hanno letto sin qui saranno un po' arrabbiati, o forse se la ridono, eppure basterebbe non aver mai festeggiato un primo maggio e aver saltato l'appuntamento con diversi compleanni in pizzeria, per accorgersi comunque di quanto proprio un proletario (finanche un comunista) può diventare stronzo: fatevi un giro tra gli ex operai oggi imprenditori (o dirigenti, o kapo'), tra ex sindacalisti oggi banchieri, tra gli ex compagnucci oggi imboscatissimi dell'accredito funzionariale al ventisette del mese con parziale accredito sul mercato borsistico. Fatevi un giro nella politica di rappresentanza, la rossa, che al pari della bianca, della grigia e della nera, manovra l'incolore economia delle banche, delle assicurazioni, dei supermercati, dei posti di lavoro, dei favori, degli immobili, delle fiduciarie che nascondono i nomi e tralasciano i comportamenti. Compagni, nella nazione dei tutti compagni. Comunisti, nella nazione dei tutti comunisti che non ci sono più comunisti. Credetemi, i comunisti non ci sono mai stati. Qualcuno li chiamava così, perché non li conosceva per nome. Quel che è rimasto non è che una comunanza: il telefonino già alle elementari, la scheda premium per la televisione, la macchina, l'outlet, il cinema multiplex, le vacanze esotiche di massa, l'acquisto di manodopera sfruttata terzomondista attraverso la moltiplicazione e l'esagerazione di ogni tipo di squallido consumo, la testa piena solo di chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere, la memoria corta, il desiderio di sicurezza, la cultura di massa, le telecamere ovunque, la protesta a pagamento perché spettacolo, i cortei e gli slogan col camioncino davanti e la musica delle mayor che parla per te, le ronde di nascosto, la proprietà privata. La proprietà privata, che se non è più un furto, occorrerà imparare a rubarla, ma più spesso a chiederla, come un diritto. Come hanno fatto tutti, già come no. Buon due maggio dunque. A tutti quelli che non combaciano più.

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