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paréa mota... unn'era   (anonimo toscano)
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lunedì, 10 aprile 2006
Chi fa da sé fa per tre – si dice – e siccome mi son stancato d'esser sempre io il sé, qui da oggi siamo in tre: io, l'amata pròle e donna Drusilla, la nuova governante.
Drusilla è un colpo di scìcche che unn'ho voluto farmi mancare. Ella è la governante che nessuno ci ha: unn'è rumena, unn'è polacca e unn'è nemmeno filippina... gli è una nobile decaduta, un'italianissima principessa di trentott'anni, dai larghi boccoli biondi. La parla sette lingue, però, ma no tutt'insieme, se no un ci s'intenderèbbe nulla.
Donna Drusilla la volevano tutti: la voleva ì presidente dì consiglio uscente e anche quello entrante. Ma lei, sprezzante, ha detto no a ì primo, quando gli ha saputo che da piccolo ci aveva un portachiavi fatto co' una stella rubata a ì mercedes del su' babbo; e ha detto no a ì secondo, pevvìa d'una certa diseleganza un po' dislessica. Durante ì colloquio c'ho avuto l'impressione che fosse lei a assumere me. Ma tant'è, è andata bene, e io sono un uomo fortunato. Ha fatto la differenza una mia colta citazione da Bakunin, e un suo trisavolo ci giocava sempre a bridge, con zio Michail, una persona così simpatica!
Stamani si è presentata a casa mia. Avevo preparato per lei una cameretta, come s'addice a una governante. Invece lo spazio unn'è bastato. E' arrivata co' un taxi lei e co' un tir dell'Alisped tutta la su' roba. In camerina ci sono andato io con la prole e lei gli è diventata subito la regina della casa. Ora in salotto ci ho de' quadri di Rubens, un tappeto annodato a mano nì medio evo e, piazzato sopra, un clavicordo. Fortuna che ì clavicordo gli è un po' più piccolo d'un clavicembalo, sennò mi toccava andare in albergo stasera.  Sei delle otto ante dell'armadio quattrostagioni hanno accolto le sue mises. Dovesse morire durante ì servizio c'è già un accordo con Sotheby's pe' pagagli un funerale decente, ci ha tenuto a precisarlo.
Alle tredici e trenta, dopo essersi cambiata tre volte (pe' preparare, pe' servire in tavola e pe' sedersi a tavola con noi, che siamo una famiglia democratica a un tavolo solo, ma tondo allungabile a ovale) ha servito una piccola e immangiabile colazione. Lo ha fatto co' icché c'era nì frigorifero, annunciando già che sin da domani si rifiuterà d'usarlo e provvederà in prima persona alla conduzione della dispensa di casa e a una conservazione più acconcia dei cibi. D'un uovo ha fatto tre minuscole porzioni, servendole in dodici piatti. Mentre noi si provvedeva a masticare lentissimamente, in amabile conversazione, ha fatto luce sulla vecchia questione della nascita dell'òvo e la gallina. Sembrava molto soddisfatta che avessi intuito il suo pieno disaccordo con la posizione dei neoplatonici del buon Plotino.
Nel primo pomeriggio, dopo essersi cambiata d'abito per discutere con me sul divano di alcune minuzie, ha simpaticamente rifiutato la concessione della mia carta di credito: l'azionista di maggioranza della banca è un affezionato conoscente della Sua cara madre, e le ha aperto a Mio nome una lettera di credito per le piccole spese di casa. Ha detto che dovendo essere suo malgrado invadente, preferiva almeno dimostrare quel po' d'intraprendenza.
Stasera è la sua serata di libertà. Ha annunciato che ne approfitterà per studiare la casa e le sue esigenze, prima di congedarmi con un gesto sereno. Io e la prole ci si farà un filettino ai ferri, di nascosto.
[continua]

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